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Telegiornaliste N. 15  del 25 luglio 2005


Se anche telegiornaliste.com va in ferie... di Tiziano Gualtieri

Nelle nostre intenzioni, questo numero - ultimo prima di un breve periodo di ferie - avrebbe dovuto trattare argomenti leggeri, divertenti, da leggere con piacere sorseggiando una bibita sotto l'ombrellone.
Invece, la realtà dei fatti ci ha "costretto" a rivedere i nostri propositi. Ancora terrore, ancora l'alito di morte che si sparge nel cuore della democrazia, ancora la paura che si diffonde.
Violenza che ha, ancora una volta, scatenato Oriana Fallaci nella sua - personale - lotta contro l'estremismo. Lotta che, ovviamente, non potevamo farci sfuggire. Londra, si diceva, ancora under attack, e anche se il 21 luglio la fortuna è stata dalla parte di chi non c'entra nulla, il giorno dopo un morto c'è scappato: un presunto aspirante kamikaze ucciso dalla polizia londinese. E ancora: il 23 luglio, le autobombe a Sharm El Sheikh, hanno causato la morte di circa 100 persone.
 Un po' il contrario del giornalista-segugio che, anche grazie alla bravura dei suoi contatti, riesce a fare lo scoop. Come Judith Miller, cronista del "New York Time" che - però - ora deve combattere la sua vera battaglia: non cedere ai ricatti della libertà in cambio del nome della sua "gola profonda".
Ma se il giornalismo USA piange, quello russo non ride. Altro che conflitto di interessi italico, da un po' di tempo l'informazione made in Russia è ritornata ad essere centralista. All'ombra del Cremlino, infatti, non vi è più traccia di un canale tv indipendente. È anche per questo motivo che a Mosca non esiste il problema legato alla televisione d'estate.
Da noi, a causa di responsabili di palinsesto pigri, bisogna destreggiarsi in uno slalom tra una replica e un'altra. Neanche fossimo novelli Alberto Tomba sulle nevi del Sestriere; per fortuna che c'è la musica a tenerci compagnia.
Questa settimana, sotto la lente d'ingrandimento di "tgisti", in attesa di ritornare ad ammirare le squadra italiane in Champions League, è la volta di Roberto Prini, cronista dal campo di Sky.
Volevamo parlare di ferie e di gossip, di amori nati sul bagnasciuga e finiti al calar del sole, ma anche nello scrivere queste poche righe, il pensiero non può andare a quei bastardi che abbandonano gli animali solo perché l'hotel a quattro stelle non consente l'ingresso ai cani o perché, il regalo al figlioletto, è diventato un impedimento.
Periodo di ferie, ma anche periodo di crisi. Eppure l'italiano medio non rinuncia a partire. Piuttosto si tira cinghia durante l'anno, ma le due settimane di mare o montagna non vanno toccate. Una contraddizione che non sfiora neppure chi vive in quello che viene considerato il Terzo Mondo. Un luogo che magari, ha sole e mare tutto l'anno, ma a cui manca la cosa principale: la certezza del domani.
E prima di salutarvi e ricordarvi che ritorniamo il 29 di agosto, non poteva mancare l'ultima, per ora, pagellina di Format: pollice alzato per Monica Maggioni, Elio Corno e Paola Sensini; verso, invece, a Paolo Beltramo, Paolo Bargiggia e Francesca Senette.
A presto e buone vacanze.
MONITOR  In galera chi non fa la spia di Tiziano Gualtieri

