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Telegiornaliste N. 17  del 5 settembre 2005


Telegiornaliste avanti tutta di Tiziano Gualtieri

Tra polemiche e caos generati dalla volontà di interferire con la vita altrui, è iniziata anche questa nuova stagione di calcio in tv e anche noi, come d'altronde qualsiasi altro media, non possiamo esimerci dal dedicare un po' di spazio a questo sport particolare in cui 22 uomini in mutande corrono dietro a un pallone. Ci siamo chiesti come potessimo trattare questi nuovi mesi di calcio, ma poi abbiamo alzato lo sguardo sul nostro indirizzo: telegiornaliste.com e tutti i dubbi si sono dipanati. Così, se è vero che donne e motori, gioie e dolori e che nessuno vorrebbe mai giocare a calcio contro una formazione in cui militi anche una sola donna, prosegue anche quest'anno l'avventura che vede il gentil sesso protagonista nel palinsesto pallonar-catodico.
Ma se le donne, capaci e competenti, non sono più una novità nel mondo del calcio, il campionato appena iniziato ci ha regalato l'ennesimo stravolgimento delle tradizioni italiche: dopo la serie B (forse) la domenica e le squadre promosse pgr (per grazia ricevuta), la Rai non ha più i diritti della stagione 2005-2006 che ha traslocato su Mediaset insieme a Paolo Bonolis nuovo conduttore del 90° minuto made in Canale5. E noi non potevamo certo perdere l'occasione per "analizzare" la prima puntata.
Un occhio di riguardo anche per le donne che, forse loro malgrado, vivono a stretto contatto con il mondo del pallone. Stiamo naturalmente parlando delle mogli dei calciatori la cui "truppa" è stata rinforzata dall'arrivo - in Italia - della moglie di Luis Figo, lei sì capace di stravolgere Milano più di quanto abbia fatto suo marito fino a ora.
Se in Italia il calcio è in grado di tenere in "ostaggio" la vita di milioni di persone (basti vedere la querelle tra Lega e Comuni sulla disputa delle partite il sabato pomeriggio) c'è chi si è fatto beffe di tutti i media inventandosi di sana piana una storia che ha emozionato. Protagonista "Piano man" alias Andreas Grassl: quattro mesi di silenzi alla ricerca di un’identità mai persa, se non per il puro piacere di vedere (in televisione) l'effetto che fa'.
In questo numero parliamo anche della guerra interna che sta "sconvolgendo" la tv di Stato inglese, quella BBC da sempre presa a modello. Modello che speriamo non si diffonda, soprattutto se Michael Buerk, telegiornalista più autorevole, si scaglia contro il gentil sesso.
Comportamento sicuramente da bocciare quello del tgista inglese che finirebbe sicuramente sul contropodio della nostra consueta rubrica "Telegiornaliste/i + Telegiornaliste/i –" che questa settimana premia - guarda caso - tre giornaliste: Susanna Petruni, Cinzia Fiorato la nuova icona delle edizioni notturne dei telegiornali e il ritorno in video di Eleonora De Nardis. Pollice verso, invece, per (e sarà un caso?) tre giornalisti: due nomi storici quali Maurizio Costanzo e Aldo Biscardi, a cui si aggiunge Mino Taveri.
Il numero 17 regala un po' di spazio anche alla cronaca di quest'ultimo periodo e al periodo nero per il trasporto aereo con una interessante valutazione sugli incidenti accaduti nell'ultimo mese che, ahimé, vedono protagoniste esclusive le compagnie low-cost. Anche se questo non vuol dire che pagare poco sia sinonimo di pericolo, ma solo di poter risparmiare rinunciando ad alcuni "optional".
Ovviamente non potevamo dimenticarci della nuova rubrica Vademecum che in questo numero parla di due figure diverse che esistono nel mondo del giornalismo: i professionisti e i pubblicisti, due fratellastri nel mondo dell'Ordine dei Giornalisti.
Infine per quanto riguarda l'intervista esclusiva, questo numero sotto i raggi X della redazione di telegiornaliste.com è passato Marco Cattaneo. Giornalista sportivo con la passione per i fumetti.
Perché anche noi giornalisti abbiamo delle passioni. Normali.
MONITOR Guerra dei telegiornalisti alla BBC di Silvia Grassetti

