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Telegiornaliste N. 21 del 3 ottobre 2005


Cambi, conferme, guerre e ricordi di Tiziano Gualtieri

Volevano dimostrare come il detto «squadra vincente non si cambia» potesse essere tranquillamente stravolto, ma hanno dovuto correre ai ripari e noi lo facciamo notare. Sotto la nostra lente d'ingrandimento, in questo numero, le evoluzioni di Omnibus e la promozione di Gaia Tortora.
Per una tgista che si sta facendo strada, ritorniamo – complice anche la cronaca – a parlare di una collega che pagò con la vita la sua passione: Ilaria Alpi e delle novità emerse dopo lo tsunami del dicembre scorso. Una situazione ancora talmente complessa che ogni nuovo elemento è capace di scardinare tutte le certezze, o presunte tali, raccolte fino ad oggi, come dimostrano le reazioni del presidente della Commissione Parlamentare Carlo Taormina.
Nel consueto spazio dedicato alla cronaca ritorniamo a parlare di giornalisti obiettivo di terroristi senza scrupoli. Questa volta non siamo in Iraq, bensì in Libano dove sembra aver preso il via una preoccupante striscia di sangue che vede quale target proprio i protagonisti dell'informazione. A parlarcene un vicario generale di una diocesi del Paese Medio Orientale.
Ma se è interessante capire come sul terreno si sta vivendo questa particolare situazione, di altrettanto interesse anche il racconto della nostra inviata Stefania Trivigno che ha vissuto dal vivo le notti bianche romane. Una faticaccia pazzesca.
In questo numero parliamo anche di un giornalista di guerra che, per ora, ha messo le tende a Uno mattina: Franco Di Mare.
Con l'arrivo dell'autunno, torna in auge anche il classico problema che vede protagoniste soprattutto le donne: quello legato al probabile e possibile aumento di peso. Un problema che attanaglia la donna del 2000, che non si accorge – però – di come la donna in cui c’è qualcosa da "toccare" continui a riscuotere un discreto successo.
Ovviamente non potevano mancare le due rubriche classiche: quelle dei giornalisti up & down (tanto per dirla all’americana) e quella dedicata alla professione giornalistica dedicata alla classica domanda se giornalisti si nasca o si diventi.
Spazio anche per un "commento" sulle dichiarazioni del Professor Romano Prodi che, in piena campagna elettorale, si accorge come le tv italiane non siano imparziali. Quasi come scoprire l’acqua calda.
Infine, un magazine dedicato alle donne, non poteva non parlare della scomparsa della prima signorina buonasera, ricordata in un pezzo che riesce a farla apprezzare come persona prima che come volto.
MONITOR Libano, ancora attentati di Filippo Bisleri