Altro che primo emendamento della Costituzione americana; macché segreto professionale: negli States, se il giornalista non parla, fa la stessa fine di chi è coinvolto nelle stragi dell'11 settembre.
Judith Miller, la giornalista del "New York Times" che ha fatto saltare il tappo sulla vicenda Cia-gate, ha deciso di tacere sulle sue fonti, di non rivelare il nome di chi le ha fornito la cosiddetta pistola fumante che ha fatto scoppiare il caso. Il risultato? La reclusione.
Una decisione (quella della Miller) più che rispettabile, anche e soprattutto per tutelare la gola profonda; eppure l'unico risultato ottenuto è stato quello di finire dietro le sbarre, guarda caso, nella stessa prigione che vede rinchiuso Zacarias Moussaoui, il terrorista franco-marocchino coinvolto nell'attentato alle Twin Towers.
Alla Miller era stato "richiesto" di diffondere l'identità del suo informatore, una cosa che alla giornalista non è andata giù; ovvio quindi che abbia risposto picche alla Corte che - per tutta risposta - l'ha messa in gatta buia.
Il lavoro del giornalista - è evidente - risulta essere sempre più difficile anche in un Paese che, a destra e a manca e in ogni occasione, sbandiera come essere quello più libero del mondo.
«La detenuta ha nelle sue mani la chiavi della cella», ha tranquillizzato il giudice Thomas Hogan, come a voler dire che la libertà della Miller è diventata merce di scambio pur di sapere chi ha parlato. A spifferare tutto, invece, è stato Matthew Cooper, suo collega del "Time" che - autorizzato dalla propria fonte - ne ha fatto il nome e ha evitato, così, la galera.
Eppure, negli USA, quella dell'arresto per non aver diffuso le fonti, è una vecchia storia che ciclicamente si ripete e a cui sembra non essere possibile trovare risposta. In Italia, nonostante le interferenze della magistratura siano talmente pressanti da essere condannate anche da Reporters sans frontières, le fonti sono tutelate e con essere i giornalisti.
Speriamo che anche i democratici States - per una volta - prendano ad esempio la nostra Penisola, che sarà la Repubblica delle banane, avrà la peggior televisione del mondo, ma considera inviolabile - almeno quello - il segreto professionale.
MONITOR Due mondi legati da un filo di sangue di Fiorella Cherubini

Dalle colonne de Il Corriere Della Sera si leva, inviperito, l’ennesimo grido di Oriana Fallaci, che, attraverso un’analisi puntigliosa ma mai asettica, riaffronta il dramma di una sanguinosa follia: la guerra tra Oriente e Occidente.
Due mondi, due tessuti sociali, culturali e religiosi, che sembrano destinati a non incontrarsi mai.
A fare da rampa di lancio alle invettive della nota scrittrice sono stati, stavolta, gli attacchi terroristici del 7 luglio scorso a Londra, costati la vita a 56 persone.
Le parole della Fallaci non sembrano smettere i caratteri del campanello d’allarme, dell’invito - rivolto agli occidentali - a non restare inoperosi davanti a uomini che, in nome del Corano, vogliono piegare altri uomini. «Non vogliono integrarsi - dice la Fallaci- vogliono imporsi, soggiogarci, cancellarci».
La giornalista non tace il suo sdegno per la cecità degli occidentali verso il problema, e non lesina critiche alla BBC, la più importante emittente televisiva londinese, che, a soli due giorni dalla strage nella City, si è riferita ai kamikaze responsabili di quell’attentato utilizzando il termine “bombers” – troppo edulcorato, per i gusti della Fallaci, per dei terroristi.
Come pure attacca la Political Correctness dei magistrati, sempre pronti a mandare in galera lei ed intanto ad assolvere i figli di Allah, ma non solo: rivolgendosi a Papa Benedetto XVI, palesando un dubbio di molti, chiede: «Santità, crede davvero che i musulmani accettino un dialogo con i cristiani, anzi con le altre religioni?».
La Fallaci, nel suo articolo, confronta i dettami d’amore, solidarietà e pace, propri a suo dire della religione cristiana, con quelli di odio, violenza e morte, di cui sarebbe impregnato il Corano.
Il nemico che trattiamo da amico – continua la Fallaci - quel popolo che, vivendo nelle nostre città, mentre rivendica i diritti e la libertà riconosciuti dalle dichiarazioni universali che non ha mai voluto sottoscrivere, colpirà anche l’Italia, alleata di Bush.
E’ solo questione di tempo – aggiunge - dopo l’11 settembre a New York, l’11 marzo a Madrid, il primo settembre a Beslan, ed il 7 luglio a Londra, sarà la volta di Roma o Milano o Venezia, in prossimità del Natale o delle elezioni del 2006.
Dice infine, la Fallaci, di detestare il suo ruolo di Cassandra: spera di sbagliare previsioni, ma, quando si avverano, si maledice per non aver sbagliato.
Speriamo anche noi, allora: che, a partire da oggi, la realtà e la storia non le diano ragione.
CAMPIONATO Non chiamatela serie B di Rocco Ventre

