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Telegiornaliste N. 20  del 26 settembre 2005


Tra bombe, situazioni di stallo e stop di Filippo Bisleri

Due “bombe” in primo piano. Quella che è costata la vita ad un giovane e amato carabiniere a Latina, e quella arrivata con l’esito delle elezioni tedesche. Dove si è capito che anche il tanto rumoroso dibattito sulla legge elettorale in Italia (qualcuno grida alla legge truffa o invoca la mancanza di tempi dimenticando che, nel 1994, in meno di 45 giorni il Parlamento trasformò l’Italia da proporzionalista a maggioritaria) è una bolla di sapone. Il proporzionale ha dimostrato nella “vecchia locomotiva” d’Europa tutti i suoi limiti. Tanto che sia a destra sia a sinistra si rivendica il ruolo di cancelliere. Con il risultato che l’Europa è al palo e appare sempre più priva di un’identità e in balìa degli eventi.
L’Italia, dopo il travagliato referendum su fecondazione assistita e uso delle cellule staminali, aveva, nei giorni scorsi avviato la sperimentazione della pillola RU-486, ovvero la pillola in grado di provocare l’aborto farmacologicamente e ovviando all’intervento chirurgico. Una sperimentazione durata, in pratica, pochissimi giorni: il ministro della Salute, Francesco Storace, mercoledì 21 settembre l’ha sospesa ad eccezione dei trattamenti in atto in regime di ricovero ospedaliero.
Dunque anche qui situazione critica, come critica è la situazione di Matrix, il talk-show di Mentana che fatica ad imporsi. Una fatica che non trovano Cristina Parodi (in testa alla nostra classifica) e Veronica Voto, giornalista di grande ecletticità intervistata da Telegiornaliste.com.
Proponiamo poi una riflessione sulla vicenda del redattore cinese Shi Tao, in galera per un'e-mail, mentre ci lasciamo deludere dalle dichiarazioni del nostro papà putativo, il guru della Apple che si è detto scettico sulla convergenza tecnologica. E guardiamo alla tv, con le sue fiction di successo. Non manca, naturalmente, la nuova puntata del Vademecum per imparare a guardare la tv e a fare i giornalisti.
Ma soprattutto questa settimana vi parliamo di un grande telegiornalista, e grande amico: Tiziano Gualtieri.
MONITOR  Veronica Voto: un'eclettica tgista  di Tiziano Gualtieri

