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Telegiornaliste N. 13  dell'11 luglio 2005


Abbiamo fatto tredici. Ma non abbiamo vinto nulla. di Tiziano Gualtieri

Il nostro n. 13 volge subito lo sguardo alla strage di Londra. Non è uno sguardo terrorizzato: abbiamo negli occhi la speranza, il coraggio, la determinazione di chi sa che non lasciarsi impaurire significa disarmare i bombaroli.
Non potevamo poi, grazie alla componente di napoletanità che "dilaga" nella nostra redazione, non analizzare il perché, quando si parla di certi numeri, la gente si rifugi in credenze che giustifichino ogni tipo di avvenimento. Ma non sono solo i numeri a creare scompiglio: spazio a figure animali, a fatti che riguardano pane, scale o abbigliamento. Il tutto all'insegna della superstizione più radicata.
 E siccome (almeno) noi non siamo così legati a ciò che potrebbe portare presagi di sventura, in questo numero 13 parliamo di Ferrari. No, i tifosi della Rossa non facciano gli scongiuri: non ci riferiamo a Maranello, Schumacher & Co., bensì alla Paola nazionale che, a forza di sgomitare - come giusto che sia in questo ambiente - si è guadagnata sul campo lo spazio che merita. Il tutto senza dimenticare la propria vita familiare.
Per par condicio (anche se il piatto della bilancia, evidentemente, pende da una parte...) e dovendo parlare anche di giornalisti uomini, ecco l'altra faccia della medaglia del telegiornalista sportivo: Maurizio Mosca. Il re delle "bombe", che tanta strada gli hanno fatto fare, anche a "causa" di madre natura non può competere con la Ferrari, eppure è entrato nel cuore di chi segue le trasmissioni sportive. Un giornalista che fa dello spettacolo il suo pane quotidiano.
Non sono spettacolari come il pendolino di Mosca, ma le soap operas italiane tengono inchiodati milioni di italiani alle proprie poltrone. Giusto quindi dare un'occhiata anche questo mondo di intrighi, passione e non solo.
Intrighi e passione: sentimenti, che hanno visto, l'un contro l'altro armato, Rai e Sky, pronte a darsi battaglia fino all'ultimo comunicato, pur di accaparrarsi i diritti a trasmettere Mondiali e Champions. Alla fine l'ha spuntata la Rai a suon di milioni di euro. Fifa e Uefa ringaziano.
Nella consueta classifica, il tris d'assi è - come ormai quasi di consueto - a pieno appannaggio del sesso femminile con la mattutina Manuela Riva, Cesara Buonamici neo vice direttore del Tg5, e la rampante Francesca Nocerino. Bocciatura senza appello, invece, per Bianca Berlinguer, Lorenzo Roata, e la new entry nei video degli italiani Safiria Leccese, giovane volto di Studio aperto.
Infine, dopo tanti argomenti "leggeri", diamo spazio a due gravi notizie: il comportamento dei leghisti a Strasburgo, l'altro giorno, degno dei peggiori black blocs; e il preoccupante aumento del numero di ragazzi che, alla fine dell'anno scolastico e dopo un esame universitario, decide di togliersi la vita. Alla fonte di tutto, le bocciature; non tanto quelle scolastiche, quanto quelle della società che tende ad allontanare. E si sa: la depressione, è una della malattie più gravi sia in fatto di morti, sia perché colpisce sempre più giovani.
EDITORIALE Se cade Londra cade l'Occidente di Tiziana Ambrosi