Dopo un mese di votazioni finalmente si sono concluse le nominations con le quali i votanti hanno scelto le 16 telegiornaliste che permettono di completare il quadro delle 36 partecipanti alla serie B.
Ecco l'elenco completo: Francesca Senette, Eleonora de Nardis, Annalisa Spiezie, Diletta Petronio, Maria Rosaria De Medici, Federica Balestrieri, Paola Rivetta, Valentina Bendicenti, Paola Ferrari, Maria Cuffaro, Barbara Pedri, Cristina Fantoni, Federica Sciarelli, Tiziana Ferrario, Silvia Vaccarezza, Adriana Pannitteri, Simona Rolandi, Floriana Bertelli, Rula Jebreal, Monica Setta, Cinzia Fiorato, Giovanna Botteri, Elena Guarnieri, Adele Ammendola, Chiara Ruggiero, Paola Sensini, Laura Piva, Milena Gabanelli, Susanna Petruni, Paola Buizza, Cesara Buonamici, Roberta Predieri, Patrizia Caregnato, Nicoletta Prandi, Lucia Goracci, Siria Magri.
Un torneo di tutto rispetto, che vedrà al via anche due ex campionesse come Eleonora de Nardis [in foto] e Cristina Fantoni, che partono sicuramente come favorite insieme a Cinzia Fiorato, che ha stravinto la fase delle nominations.
Le partecipanti sono 36, ma soltanto 4 potranno ottenere il passaporto per la serie A: si prevedono scintille. 
CRONACA IN ROSA  La dotta Europa fra violenza e tolleranza di Silvia Grassetti

Il noto romanziere Frederick Forsyth, all’indomani della strage di New York, espresse rammarico per la tolleranza che la società americana aveva sviluppato, fino a quel momento, agli attacchi terroristici. Lo scrittore sottolineava l’orientamento del governo e dei cittadini ad “accettare” una certa percentuale annuale di morti a causa di vari attentati, e riteneva che quello fosse l’errore sociale grazie al quale gli integralisti di Bin Laden erano riusciti ad orchestrare una strage di dimensioni epiche.
Oggi nel mirino c’è la dotta Europa. Dotta e tollerante, che insiste sul concetto che “islamico è diverso da terrorista”, e lo grida sempre più forte proprio mentre le bombe scoppiano.
Di nuovo a Londra, per fortuna senza morti, il 21 luglio scorso, e il giorno seguente, quando a morire è stato un “sospetto kamikaze” che non si era fermato all’alt dei gendarmi della capitale inglese. Il 23 luglio a Sharm El Sheikh, capitale del turismo occidentale in Egitto, dove 3 autobombe hanno ucciso circa 100 persone.
Le notizie si rincorrono sulla scia dell’attentato del giorno. Ma noi dotti europei non dobbiamo fare l’abitudine al terrorismo. Non nel senso che a questo concetto dava Forsyth, ma in uno più alto: per definizione l’abitudine uccide il terrore.
Lasciamo allora meno spazio al sensazionalismo delle stragi, e dedichiamo la nostra attenzione alla vera “forza della ragione”, intesa come forza della razionalità.
Sì, l’Europa è dotta, e questo le serve forse a capire che un’alzata di scudi non risolverà il problema terrorismo; forse l’aiuterà anche a capire che il modello occidentale di democrazia non si esporta come un carico di merce da un Paese all’altro. E infine magari capirà che il dialogo e la mediazione fra culture sono l’unica strada percorribile. Una strada lunga, ma efficace.
Nel frattempo gli europei, oltre a contare i morti, così come fanno gli iracheni, votano misure di sicurezza che limitano la libertà di tutti i cittadini, sperando che questa “pesca con lo strascico” sia funzionale alla prevenzione degli attentati.
E’ probabile che lo sia: nel mucchio, qualcosa la si trova sempre; e noi cittadini accettiamo, di malavoglia o di buon grado, l’idea che la privacy personale sia sacrificabile alla sicurezza nazionale.
C’è però un altro concetto che dobbiamo fare nostro prima dell’ennesimo atto terroristico: non tanto che sia impossibile proteggere tutti e sempre, quanto che questo non ci deve spaventare, né impedirci di “vivere”. Quella sarebbe la vittoria del terrore.
Giriamo armati, sì, ma non di diffidenza o paura: di dialogo.
E’ uno strumento capace di annullare l’effetto di qualsiasi arma, quando è usato “con la testa”. Noi siamo i dotti europei. Siamo i figli di Voltaire, cresciuti a latte e tolleranza. Sappiamo che le idee sono più forti delle bombe e che le culture possono e devono dialogare.
Restiamo sereni e in ascolto, seppur con il cuore appesantito, e la violenza si arrenderà.
CRONACA IN ROSA Il terzo mondo: una questione aperta tra debito e sviluppo di Rossana Di Domenico