Veronica Voto, salernitana doc, persona eclettica che ha trovato nel giornalismo la sua vocazione. La sua carriera inizia come modella professionista, ma lentamente si sposta sempre di più dall'altra parte della pedana: non più presentata bensì presentatrice. Quindi l'incontro con la televisione, il suo grande amore. Svariate le rassegne nazionali, soprattutto d'Arte, che Veronica conduce; poi la partecipazione a "Il Grande Gioco dell'Oca" di Gigi Sabani. Quindi, prima di dedicarsi anima e corpo al giornalismo, arriva la chiamata di Cinecittà e di Marco Risi per il film “L'ultimo Capodanno”.
D: Veronica la tua vocazione per lo spettacolo, la televisione e poi per il giornalismo sembra innata. Era quello che sognavi fin da bambina?
Proprio così, posso ritenermi una persona davvero fortunata! La mia vita professionale è stata finora ricca di esperienze. Dallo spettacolo sono approdata al mondo del giornalismo e il mio è uno di quei casi in cui i sogni diventano realtà. Anche se di sogni da realizzare ne ho ancora tanti.
D: Sfilate, presentazioni, spettacoli. Quindi sei approdata al giornalismo. Com'è avvenuto questo matrimonio?
Per caso, quando un giorno l’editore di una tv locale mi propose di diventare il volto del Tg. Accettai molto volentieri la proposta, e tutto e nato da lì! Cominciai ad occuparmi prima di cronaca (a LiraTV ndr), successivamente, ingaggiata da un’altra tv (TV Oggi Salerno ndr), passai alla redazione sportiva. Ricordo come se fosse ieri la conquista del primo “tesserino” da pubblicista, di cui fui molto orgogliosa. Poi dopo due anni, ho tagliato l’ultimo traguardo, guadagnandomi anche quello da professionista. Davvero un sogno diventato realtà!
D: Prima la lunga gavetta in una delle principali emittenti locali salernitane, poi Stream e quindi Sky Tg24 prima in redazione e infine in conduzione. La tua è quella che si può definire una crescita costante.
Non potrebbe essere altrimenti! E sono molto soddisfatta. La svolta è arrivata tre anni fa, quando arrivai a condurre il programma quotidiano di approfondimento “Focus” in onda su Stream News. Poi nacque “Box Office”, un settimanale di musica, teatro e libri. Dopo un anno il mio arrivo al telegiornale di Stream News.
D: Come sei arrivata alla corte di Emilio Carelli?
Credo molto nel destino, ed è stato proprio lui a portarmi alla sua corte. Da giornalista di Stream news sono passata automaticamente nella neonata Sky Italia. Auguro a tutti di vivere lo start up di un’azienda, come l’ho vissuto io. Due anni fa, quando andò in onda il nostro primo tg, partiva la nuova sfida televisiva dell’informazione. Si lavora tanto in una all news, ma siamo un gruppo molto unito e “giovane” come ama sottolineare il mio direttore. Lo ammiro molto: è un persona molto seria, è un grande professionista, al quale dico grazie per aver creduto anche nelle mie capacità!
D: Parli correttamente il francese e ha una buona padronanza dell'inglese. Non hai mai pensato di fare l'inviata dall'estero?
Tanto per cominciare sono stata inviata nel Principato di Monaco per seguire “l’avénment” del Principe Alberto II. Sono fiduciosa che presto verranno tante altre possibilità, anche fuori dallo studio del Tg, al di là del confine.
D: Qual è, se c'è, il tuo giornalista di riferimento e perché.
Del suo modo di pensare non condivido proprio tutto, ma ammiro molto Oriana Fallaci, se non altro per il suo coraggio di dire ciò che pensa senza mezzi termini. Ma il mio riferimento vero sono i miei “superiori”, con cui lavoro quotidianamente e dai quali ho imparato e sto imparando tantissimo.
D: Parlaci un po' della tua esperienza cinematografica con Marco Risi.
Vecchi ricordi! Tanto divertenti. Un ruolo che fu un misto di attrice e ballerina: nel film “L’Ultimo Capodanno” facevo parte del corpo di ballo di uno spettacolo che andava in onda il 31 dicembre. Insomma la tv nel cinema, per intenderci! Se solo mi viene in mente la parrucca che indossai, mi fa ancora male la testa! Scherzi a parte anche Cinecittà conserva un posto nel mio cuore.
D: Non tutti sanno che sei anche un'ottima ballerina...
Diciamo un po’ fuori misura, data la mia altezza. La danza è stato il mio primo amore. Quando ancora non vivevo a Roma ci venivo appositamente per studiare. Magari avessi il tempo per tornare allo IALS che gli addetti ai lavori conoscono bene. Per svago, intendiamoci!
D: Guardando il tuo curriculum verrebbe da dire che sei una vera e propria showgirl. Non ti sta stretto il ruolo di telegiornalista?
No, niente affatto. Mi piace tanto il ruolo di “anchor”, è stimolante e richiede grandi capacità professionali, soprattutto quando, com’è il nostro caso, sei in diretta per circa sei ore, alle prese con mille notizie. Magari un giorno riuscirò ad avere un programma tutto mio. Chi lo sa!
D: Grazie alla conduzione nella prima televisione all news italiana e - consentilo - anche un po' grazie a telegiornaliste.com sei ormai diventata un volto familiare. La cosa ti infastidisce?
E perché dovrebbe infastidirmi, fa piacere essere riconosciuti. Sono orgogliosa del mio lavoro. Lo faccio con molta serietà e questo mi fa vivere in equilibrio con me stessa e con i miei telespettatori.
D: Cosa rispondi a chi attende la tua conduzione soprattutto per ammirare la tua bellezza?
Ehi, non dimenticate che c’è non solo un volto, ma tanto lavoro ed impegno davanti a quella telecamera! Siamo sinceri, dopo un po’ alla bellezza ci si abitua. Mi piace pensare di essere ammirata soprattutto per come svolgo il mio lavoro, ci metto davvero molto impegno. Grazie a chi mi dice di essere bella, ma grazie di cuore a chi mi dice di essere brava!
D: Veronica Voto cosa vuole fare da grande e come si vede tra dieci anni?
Ma io sono grande. E voglio fare quello che faccio: la giornalista. Come mi vedo fra dieci anni? Mi fa quasi paura dirlo, se non altro per scaramanzia. Diciamo che mi vedo come una giornalista che è diventata più brava e che deve pensare anche ad un altro genere di impegno: quello di mamma.
D: Da sette mesi sei professionista. Cosa consigli a chi - ragazze o ragazzi - volessero seguire le tue orme?
Consiglio di credere in se stessi, di impegnarsi e di non fermarsi di fronte agli ostacoli. E’ un traguardo difficile, ma non impossibile. Bisogna dare il massimo, anche se questo vale sempre nella vita di tutti noi, non solo in quella di un giornalista.
MONITOR Come se gli anni non fossero passati di Silvia Grassetti

Allo sfumare delle trombe della sigla, ci è apparsa, preannunciata dalla sua nota voce, una rediviva Cristina Parodi mezzobusto serale del Tg5.
Il volto angelico della brava tgista, sovrastato dalla frangetta sgarzolina stile collegiale - forse non del tutto a-la-page, ma certamente funzionale allo scopo: la sensazione dei telespettatori non è tanto che gli anni non siano passati, dalla sua ultima conduzione del tg prima del "grande salto" verso il rotocalco del pomeriggio di Canale5, quanto di essere tornati indietro nel tempo di un decennio.
Lo stile, la familiarità con le telecamere nell'annunciare le notizie, la bravura della Parodi nel condurre il tg più importante della rete Mediaset più importante, evidenziano quanto la lunga esperienza televisiva della anchorwoman l'abbia resa un'ottima professionista. Anche se dalla frangetta improbabile.Gli anni di Verissimo non sono passati invano: la Parodi è molto comunicativa nell'introdurre le notizie curiose o di costume - che purtroppo, dobbiamo constatare, ormai occupano circa metà dell'intero tg. Ma di certo, facciamo meno fatica a rassegnarci alla nuova leggerezza del notiziario di Carlo Rossella, se quella leggerezza ci viene presentata dai dolci occhioni di Cristina.
Tra i sogni nel cassetto della tgista c'è la conduzione di un programma di approfondimento stile Porta a porta o il nuovo Matrix di Enrico Mentana.
Se il Chicco nazionale dovesse tornare al filone delle interviste esclusive, deluso dagli ascolti, una sostituta sarebbe forse già pronta a rilevare il programma per traghettarlo verso ben altri lidi.
CAMPIONATO Una Busi d'altri tempi  di Rocco Ventre