E’ scoppiata la guerra tra i sessi nella redazione della tv più importante del pianeta, la BBC.
Michael Buerk, il telegiornalista inglese più autorevole, conosciuto per i reportages dall’Etiopia nel 1984 che ispirarono il Live Aid, e oggi famoso e rispettato opinionista, oltre che conduttore di BBC World, si è scagliato contro il gentil sesso.
Secondo Buerk, il mondo occidentale, specialmente l’Inghilterra, ha preso una direzione ben precisa: quella di una società dove comandano le donne. Ad iniziare dal lavoro: «Ormai pochissimi mestieri richiedono forza fisica, mentre per moltissimi altri c’è bisogno di capacità personali e intellettive spiccate – e le donne sono più portate».
Molte grazie, ma il fatto che «oggi il potere sia in mani femminili, e le regole che gli uomini devono rispettare siano poste dalle donne», non vuol necessariamente dire che «gli uomini siano poco più che donatori di sperma», come chiosa cupamente Buerk.
Di certo le colleghe della BBC non hanno digerito gli strali del giornalista, secondo il quale ricoprirebbero ruoli troppo importanti per delle “galline”.
La telegiornalista Anna Ford, volto di spicco della BBC, ha perso il proverbiale aplomb inglese: «Invece di dire che è bello avere delle donne che girano per l’ufficio! Non ha mai ammesso che le donne possano avere posizioni importanti. Nella BBC di 30 anni fa i maschi spadroneggiavano e io e Angela Rippon, per il solo fatto di leggere le notizie, diventammo una notizia noi stesse».
Non contenta, la Ford prosegue: «Buerk è matto, uno sciovinista di prim’ordine, non c’è speranza per lui».
Che il tgista abbia fatto il proverbiale passo più lungo della gamba?
CAMPIONATO Le solite note... di Rocco Ventre

Il campionato N. 11 delle telegiornaliste è finalmente cominciato.
Tutte le migliori della scorsa edizione hanno vinto, compresa quindi la campionessa in carica Francesca Todini che ha facilmente regolato la neopromossa Maria Leitner.
Maria Concetta Mattei si aggiudica il derby tra bionde Rai sconfiggendo Maria Luisa Busi.
Da notare l'assenza di pareggi in questo turno: la sfida più equilibrata è stata quella che ha visto la vittoria di Bianca Berlinguer su Elsa Di Gati con quattro voti di scarto.
Concluso anche il primo turno della serie B con l'eliminazione di Lucia Goracci e Monica Setta e la partenza forte di Cinzia Fiorato ed Eleonora de Nardis.
CRONACA IN ROSA  Una moglie di serie A di Silvia Grassetti

Lungi dal rivelarsi quantomeno imbarazzante, l'essere sposata a Luis Figo fa tendenza.
Helen Svedin e il suo scalciante marito hanno già colonizzato Milano all’atto del trasferimento della famiglia in loco, lo scorso luglio.
E in men che non si dica, la nuova “Sventola” del calcio italiano ha conquistato i giornalisti – sportivi e non - e di conseguenza i maschi italici tutti. Tanto da essere già stata definita la vera vincitrice del campionato di pallone, regina incontrastata di veline, tesserine, schedine e prezzemoline accompagnatesi per tempo ad atleti dai portafogli più o meno rigonfi – o con prospettive di rigonfiamenti futuribili interessanti.
Il riconoscimento delle doti naturali della Svedin non ci stupisce: classica svedese dagli occhi azzurri, modella bionda e pettoruta dalla coscia lunga, il suo arrivo nel capoluogo lombardo e l’estrema disponibilità all’obiettivo dei fotografi – che nasconde forse un interesse per la vita televisiva italiana – non sarebbero mai passati inosservati, agli occhi esperti dei latin lovers nazionali.
Ma ci sorprende la velocità dell'incoronazione della Svedin a regina incontrastata dell’empireo delle fantasie pseudocalcistiche dell’italiano medio. O forse non dovremmo stupirci, vista la generosità con cui la Sventola offre agli sguardi indiscreti degli internauti non solo e non tanto una visione d’insieme del corpo statuario, ma specialmente vari primopiani dei quarti posteriori, inferiori, anteriori e superiori.
Gioca duro, la conquistatrice, seguendo forse l’esempio del marito picchiatore, benché in un “settore” diverso, e con un quantitativo di femminilità senz’altro adeguato alla maritale maschia aggressività.
Viene da chiedersi per chi saranno i fischi da bordocampo.
CRONACA IN ROSA  Piano man rompe il silenzio di Fiorella Cherubini