Se cade Londra cade l’Occidente: questo il pensiero dominante durante i bombardamenti che devastavano l’Europa della seconda guerra mondiale. L’Inghilterra, con la sua capitale, seppur martoriata dai bombardamenti incessanti, è stata il faro che ha mantenuto accesa la speranza di pace nel continente.
Le macerie spalate la mattina presto e la vita che ricomincia, la Regina Madre Elisabetta, madre di Elisabetta II, che si avvia per le strade distrutte a fornire aiuto e conforto ai sudditi, colpiti dalla atrocità della guerra; un Primo Ministro, uno statista vero, che, col caratteristico ghigno da bulldog e il sigaro in bocca, dirige con maestria le sorti del proprio Paese, infondendo quel coraggio e quella dignità che ancora una volta abbiamo potuto ammirare il 7 luglio scorso, quando quattro ordigni esplosivi hanno sconvolto la vita della metropoli.
Sgomento, certo, e paura, ma soprattutto dignità, in un dolore finalmente lontano dalle telecamere, non enfatizzato: perché la risposta giusta è quella della continuità con la vita di tutti i giorni.
I network non hanno trasmesso molte immagini della devastazione, si è scelto un profilo basso, perché questo terrorismo "televisivo", dalle Torri Gemelle alle decapitazioni degli ostaggi rapiti in Iraq, ha puntato fin troppo sull’effetto mediatico delle proprie azioni.
Da Gleneagles un Tony Blair preoccupato e accigliato, ma non sconvolto o preda del panico, ha ribadito con saldezza il concetto base su cui si fonda la cultura britannica: la perseveranza nel proteggere la libertà dei cittadini.
Le parole di Blair sono quelle di uno statista (non tutti i capi di governo lo sono) che ha saputo raccogliere attorno a sé la nazione, e Londra in particolare.
Le visite della Regina e del Principe Carlo ai sopravvissuti ricordano quelle della Regina Madre; la rocciosità di Elisabetta e la fermezza di Blair fanno trovare agli Inglesi quei “capi” attorno ai quali, in momenti simili, c’è bisogno di raccogliersi.
La normalità con cui ha reagito Londra pone una netta linea di demarcazione con il dolore lacerante di New York e Madrid. La normalità che non permette al terrore di impossessarsi delle persone. La normalità delle file ordinate per uscire dai tunnel del Tube o per muoversi sulle strade transennate. La normalità di riprendere gli autobus per tornare a casa, la normalità di prendere la metropolitana per recarsi al lavoro la mattina dopo.
Lo shock c’è, ovviamente, ma è tenuto dentro e vinto con la voglia di non lasciarsi vincere. Una anziana signora intervistata per strada ha dichiarato: «Ho vissuto la guerra, ho vissuto gli attentati dell’I.R.A., io voglio e posso ignorare quel che è successo».
Così oggi, il giorno dopo, chi ha vissuto le tragedie di New York, Washington e Madrid dai teleschermi e da Internet, ha la sensazione che a Londra non sia successo niente, o quanto meno nulla di non superabile. Ed è questa reazione ad infondere la speranza e il coraggio anche a chi, ora, si sente in prima linea tra gli obiettivi futuri dei terroristi.
Perché reagire con stoicismo, ricostruire con determinazione, a telecamere spente, senza enfatizzare il dolore per aumentare gli ascolti, non indica affatto avere l'abitudine al terrorismo. Vuol dire piuttosto non lasciarsi terrorizzare.
Se cade Londra cade l’Occidente. Ma Londra, ancora una volta, non è caduta.