Dopo il quarto turno continua la fuga solitaria della coppia Luisella Costamagna e Maria Concetta Mattei sempre in testa alla classifica a punteggio pieno. 
Arriva la prima battuta d'arresto per Manuela Moreno sconfitta pesantemente dalla lanciatissima Monica Vanali a cui evidentemente fa molto bene la visibilità domenicale al fianco di Bonolis.
Stessa sorte della Moreno per Maria Grazia Capulli battuta da una Maria Luisa Busi che negli ultimi due turni sembra essere tornata ai fasti del 2001.
Da segnalare in coda le due cenerentole Maria Leitner e Marica Morelli ancora ferme a zero punti.
Quarto turno di serie B negativo per Mediaset: eliminate Patrizia Caregnato e Annalisa Spiezie
CRONACA IN ROSA  RU486: pillola a un bambino mai nato di Fiorella Cherubini

L’aborto ha sempre rappresentato un tema scottante, soprattutto in Italia, dove la cultura è fortemente influenzata dalla “lobby vaticana”; ma l'aborto rappresenta anche una rampa di lancio per i missili retorici dei moralisti, che deprecano chi vi ricorre e le alternative che rendono possibile tale pratica.
Negli ultimi giorni, l’argomento è tornato alla ribalta impegnando medici e politici in un acceso dibattito.
Come noto, nel 1978 fu approvata e resa operativa in Italia la Legge 194, che permette di abortire legalmente, entro 90 giorni dall’inizio della gravidanza, a carico del Sistema Sanitario Nazionale.
Ancora oggi, nel secondo millennio, la IVG (Interruzione Volontaria di Gravidanza) viene praticata, in Italia e in alcuni altri Paesi, attraverso un intervento chirurgico, nonostante la scienza abbia trovato almeno un metodo nuovo: ugualmente efficace, economicamente meno dispendioso e soprattutto meno traumatico per la donna. Si tratta della RU486, la pillola per l’aborto farmacologico.
L’anti-ormone, scoperto dal professore Etienne-Emile Baulieu permette di abortire tra le sei e le otto settimane di gravidanza, provocando, mediante l’assunzione della RU486, sintomi analoghi a quelli di un’interruzione di gravidanza spontanea e solo nel 5 % dei casi si rende necessario un successivo intervento chirurgico.
Il farmaco, in uso in Francia dal 1988, è già diffuso in molti Paesi: Gran Bretagna, Svezia, Austria, Belgio, per citarne alcuni.
In Italia la sperimentazione della pillola RU486 è partita nei giorni scorsi, dopo una battaglia di ben 5 anni: l’ospedale Sant’Anna di Torino ha infatti ottenuto l'autorizzazione a sperimentare il farmaco su 400 donne. Nonostante il riserbo dei medici, il passaparola tra le pazienti è partito e le richieste sono numerose.
Sull’avvio della sperimentazione pendeva da giorni l’incognita, dei controlli ordinati dal ministro della Salute Francesco Storace; incognita che si è risolta con la sospensione della sperimentazione, lo scorso 21 settembre, a causa del presunto mancato rispetto delle procedure e delle indicazioni del Consiglio Superiore di Sanità. Gli ispettori dell’Aifa (Agenzia dei farmaci) avrebbero infatti riscontrato alcune anomalie nella sperimentazione.
«Non si tratta di un problema etico - aveva affermato Storace - infatti si comprende l’utilità del suo utilizzo per evitare un’operazione chirurgica, ma è anche giusto sapere se questo farmaco fa bene o fa male e come vengono reclutate le donne. Bisogna essere prudenti ed astenersi da tanto entusiasmo e tanta fretta».
Un'empasse annunciata: la presunta semplicità dell’aborto farmacologico ha più volte sollevato le polemiche dei politici e del mondo cattolico. Nel 2001, una nota della Curia Torinese condannava il “primato negativo di Torino, unica città a rendere più facile l’aborto”.
Dubbi etici e medici spianarono la strada ad anni di rifiuti e rinvii, e solo alla fine del 2004 l’Istituto Superiore di Sanità e il Comitato bioetica della Regione accordarono al Sant’Anna di Torino il nullaosta per la sperimentazione della RU486. Per arrivare ad oggi: 21 giorni di sperimentazione, e poi la sospensione per presunte irregolarità procedurali.
Sicuramente esistono metodi più ortodossi dell’aborto per prevenire gravidanze indesiderate, ma non sempre e non tutte le donne vi fanno ricorso dopo un “attimo di piacere incosciente”: se la sperimentazione potrà riprendere e se darà esito positivo, ci auguriamo che anche in Italia si legalizzi la RU486, capace, almeno, di evitare alla donna interventi invasivi e traumatici e inutili sofferenze fisiche.
Nessuna donna sarà mai al riparo dalle conseguenze psicologiche e morali che comporta una scelta come l'aborto; ma crediamo sia eticamente accettabile che il progresso sia al servizio delle persone, consentendo loro, se possibile, di soffrire di meno.
CRONACA IN ROSA  Tutti vincitori, nessun vincitore di Tiziana Ambrosi