L’espressione Terzo Mondo indica l’insieme dei Paesi non allineati afro-asiatici, in opposizione ai due blocchi di potenze che fanno capo agli USA e all'ex Unione Sovietica.
Nell’aprile del 1955, su iniziativa di 30 Paesi, riuniti nella Conferenza afroasiatica in Indonesia, ebbe origine il Movimento dei non-allineati, che avviò un lungo processo di cooperazione fra gli Stati del Terzo Mondo, sostenendo il principio degli aiuti dei Paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo.
Negli anni ’60 l'ONU realizzò il primo decennio internazionale per lo sviluppo, prevedendo il trasferimento di una “moderna” economia industriale dai Paesi più ricchi a quelli più poveri. Al contrario di quello che era stato previsto, solo in pochi Stati il progetto trovò una concreta realizzazione, a causa, si dice, della scarsezza delle risorse locali.
Un gruppo di studiosi dell’epoca, i “teorici della dipendenza”, partendo dall’esperienza dell’America Latina, affermò che le cause di sottosviluppo non erano da ricercare nella mancanza di un tessuto industriale, ma nei rapporti di interdipendenza politico-economica dei paesi del Terzo Mondo nei confronti del Nord industrializzato.
La prima crisi petrolifera degli anni ’70, causata dall’aumento del prezzo del petrolio, determinò nei Paesi produttori una crescita dei guadagni depositati presso le banche occidentali, che furono utilizzati per prestare denaro, inizialmente a tassi di interesse molto bassi, agli stessi Paesi del Terzo mondo.
Ciò che ha contribuito in maniera decisiva al problema del sottosviluppo e dell’indebitamento delle nazioni più povere, bisognose infatti di ingenti capitali per rilanciare la propria economia.
Con il passare del tempo la condizione dei Paesi indebitati è peggiorata: alla fine del 1991 si è registrato un debito totale di 1.319 miliardi di dollari. Una nuova forma di dipendenza, che ha preso il nome di neocolonialismo, si è così instaurata, iniziando un meccanismo perverso di forme indirette di sfruttamento delle risorse dell’America Latina, Asia, Africa e zone del Pacifico.
Il programma di sdebitamento ha coinvolto molti Paesi industrializzati, tra cui l’Italia. Nel luglio del 2000, viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la Legge 175 per favorire e promuovere «misure destinate alla riduzione della povertà delle popolazioni» dei Paesi poveri.
Ma il debito non è il primo problema delle nazioni sottosviluppate: prima bisogna pensare alla sopravvivenza della popolazione alla fame e alle malattie.
La creazione di un tessuto autonomo di attività economiche, nel rispetto delle strutture sociali, la difesa del patrimonio ambientale e culturale, la lotta all’analfabetismo sono le priorità universalmente condivise. Almeno a parole.
Ma una nuova consapevolezza riguardo allo sviluppo umano sta finalmente crescendo nell'opinione pubblica di tutto il mondo, grazie all’opera delle associazioni non governative: gruppi di volontari operano in tutto il mondo per la difesa dei diritti umani e l’uguaglianza dei popoli.
Ci auguriamo che la cultura del rispetto e della sensibilizzazione, ormai diffusa, stia cominciando ad avere la meglio sulle speculazioni.
CRONACA IN ROSA Il miglior amico dell’uomo, il peggior nemico del cane di Fiorella Cherubini