«Siamo ancora allibiti». Queste le parole del sacerdote libanese cristiano-maronita padre Mounir Khairallah, vicario generale della diocesi di Batroun. Nell’attentato di domenica 25 settembre, infatti, è rimasta ferita una nota giornalista televisiva libanese, May Shidyaq, che al momento dell'esplosione stava viaggiando a bordo della sua auto su una strada a nord di Beirut.
A riferire al popolo libanese e alla comunità internazionale il nuovo attentato terroristico sono state fonti della sicurezza nazionale (i cui vertici hanno poi rimesso i loro mandati) e il canale tv Lbc, l’emittente per cui la giornalista, rimasta gravemente ferita, lavora.
Shidyaq, di religione cristiana, è una presentatrice di telegiornale piuttosto conosciuta in Libano. «May Shidyak è rimasta seriamente ferita ed è stata portata in ospedale» ha annunciato in tv il collega Bassam Abu Zaid, aggiungendo che la donna è rimasta ferita in particolare alle braccia alle gambe.
Per la comunità cristiana del Libano, impegnata a fianco di quelle musulmane nel processo di pacificazione dell’ex “Svizzera del Medio Oriente”, l’attentato è stato un duro colpo. «Ci siamo sentiti ancora una volta impotenti - spiega padre Khairallah – come quando un’autobomba uccise l'ex premier Rafik Hariri all’inizio del 2005».
«Certamente il momento che sta attraversando il Libano è delicato e molto difficile», prosegue padre Khairallah. «Alcuni sostengono che forse è il peggiore dopo quello della lunga guerra civile che ha insanguinato il Paese dal 1975 al 1990. Ma, in realtà, quella lunga guerra non ha mai avuto fine. Anche perché in troppi hanno interesse a che la situazione libanese resti calda e le comunità delle diverse religioni trovino ostacoli al dialogo».
E perché questo? «Semplicemente – spiega padre Mounir – perché una situazione di conflitto crea terreno fertile per i fondamentalismi cristiani, musulmani ed ebrei e giustifica la presenza, anche militare, di Stati esteri. Noi libanesi, invece, agli Stati esteri, soprattutto all’Italia con la quale abbiamo un forte legame di collaborazione, chiediamo di sostenere il processo di pace, aiutandoci a far capire che gli attentati che stanno insanguinando la terra libanese sono mascherati dalla matrice religiosa ma, nella realtà, sono frutto della volontà di imporre i propri desiderata a tutti gli altri».
L’attacco alla giornalista di Lbc, che è un canale cristiano a lungo critico verso la tutela siriana sul Paese dopo la fine della guerra, è un nuovo atto di guerra contro il giornalismo.
«E devo dire – chiosa padre Mounir – che i giornalisti, cristiani o musulmani che siano, svolgono egregiamente il loro lavoro. Ma ai “signori” del terrore non sta bene, e cercano ogni modo per imbavagliare le voci libere e le informazioni e tarpare le ali al processo di pace».
MONITOR La “spedizione Bulgarelli” per far luce sul caso Alpi di Silvia Grassetti

Lo scorso 21 settembre, a Montecitorio, il deputato verde Mauro Bulgarelli ha tenuto una conferenza stampa per illustrare la sua più recente iniziativa volta a far luce sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin: una spedizione in Somalia.
Con l’appoggio di personaggi autorevoli come Francesco Cavalli dell’Associazione Ilaria Alpi e Luciano Scalettari, giornalista di Famiglia Cristiana che da anni segue la vicenda, Mauro Bulgarelli in Somalia ha raccolto testimonianze ed effettuato rilievi con magnetometri e contatori geiger, del cui esito ha informato i giornalisti durante la conferenza stampa: lungo la strada Bosaso-Garowe è sotterrato del materiale ferroso, probabilmente fusti contenenti sostanze tossiche.
Ilaria Alpi, come abbiamo già ricordato, sarebbe stata uccisa proprio perché aveva raccolto le prove di un traffico illecito con la Somalia, che sarebbe stato effettuato utilizzando le risorse e le navi della Cooperazione italiana, l’organismo nato con l’obiettivo dello sviluppo economico e sociale del Paese africano.
Le testimonianze raccolte dalla spedizione di Bulgarelli collimano con questa ipotesi: gli operai somali parlano di cantieri e cave, specialmente la cava di Wadi, dove trasportavano e sotterravano i fusti e i containers scaricati da non meglio specificate navi.
Come abbiamo già osservato nel secondo numero di Telegiornaliste.com, con tutta probabilità il traffico illecito di armi, scorie radioattive e/o rifiuti tossici si svolgeva dai Paesi dell’ex Patto di Varsavia verso la Somalia, con le navi donate dalla Cooperazione italiana alla Shifco – società appartenente allo Stato somalo che gestiva una flotta di pescherecci.
Ma le prove di questi traffici sono anche altrove, portate alla luce dallo tsunami dello scorso anno: i pescatori del Medio Shabelle avrebbero detto alla spedizione Bulgarelli che sul fondo marino sono visibili vari bidoni.
Al termine della conferenza stampa, il deputato Bulgarelli ha chiesto alle Commissioni parlamentari sul ciclo dei rifiuti e sul caso Alpi di «approfondire le indagini in questa direzione», non limitandosi alla tesi del fondamentalismo islamico avanzata da Carlo Taormina, Presidente della Commissione stessa.
MONITOR Scontro aperto sul caso Alpi di Silvia Grassetti