Le elezioni in Germania, tenutesi domenica 18 settembre, hanno fornito l’unico risultato che non ci si aspettava, vale a dire un pareggio sostanziale.
Se fino a pochi mesi fa, il Cancelliere (ex?) Schroeder veniva dato per spacciato, con sondaggi in picchiata e un distacco di quasi 20 punti rispetto alla leader della CDU Angela Merkel, prima potenziale Cancelliere donna e per giunta dell’Est, i sondaggi a pochi giorni dal voto esaltavano un netto equilibrio di preferenze ed un numero altissimo di indecisi, quasi 10 milioni, su una popolazione votante di 62 milioni.
Dallo scrutinio dei voti risulta un distacco di circa l’1% (SPD-Socialdemocratici di Schroeder al 43,3 e CDU-Cristianodemocratici della Merkel al 35,2) ed una differenza di 3 seggi a favore della CDU.
E’ chiaro che né l’uno né l’altro schieramento ha facoltà di governare, con distacchi così limitati, e pertanto, nonostante entrambi i canditati si dichiarino vincitori (Schroeder nei fatti, ma non nei numeri, la Merkel nei numeri ma non nei fatti) si cerca di correre ai ripari ipotizzando varie configurazioni di alleanze tra i partiti.
Il problema è spinoso: se da una parte i Verdi, al governo con Schroeder nella passata legislatura, portano un 8% che non è determinante ai fini dell’ottenimento della maggioranza assoluta, dall’altra gli ex Comunisti, guidati da Lafontaine, ottengono uno sbalorditivo 8,7 % (il doppio rispetto alle politiche del 2002), che lascerebbe suppore un governo di centro-sinistra.
In realtà le divergenze con SPD e Verdi sono profonde e quindi un’alleanza con i Linke (gli ex Comunisti appunto) appare assai improbabile, sia da parte degli uni che degli altri.
CDU, SPD, Verdi, Liberali (FDP), questi sono in sostanza i soggetti che decideranno le sorti della Germania.
Ruolo di rilevanza lo ottengono in particolare i Liberali dell’FPD, con quasi il 10 % dei voti ed in netta crescita in tutto il Paese. Percentuale di voti che con il gioco delle alleanze può far pendere la bilancia dall’una o dall’altra parte.
Possibile anche la cosiddetta Grosse Koalition, tra Socialdemocratici e Cristianodemocratici, con Schroeder e Merkel a “giocarsi con la monetina” il Cancellierato, atta a creare una sorta di grande centro.
Forse la più plausibile in questo momento, visto che il popolo tedesco ha deciso di bocciare tanto la linea di riforme della Merkel in campo fiscale (aumento dell’I.V.A. e livellamento delle tasse) quanto la politica di Schroeder (disoccupazione, economia in lentissima ripresa).
Intanto la palla è al centro e si prende tempo, discutendo eventuali alleanze con i propri avversari e aspettando l’elezione a Dresda (rimandata al 2 ottobre per la morte di una candidata), che, portando complessivamente tre seggi, renderebbe ancora più spinosa la situazione in caso di vittoria della SPD. In questo caso i seggi tra i due schieramenti sarebbero esattamente alla pari.
Una nota di colore per quanto riguarda l'eco dell'elezione in Germania nel nostro paese: esultanza da parte di Prodi, Rutelli e Bertinotti, perchè in Germania la Sinistra è al 50%, esultanza della CdL perchè Schroeder, dato per spacciato, ha saputo tamponare e risollevare le sorti del proprio partito. Che addirittura la CdL prendesse a modello di vittoria un uomo di sinistra, proprio non ce lo aspettavamo.
CRONACA IN ROSA Yahoo: il motore di ricerca delatore di Marina Iurillo

Shi Tao, caporedattore di un giornale di provincia della città di Changsha, in Cina, è stato condannato a 10 anni di carcere.
L'accusa? "Diffusione di segreto di Stato". Un'accusa grave...ma procediamo con ordine.
Ogni anno le autorità di Pechino, all'approssimarsi dell'anniversario della strage di piazza Tienammen (4 giugno 1989), inviano una circolare a tutti i giornali intimando di evitare inutili rievocazioni, di cancellare la notizia dal palinsesto, di non ricordare il massacro.
Ed ecco il segreto di Stato e la colpa di Shi Tao: aver inviato ad un amico una e-mail in cui citava la circolare, lamentando l'assurda e ignobile censura del regime.
Ma come ha fatto la polizia cinese a intercettare una semplice e-mail privata? Semplice: Shi Tao - disgraziatamente per lui - usava la posta elettronica di Yahoo.
E' Yahoo ad aver passato la notizia alla polizia cinese.
Il portale, con sede in California, non cerca nemmeno la smentita: «ci siamo semplicemente attenuti alle leggi cinesi».
La verità è che in Cina qualsiasi azienda che opera su Internet, specialmente se straniera, deve accettare obblighi legali che costringono all'implementazione di sistemi censori ad alta tecnologia, attraverso cui si possono selezionare, tra tutte le e-mail inviate, quelle che contengono alcune parole chiave (libertà, democrazia, eccetera).
E' attraverso questo sistema che il governo cinese controlla, censura e punisce con durezza chi osa, anche solo nella sua privata intimità, contestarlo.
E a questo gioco Yahoo si presta da servo fedelissimo: lo sa bene Shi Tao, che adesso dovrà scontare 10 anni della sua vita in galera per lo zelo del portale americano.
«Solo rispetto della legge», assicura Yahoo: «la giustizia e la moralità della stessa non sta a noi sindacarla, non entriamo nel merito».
Che il colpo messo a segno con l'acquisizione parziale di Alibaba, con cui Yahoo si immette con prepotenza sul panorama virtuale cinese, con guadagni astronomici assicurati, sia solo un caso?
CRONACA IN ROSA Il giallo di Latina di Rossana Di Domenico