MONITOR Paola Ferrari, la telegiornalista sportiva di Filippo Bisleri

Milanese, classe 1960, Paola Ferrari è stata la prima ed unica donna conduttrice della Domenica sportiva, con Giorgio Tosatti come opinionista, dal 1996 al 1999.
Paola ama ricordare che la sua gavetta giornalistica si è mossa addirittura subito dopo il liceo, con articoli sul calcio per il giornale per ragazzi, L'intrepido. Un nome che, letto ora, potrebbe sembrare come un vaticinio per la fulgida carriera giornalistica di Paola Ferrari.
Seguirono lunghi anni di collaborazioni che la nostra Paola affrontò tenacemente e con molta caparbietà. Chi la conosce bene racconta di una Paola Ferrari fermamente determinata a mettere in luce le sue qualità di giornalista e di persona di grande cultura. La gavetta, come capita per molte e molti, si svolse in anni di collaborazioni a settimanali e programmi sportivi di emittenti private. Fino al meritato approdo in Rai nel 1988, con servizi per la Domenica sportiva. L’assunzione vera e propria arrivò nel 1992, ma la Ferrari dimostrò da subito che sarebbe stata solo questione di tempo. Gli ascoltatori e i telespettatori, infatti, manifestavano un crescente consenso di critica verso i suoi programmi.
Nel 1995 ha condotto, insieme a Gianni Cerqueti, Dribbling su Rai 2. Nel 1999 passò, sempre per Rai 2, alla conduzione di Tg2 Costume e Società. Ha poi condotto, dal 2000, il Tg2 delle ore 13.00, ed ha fatto coppia con Amedeo Goria, l’ex signor Ruta, alla guida di Pole Position.
Dalla stagione 2003/2004 è diventata la prima donna a condurre la storica trasmissione Novantesimo Minuto, dove ha ritrovato Giorgio Tosatti e scoperto la moviola in diretta di Carlo Longhi. E, da ottima padrona di casa e bravissima telegiornalista, ha saputo tenere alte le sorti di un programma che paga (troppo) la sovraesposizione di immagini calcistiche garantite da Sky dove impera(va?) la collega-rivale Ilaria D'Amico.
Giornalista sempre attiva e professionale, Paola Ferrari è anche madre di due bambine, Alessandra e Virginia. Nel gennaio 2005 ha partecipato come concorrente allo show del sabato sera Ballando con le stelle. Ha anche il suo filo diretto su Telegiornaliste.com, ma, alle prese con i per lei misteriosi meandri dell’informatica, è ancora costretta a presenze sporadiche.
Certo è che Paola Ferrai è certamente una delle telegiornaliste sportive dal più marcato e spiccato approccio alle news degli eventi, pallonari o meno, che mandano in sollucchero o deprimono il Bel Paese.


CAMPIONATO Una meritata pausa... o quasi di Rocco Ventre

Il 10° campionato delle telegiornaliste è stato archiviato pochi giorni fa con la splendida vittoria di Francesca Todini  eletta come telegiornalista più amata proprio in coincidenza del suo quarantesimo compleanno festeggiato il 4 luglio scorso: un bellissimo regalo, come la stessa Francesca ha commentato nel forum.
Ma non finisce qui: è stata già commissionata la targa d'argento con cui Francesca sarà premiata dopo la pausa estiva (data e luogo ancora da concordare).
Finito il 10° campionato si pensa già all'11° che comincerà lunedì 29 agosto 2005 e si concluderà domenica 29 gennaio 2006 con l'assegnazione del titolo. La grande novità è che le concorrenti della serie A saranno soltanto 18 a garanzia di un alto tasso qualitativo e sfide molto incerte. 
Sono inoltre cominciate ufficialmente le nominations che permetteranno di selezionare ben 16 delle 36 partecipanti al prossimo campionato di serie B: al momento spicca su tutti il nome di Cinzia Fiorato. Le 16 nominate andranno ad affiancare le 20 retrocesse dallo scorso campionato di A: si prospetta quindi un torneo cadetto di altissimo livello... basti pensare che ai nastri di partenza ci sarà l'ex campionessa Eleonora de Nardis.
CRONACA IN ROSA A partire dal 13 la gente dà i numeri: lo strano caso napoletano di Fiorella Cherubini

Pizza, pulcinella e mandolini hanno sempre rappresentato le tre componenti fondamentali del folklore napoletano, ma perché dimenticarne superstizioni e credenze?
Discutere con un napoletano di iatture e riti propiziatori con cui scacciare la jella è un’ottima occasione per addentrarsi nei misteri del mondo dell’irrazionale: la giornata tipo del napoletano “verace” inizia sempre con la lettura dell’oroscopo e un bel segno della croce, fatto rigorosamente con la mano sinistra.
 Un giorno vale l’altro? Certo, basta non si tratti del venerdì 13, peggio ancora del 17.
La gioia, poi, di dover passare sotto una scala per recarsi in ufficio è seconda solo a quella di farsi licenziare.
E il pane al contrario sulla tavola? Presagio di miseria. E il cappello, i soldi e la borsa sul letto? Profezia di catastrofi imminenti.
Insomma, quanto a credenze, i napoletani si mostrano decisamente creativi: se si mettessero in fila tutte le superstizioni ideate dai partenopei e quelle mutuate altrove - e che, mai, il napoletano s’azzarderebbe a mettere in dubbio - si potrebbe realizzare una corda in grado di percorrere in lungo e largo la città del sole con capolinea al Duomo solo per chiedere una grazia a San Gennaro.
Il canto notturno della civetta, il gatto nero che attraversa la strada, lo spargere sale o l’avvistare una suora; e fin qui siamo ancora nell'ambito della "tradizione popolare": ma c’è chi della superstizione fa un vero e proprio stile di vita.
Sentirsi augurare: «In bocca al lupo...con quel che segue» prima di un esame, o fare il gesto delle "corna" per l’avvistamento di un carro funebre, sono piccoli esorcismi che per il napoletano si traducono in un’autentica mania.
A rendere, però, meno allettante questo variegato quadro di bizzarrie popolari, vi è la constatazione che questa fede cieca nelle superstizioni diventa spesso l’arma di persone senza scrupoli per il proprio tornaconto.
Come non ripensare, infatti, al protagonista della novella La patente di Pirandello, che reclamava dal giudice l’assegnazione della patente di jettatore, perché da essa traeva la sua sussistenza speculando sulle credenze popolari.
La gente di Napoli, senza la cultura, le superstizioni, il modo di affrontare la vita, sarebbe forse più razionale, ma di certo perderebbe una componente fondamentale: la sua stessa identità.
Piuttosto, ci auto-invitiamo ad una spaghettata, e promettiamo che non verremo in 13.
CRONACA IN ROSA Il nostro assurdo Bel Paese di Stefania Trivigno

