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Telegiornaliste N. 4 del 9 maggio 2005


Una missione: raccontare la verità com’è di Filippo Bisleri

Compito dell’informazione, delle telegiornaliste e dei telegiornalisti, ma anche dei colleghi e delle colleghe della carta stampata, come pure delle radio, è quello di far sapere la verità. Lo chiede il diritto di cronaca e lo chiede quel tesserino, ormai per tutti di colore granata, che attesa il ruolo di giornalisti. Ed essere giornalisti significa informare la gente con lealtà e schiettezza.
Certo, non possiamo qui pensare che tutto sia dicibile a chiare lettere. Realisticamente ammettiamo il forte limite insito nella professione giornalistica: non tutto si può dire. Sono le dure leggi della professione. È il punto di scontro tra realtà e utopia. In sintesi, sono i problemi di una professione e sono problemi che spesso si legano soprattutto a giornalismo investigativo. Proprio come quello di
Milena Gabanelli, la conduttrice-giornalista di “Report” che, in pratica, ha introdotto nella tv di Stato questo modo di vivere il giornalismo che è quello investigativo, di cui vi parleremo nel prossimo numero in uscità lunedì. Un’innovazione che data 1991 e che è stata subito premiata dagli italiani che hanno capito che a loro si raccontava il più possibile. Certo, non tutto, ma il più possibile di quanto era accaduto e di quanto era stato detto dalle persone coinvolte nelle vicende raccontate.
E il raccontare il più possibile e con stile colloquiale è quello che premia “Cominciamo bene” (e dunque
Elsa Di Gati), Tiziana Ferrario e Alberto Brandi. Tre volti noti del giornalismo che, pur in campi diversi, hanno saputo entrare nelle case degli italiani con competenza e discrezione. Ma soprattutto con tanta professionalità indiscutibile.
E poi le telegiornaliste e i telegiornalisti della notte. Sono loro, con stili molto diversi ma ormai familiari al loro affezionato pubblico, a chiudere il panorama informativo della giornata e, contestualmente, ad aprire la prima vetrina sull’informazione del giorno dopo. Spalancano le porte dell’informazione, fanno informazione e la fanno in famiglia… In un orario in cui, forse, qualche dato in altri orari “proibito” riesce ad essere fornito.


MONITOR Ferrario, una giornalista di qualità di Filippo Bisleri

Il momento della rinascita. Forse anche il momento, per molti telespettatori, della riscoperta di una telegiornalista di carattere e di razza. Stiamo parlando di
Tiziana Ferrario, in prima linea nelle cronache dal Vaticano nei giorni dell’agonia del Papa e quindi alla conduzione del Tg1 nel periodo dei “Novendiali”, ovvero i 9 giorni di lutto per la morte del Pontefice. La Ferrario, una delle telegiornaliste storiche del Tg1, ha saputo reinventarsi e ridare slancio e verve al suo modo di condurre il telegiornale come pure di realizzare i vari servizi. Un vero apprezzamento ad una giornalista che continua a fare della qualità informativa, della pacatezza e della chiarezza espositiva i suoi cavalli di battaglia. La Ferrario dimostra, servizio dopo servizio, tg dopo tg, di essere una vera giornalista professionista. Una giornalista in grado di affrontare con grande competenza le situazioni più disparate aiutando il telespettatore a comprendere gli eventi e i suoi retroscena senza nulla concedere, comunque, all’informazione gridata. E, per concludere, va osservata e rimarcata anche la sobrietà della Ferrario per quanto riguarda il modo di presentarsi in video. La Ferrario scommette (e vince la scommessa) sul suo essere una brava giornalista e non cerca di attirare i telespettatori con vestiti audaci o scollature. Brava Tiziana, lo stile è ottimo e così facendo crei una scuola di sicuro successo per le future telegiornaliste.


CAMPIONATO Primo verdetto di Rocco Ventre

Il campionato ha emesso il suo primo verdetto. Ed è un verdetto di condanna: Monica Setta  retrocede in serie B dopo aver perso l'ennesima sfida (12 sconfitte su 12 è un record negativo...). Nelle cinque partite che le rimangono l' obiettivo è salvare l'onore evitando di concludere il campionato a zero punti e magari ottenendo un piazzamento che le permetterebbe di avere una migliore testa di serie nel prossimo campionato di serie B.
Nello stesso girone
Cristina Guerra perde la sfida diretta con la Todini e vede allontanarsi il traguardo dei play-off.
Nel girone 1 Maria Concetta Mattei perde partita e primato contro la D'Amico: per le prime quattro, quasi certe dei play-off, l'obiettivo adesso è ottenere un buon piazzamento  per evitare nei quarti l'invincibile Luisella Costamagna.