Non è stato un attentato, ma un tragico incidente? La Procura della Repubblica sembrava avere risolto almeno in parte, il giallo dell’appuntato Alberto Andreoli, morto in seguito all’esplosione di una bomba nella caserma dei Carabinieri di Latina.
Il 15 settembre scorso, in un comunicato alla stampa, la Procura aveva escluso al 99% l’atto terroristico, sottolineando come a causare l’esplosione fosse stata una bomba a mano di fabbricazione russa, e affermando che chi l’aveva portata all'interno della caserma pensava che fosse inoffensiva. Dunque né gli anarchici né la camorra sono coinvolti nella morte del
carabiniere.
Dopo l’esame autoptico e i primi accertamenti, eseguiti dal RIS dei Carabinieri, in collaborazione con gli artificieri, sui residui nella stanza in cui è avvenuta l’esplosione, sembrava quindi da escludere l’atto terroristico. «La fabbricazione russa è stata accertata dalla superficie liscia dell’ordigno», ha affermato il PM.
Ma il prosieguo delle indagini per capire le modalità di introduzione della bomba e gli eventuali responsabili ha dato origine a due piste principali: secondo la prima, in ordine di tempo, l'ordigno potrebbe essere un "souvenir" a ricordo di una missione internazionale dirante la guerra del Kosovo. L'ipotesi è stata esclusa con fermezza dai carabinieri.
La pista al momento più accreditata è connessa ad attività di terrorismo arabo: il giorno prima dell'esplosione, alcuni islamici erano stati portati in caserma per accertamenti. L'ipotesi degli inquirenti è che sia stato proprio uno di loro a depositare la bomba a mano, prima del rilascio da parte dei militari.
Intanto, lo scorso 19 settembre si sono svolti a Latina i funerali di Alberto Andreoli. Migliaia di persone, tra cui il ministro Pisanu e le massime autorità locali, sono intervenute per dare l’ultimo saluto al militare, che lascia una moglie e due figli. Durante la cerimonia, il vescovo, monsignor Petrocchi, più volte ha invitato la magistratura a fare chiarezza sull’accaduto.
CRONACA IN ROSA COMUNICATO STAMPA: Intorno alle donne

Dall’incontro tra il giornalista Pasquale Bottone e la Consigliera di Parità della provincia di Viterbo, Maria Antonietta Russo, è nata l'iniziativa Intorno alle donne: una serie di eventi culturali, incontri e dibattiti incentrati sulla condizione femminile contemporanea in Italia e nel mondo e sulla necessità di creare sempre nuove condizioni per favorire un ingresso più soddisfacente della donna negli ambiti lavorativi.
Intorno alle donne vuole essere un osservatorio non ideologico al riguardo e soprattutto un imput al confronto e alla discussione tra i due sessi, grazie a cui favorire un cambio di tendenza, e far sì che le donne trovino più attenzione nella società nei confronti dei loro problemi, sia privati che lavorativi, che si elaborino delle proposte in grado di facilitare il loro spirito di iniziativa, la loro creatività, foriera magari di nuove possibilità occupazionali.
La rassegna, che si svolgerà alla sala della provincia di Viterbo da settembre a dicembre, vedrà la partecipazione di giornaliste e scrittrici su temi di ampio respiro riguardanti l’universo femminile: ogni donna avrà un ospite maschile con cui instaurare un confronto paritario.
Tra le partecipanti Serena Zoli del Corriere della sera, Valeria Palumbo de L’europeo, l’attrice televisiva Alessandra Faiella (Tunnel, Pippo Chennedy show), la direttrice di telegiornaliste.com Silvia Grassetti, il direttore editoriale di studenti.com, Irene Morrione.
Tra gli uomini presenti il caporedattore de L’Espresso Alessandro Gilioli, il giornalista scrittore Massimo Cotto, lo scrittore Franco Limardi.
Il primo incontro, sul tema «Il futuro delle donne» avrà luogo lunedì prossimo, 26 settembre.
cliccare qui per vedere la locandina dell'evento
FORMAT Matrix, rivoluzione da rivedere di Filippo Bisleri

Non funziona. Caotico, spezzettato dalla pubblicità, un brutto tentativo di essere simile a Porta a Porta e al Maurizio Costanzo show cercando di mixarne le caratteristiche migliori.
Parliamo di Matrix che non si sta affatto rivelando, nonostante i buoni ascolti, il grande successo che Enrico “Chicco-mitraglietta” Mentana si aspettava.
L’aveva studiata per mesi questa trasmissione, tanto che qualcuno dice che la sua insistenza con l’editore Piersilvio Berlusconi per trasferire il Costanzo show sul digitale terrestre sia stata tra le cause del suo “dorato” (visto il cachet) allontanamento dalla direzione del Tg5.
Mentana appare iperagitato, quasi tarantolato. E questo, conoscendo il “Chicco nazionale”, non sarebbe neanche sorprendente. Ma è un vero rompicapo seguire la linea logica del programma del telegiornalista - che ha provato anche a svolgere due temi completamente diversi all’interno della stessa puntata. Viene quasi da pensare che, in alcuni frangenti della trasmissione, solo Mentana stesso abbia una pallida (ma non completa) idea del filo rosso che lega gli argomenti trattati.
Contava, Mentana, di dare al suo Matrix le due settimane di rodaggio necessarie ad affrontare e vincere la sfida con Bruno Vespa e il suo Porta a porta, visto che il digitale terrestre fatica a decollare - tanto che Mediaset ha dovuto tentare il colpo gobbo di avere per il suo digitale terrestre l’esclusiva del big match della terza giornata della serie A di calcio, Sampdoria-Milan, ma senza risultati.
Invece Vespa ha anticipato le sue trasmissioni e ha battuto il buon Mentana che, a detta dei “rumors” di casa Mediaset, potrebbe anche pensare di cancellare l’avventura televisiva sul fronte del talk-show e tornare ad interviste esclusive come quella con Oriana Fallaci.
Chicco, però, a nostro avviso deve insistere, apportando qualche correttivo alla trasmissione perché, tutto sommato, la formula generale funziona. Forse l'ansia da audience e, in parte, il suo carattere da peperino, stanno giocando un brutto tiro al telegiornalista Mediaset, che strizza l’occhio alla sinistra ma poi si becca, in diretta televisiva, il rimbrotto di un risentito sindaco diessino di Roma, Walter Veltroni, accusato dal buon Chicco di essere un raccomandatore. Cosa che ha portato tutti a riflettere sui tanti “raccomandati” della redazione del Tg5 dell’epoca Mentana.
L'esperimento di Mentana per ora ha avuto esiti fallimentari, ma il rimedio è semplice: liberarsi dall’ansia della notizia dell’ultima ora, e trasformare Matrix da tg allungato a vero e proprio show.
FORMAT A colpi di fiction di Giuseppe Bosso