La Lega all’attacco di Ciampi, Il Presidente interrotto al Parlamento UE, Come si distrugge l’immagine di un Paese, Italia vaffanculo.
No, non sono incisioni sul tavolino del bar dove facevo colazione l'altro giorno, o graffiti su un muro.
È invece quel che è successo l'altra mattina a Strasburgo.
Il nostro Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, deriso e sbeffeggiato da tre europarlamentari leghisti durante un discorso sull’euro e sull’importanza dell’Unione europea.
I tre parlamentari sono stati espulsi, purtroppo solo dall’aula, e il Presidente ha potuto concludere il suo discorso. Altri leghisti, fuori dall’aula, hanno continuato a rappresentare "a modo loro" l'Italia di fronte a giornalisti di tutta Europa, magari pensando che l’immagine del nostro Paese sia già stata ampiamente ridicolizzata da "altri".
La reazione dei cittadini italiani non può essere che di incredulità, amarezza, rabbia, e, soprattutto, vergogna.
Siamo arrivati al punto di doverci vergognare di essere italiani, nonostante amiamo il nostro Bel Paese.
E' il momento di fare appello a quella dignità che i nostri rappresentati politici fanno di tutto per dimostrare di non avere: ricordiamoci dei fatti di Strasburgo, la prossima volta che andremo alle urne.
FORMAT  Le soap operas italiane: intrigo, passione e non solo di Giuseppe Bosso