Come ogni anno, allo scoccare della bella stagione, si ripropone un fenomeno vergognoso: l’abbandono degli animali.
Tra una valigia da preparare, un albergo da prenotare e un costume da comprare, c’è il “sacco di pulci” di cui disfarsi.
L’amico a quattro zampe, “uno di famiglia” per le altre stagioni, il compagno di giochi dei bimbi di casa, d’estate diventa un problema da risolvere.
Tempo sprecato, quello trascorso ad organizzare le cosiddette “vacanze intelligenti”, perché si trasformano in deficienti non appena abbandoniamo il nostro Fido sul ciglio di qualche autostrada.
Una prassi aberrante, che garantisce ai padroni l’esclusiva dell’inciviltà e al nostro migliore amico un biglietto di sola andata verso la morte.
Senza considerare il pericolo che un animale abbandonato costituisce per la sicurezza stradale.
Molte sono state le iniziative per debellare questo problema; diverse strutture ricettive e stabilimenti balneari, aderendo agli inviti della Protezione Animali, hanno allestito ricoveri appositi per gli amici a quattro zampe.
E’ stato anche imposto l’obbligo, per chi decide di adottare un animale, di un tatuaggio o di un microchip con cui risalire al proprietario in caso di smarrimento o abbandono.
Ma, invece di costituire un deterrente, la nuova regolamentazione ha spianato il terreno ad un’ulteriore forma di barbarie: la mutilazione delle zone tatuate prima dell’abbandono.
E' stato realizzato un servizio di vigilanza, fornito dalle Guardie Zoofile volontarie dell’ ENPA, per pattugliare le autostrade e sottoporre a controllo gli autoveicoli con animali a bordo; nel 2004 è stata varata la Legge 189, che disciplina l’abbandono e il maltrattamento degli animali come reati penali, comminando pene pecuniarie e periodi di reclusione a carico dei trasgressori dei diritti di questi esseri viventi.
Impazzano, a partire dal mese di giugno, “pubblicità progresso” e campagne di sensibilizzazione contro l’abbandono degli animali.
E come non ricordare lo slogan di qualche hanno fa: «Se lo abbandoni, il vero bastardo sei tu».
Purtroppo, però, le statistiche parlano chiaro: le persone avvezze al rituale dell’abbandono estivo continuano a comportarsi da bestie, e nessuno degli interventi, volontari e legislativi, nessuno spot pubblicitario si è finora rivelato efficace per scongiurare quello che non è un problema sociale, ma un vero e proprio delitto.
La redazione di Telegiornaliste lancia ai propri lettori, salutandoli per le vacanze, l’appello che segue: ricordatevi la gioia del vostro primo giorno da padroncini, e tutte le coccole che il vostro animale vi elargisce gratis da allora. Non fate i bastardi.
FORMAT  La tv d'estate, tra una replica e l'altra di Giuseppe Bosso