CRONACA IN ROSA Sul caso Izzo e sui giudici di Fiorella Cherubini

Signori giudici, ma quand’è che imparerete a coniugare la giustizia?
Favor rei, in dubbio pro reo, permessi premio… una settimana a Sharm el Sheikh in futuro, forse.
Come fate la sera a poggiare la testa sul cuscino dopo che tutte le testate giornalistiche annunciano che il vostro Angelo Izzo - sfiorando la nobile qualifica di Collaboratore di Giustizia (che sia anche autore di atroci crimini non conta) ha seviziato altre due donne: una madre e sua figlia appena quattordicenne, la prima, moglie dell’ex boss della Sacra Corona Unita, Maiorano?
Usufruendo della semilibertà, che voi presunti applicatori della giustizia gli avete concesso, Izzo ha riproposto a distanza di trenta anni la strage del Circeo; legando queste donne, spogliando la più giovane - quasi certamente per violentarla - per poi soffocare entrambe con del nastro adesivo e rinchiuderle in sacchetti di plastica acquistati appositamente per il barbaro proposito.
Il vostro operato negli ultimi mesi, sulle ultime stragi, signori togati, ci induce ormai a ritenere il Codice Penale un’arma impropria e a volte mal gestita.
Non vi è bastato il massacro del Circeo; non avete ritenuto sufficiente - per comminare un ergastolo - rinvenire nel cofano di un’auto il corpo martoriato e vilipeso di una diciassettenne; non vi hanno convinto i racconti di un’altra sventurata seviziata e violentata sfuggita alla morte per puro miracolo; ma vi son bastati trent’anni di galera, giudici, per ritenere Angelo Izzo degno della semilibertà e per considerarlo in grado di recuperare "ragazzi difficili" assegnandogli un posto all’associazione "Città Futura".
E va bene, esimi signori togati, coerenti e colti giurisperiti impregnati di positivismo, la legge è legge e come tale va applicata, il Codice Penale prevede la misura alternativa della semilibertà, e allora concedetela, però nella metà giornata in cui Izzo e i suoi compagni di merenda Palladino e Palaia si aggirano indisturbati per il paese, non dimenticate di ricordare ai vostri congiunti: figlie e consorti, in primis, di stare in campana: perché è da superficiali ritenere che i protagonisti della cronaca nera siano sempre, soltanto, gli altri.


FORMAT Telegiornaliste/i + Telegiornaliste/i -di Filippo Bisleri

Non poteva non andare al neo vice direttore (ad personam) del Tg5 di Carlo Rossella, Cesara Buonamici, il  gradino più alto del nostro podio settimanale. Cesara Buonamici ha finalmente ottenuto il premio per una carriera sempre all’insegna della grande professionalità e del dialogo molto sincero, schietto e aperto con i telespettatori. Uniamoci una grande dose di autoironia e vediamo come ci troviamo davanti a una giornalista doc per la quale il posto di vice direttore è strameritato. Per lei un bell’“8” di gratifica e di incoraggiamento.
 Posto d’onore nel nostro podio settimanale alla sempre bravissima
Paola Sensini. Equilibrata nelle sue conduzioni dei Tg, molto attenta anche quando è coinvolta nelle trasmissioni per ragazzi, Paola Sensini, soprattutto nelle ultime settimane, si sta imponendo per la sua bravura e professionalità che, purtroppo, meriterebbero ben maggiori valorizzazioni sul campo. La Sensini è un esempio da imitare per tutte le nuove giornaliste. Per lei un meritato “7”.
Terzo gradino del podio a
Mimosa Martini. Dopo mesi di confino al servizio di Maurizio Costanzo e di cronache dal fronte, la telegiornalista che per prima annunciò che in Florida aveva vinto Bush ha deciso di tornare a fare la giornalista a 360°. Messe da parte le ambizioni di scrittrice e di donna dello spettacolo (non proprio bellissimi alcuni suoi atteggiamenti al “Costanzo show” o alcune bacchettature delle colleghe sui fronti di guerra), la Martini si rimette in discussione. Un bel “6.5” di stima per la decisione.
Errare è certo umano, ma perseverare è diabolico. Ribocciamo, assegnandogli il posto più basso del nostro contropodio, Aldo Biscardi. In nome di un giornalismo un po’ “partigiano” è riuscito a dimostrare, nel suo “Processo”, che la Juventus è stata danneggiata a tutto vantaggio del Milan. Memoria corta e naso lungo, “stile Pinocchio”. E poiché la bocciatura è recidiva questa volta al nostro agitatore di ultrà assegniamo un severissimo “3”. Meditate gente, meditate.
Secondo gradino del nostro contropodio a Giorgio Tosatti. Francamente non riusciamo a capire la sua utilità all’interno di “90° minuto”. Giudizi di parte e monocordi. La sua presenza danneggia la conduzione (ottima) di
Paola Ferrari e blocca il ritmo della trasmissione. I tempi del famoso “Punto di Tosatti” quando era a Mediaset a fianco di Raimondo Vianello nei commenti del campionato di serie A sono lontani. Anni luce. Ci spiace per il collega Tosatti, ma dobbiamo bocciarlo con un “5”, che però è recuperabile.
Fabio Zavattaro si sta ora dando ai libri su papa Giovanni Paolo II. Comprendiamo le ragioni di attualità della pubblicazione ma, francamente, non era necessaria la pompa magna con la quale ha presentato, in settimana, il suo libro dedicato a “Karol il Grande”. Non ci saremmo aspettati, da un telegiornalista come Zavattaro, solitamente così rispettoso, un atteggiamento così marpionesco che più si attaglia a Bruno Vespa. Contropodio anche per Zavattaro ritenendo il libro una “scivolata” occasionale. Un “5.5” e un cartellino giallo…