La conferenza stampa del deputato Mauro Bulgarelli, membro della Commissione Parlamentare di inchiesta sul caso Alpi, ha fatto uscire dai gangheri il presidente della Commissione stessa, Carlo Taormina.
Bulgarelli, che già in precedenza aveva sostenuto l’inadeguatezza di Taormina all’interno della Commissione Alpi, con la sua iniziativa di indagare e fare rilievi in Somalia, ha provocato la decisa reazione del presidente, che in una nota scrive: «Spiace che a fronte di attività ufficiali che oggi stanno giungendo a risultati vicini alla incontestabilità, si rischi ancora di dar vita a ricostruzioni artificiali, anche attraverso sistemi assolutamente aleatori, creando illusioni a chi soffre ancora per la perdita dei propri cari.
Nella mia qualità di presidente della Commissione – prosegue Taormina - respingo nel modo più categorico l'accusa di unilateralità che l'on. Bulgarelli ha inteso formulare nei confronti di parlamentari che impegnano fino allo spasimo tutte le loro forze per l'accertamento della verità».
Il deputato non si è lasciato intimidire, e ha ribattuto con prontezza: «il materiale ritrovato non è prodotto dalla nostra fantasia e trovo fuorviante e curioso che Taormina giudichi ciò che non ha ancora avuto modo di valutare attentamente».
La divergenza di vedute tra Bulgarelli e Taormina nasce dalla nuova impostazione che l’avvocato ha voluto dare alla Commissione non appena insediatosi: rigettare le ipotesi, peraltro accreditate dagli esperti, che i traffici illeciti con la Somalia siano il movente dell’omicidio di Ilaria e Miran, e far rientrare la vicenda in uno scenario, certamente attuale, di terrorismo islamico – peccato che i fatti su cui la Commissione indaga siano avvenuti all’inizio degli anni ’90, probabilmente troppo presto perché Osama Bin Laden e il suo seguito attentassero già alla sicurezza occidentale.
Ma le critiche all’operato di Taormina non si fermano, e si focalizzano anche sulle procedure di indagine sul pick up Toyota dove Ilaria e Miran hanno trovato la morte, riportato in Italia lo scorso 17 settembre da un C-130 dell’Aeronautica militare.
I deputati dei gruppi dell'Unione della commissione d'inchiesta, Rosy Bindi, Elettra Deiana e Carmen Motta, in una lettera aperta al presidente affermano che Taormina «ha usurpato funzioni della commissione predisponendo da solo le domande da porre alla base della perizia sull'auto e ha risposto da solo alla Procura di Roma. In questo modo si e' assunto la responsabilità di aprire un inutile conflitto politico con l'opposizione. Inoltre ha dato vita a un altrettanto inutile conflitto con un altro potere dello Stato ponendo in essere comportamenti e omissioni che violano il principio costituzionale di leale collaborazione».
La lettera termina con l’esortazione a «ordinare la sospensione della perizia e prendere accordo con la Procura di Roma per l'esame congiunto dell'auto».
Infine i tre deputati chiedono a Taormina «di rispettare il regolamento» e «di astenersi da altre iniziative personali che inficiano la funzionalita' stessa dell'organo parlamentare», garantendo il «ritorno alla normale dialettica della Commissione».
MONITOR Le tgiste sull'Omnibus di Giuseppe Bosso