In principio era "Un posto al sole", ambientata a Napoli, sugli schermi Rai, e giunta ormai a quota 2000 puntate.
Poi toccò alla risposta Mediaset, prima con "Vivere", sulle sponde del lago di Como, che è quasi all’episodio numero 1500, e successivamente con "Centovetrine", in quel di Torino, giunto a quota 1000.
E non dimentichiamo l’altro pilastro di viale Mazzini, "Incantesimo", finora sceneggiato a cadenza settimanale, che però, a quanto pare, nei prossimi anni dovrebbe trasformarsi in striscia quotidiana.
Queste le soap made in Italy che hanno saputo resistere nel tempo, cui andrebbero aggiunti altri tentativi, condannati a vita breve dai bassi ascolti: Ricominciare, Cuori rubati, per la Rai; Passioni, Edera, per il "Biscione".
Per anni la parola soap opera è stata associata, dalle accanite telespettatrici, agli sceneggiati di provenienza statunitense (Beautiful, Sentieri, Febbre d’amore, tutti della premiata ditta Bell), o a quelli sudamericani (tantissimi, che hanno contribuito ad affermare anche nel nostro Paese divi come Andrea Del Boca, Grecia Colmenares e il compianto Eduardo Palomo).
Il copione, più o meno, è sempre stato lo stesso: intrighi, passioni, tradimenti, segreti, con personaggi che entrano ed escono nelle storie.
Un rischio, dunque, per produttori e sceneggiatori puntare su un genere che ormai sapeva tanto di “minestra riscaldata”, per di più ambientarlo in un contesto come quello italiano, poco incline a vicende e situazioni come quelle della stirpe Forrester, dove, ad esempio, i rapporti di parentela tra i personaggi ormai si sovrappongono: si è figli di due padri e due madri, sorellastre e amanti di uno stesso uomo, e così via.
Eppure, a distanza ormai di dieci anni dalla prima puntata di Un posto al sole, la scommessa può dirsi vinta: gli ascolti, i riconoscimenti, i tanti fans che quotidianamente seguono le vicende legate al palazzo partenopeo o al centro commerciale torinese, lo dimostrano.
Tra le ragioni di questo successo sicuramente la scelta di puntare su tematiche adattate al nostro quotidiano: passione e intrigo come prassi, certo, ma anche cose di tutti i giorni, in cui ognuno può identificarsi, come, purtroppo, il disoccupato in cerca di lavoro.
O la (sana) occhiata alle problematiche sociali, come dimostra l’impiego in Centovetrine di Antonella Ferrari, prima attrice disabile impiegata in uno sceneggiato italiano. Ma anche temi scomodi, come quello della droga o il disagio giovanile: indirettamente, un modo per coniugare l’utile al dilettevole nella mente del telespettatore.
Telespettatore che finisce per affezionarsi al personaggio, fino a identificarne il volto con quello dell’attore, il quale così acquista grande notorietà: come è successo a Maurizio Aiello (il perfido Alberto Palladini di Un posto al sole); ad Edoardo Costa (fino a pochi mesi fa divo indiscusso di Vivere e del gossip); a Daniela Fazzolari, per anni regina di Centovetrine nel ruolo di Anita Ferri.
I personaggi passano, le storie restano, ci saranno sempre nuovi protagonisti per cui sognare e trepidare, ma soprattutto, nel panorama economico odierno, il settore della fiction è uno dei pochi, in Italia, a non sentire la crisi.
FORMAT Rai e Sky litigano. Uefa e Fifa godono di Tiziano Gualtieri

Sky o non Sky. Questo era il problema.
I mondiali di calcio il motivo del contendere che ha portato ai ferri corti mamma Rai e l'emittente made in Italy di Murdoch. Un ago della bilancia che continuava a oscillare grazie a continue offerte al rialzo che hanno svuotato il portafoglio di viale Mazzini.
175 milioni di euro per i mondiali del 2010, identico prezzo per quelli di quattro anni dopo, a cui si aggiungono i circa 45 sborsati per aggiudicarsi ogni anno di Champions League. Così se il Cavallo, per un po', dovrà tirare la cinghia e mangiare meno carrube, la dirigenza Rai può nuovamente sorridere dopo aver pianto per lungo tempo.
Una vittoria su tutti i fronti, quella ottenuta dalla tv di Stato, che riesce a strappare con i denti e per tre anni anche quella che sembrava ormai un'esclusiva Mediaset: la Champions League. Così, l'agonizzante colosso a cui erano rimaste solo le briciole, in un moto di stizza e di orgoglio ha rialzato il capo e ha fatto bottino pieno.
Una situazione, quella che si sarebbe generata in caso di ennesima sconfitta nella guerra al massacro per accaparrarsi la pentola d'oro (?) chiamata calcio, che rischiava davvero di far accendere la spina "emergenza" nella sala dei bottoni della dirigenza Rai.
Dopo un periodo in cui la torta-calcio diventava sempre più esigua, dopo aver quasi perso la Nazionale, aver gettato alle ortiche le competizioni Uefa ed essere - per la prima volta - rimasta a bocca asciutta sul palcoscenico mondiale, i due giorni di panico seguiti all'annuncio di Sky di aver acquistato anche i diritti per Sudafrica 2010, devono aver risvegliato qualcosa nella dirigenza Rai, che non ha badato a spese e ha puntato i piedi. Lo sport nazionale, si sa, fa molto di più di ogni più potente ricostituente.
Lo scotto da pagare è stato pesante: oltre 500 milioni di euro. Dal prossimo anno vedremo se ne è valsa la pena e se il tempo sarà galantuomo.
Intanto Fifa e Uefa ringraziano e, soprattutto, incassano.