Una ragazza dell’Ottocento, bionda e con gli occhi azzurri, di umili origini ma tanto bella quanto battagliera può incrociare la spada verso un commissario di polizia dei giorni nostri, inconfondibile per la sua “pelata” e la sua parlata siciliana, che punta verso di lei una moderna pistola? Questo è il duello a cui assisteremo per due giovedì consecutivi in prima serata.
Elisa di Rivombrosa contro il commissario Salvo Montalbano, al secolo Vittoria Puccini e Luca Zingaretti, nel primo grande confronto che la nuova stagione televisiva propone; due punti di forza rispettivamente per Mediaset e Rai, due idoli del pubblico, tanto ammirati quanto imitati nelle immancabili parodie.
Mentre il poliziotto, nato dalla sapiente penna di Andrea Camilleri, con questi due episodi si congeda definitivamente dal pubblico, dopo anni di successi che hanno consacrato l’attore romano - in questi giorni anche al cinema con Margherita Buy -, l’eroina che due anni fa ha conquistato il pubblico e spopolato alla notte dei Telegatti (4 nominations su 4) è giunta al secondo capitolo, e non è da escludere che in futuro ce ne sia un terzo, comunque non per la regia di Cinzia Th Torrini, che ha filmato solo una parte delle nuove puntate.
Così diversi tra loro, ma così uguali in quella semplicità che ha determinato il loro successo. Montalbano non è mai stato il classico poliziotto tutto d’un pezzo o un carrierista pronto a tutto per raggiungere i piani alti: intuitivo nel risolvere i casi quanto intraprendente nella vita privata, legato alla sua donna con la quale però non riesce a compiere il grande passo, il tutto con un pizzico di humor made in Sicily.
Dal canto suo Elisa è figlia del suo tempo, tempo di rivoluzione, figlia di una classe sociale in fermento pronta a rovesciare quella nobiltà oppressiva e arrogante, alla quale, pecora bianca tra le tante nere, appartiene il conte Fabrizio Ristori (Alessandro Preziosi), che ruberà il cuore di Elisa e la sposerà, per poi perire tragicamente nelle prime puntate della nuova serie, lasciando la nostra eroina nella più nera disperazione, dalla quale sfuggirà grazie al nuovo personaggio al quale è stato affidato l’arduo compito di sostituire il Ristori nel suo cuore e in quello delle tantissime fans.
Che vinca il migliore nella feroce battaglia degli ascolti, nella consapevolezza che, comunque vada, sia il poliziotto che la popolana la loro sfida l’hanno già vinta: entrambi infatti erano partiti come scommesse azzardate, alle quali i rispettivi vertici aziendali non avevano prestato molto credito, per poi venire travolti dallo straordinario successo riscontrato che, nel caso di Elisa, ha fatto fare pubblica ammenda nientemeno che a Maurizio Costanzo
FORMAT Telegiornaliste/i + Telegiornaliste/i – di Filippo Bisleri

Primo gradino del podio di questa settimana alla bravissima Cristina Parodi. Un rientro in grande stile, il suo, in un Tg5 che ha rinnovato anche grafica e stile nei servizi. Ha portato, all’interno del Tg5 delle 20.00, anche una ventata di spiritosaggine e qualche sorriso tipico di quando lanciava servizi a Verissimo, o si divertiva al momento del rientro in studio per un servizio ben riuscito. Pare di capire, poi, che la brava Cristina abbia saggiamente deciso di giocare le sue carte sul fronte della professionalità e non, come annunciato in alcuni magazine di gossip, in versione “stettata”. Brava. Per lei un bel “9”.
Secondo gradino del nostro podio a Martina Maestri. Deliziosa lo è e si vede. Timida non lo si direbbe, almeno a vedere la grinta con cui è sulla notizia quando fa la bordocampista nei match del bouqet Sky. L’avevamo già segnalata in passato sia nella classifica sia nelle rubriche dedicate alle tgiste. Ci sembra che la brava Martina sia, insieme alla collega di rete Alessia Tarquinio, una delle migliori realtà giornalistiche del panorama televisivo italiano del terzo millennio. Complimenti per le prime prove di stagione a Martina e siamo certi che, nel proseguio della stagione (e ai Mondiali) non ci deluderà. “8.5”.
Conferma sul podio per Alberto Brandi, anche se scende dal gradino più alto ad un ideale bronzo. Il tgista nerazzurro, di dichiarata fede interista, che conduce Guida al campionato, conferma la sua bravura e versatilità alla guida di un programma già sottoposto ad annuali mutazioni per il lancio di nuovi comici e che, quest’anno, sta anche affinando la propria conformazione per essere il traino migliore al pomeriggio sportivo Mediaset. Peccato che il passaggio a Buona domenica rovini i suoi sforzi. Ma Brandi lo promuoviamo. Con un bell' 8-.
Non ci siamo. Pressing Champions League ha guadagnato nell’agilità dei servizi e nel tempo di irradiazione sugli schermi televisivi. Ma i commenti del telegiornalista Massimo De Luca, e le sue domande scontate, fanno cadere le braccia. Quest’anno, poi, gli manca anche la validissima spalla dell’ottima Beatrice Ghezzi. E il risultato è da pollice verso. Rimandato alla prova di appello del secondo turno. Con un “4.5”.
Spiace, ma tocca la bocciatura anche per Paola Ferrari. Nella nuova formula della Domenica sportiva, più orientata a mostrare le curve della Seredova che i gol o le azioni salienti delle partite della giornata, Paola Ferrari, pur brava giornalista, appare come un elemento decorativo. Per intenderci: come la Vanali della prima puntata di Serie A. Certo, la Ferrari interviene di più. Ma la sua presenza non apporta migliorie al programma. Rimandata. Con un “5”.
Pur se meritevole della sufficienza, assegniamo l’ultimo gradino del contropodio a Diletta Petronio. Tra colleghe più interessate ad apparire che a dare notizie, tra meteorine ed Emilio Fede, la Petronio si dimostra grande professionista, persona di grande preparazione e molto attenta al rapporto col pubblico. Forse meriterebbe un tg più di qualità. Magari Studio aperto. In attesa del cambio di casacca le assegniamo un “6” e il gradino più alto del contropodio, certi che potrà salire presto sul podio dei migliori.
TELEGIORNALISTI Tiziano Gualtieri di Tiziana Ambrosi