È da anni uno dei punti di forza del palinsesto di La7, valida alternativa, per il pubblico delle prime ore della giornata, a Uno mattina e alla Prima pagina del Tg5.
Nato in sordina, Omnibus ha ottenuto ben presto un crescente successo, frutto dell’affiatamento tra i due conduttori Andrea Pancani e Marica Morelli, l’ironia pungente di Enrico Vaime, l’oroscopo di Susanna Schimperna e le previsioni di Paolo Sottocorona.
Poi, quest’anno, dopo la pausa per le feste natalizie, il fulmine a ciel sereno, la sorpresa, non certo gradita ai fedelissimi, che da anni seguivano il programma: al fianco di Pancani non più il viso angelico, gli occhi azzurri e i lunghi capelli biondi che tanti consensi avevano ottenuto. Lei, la ragazza di Bari, dottoressa in giurisprudenza, uscita dalla Luiss a pieno merito, e con un curriculum di tutto rispetto, era stata rapita da Costanzo, che l’aveva voluta per la stessa fascia oraria, nel suo nuovo programma Tutte le mattine.
Bisognava quindi trovare un nuovo volto femminile, una nuova amica della mattina che non facesse rimpiangere la Morelli, che tanti consensi aveva riscosso per bellezza e preparazione al contempo, e mai scelta fu più disgraziata, dalle parti di via Pineta Sacchetti, dell’individuare questo nuovo volto in Paola Cambiaghi, carina quanto vuoi, un dolce sorriso stampato sulle labbra, certo, ma con una formazione professionale ben distante dalla sua illustre predecessora, fatta non di stage presso D+ o collaborazioni con radio e giornali, ma come valletta per I fatti vostri, inviata per Sereno variabile e centralinista a Uno mattina estate - oltre che tante televendite.
E’soprattutto questo cambio avventato che ha procurato una significativa perdita d’interesse e d’immagine ad un prodotto riuscito e consolidato, malgrado gli sforzi della volenterosa ragazza, che non è giornalista.
Poi, con la bella stagione, è arrivata la versione estiva del programma,e la marcia è cambiata: nuova coppia di conduttori, Eduardo Camuri e Gaia Tortora, sempre puntuali ogni mattina con la rassegna stampa; il tema del giorno affidato alla sapiente cura di Rula Jebreal, ormai un’icona dell’emittente che aspira a fare da terzo incomodo al duopolio Rai-Mediaset, i soliti spazi riservati alla Schimperna e a Sottocorona e, per sdrammatizzare un po’, le “perle” firmate Salvatore Marino.
Omnibus estate ha decisamente recuperato terreno, tanto che, come premio, Gaia Tortora, figlia d’arte, con l’avvento della nuova stagione è stata confermata e promossa al fianco di Pancani per l’edizione dei giorni feriali, mentre Camuri ha ottenuto la conduzione dell’edizione del fine settimana, al fianco della retrocessa Cambiaghi, che ha preso così il posto che l’anno scorso fu di Rosanna Cacio.
Per Gaia Tortora una bella soddisfazione dopo tanta gavetta passata tra una rete locale e un’altra. Magari esteticamente non avrà lo stesso charme di Marica Morelli, ma quanto a preparazione e competenza non le è certo inferiore, come dimostra l’attenzione da lei suscitata nel pubblico, cosa che avrà senz’altro influito non poco ai fini della sua “promozione”.
CAMPIONATO Attenti a quelle due  di Rocco Ventre

Cinque gare, cinque vittorie: continua la marcia solitaria e inarrestabile della coppia Luisella Costamagna - Maria Concetta Mattei sempre in testa alla classifica a punteggio pieno. 
La sfida più emozionante del 5° turno è stata però quella vinta per un solo voto dalla campionessa Francesca Todini su Maria Luisa Busi che ha dovuto interrompere la sua striscia di vittorie consecutive. 
Torna alla vittoria Maria Grazia Capulli ottenendo una prestigiosa vittoria su Monica Vanali
Si conferma questo un difficile campionato per Ilaria D'Amico arrivata ormai alla sua terza sconfitta stagionale. 
In coda le due cenerentole Maria Leitner e Marica Morelli perdono ancora e la classifica per entrambe rimane inchiodata allo zero. 
Il quinto  turno di serie B ha emesso il verdetto di eliminazione per Adele Ammendola e Cesara Buonamici
CRONACA IN ROSA  Le donne del 2000: anoressiche, burrose, siliconate di Rossana Di Domenico