FORMAT Telegiornaliste/i + Telegiornaliste/i - di Filippo Bisleri

Gradino più alto del podio per Manuela Riva, il cui recente ritorno alla guida del Tg5 del mattino ci ha mostrato una grande professionista. Molto brava e sempre sobria, la Riva ha saputo reggere bene il ritmo, anche in mattinate frenetiche come quelle dell’avvio degli esami di maturità e dei primi micidiali caldi. Brava Manuela Riva, per la prima volta a lei il gradino più alto del podio. Con un bel “7.5”.
Il neo vice direttore del Tg5, Cesara Buonamici, sta conoscendo una stagione d’oro. Con la grande fiducia del direttore Carlo Rossella e ottime conduzioni cui, nei giorni scorsi, ha aggiunto anche la perla della conduzione del programma per fare gli auguri al Papa a due mesi dall’elezione al soglio di Pietro. Un solo dubbio: che Cesara in Vaticano sia la conferma del ridimensionamento della Parodi? Per Cesara un bel “6.5”.
Ultimo gradino del podio a Francesca Nocerino. La giornalista del Tg2 sta inanellando una serie sempre più bella di conduzioni e mostrando sicurezza, caparbietà a tanta professionalità, con cui conquista un crescente gruppo di fans. Che l’apprezzano per il modo schietto, professionale e pulito di presentare le notizie. E dire che potrebbe anche concedere qualcosa di più alla sua bellezza mediterranea. Ma la Nocerino punta sulla professionalità. E vince la scommessa. Brava. “6+”.
Contropodio per Bianca Berlinguer, che ha cavalcato i fatti tragici di Besano in un Primo piano dove ha orientato le già discutibili dichiarazioni della madre del barista ucciso, per far trasparire una posizione più aderente alla linea editoriale del Tg3. Un giornalismo che non ci saremmo aspettati da Bianca e che ci ha delusi… Rimandata con un “5-”.
Lorenzo Roata, bravo telegiornalista, al timone della Domenica sportiva estate, sembra sempre tarantolato. Conduca con tranquillità e con quella sobrietà che gli conosciamo e non avrà problemi. Le ultime esibizioni in video sono un po’ imbarazzanti. Certi che il bravo Roata saprà riprendersi, ci limitiamo a rimandarlo con un “5”.
Per ora le assegniamo una posizione del contropodio, ma siamo certi che Safiria Leccese, giovane e dinamico volto di Studio aperto, potrà presto rivelarsi una sicura presenza del telegiornalismo italiano. Consigliamo maggiore tranquillità e calma nella conduzione. Le qualità professionali per emergere le ha tutte e siamo certi che riuscirà a bucare il video. Per ora la invitiamo a qualche prova di maggiore spessore per passarla sul podio dei top. Rimandata con un “6-”.