La vita di Andreas Grassl sembra avvolta da un alone di mistero che non accenna a dissolversi: come ricorderete, quest’uomo, meglio conosciuto come Piano man, il 7 aprile scorso fu scoperto a vagabondare, in stato confusionale e vestito di un abito nero completamente fradicio, a Sheerness, località marittima del Kent, in Gran Bretagna.
Trinceratosi dietro un inespugnabile silenzio e incapace di fornire il proprio nome, costrinse la polizia e i medici del Medway Marittime Hospital a lanciare accorati appelli con la speranza che qualcuno potesse restituirgli un’identità: centinaia di segnalazioni si accavallarono, smentendosi a vicenda, ingarbugliando i tasselli di un mosaico ancora oggi risolto solo a metà.
Per giorni il giovane non proferì parola, ma seduto ad un pianoforte mostrò grandi (?) abilità che gli valsero il soprannome di Piano Man. Il 22 agosto scorso, Andreas Grassl, ancora ricoverato presso il Little Brooke Hospital di Dartford, abbatte quel muro di silenzio e confessa: «Sono tedesco, non ho mai saputo suonare, non sono un’artista, sono arrivato in Gran Bretagna con un Eurostar per andare via da Parigi dove ero stato da poco licenziato. In passato sono stato spesso a contatto con persone affette da disturbi psichici tanto da saper “imitare” i comportamenti di alcune patologie, quando la polizia mi ritrovò meditavo il suicidio».
Oggi Piano Man è finalmente ritornato nel suo paese, dopo che ha ritrovato la memoria; ma tanti dubbi avvolgono ancora questa vicenda, e molti di questi sono, quasi sicuramente, destinati a non ricevere risposta.
Riesce difficile non chiedersi come mai Josef Grassl, il padre di Piano Man, che in un’intervista al quotidiano Daily Telegraph, ha dichiarato "Mio figlio non è un commediante”, per ben quattro mesi non abbia cercato il figlio, pur se le foto di Andreas riempivano i quotidiani e rimbalzavano sugli schermi di mezzo mondo.
Ha preferito, come il figlio, il silenzio?
Quando si dice...una tara di famiglia.
CRONACA IN ROSA Quando l'aereo diventa un mezzo comune di Tiziana Ambrosi