E' tempo d'estate, le città si spopolano, e chi può va in villeggiatura. Vacanze per tutti o quasi: anche per i protagonisti del piccolo schermo, la maggior parte dei quali continua comunque a stare sotto i riflettori delle cronahce gossipare sulle spiagge e nelle discoteche, con gioia di paparazzi e lettrici delle riviste "specializzate".
In attesa del via alla nuova stagione catodica, le emittenti tv mandano in onda repliche dei rispettivi cavalli di battaglia del passato, magari in previsione dei sequel in arrivo a settembre/ottobre.
E così su RaiUno la domenica sera è ancora il regno di nonno Libero di Un medico in famiglia; il pomeriggio di Canale5, mandato il quiz sotto l'ombrellone, è dedicato alle indagini dei Carabinieri Manuela Arcuri ed Ettore Bassi, che sfidano i "colleghi" di Don Matteo sul primo canale; mentre RaiDue ripropone Incantesimo, sperimentando la formula quotidiana che, a quanto pare, presto caratterizzerà il popolare sceneggiato.
Repliche dunque, nella tv sotto l'ombrellone, ma non solo. Estate sul piccolo schermo è anche la musica del Festivalbar, il calcio delle prime amichevoli estive che permettono ai tifosi di ammirare i nuovi beniamini delle loro squadre, e anche informazione, con le versioni estive di Omnibus e Uno Mattina.
Certo, spiagge e mare sono ben altra cosa per chi forzatamente deve rinunciare all'ambita partenza, ma la tv è pur sempre una compagnia, purché non diventi esclusiva.
FORMAT Telegiornaliste/i + Telegiornaliste/i - di Filippo Bisleri

Assegniamo il gradino più alto del podio a Monica Maggioni. Davvero bello il suo speciale sugli attentati a Londra e molto equilibrato, nonostante quello che, poco opportunamente in diretta, ne ha detto il suo collega Caprarica il quale, in questo caso, ha perso un’occasione per essere quantomeno rispettoso di un’ottima collega. La Maggioni sta conquistando meritatamente spazi sempre maggiori in Rai. Per lei un bell’“8”.
Sul secondo gradino del podio collochiamo Elio Corno, volto noto del telegiornalismo sportivo in Lombardia e nel Triveneto. Ironico, interista fino all’eccesso, il bravo Corno riesce a reggere con eleganza i ritmi all’interno delle trasmissioni sportive estive tutte legate al calciomercato e, dunque, ai si dice, si farà, potrebbe… Corno, nel panorama di Telelombardia e Antenna3 è una garanzia. Bravo. Un bel “7”.
Conquista il podio, questa settimana, anche la brava e dolce Paola Sensini, le cui ultime conduzioni stanno rivelando un cambiamento, decisamente in meglio, di una telegiornalista già da serie A e che, a questo punto, crediamo possa lottare per i vertici del campionato di www.telegionaliste.com già dalla prossima edizione. Brava. Per lei un bel “6.5”.
Il contropodio viene inaugurato da Paolo Beltramo che, nelle ultime gare del campionato mondiale di motociclismo è stato costantemente sfasato, quasi assente. Non ci spieghiamo queste sue "stecche". Forse il bisogno di vacanze? Rimandato con un “5”.
Ci risiamo, torma il calciomercato con le sue telenovelas e riecco il Bargiggia’s time. Ormai questo tormentone, mal sopportato dai telespettatori, è entrato anche nel refrain dei colleghi Mediaset. Avrà qualche santo in Paradiso, il buon Bargiggia. Fermatelo. “5+”.
Stavolta le assegniamo il contropodio. Le conduzioni della Senette post nozze sembrano più scialbe, fanno quasi rimpiangere Emilio Fede. La giornalista ha numeri, e gli amici e le amiche di www.telegiornaliste.com ben lo sanno…
Però il prossimo anno disputerà la serie B, e con conduzioni simili rischia di rimanerci. Urge correttivo. Per lei un “5.5”.
TELEGIORNALISTI Intervista a Roberto Prini, cronista dal campo di Filippo Bisleri