TELEGIORNALISTI  Mosca, un giornalista spettacolare di Filippo Bisleri

Maurizio Mosca, milanese per eccellenza, è tuttavia nato a Roma il 24 giugno 1940, ha un papà d'eccezione, l’indimenticabile umorista e scrittore Giovanni Mosca, e un fratello, Paolo, noto per le amicizie con star del Crazy Horse come Rosa Fumetto.
La carriera giornalistica di Maurizio Mosca, re delle “bombe” del mercato e del pendolino, tornato in voga a Guida al campionato di Alberto Brandi sulle reti Mediaset (Italia1 per la precisione), inizia nel 1961 nella redazione de La Notte, un gruppo glorioso agli ordini di Nino Nutrizio.
La bravura di Mosca fu tanta e tale che, già nel 1963, la Gazzetta dello sport si assicurava i suoi servigi per circa un ventennio.
Vent’anni durante i quali il Mosca nazionale fu una delle firme di punta della mitica “rosea”. Da sempre appassionato della pedata italica e internazionale, “mosquito” non ha disdegnato incursioni in altri sport, come la boxe. Per l’arte delle olimpiadi greche seguì memorabili match come quelli tra Benvenuti e Griffith.
È con l’inizio degli anni Ottanta che Mosca diviene una star del telegiornalismo. Diventa infatti una presenza fissa del Processo del lunedì, la trasmissione ideata da Aldo Biscardi e che ancora oggi vediamo in onda sul La7.
La carta stampata resta il suo grande amore e così, nel 1984, lancia il mensile Supergol per Alberto Peruzzo Editore. Da questa felice esperienza editoriale nacque quindi Le stelle di Supergol, periodico dedicato alle star del calcio italiano.
Infine, nel 1989, l’addio alla carta stampata per il passaggio, armi e bagagli, in tv. Entra alla Fininvest lanciando CalcioMania, cui seguiranno L’appello del martedì (con Helenio Herrera e Giampiero Mughini), e Guida al campionato, che lascerà nel 1997.
Da non dimenticare, su Telemontecarlo, la mitica QuasiGol con ospite fisso Michel Platini. Intanto, su Odeon, con un Fabio Fazio agli esordi, e Walter Zenga, portierone azzurro e nerazzurro,) porta al successo Forza Italia e consegna alla ribalta una emergente Roberta Termali, poi signora Zenga.
Mosca diventa anche la star dello sport per Telenova, Telelombardia e molte radio tra cui Radio Deejay e Radio105, prima di tornare, per qualche tempo, con l’amico Aldo Biscardi.
Conflitti tra i due riportano Mosca alla Mediaset da Alberto Brandi (con puntatine a Controcampo, da Sandro Piccinini). Oggi, a forza di imitazioni, di caricature sul suo “Come? Perché? Che cosa?”, Mosca è un giornalista che fa spettacolo, la punta di diamante del Gruppo di Telelombardia per il quale è il vero esperto di calciomercato.
Sprovvisto di patente, Mosca non si sposta la sera e questo, di recente, gli ha impedito di poter ritirare più di un premio sportivo che sarebbe stato strameritato.
EDITORIALE  L'esame non deve "bocciare" la vita di Tiziano Gualtieri

Gli esami non finiscono mai. Quante volte abbiamo sentito questa frase e quante volte abbiamo avuto paura anche noi, di non riuscire a superare lo scoglio. Ebbene, pure quest'anno abbiamo dovuto assistere al consueto elenco di giovani vite che hanno deciso di farla finita perché incapaci di rispondere in maniera adeguata alle aspettative della propria famiglia.
Vite spezzate da una bocciatura: un peso troppo pesante da sopportare per le giovani spalle di ragazze e ragazzi su cui si erano appoggiati i sogni dei genitori. Forse un eccesso di responsablizzazione nei confronti di ragazzi che vedono - a torto o a ragione - nell'esame il primo vero appuntamento di una vita fatta di obiettivi da raggiungere perché fissati da loro stessi, o da rispettare perché visti con favore di mamma e papà.
Gli ultimi due casi - in ordine di tempo - ma che fortunatamente non sono andati a buon fine, a Roma e a Giarre. Nel primo, un 17enne ha tentato di togliersi la vita dopo aver saputo di essere stato bocciato. Il secondo, uno studente universitario di 21 anni, è stato preso dallo sconforto per il dover ripetere per la quarta volta un esame, "Diritto Privato", e si è sparato. Per fortuna, anche in questo caso, l'insano gesto non è andato a buon fine.
Due aspetti diversi della stessa malattia sociale: l'incapacità di sopportare il peso della responsabilità e del confronto. Forse una mancanza di carattere o forse la certezza di aver deluso chi credeva in loro.
È difficile capire le ragioni del suicidio e stabilire delle variabili più significative di altre. Le spiegazioni del suicidio, o del tentativo di togliersi la vita, variano a seconda dell'età.
Intanto, però, il suicidio è diventato la seconda causa di morte tra i 15 e i 19 anni. Nessun dito puntato contro la scuola - per carità - ma i dati sono davvero preoccupanti.
La depressione, la malattia silenziosa, colpisce sempre di più i giovani e allora ecco dove può entrare in campo il sistema d'istruzione. Sì, perché, se dai sondaggi emerge che il 40% degli studenti delle scuole secondarie ha, almeno una volta, pensato al suicidio, è evidente che qualcosa non va.
La domanda ora, è fino a che punto sia giusto dare così tanta importanza a un esame o a una promozione. Impossibile la risposta, troppo soggettiva la decisione.
È indubbio, però, che anche queste notizie sottolineano come stia diventando sempre più evidente l'impossibilità di sopportare la prima grande sconfitta della propria vita.
 


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