L’immagine della donna nel corso degli anni è cambiata più volte. Il mondo delle passerelle resta la maggiore fonte di ispirazione per le adolescenti alla ricerca di un modello in cui immedesimarsi, ma in una società dove la bulimia e l’anoressia sono disfunzioni alimentari tanto diffuse da imperversare sui canali televisivi e sulle riviste, non dovrebbe meravigliarci il luogo comune che vuole che gli statunitensi siano un popolo di grassoni.
I dati Istat affermano che gli italiani, in quanto a obesità, non hanno ormai nulla da invidiare agli americani; e nel frattempo, diversi cori di voci si sovrappongono: la donna è sexy con qualche chilo in più; al contrario, è maggiormente desiderabile magrissima, come vuole la moda. In tv, sulle riviste, per strada, improvvisati esperti del settore ci dicono come devono essere le donne per essere belle - spesso contraddicendosi.
Ma non basta: a quanto pare, ormai, la faccenda è diventata una questione di genere. Le donne si piacciono di più se sono magre e palestrate, gli uomini le preferiscono “burrose”; un neologismo che sta ad indicare la maggiorata Valeria Marini style.
Addio dunque al vitino da vespa e al seno, prosperoso nature, della Loren, per fare posto alle forme siliconate alla Parietti?
La soluzione più aggiornata sembra essere una donna dalle forme androgine, diva da calendario, che combatte i chili di troppo con diete ferree e ore di palestra - ma che non rinuncia alle giuste curve con iniezioni di silicone.
E per quelle che non hanno il tempo o le risorse necessarie, c'è sempre la soluzione "alla Ventura": imitare le starlette nostrane morendo di fame su un’isola deserta.
Ma in questa era di presunta parità dei sessi, la donna si è già mascolinizzata, sia nell’immagine che nel carattere: mamme e mogli tuttofare, che quando non dimagriscono a causa dei numerosi impegni giornalieri, per lo stress somigliano sempre più a dei “salsicciotti”. Almeno secondo un recente studio condotto dall'università di Yale.
Noi ci sentiamo di dare un consiglio: non seguite la moda, ma accettatevi per i pregi e le qualità di cui madre natura vi ha dotato.
CRONACA IN ROSA  Le notti in bianco di Roma di Stefania Trivigno

La terza edizione romana della notte bianca, iniziativa ideata e realizzata dal Comune di Roma e dalla Camera di Commercio, in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, si è da poco conclusa, ancora una volta con successo.
Il primo evento-esperimento c’era stato nel 2003 e, per chi l’ha vissuto, resterà nella storia come la notte più buia e bagnata di tutti i tempi: un blackout spense la capitale (e non solo) e un bel temporale, con tanto di tuoni e fulmini, rese il ritorno a casa dei romani una vera odissea. Inutile sperare in mezzi di trasporto pubblici o in un taxi provvidenziale: c'è sempre qualcuno più fortunato che arriva prima e lo occupa.
Quest’anno niente blackout, tanta pioggia sì: ma non ha fermato l’entusiasmo di milioni di persone, arrivate anche da fuori Roma per essere testimoni dell'evento.
C’era una festa in ogni piazza, dal Campidoglio per il grande Roberto Benigni a piazza del Popolo per una vanitosa Luna Rossa che si faceva ammirare dai suoi tifosi. In via del Corso negozi tutti aperti come in pieno giorno. Qui, incorniciati da centinaia di ombrelli colorati, i giovanissimi intonavano cori da stadio sicuramente al di fuori della norma, addirittura sconcertanti in condizioni normali. Ma la notte del 17 settembre, nel loro piccolo, hanno contribuito anch’essi a rendere l’atmosfera magica.
Per chi aveva voglia di non uscire dagli schemi del sabato sera, e dunque ballare, si è presentata l’occasione più adeguata: otto linee di bus-discoteca, dove, accanto al paziente autista, un deejay con la consolle faceva dimenare ad ogni fermata i tanti ragazzi pronti a ballare in giro per la città.
Anche in questa edizione della notte bianca c’è stato il pienone nei musei, nei luoghi di cultura e nei teatri: tutto esaurito per Elio e le storie tese al Teatro dell’Opera; per non parlare del solito record di presenze dal grande Gigi Proietti.
Tutto in una notte, 330 eventi, 120 mila turisti, 30 milioni di euro di fatturato e, soprattutto, affari d’oro per i venditori ambulanti. Per i più fortunati di loro, infatti, un guadagno di 80 euro all’ora, grazie agli ombrelli venduti.
CRONACA IN ROSA  Intorno alle donne, atto primo di Anna Lana