Agosto 2005: il mese nero del trasporto aereo. Così è stato definito giornalisticamente (e forse superficialmente) il mese estivo appena trascorso.
Quattro incidenti gravi nel giro di pochi giorni, che hanno provocato moltissime vittime, e in due casi, fortunatamente, anche dei sopravvissuti, seppur feriti in modo grave.
A guardar bene però, gli incidenti non hanno riguardato le grandi compagnie aree, se si esclude l’incidente ad un velivolo dell’Air France, uscito di pista, comunque senza conseguenze di rilievo, bensì voli charter o aeroplani di compagnie che già in passato avevano avuto problemi ed incidenti: il dito è spesso puntato sulle compagnie low cost: voli a prezzi stracciati ed alla portata di tutti.
Tuttavia pagare poco non è sinonimo di pericolo o scarsa sicurezza, per lo meno quando il prezzo basso diventa un’arma di concorrenza e non una necessità dovuta alla ristrettezza di fondi.
Caso esemplare è quello di Ryanair, compagnia low cost irlandese creata da Michael O'Leary. Biglietti a partire da un centesimo di euro che, seppur golosi, fanno in primo approccio storcere il naso: viene da chiedersi se il volo avverrà con un aereo o piuttosto con un deltaplano. In realtà il punto di forza di Ryanair è proprio quello di avere aerei nuovi ed efficienti, minimizzando l’intervallo di tempo tra un volo e il successivo.
La politica, inoltre, è quella di abbattere tutti i costi complementari: i biglietti si fanno esclusivamente on-line e si ritirano in aeroporto il giorno della partenza, le hostess e gli steward del check-in sono gli stessi che controllano l’imbarco, il cibo a bordo si paga a parte (anche se sfidiamo chiunque a sentire la mancanza dei gelidi cubetti plastificati serviti a bordo delle compagnie più blasonate).
Gli aeroporti sono poi generalmente decentrati rispetto alle grandi città: l’aeroporto di Verona è a Brescia, quello di Vienna a Bratislava, quello di Milano a Bergamo, quello di Glasgow a Prestwick, quasi sempre però nel raggio di una sessantina di chilometri (esistono comunque collegamenti con le città o bus navetta). Questo significa tasse più basse e traffico minore: aerei puntuali, perdita dei bagagli sostanzialmente nulla, possibilità di far ripartire gli aerei con maggior velocità.
Un volo per Londra o Parigi, prenotando per tempo, può venire a costare anche meno di 50 euro, tasse comprese: ciò che rende l'aereo accessibile come mezzo di trasporto comune.
Il fenomeno delle compagnie low cost si sta espandendo a macchia d'olio, basti pensare a Air Berlin o Easy Jet - che ha attivato anche un servizio crociere low cost; e sono proprio queste stesse compagnie, spesso, a fungere da traino per l'incremento del traffico negli aeroporti minori. Come quello di Orio al Serio, vicino Bergamo, che con le sue 18 rotte, senza considerare quelle di altre compagnie, è il secondo polo italiano per Ryanair dopo Roma Ciampino ed è in prossimità di superare, quanto a traffico, l’aeroporto di Linate.
C'è da aspettarsi una dura battaglia per le compagnie di bandiera, che indubbiamente hanno voci di costo difficilmente eliminabili.

FORMAT  Donne e pallone, in tv gentil sesso padrone di Giuseppe Bosso

C’era una volta un universo riservato al sesso maschile, in cui le donne erano considerate soltanto croci e delizie dei protagonisti: rare le presenze allo stadio, off-limits gli studi delle trasmissioni televisive, se non per funzioni di contorno, rigorosamente silenzioso, in mezzo ai dibattiti suscitati dalla domenica calcistica - in un'epoca in cui il campionato era incentrato nell’ultimo giorno della settimana, lontana anni luce dagli odierni spezzettamenti causati da anticipi e/o posticipi.
 C’era una volta, sì. Perché nel tempo la musica è cambiata e il gentil sesso si è emancipato anche nel palinsesto pallonar - catodico: non più mute e statutarie vallette scosciate, ma protagoniste attive, partecipi e innovative del dibattito, non meno agguerrite e preparate dei colleghi maschi, e capaci di catturare l’attenzione del telespettatore (e della telespettatrice, ovviamente), affascinato tanto dal punto di vista estetico, quanto dalla dialettica e dalla competenza della protagonista di turno.
Pioniera di questa innovazione è Maria Teresa Ruta, ciclone biondo piombato nella Domenica Sportiva a metà degli anni ’80, seguita da Simona Ventura che, dopo una poco fortunata parentesi nella stessa trasmissione, è esplosa in tutta la sua dirompenza grazie alla Gialappa’s e a Mai dire Gol, per poi diventare la regina di Quelli che...il calcio.
Non poche quelle che al mondo del calcio hanno abbinato, accanto alla carriera professionale, anche quella sentimentale, come la stessa Ventura, sposata felicemente, fino a un anno fa, all’ex doriano Bettarini; Elisabetta Canalis, per anni volto di Controcampo e compagna del bomber interista (ora al Milan) Bobo Vieri; per finire con il nuovo volto della Domenica Sportiva Alena Seredova, da poco legata al numero uno juventino e azzurro Gigi Buffon. Ma questa è davvero un’altra storia.
Vallette, dunque, ma non solo, tra le signore del pallone in tv: anche telegiornaliste, tanto competenti quanto affascinanti, che, superata la gavetta fatta di servizi e interviste a bordo campo, hanno conquistato le redini del comando, pardon, della conduzione: su tutte Paola Ferrari, prima (e ultima, dopo la vicenda dei diritti televisivi in cui la Rai è risultata sconfitta) conduttrice di un ‘mostro sacro’ come Novantesimo minuto, Ilaria D'Amico, regina della domenica su Sky e padrona di casa del primo reality dedicato al calcio, Campioni; e Monica Vanali, compagna di Bonolis nella sua nuova avventura calcistica targata Canale5.
Insomma, magari siamo ancora lontani dalla realizzazione di squadre miste, come paventato non più tardi di due anni fa dal presidente del Perugia Gaucci, che avrebbe voluto una donna nella squadra umbra, ma almeno, televisivamente parlando, le donne hanno conquistato un posto di rilievo nel mondo del calcio, dimostrando, come cantavano Jo Squillo e Sabrina Salerno anni fa a Sanremo che “oltre le gambe c’è di più”.
FORMAT Serie A, il nuovo 90° minuto di Mediaset di Omar Kappa