FORMAT “Cominciamo bene”. Grazie alla Di Gati di Filippo Bisleri

Una formula indovinata, un successo che dura ormai da diversi anni e che consente a brillanti giornaliste di mettersi in luce e a brillanti colleghi (o a briosi conduttori) di esprimersi al meglio.
Stiamo parlando di “Cominciamo bene”, in queste stagioni affidato alla coppia
Elsa Di Gati, telegiornalista tra le più professionali ed amate del panorama odierno, e Corrado Tedeschi, passato con tranquillità dalla conduzione dei quiz per adolescenti al teatro ai quiz per adulti e ora alle trasmissioni di approfondimento.
Tra le trasmissioni della mattinata che vogliono far interagire esperti e gente comune sui temi più disparati certamente “Cominciamo bene” si guadagna la palma del migliore. I tanti (innumerevoli) tentativi di superare il successo di questa trasmissione (a suo tempo timonata, tra gli altri, da Michele Mirabella, Toni Garrani e
Ilaria D’Amico) sono sempre stati infruttuosi. Ottima la scelta della collocazione oraria del programma e sempre indovinata la coppia di conduttori. Coppie, quelle alternatesi alla guida di “Cominciamo bene”, che hanno sempre realizzato alla perfezione l’obiettivo di far sentire il telespettatore all’interno di un ambiente familiare. Un ambiente nel quale interagire portando quesiti ma anche esperienze personali. Il tutto da confrontare, in assoluta libertà e tranquillità, con gli esperti di turno.
Dell’edizione attualmente in programmazione  sottolineiamo la bravura di nel dare brio alla trasmissione con la sua proverbiale ironia ligure. Merito particolare del successo, però, non può non essere ascritto alle indubbie capacità professionali di Elsa Di Gati. Al contrario della sua Roma, la Di Gati, in questa stagione, sta ulteriormente affermandosi come una delle migliori telegiornaliste del panorama italiano. Mai sopra le righe, sempre pronta e attenta in ogni momento della trasmissione, la Di Gati ben si completa con Tedeschi e ci offre una trasmissione praticamente perfetta. Perché quando il format del programma è buono e la sua conduzione è nelle mani di una giornalista doc come la Di Gati il successo è assicurato. E il pubblico lo testimonia ogni mattina… Nonostante “Tutte le mattine” del “baffone” Maurizio Costanzo.