 Questa settimana la nostra rubrica vuole uscire dalla serietà che di solito le è congeniale.
Il personaggio di cui ci occuperemo ci riguarda da vicino, pertanto concedeteci questo divertito e affettuoso ritratto di un giornalista che è ormai diventato un factotum a tutti gli effetti: Tiziano Gualtieri.
Telegiornalista, viceamministratore del forum a noi collegato, vicedirettore di telegiornaliste.com, curatore appassionato di un blog. Insomma attenti: potreste ritrovarvelo a vendere frutta e verdura nel negozio sotto casa!
L’identikit del nostro: altezza… media (diciamo una via di mezzo tra un pigmeo e un pigmeo gigante), occhiali, pizzetto da seduttore e basetta pronunciata. Capelli: tutti. Almeno per ora.
La sua biografia è sparsa un po’ dovunque: nato in Veneto, residente in Friuli, lavoratore in Lombardia. Ma andiamo con ordine.
Tiziano nasce a Feltre, in provincia di Belluno, il 6 marzo 1978; della sua infanzia sappiamo poco, tranne che faceva impazzire la mamma. Si sposta poi in un paese che più in là non si può: Tarvisio. Lì la sua attività principale è quella di spalare la neve, da ottobre a maggio. Frequenti e documentate le sue scorribande in territorio austriaco.
La carriera giornalistica inizia per Tiziano come corrispondente del Gazzettino di Venezia, con il quale collabora per sette anni. Nel settembre del 2001, il primo passo verso il sogno con pazienza coltivato: l’iscrizione all’albo dei giornalisti pubblicisti.
Arriva poi la proposta che cambia qualche punto fermo della sua vita, in particolar modo la residenza. Tiziano accetta infatti una proposta presso una rete locale di Brescia, ReteBrescia appunto: qui ottiene l’incarico di redattore e di conduttore del telegiornale. Inoltre è spesso ospite di un programma sportivo sulla stessa rete - leggendari i suoi trenini con le vallette al momento del gol.
Per chi volesse conoscerlo meglio, alcuni dei suoi scritti sono qui, in questo magazine: uno stile sobrio, un pensiero moderato e ragionato, derivante dalla sua predisposizione ad ascoltare e metabolizzare quel che gli altri dicono e scrivono.
Altri pensieri li si possono trovare nel blog pensieri in libertà nel quale si definisce «un giornalista in 'espansione' che spesso tenta di ribellarsi all'incubo dei trentasei moduli.
Su queste pagine troverai, sparsi qua e la, i miei pensieri che non avranno mai spazio tra le righe di un giornale...
soprattutto se sono così lunghi

Nel novembre 2004 si iscrive all’Albo dei praticanti, un altro gradino verso la meta del tesserino da giornalista professionista.
Un prezioso collaboratore di telegiornaliste.com, e un amico. In bocca al lupo per la tua carriera!

VADEMECUM  Quali figure di giornalisti di Filippo Bisleri

La legge istitutiva dell’Ordine dei giornalisti, sopravvissuta tra l'altro ad un tentativo di abolizione referendaria, riconobbe subito tre figure di giornalisti: della carta stampata, della radio e della televisione.
Ma il regolamento della legge professionale, dal 1965 in poi, ha introdotto anche altre figure giornalistiche, quali i grafici e i tele-cine-foto-operatori. Viene riconosciuta come attività giornalistica (ma è l’unica a non poter accedere, per ora, al praticantato) quella del disegnatore-vignettista.
Avendo poi parlato nelle puntate precedenti di giornalisti professionisti e di giornalisti pubblicisti (oltre agli stranieri e a quelli iscritti nell’elenco speciale), giova in questa occasione ricordare che il direttore di una testata giornalistica può essere sia professionista sia pubblicista.
Il dubbio sul fatto che tutte e due le categorie degli iscritti potessero fungere da direttori responsabili delle pubblicazioni fu dissipato dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 98 del 1968.
Ricordiamo poi che le tariffe per le prestazioni professionali al di fuori del contratto di lavoro dipendente (Fnsi, Federazione nazionale della stampa italiana o altri) sono regolate, di anno in anno, da un tariffario che stabilisce i compensi minimi per le diverse prestazioni giornalistiche secondo una precisa casistica (notizie, articoli, servizi, servizi foto-giornalistici e servizi cine-videogiornalistici, uffici stampa, impostazioni grafiche di quotidiani e periodici), e a seconda che le testate siano di carattere nazionale o locale, radio, tv o agenzie.
Il “vizio” di forma sta però nel fatto che il tariffario di anno in anno messo a punto dall’Ordine nazionale dei giornalisti non costituisce un vincolo per gli editori che, solitamente, applicano, al momento del pagamento dei collaboratori free lance, delle tariffe di gran lunga inferiori a quelle previste.
L’Ordine, poi, ha emanato una serie di codici deontologici a favore dei minori (Carta di Treviso), per la privacy, e raccolto la risoluzione del Parlamento europeo (1994) sulla segretezza delle fonti di informazione dei giornalisti.
(5 – continua)
EDITORIALE  Convergenza? No, grazie. di Tiziano Gualtieri