Ha preso il largo lo scorso 26 settembre la rassegna Intorno alle Donne, ideata e condotta dal giornalista Pasquale Bottone.
Il Primo tema discusso, “Il Futuro delle Donne”, ha avuto come ospiti, tra gli altri, la giornalista Serena Zoli del Corriere della Sera, autrice del saggio La generazione fortunata, e lo scrittore noir Franco Limardi.
La Zoli, dopo un excursus sulla nostra società del passato recente, ha constatato che ancora esiste, a gravare sulla testa delle donne, un soffitto di vetro: una barriera forse frangibile, o forse no, che non consente loro la scalata dei vertici.
A nulla sono valsi i contrappunti di Franco Limardi, secondo cui quel certo bieco rampantismo di matrice maschile ora sarebbe prerogativa femminile, e le rivendicazioni femminili una sorta di auto-ghettizzazione delle donne: per la Zoli sono ancora necessari tutti gli sforzi possibili poiché, anche a livello statistico, la donna è e resta sottorappresentata.
Nel congedare gli ospiti Pasquale Bottone ha letto alcuni brani dall’ultimo capitolo di La generazione fortunata. Ne riportiamo uno, dedicandolo a quelli della nostra generazione: «Siamo stati gli ultimi a inventarci i giochi; a sbucciarci le ginocchia; a vedere le lucciole; a conoscere il buio; ad usare la cartolina postale».
Il prossimo appuntamento di Intorno alle donne si svolgerà il 28 ottobre, a Viterbo, sul tema "Il brutto delle donne". Fra gli ospiti, il giornalista e scrittore Massimo Cotto.
cliccare qui per vedere la locandina dell'evento
FORMAT  Addio Fulvia, “signorina buonasera” di Filippo Bisleri

Una data storica, un volto unico, un cambio delle abitudini dell’Italia. E lo scorso 26 settembre, in provincia di Novara, quel volto unico scelto per annunciare all’Italia, il 4 gennaio del 1954, il fiocco rosa della nascita della Rai ha smesso di sorridere.
Stiamo parlando di Fulvia Colombo, la prima annunciatrice della tv italiana, mamma putativa di tutte le telegiornaliste, scomparsa a 79 anni. Molti testi sulla televisione italiana ricordano questo straordinario evento e citano la prima “signorina buonasera”, che forse fu troppo presto accantonata per fare spazio a nuove leve.
Il suo annuncio dalla Fiera di Milano, il primo annuncio effettuato dal piccolo schermo, fu: «La Rai, Radiotelevisione italiana inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive».
Fulvia Colombo è deceduta nella casa di riposo “Il Castello di Suno”, in provincia di Novara, dove risiedeva da qualche anno perché amava le amene zone del Piemonte e lì trovava grande pace e tranquillità.
A quanti le sono stati vicini in questi anni spesso ricordava il suo “record” televisivo, l'essere stata il primo volto della Rai ad annunciare l’emissione di un programma.
«Mi arrivò la proposta un po’ all’improvviso – amava dire ricordando il freddo inverno del ’54 – e l’affrontai con titubanza. Poi, forse incosciente, mi posi davanti alla telecamera e diedi l’annuncio storico. Un momento indimenticabile per me, ma credo, anche per gli italiani».
Ricordi e stati d'animo che la Colombo espresse anche nel 2003, quando il Pippo nazionale, Baudo, la intervistò, nel corso della sua ultima apparizione in video, in uno dei programmi celebrativi dei cinquant’anni della Rai.
La Colombo, che come annunciatrice fu impegnata per poco tempo, ha però avuto una discreta carriera come attrice, affiancata da una ancora più egregia come doppiatrice dando la sua calda e rassicurante voce a molte dive di Hollywood.
Con lei, e con i suoi funerali celebrati la scorsa settimana, se ne va un pezzo di storia. Un pezzo di storia televisiva di casa Rai, ma anche della tv nazionale pubblico-privata dove le “signorine buonasera” sono sempre più giovani e, spesso, più attratte da futuri sviluppi della carriera professionale che dal ruolo di annunciatrici.
Fulvia Colombo, ma anche le sue “allieve” Orsomando, Vaudetti, Morgan, e la “fatina” Elmi, restano inarrivabili in quanto a classe. La Colombo anche per il suo speciale record: essere stata il primo sorriso di una “signorina buonasera” ad entrare nelle case degli italiani.
Ora che quel sorriso si è spento, Fulvia Colombo è entrata di diritto nella saga della tv italiana. E, come nel suo stile di donna riservata, da autentica doppiatrice che presta professionalmente la voce senza pretendere di apparire, se ne è andata in punta di piedi. E le immagini del suo annuncio storico, trasmesse anche nell’atrio del luogo della sua morte, resteranno sempre vive nella memoria degli italiani, sempre più innamorati della televisione tenuta a battesimo da Fulvia Colombo.
FORMAT Telegiornaliste/i + Telegiornaliste/i – di Filippo Bisleri