TELEGIORNALISTI Brandi, elogio della semplicità di Filippo Bisleri

Non è altissimo di statura, ma è certo di grande levatura in quanto a professionalità, simpatia e, aggiungiamo noi, anche autoironia.
Parliamo di Alberto Brandi, classe 1963 (è infatti nato il 31 dicembre di quell’anno), che è la voce che commenta gli anticipi del campionato italiano il sabato sera con la puntata che ha raddoppiato “Guida al campionato”, ormai un tradizionale appuntamento domenicale della programmazione sportiva di Italia1. Affiancato da Federica Fontana, Brandi, felice giornalista e felice papà di una bimba che è adoratissima anche dai colleghi Mediaset, si connota per una conduzione di “Guida al campionato” come di “Ultime dai campi” davvero briosa.
Bravo, ironico, simpatico, Alberto Brandi è un giornalista che concede moltissimo al pubblico creando con i suoi telespettatori un ambiente decisamente amichevole e cordiale. Guardare una trasmissione condotta da lui è come dialogare di sport tranquillamente in famiglia. Mai una voce sopra le righe e, soprattutto, grande valorizzazione delle competenze giornalistiche affiancate da quelle di chi il calcio l’ha praticato ad alti livelli. Di Brandi la scelta di avvicendare sistematicamente i grandi del passato calcistico nazionale (Beccalossi, Filippo Galli, Cabrini, Pecci) e di avvalersi della spalla giornalistico-comica di Maurizio Mosca.
Brandi riconosce anche, con molta umiltà, grande collaborazione ai suoi colleghi della redazione sportiva Mediaset che, a suo dire, sono tra i primi artefici della riuscita. Brandi non si attribuisce mai i successi delle sue trasmissioni perché sostiene che il lavoro finale è frutto dei contributi dell’intera squadra. Sostiene solo di avere l’onore di andare in video e di cogliere, quando la trasmissione ha ottimi dati di ascolto o risconti positivi di critica, il frutto del lavoro di tutti. Un’affermazione che gli fa onore…
La natura non gli avrà dato molti centimetri (e lui ironizza su questo), ma fortunatamente l’ha dotato di grande intelligenza giornalistica e di tantissima umiltà con le quali ci regala commenti sempre pacati e trasmissioni equilibrate. E per uno che è interista doc e lavora in reti tv formalmente nelle mani del presidente onorario del Milan, dell’uomo dei tanti scudetti e delle tante coppe e trofei, è davvero la dimostrazione di un’“alta statura” giornalistica…


EDITORIALE Quelli della notte di Tiziano Gualtieri

Immaginati lì, tutti uguali, qualche secondo prima di sedersi davanti a quella telecamera. Fuori dalla finestra è buio, ci sono solo le luci di una città assonnata, assonnata come la loro faccia. Gli edifici hanno le tapparelle socchiuse, come socchiuse sono le palpebre di chi è di turno per l'ultima edizione del tg.
Poco importa se sia uomo o donna, se sia giovane o d'esperienza, se abbia famiglia o sia single, gli occhi si sbarrano e "miracolosamente" si aprono solo pochi attimi prima che si accenda quella luce rossa che indica l'inizio dell'incubo, ma anche il primo passo verso la sua fine.
Sono loro che con la loro presenza indicano la fine della giornata, ma anche l'inizio del nuovo giorno. Sono loro che girano le ultime pagine del libro delle notizie: una volta terminato, il mondo è pronto a incominciare una nuova giornata.
Quando ci sei "dentro" non senti più nulla: la stanchezza svanisce, tra inquadrature larghe e strette vai avanti fino all'ultimo foglio - tra lanci e notizie lette in studio - come in una sorta di trance che svanisce non appena saluti e ti piombi nel sonno più assoluto e tanto atteso. Si, perché andare in onda mentre quasi tutti sono già sotto le coperte a pensare al domani, a lasciare che il cervello faccia i suoi voli pindarici nei ricordi, a scambiarsi carezze con chi più si desidera, non è facile.
Il pisolo è sempre dietro l'angolo, l'abbiocco in agguato e i tempi tra un servizio e l'altro pericolosamente lunghi.
«T'ho detto sì, vengo dopo il tg».
Cinzia Fiorato, Raffaele Genah, Gianluigi Gualtieri, Francesca Nocerino, Sergio Criscuoli, Maria Rosaria De Medici, Maria Cuffaro: immaginati lì - pochi attimi prima della diretta - addormentati sui divanetti delle sedi dei tg, con la sveglia puntata, pronta a farli scattare in piedi poco prima che scatti l'ora x necessaria per darsi una sistemata, una lavata alla faccia, la classica pettinata che sistema quel ciuffo ribelle. Loro, giornalisti per scelta, insonni per contratto.
E poi, il tecnico audio, l'operatore, il regista e nulla più. A quell'ora non c'è più nessuno nelle palazzine dell'informazione, solo la ronda della sicurezza che ogni tanto curiosa, passa, saluta e va via. «Ma come farà a rimanere qui a queste ore» sembra mormorare.
Eppure, d'improvviso, la faccia addormentata, i capelli sparati, gli occhi impallati svaniscono nel nulla non appena si varca la porta dello studio: le luci, le camere, il gobbo. «Attenzione! Tre, due, uno...vai!».
La sigla parte, scorrono i titoli, la luce rossa si accende: «Buonanotte e ben ritrovati a quest'ultima edizione»... Il tg è cominciato per il sonnambulo che così potrà dissetare la propria voglia di notizie, mentre il telegiornalista - almeno per mezz'ora - rimarrà sveglio. In attesa della sigla di chiusura, quando tra gli ultimi, lascerà il suo posto in redazione, spegnerà la luce dell'ufficio e saluterà tutti.
Pronto per andare a infilarsi sotto le coperte, in attesa della prossima edizione, in onda - rigorosamente - dopo la mezzanotte...

 
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