«Convergenza? Vade retro». E no, caro il mio Steve Jobs, anche se sei il guru di Apple, colui che insieme a Stephen Wozniak contribuì a cambiare il mondo dei pc, non puoi distruggere così anni di intenso lavoro.
L'inventore del modo moderno di utilizzare il computer, con la sua affermazione, ha causato un terremoto nel mondo della tecnologia, stravolgendo i piani di tutti coloro che puntavano proprio su una sempre maggior interazione tra computer e televisione, fino a giungere alla tanto ventilata futura fusione.
Era il lontano 2001 quando scrissi la tesi: "Il telegiornale e l'informazione televisiva sulla Rete nell'era della convergenza digitale". Allora sembrava qualcosa di innovativo, una sorta di passaggio obbligato: i primi telegiornali erano sbarcati su Internet, potevano essere consultati gratuitamente on demand.
D’accordo l'interazione con l'utente era poca, ma tutto faceva presupporre che in poco tempo il fruitore del servizio avrebbe potuto compiere scelte maggiori su ciò che veniva mostrato, magari potendo accedere ad approfondimenti specifici, altrimenti impossibili con lo stesso servizio trasmesso sulla televisione. Erano altri tempi e le ali dell'entusiasmo ci avevano fatto pensare in grande.
In realtà non sono stati fatti grossi passi in avanti e ora - queste dichiarazioni di Jobs - rischiano di mettere davvero la parola fine a questa possibilità.
Ma come, per anni ci hanno spiegato che il futuro sarebbe stato quello dell'alta tecnologia, di riuscire a concentrare in un unico oggetto tutte le possibilità fornite dalla tecnologia - basta vedere i cellulari che per ora fanno quasi tutto tranne il caffè - che la convergenza sarebbe stato il momento di passaggio a un'altra era.
Ora, invece, scopriamo che proprio colui che ha contribuito a diffondere il computer sino a farlo diventare un qualcosa di irrinunciabile e che non può mancare in nessuna casa, si tira indietro.
E no, caro Jobs, troppo comodo.
«Fondere tv e computer? Non funzionerà, non entrerà nei salotti. Sono scettico». Lo stile conservatore del papà di Macintosh ha quasi dell'incredibile. Nessuno di noi era abituato a sentirlo parlare così. Eppure - volendo analizzare a fondo la questione - un po' di ragione c'è a voler essere pessimisti.
Svariati sono stati i tentativi di far sbarcare Internet sulla tv (chi si ricorda quella fantomatica tastiera che, collegata direttamente al piccolo schermo doveva consentire la navigazione?), tutti tentativi miseramente naufragati nell'indifferenza collettiva.
Forse la gente non è ancora pronta a poter sfruttare le potenzialità che potrebbero essere offerte, anche perché non è ancora abituata all'interattività. A questo punto c’è davvero da chiedersi se, e quando, lo sarà.
L'ennesimo tentativo, questa volta italico, vede affrontarsi Telecom e Tiscali. Da alcuni mesi, la prima sta testando l'Iptv (la tv su protocollo Ip) mentre la seconda ha annunciato che i test inizieranno in autunno. Italia in assoluta controtendenza, quindi, rispetto a quanto dice il boss della Mela.
Da noi, strano perché solitamente siamo uno dei Paesi che arriva dopo, si crede ancora nella tv via Internet che – almeno ascoltando gli addetti stampa – sembra essere ufficialmente partita. Pioniera del settore era stata FastWeb, la cui tv digitale - attiva dal 2001 - raggiunge, però, solamente le case cablate dalla società milanese. L’innovazione attuale dovrebbe venire dalla diffusione su larga scala della "nuova" televisione che, nelle intenzioni, sposterà una parte del pubblico televisivo dall'antenna al doppino telefonico.
Anche il Regno Unito sembra non essere particolarmente preoccupato delle affermazioni di Jobs, con il servizio pubblico (la BBC per intenderci) che consegnerà a cinquemila spettatori un nuovo software che – opportunamente installato sul pc – consentirà di scaricare la programmazione della tv di Stato.
Il messaggio è chiaro: andare avanti con la sperimentazione nonostante i commenti "distruttivi" di alcuni soggetti - Jobs in primis - facendo maturare Internet e immettendola dentro il grande circuito dei mezzi mainstream.
Europa contro USA, quindi, per ottenere il primato e sconfiggere la televisione "tradizionale". Un azzardo non da poco che, però, potrebbe portare alla nascita - nel 2006 - di un altro modo di vedere (ma soprattutto di fare) informazione.
 
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