Dopo moltissimo tempo 90° minuto torna ad essere un evento, sia per il passaggio alle reti Mediaset, sia per Paolo Bonolis, il Re Mida dei conduttori, colui che riesce a fare ascolti anche con il nulla (leggasi “Il pacco”), grazie alle sue capacità e alla sua verve.
Ci sediamo in poltrona in attesa dell’inizio e, durante lo spot pubblicitario che precede la messa in onda, pensiamo a come e quando ci sia venuta questa enorme passione per il calcio.
Ma ecco la sigla: il trillo di un uccellino meccanico (o così ci è sempre sembrato), l’annuncio ”La Ditta di Trieste vi invita all'ascolto di Tutto il calcio minuto per minuto". Lo stacchetto musicale a suon di tromba viene presto sfumato dalla voce di Roberto Bortoluzzi dallo studio centrale che scandisce il suo rituale: «I campi con cui saremo collegati sono Milano per Inter-Bologna, Torino per Torino-Roma, Cagliari per Cagliari-Juventus...», e via fino a quando Enrico Ameri, Sandro Ciotti, Alfredo Provenzali e gli altri radiocronisti, col nostro batticuore impazzito, svelano i parziali dei primi tempi, che noi a casa ancora non conosciamo. Ops, forse ci siamo assopiti, sognando quando da bambini ascoltavamo le partite alla radio immaginando quanto sarebbe stato bello se fosse esistito Sky….
Torniamo al presente per goderci le immagini ed i primi commenti sulle partite. Paolo Valenti dà la linea a Luigi Necco da Napoli, irritato per gli scugnizzi alle spalle che lo spingono, poi a Tonino Carino da Ascoli, vestito da prima comunione, che tenta invano di pronunciare correttamente “Trifunovich”. A seguire Marcello Giannini da Firenze, più ermetico di Ungaretti, il riportone di 60 cm di Franco Strippoli da Bari, le giacche optical di Cesare Castellotti da Torino…
Un sussulto…ma…che ore sono? Su Canale5 scorrono le immagini del tg, la trasmissione di Bonolis è già conclusa ed noi abbiamo dormito per tutto il tempo. Ci è parso che Monica Vanali meritasse più spazio, e forse abbiamo colto una luce agguerrita nel suo sguardo: ma ci aggiorneremo con le prossime di campionato.
FORMAT Telegiornaliste/i + Telegiornaliste/i – di Filippo Bisleri