Roberto Prini, un viso e una voce noti non solo agli appassionati di calcio.
D - Come sei arrivato al giornalismo?
R - «Nel 1989 ho cominciato la mia attività giornalistica a Superradio Corsico: conduzione di radiogiornali e radiocronache di calcio. Nel 1991 sono passato a Nova Radio Milano, anche qui conduzione di radiogiornali e radiocronache di calcio. Dal 1992 al 1997 ho lavorato a Radio Cnr: radiogiornali e radiocronache (per 3 campionati il Milan di Capello). Dal 1997 al 2001 ho lavorato ad Antenna3, la tv lombarda: conduzioni di telegiornali (solo sportivi) e trasmissioni (solo sportive) storiche come Antenna 13 e Azzurro Italia, in compagnia di quello che considero uno dei miei due maestri di giornalismo, Maurizio Mosca».
D - Un’esperienza gratificante.
R - «Tantissimo, perché Maurizio è un autentico mito».
D - Poi è arrivata Sky.
R - «Certo, come tu ben sai sono passato a Sky Sport nel 2003. Grazie al nuovo direttore, Giovanni Bruno, ho ottenuto l'incarico di caposervizio sport vari. Dopo aver condotto il Tg sportivo Sport Time, ora mi occupo a tempo pieno di pallavolo (telecronache di A1 maschile e femminile, Italia maschile e femminile, grazie al mio secondo maestro di giornalismo, Lorenzo Dallari, da ben vent’anni voce e volto del volley) e calcio internazionale (telecronache di Champions League, Liga, Bundesliga e Ligue 1)».
D - Tu sei un milanese trapiantato a Malnate (Varese)… e il tuo fu un arrivo importante.
R - «Esagerato (sorridendo). Semplicemente coincise con la vittoria della tanto agognata stella per il basket di Varese, la squadra per cui ho sempre tifato con i vari Dino Meneghin e Bob Morse. Forse questo non piacerà alla vostra amica e mia collega Chiara Ruggiero, patita dell’Olimpia, ma l’amore per la verità mi impone di dire che sono un appassionato di basket tifoso di Varese».
D- Raccontaci un episodio curioso della tua carriera giornalistica.
R - «Ce ne sarebbero tantissimi, ma credo che su tutti prevalgano i momenti di apprendistato sul campo che ho svolto con Maurizio Mosca prima e che svolgo con Lorenzo Dallari oggi. E poi, io cerco di imparare molto anche dai telespettatori e dai loro rilievi sempre utilissimi».
EDITORIALE Dalla Russia scacco matto all'informazione di Tiziano Gualtieri

È solo questione di mettersi d'accordo. Per l'Occidente è censura, per la Russia è un modo corretto di gestire l'informazione.
La paura che lo spettro della mannaia, scura e invisibile della censura sia ritornato nel Paese di Putin è davvero preoccupante. Altro che conflitto d'interesse italico: all'ombra del Cremlino non vi è più traccia di un canale tv indipendente.
La sorta di "pulizia" dell'informazione è stata portata a termine pochi giorni fa: Aleksej Mordashov - proprietario della Severstal, gigante degli acciai ha allungato le mani su Ren-Tv, televisione di nicchia, unica rimasta fuori dal controllo centrale.
A completare ciò che - per incapacità o buon senso - non era stato portato a termine dal Cremlino, ci ha pensato l'amico di Putin che ha proseguito nel suo lavoro di slancio, forse anche commerciale, incominciato alcuni anni fa e proseguito nel recente passato con l'acquisto delle acciaierie italiane della famiglia Lucchini.
Una situazione condannata dal segretario dell'Unione giornalisti di Russia Igor Yakovenko, ammesso e non concesso che esistano ancora giornalisti che possono ritenersi iscritti a questa sorta di sindacato. A salvare la faccia di Putin, ci ha pensato il vicepresidente del colosso radiotelevisivo tedesco RTL, Andrei Buckhurst che - forte del suo 30% (contro il 70 di Mordashov) - ha confermato come la volontà sia quella di voler creare un nuovo canale generalista.
Sarà, eppure questa nuova operazione ricorda molto da vicino quella compiuta contro Ntv, la televisione indipendente russa che seguì - in maniera critica - la guerra in Cecenia. Ebbene, dopo poco, Ntv rischiò di fallire schiacciata dai debiti. A salvarla fu proprio lo stato russo, che abbassò il volume fino a spegnerlo del tutto.
Un problema che, però, turba soprattutto i nostri sonni e non quello degli autoctoni: per l'82% dei russi, infatti, ha affermato come l'introduzione di una forma di censura in televisione, sia un fatto positivo.
I casi sono due: o i cari amici russi non si sono ancora abituati a come si vive in libertà, oppure inizia già a farsi sentire la mano del Governo.
 
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