La classifica di agosto non può che essere condotta dal “bombolone” (il nome che si dà nel Palio ai cavalli più forti) Susanna Petruni, autrice di una telecronaca del Palio di Siena degna del miglior Paolo Fraiese. La brava giornalista bionda del Tg1 si merita un bel 9+: una telecronaca della storica disfida come quella del 16 agosto scorso difficilmente sarà pareggiabile. Complimenti Susanna. E grazie della lezione di giornalismo televisivo con un pizzico di autoironia. Gradino più alto del podio mai raggiunto finora.
Secondo gradino per la stella emergente della redazione del Tg1: Cinzia Fiorato. Ottime conduzioni anche quando, forse, davanti al video, complice anche la calura estiva, c’erano pochi spettatori. Eppure Cinzia Fiorato ha dimostrato grande professionalità in un periodo certamente non facile per l’emittente di Stato. Secondo gradino del podio con un bel 8.5.
L’ex campionessa di telegiornaliste.com è tornata in video con L’Italia dei porti e, ci consenta la De Nardis, è proprio lei il punto di forza della trasmissione che registra buoni ascolti nonostante l’orario ballerino di inizio e la collocazione in terza serata del lunedì. Brava Eleonora, hai aspettato tanto il rientro, ma ne è valsa la pena. O meglio, finalmente ti possiamo riammirare in gran spolvero. Terzo gradino del podio con una votazione di 8.
Contropodio con gradino più basso assegnato a Maurizio Costanzo. Le sue spiegazioni del digitale terrestre sono di un complicato tale da mandare in crisi anche un installatore di antenne. Per favore, vogliamo un telegiornalista, non un piazzista. Di televenditori abbiamo già Roberto da Crema & soci. Ci bastano. Bocciato con un 4.
Secondo gradino del contropodio per Aldo Biscardi. Poche apparizioni in agosto, ma sufficienti per spiegare il motivo che spinse i giudici a dargli ragione nella causa intentatagli dall’Associazione italiana arbitri (Aia) definendo il suo Processo niente più che “chiacchiere da bar”. Un giornalista dovrebbe elevare il dibattito sul calcio, non affossarlo. Rimandato. Con un 5.
Gradino più alto del contropodio per Mino Taveri. La sua conduzione dello speciale sui calendari di serie A e B ha fatto accapponare la pelle. Domande scontate, preparate e più dettate dai ritmi pubblicitari che dal reale interesse di fare conoscere lo stato dell’arte ai telespettatori. Di questa performance vogliamo dimenticarci. Concediamo una prova di appello con un 5.5.
TELEGIORNALISTI Intervista a Marco Cattaneo, un giornalista anche... Disney di Filippo Bisleri

Marco Cattaneo, nato a Milano l’1 marzo 1978, è professionista dal 9 ottobre 2002. Laureato in Scienze politiche, ha lavorato come stagista nella redazione delle news di Telereporter dal 1998 al 1999, anno in cui è approdato a Tele+. Dall’estate 2003 è a Sky, dove si occupa di calcio e della conduzione dei contenitori sportivi.
Al suo attivo la conduzione di Quasi gol (Disney Channel) dal 2001.
Marco Cattaneo, sei un volto giovane del telegiornalismo. Eppure vanti già numerose esperienze e sei già professionista. Come sei arrivato al mondo del giornalismo?
«Ho frequentato un corso di giornalismo televisivo appena ho finito il liceo. Mi hanno mandato a fare uno stage nella redazione di Telereporter, dove ho fatto molta esperienza. 2 mesi sono diventati 3, poi 6, poi un anno, e alla fine è arrivata Tele+. Dopo un anno di stage mi hanno assunto».
Attualmente ti occupi di sport come commentatore-conduttore a Sky, ma sei stato anche a Disney Channel; cosa ti ha dato quell'esperienza a livello professionale?
«Moltissimo. Sia dal punto di vista professionale, perchè è stata un'ottima palestra e perchè credo di aver imparato molte cose della televisione che non conoscevo, e naturalmente dal punto di vista personale. Non credo che sul lavoro troverò mai niente di così gratificante quanto i complimenti e la simpatia dei bambini. Sapere che loro ti ascoltano e si ricordano tutto quello che dici è una bellissima responsabilità».
Come giornalista sportivo avvicini molti big... puoi raccontarci qualche aneddoto simpatico?
«I big ai quali mi sono più avvicinato sono i big... del Cervia. E ti assicuro che loro sono considerati molto più big, o vip se vogliamo, dei calciatori di serie A. Ho passato un anno a girare dalle parti della residenza in cui vivevano, e sono sempre rimasto sbalordito dalla quantità di ragazze pronte e disposte ad un contatto. E i bambini dietro alle reti di recinzione dei campi della Romagna. E le lacrime per Giuffrida. E la pesca dei calciatori in giro per i locali...Sono esperienze che ti segnano».
Qual è il tuo mito a livello di giornalisti sportivi?
«Ho la fortuna di lavorare in una redazione composta da giornalisti appassionati e preparati. E ho cercato di imparare qualcosa da tutti loro. Per quanto riguarda i nomi, sono facili: Caressa, Roggero, Bonan, De Grandis, Taveri, Foroni, e tutti gli altri. Ognuno mi ha insegnato qualcosa».
E quale il mito del giornalismo in generale?
«Direi che sono gli stessi del giornalismo sportivo».
VADEMECUM  Professionisti e pubblicisti, ma sempre nell’Ordine di Filippo Bisleri

Giornalisti si può diventare percorrendo due strade, che fanno entrambe riferimento all'Ordine dei Giornalisti, albo professionale istituto con la Legge n. 69 del 3 febbraio 1963.
Si può diventare giornalisti pubblicisti collaborando (regolarmente retribuiti) con una testata per 24 mesi. La testata deve essere, oltre che registrata come prescrive la legge sulla stampa e l’editoria, diretta da un giornalista professionista o pubblicista. Chi vuole diventare pubblicista deve poi contattare la sede regionale o sovraregionale dell’Ordine dei Giornalisti per ritirare l’apposita modulistica da inoltrare poi per chiedere l’iscrizione all’Albo (solitamente la pratica viene esaminata nell’arco di un mese).
La pratica si è molto semplificata con l’introduzione dell’autocertificazione, ma chiede comunque gli estremi dei pagamenti e la prova con le fotocopie o le pagine dei giornali riportanti gli articoli degli aspiranti giornalisti.
Per quanti invece intendono diventare giornalisti professionisti esistono possibilità diverse.
Si può accedere direttamente al praticantato di 18 mesi presso una redazione, svolgere il praticantato presso una Scuola di formazione al giornalismo riconosciuta dall’Ordine dei giornalisti, o diventare pubblicisti e quindi praticanti, per fare il salto nella cerchia dei professionisti.
Al termine dei 18 mesi i candidati idonei, non senza aver frequentato uno specifico corso preparatorio (molto articolato e qualificante quello dell’Ordine della Lombardia) curato dall’Ordine, affrontano l'esame di Stato, in due sessioni (solitamente il 30 aprile e il 30 ottobre le prove scritte, cui seguono le prove orali con discussioni delle tesine).
L’esame di Stato viene svolto, nella sua prova scritta, ancora con la macchina per scrivere, per garantire l'anonimato degli elaborati dei candidati, e si costituisce di un tema (articolo di 45 righe per 60 battute con almeno 3 capoversi), una sintesi di 30 righe (sempre per 60 battute) che può originare da lanci di agenzie, pagine di giornali o articoli molto corposi e con box di approfondimento e quiz di cultura generale (storia, diritto, deontologia professionale).
I candidati risultati idonei allo scritto sostengono una prova orale con tesine preparate da loro stessi e domande varie, effettuate da commissioni presiedute da magistrati. Coloro che superano anche le prove orali diventano redattori, se assunti, o liberi professionisti, se non hanno vincoli di lavoro con alcuna testata.
(2 – continua)
EDITORIALE  Fuori dal circo, fuori dal gorgo di Simonmattia Riva

I padroni del Circo, gli impresari, avevano fretta, e così il grande spettacolo è ripartito.
Il Circo, che non può aspettare i tempi di un giusto processo, ha confezionato per tempo un proprio sistema di giustizia autarchica: dove all’ultimo grado di giudizio, il Tar del Lazio, ti trovi di fronte gli stessi giudici che ti hanno dato torto nel processo di secondo grado presso la Corte d’Appello Federale.
La sentenza: a dispetto dei gazzettieri che blaterano di valigette e partite comprate e vendute, la Disciplinare non accusa il Genoa di aver comprato la partita, ma di essersi informato circa il “normale” svolgimento della partita.
Avevano ragione i giudici della CAF sui bigliettini che si scambiavano mentre l’avvocato Coppi, difensore del Genoa e del suo Presidente, cercava di impartire una lezione di diritto di cui avrebbero avuto bisogno: avesse fatto dopare tutta la squadra conquistando così la promozione matematica a Pasqua, se la sarebbe cavata con una condanna del medico sociale, come quella Signora di Torino…
Ma in casi analoghi la giustizia sportiva non aveva sentenziato che “la reciproca aspettativa di un determinato risultato non costituisce illecito”?
Il Toro, invece, non può giocare in A perché da 5 anni non paga le tasse.
Non poteva spalmarle in 23 anni come la Lazio? Eh no, “A’ Lazie è a’ Lazie, ce stanno li motivi de ordine pubblico, a ggente qua se ‘ncavola”.
Non poteva fare un accordo con l’Agenzia Regionale delle Entrate, come il Messina? No, lo Statuto speciale, la valenza sociale del calcio al Sud, Garibaldi e i piemontesi che hanno stroncato il paradisiaco benessere del regno borbonico…
Come salvare il colore granata? Lodo Petrucci: nuova società, nuovo titolo sportivo, addio ai 7 scudetti (più uno revocato) e partenza dalla B.
Ma il Parma non ha fatto l’anno scorso la stessa operazione rimanendo in A? Sì, ma voi a Torino non avete mica un Gilardino da tenere in caldo al Milan: procuratevene uno e discutiamo.
Chissà fino a quando continueranno a quadrare i conti di Sky e dei vari digitali terrestri, con Napoli, Torino, Genova, Bologna, fuori dal Circo e bacini d’utenza lillipuziani come Chievo, Empoli, Treviso, Ascoli e Siena in serie A?
Chissà se continueranno a ripeterci la solfa del “campionato più bello del mondo” di fronte alle sette sorelle che si sono ridotte a due e si giocano da sole, da tredici anni (a parte la biennale parentesi giubilare romana) l’intera posta, con il solo vago disturbo della sorella illegittima, la figlia della serva che vincerà qualcosa solo quando le due sorellastre glielo permetteranno.
Nel gorgo che gira sempre più vorticoso su se stesso, verso l’implosione finale, può accadere di tutto.
Può accadere che Mirko Cudini, l’unico giocatore professionista in grado di mandare di testa in fallo laterale un passaggio morbido e pennellato sul suo capo, ricevuto nel cerchio di centrocampo, senza pressing avversario, segni un gol alla “sorella” vicecampione d’Europa rischiando di matarla.
Può accadere che il Presidente della Lega Calcio serie A e B, e amministratore delegato della “sorella” vicecampione d’Europa, assegni a uno dei principali gruppi televisivi privati il diritto di trasmissione “in chiaro” dei campionati di calcio. E che, essendo egli anche dirigente di questo gruppo televisivo, salti dall’alta parte del bancone e firmi l’accordo sia nello spazio riservato al venditore che in quello per l’acquirente, non mancando di complimentarsi e stringersi da solo la mano per il buon lavoro svolto.
E può capitare anche che questa persona quereli una trasmissione televisiva, andata in onda su un canale pubblico, ove si è osato, tra il serio e il faceto, far mimare alcuni dei gol della domenica da parte di ex calciatori.
Perché i padroni del Circo non hanno il coraggio di essere brutali fino in fondo e dirci in faccia che il Circo lo si potrà a breve vedere solo in tv?
Il Genoa ha superato il traguardo dei 15.000 abbonamenti. In serie C1.
La Disciplinare ha detto che quello è il “campionato di competenza” della squadra, e forse ha ragione, perché il Genoa non appartiene alla corte del re. Giocherà la domenica alle 15.00, contemporaneamente a tutti gli avversari in serie A, e con le maglie da 1 a 11. Come una volta. Si confronterà con tifoserie abituate a vedere la loro squadra solo allo stadio, non davanti a uno schermo.
Il business dei diritti televisivi è contingente; la passione per il calcio giocato e la tradizione che certe società, come il Genoa, possono vantare da più di cento anni, vanno ben oltre le questioni pecuniarie.
I veri tifosi guardano il calcio come Baruch Spinoza guardava il mondo, sub specie aeternitatis.
 
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