Torna in conduzione e, con una serie di grandi prove, conquista di diritto il primo posto del nostro podio. Stiamo parlando di Cinzia “Orsacchiotta” Fiorato, che, dopo le incursioni a Salsomaggiore per le finali di Miss Italia con domande mai scontate e certamente da indicare come modello per le altre colleghe e i colleghi, è tornata al timone del Tg1 della notte. Decisa, professionale, sempre più convinta dei propri mezzi, Cinzia Fiorato riconquista la vetta del podio con un bel “9”.

Sul secondo gradino del podio arriva Alessia Tarquinio, la frizzante giornalista di casa Sky che, cambiata pettinatura e look, arriva od oscurare, nelle dirette delle partite di serie A della domenica pomeriggio, anche Ilaria D'Amico. Brava Alessia nelle interviste del post partita che sono davvero ben curate, nonostante la freneticità del momento spesso condizionato dalle polemiche. Che la Tarquinio è brava ad emarginare per valorizzare gli aspetti tecnici della gara. Complimenti “8.5”.

Il ritorno della Champions League regala a Pierluigi Pardo, non eccelso quando deve confrontarsi nelle telecronache di gare di serie A, il suo momento di gloria, con la dimostrazione che giornalisti che conoscono le lingue e le parlano bene esistono. Pardo è dunque un ottimo giornalista del post-partita mentre, per le telecronache, consigliamo un piccolo ripasso dei toni onde evitare resoconti soporiferi. Si potrebbe dare un’occhiata allo “stile Piccinini”. Intendendo Sandro, non l’omonima pallavolista... Per Pardo un “7”.

Gradino più basso del contropodio per Marica Morelli. Decisamente fuori luogo nella lettura dei risultati delle gare di calcio a Buona domenica, spesso sbaglia anche i tempi degli interventi e i commenti. A dimostrazione che, forse, il salto nella “Costanzo’s band” non è stato ancora digerito e che un po’ di maturazione in più in casa Omnibus le avrebbe giovato. Rimandata, “5”.

Sinceramente siamo di quelli che non vedono bene i passaggi dei giornalisti dalla carta stampata al video. La presenza di Tony Damascelli nel programma Serie A ci offre una conferma della nostra idea. Non ce ne voglia Damascelli, che peraltro non è alla sua prima esperienza televisiva, ma forse, in un programma che ancora dimostra di essere un cantiere giornalistico, i suoi interventi rischiano spesso di alterare i già fragili equilibri della “Bonolis’ band”. Da rivedere. “5”.

Deve decidersi ad uscire dal personaggio dell’antimilanista per eccellenza e del criticone di tutto quanto è legato ai rossoneri e a Berlusconi perché sono gli “amori” del figlio. Giorgio Viglino, bravo giornalista, sta ormai recitando la parte del critico in chiave antimilanista, rendendo così un pessimo servizio a Telelombardia che se ne avvale come opinionista e anche, e soprattutto, agli spettatori. Torni a fare il giornalista. Stile Gianni Mura per intenderci. Sappiamo che lo può fare e, quindi, lo rimandiamo con un ”5.5”.
TELEGIORNALISTI Franco Di Mare di Tiziana Ambrosi

Questa settimana vi proponiamo il ritratto di uno dei volti più noti della rete ammiraglia della Rai: Franco Di Mare.
La sua attitudine non è certo quella del giornalista di redazione seduto dietro una scrivania, e la sua carriera giornalistica ne è la prova: da quasi venti anni è uno degli inviati di spicco (prima per il Tg2, e dal 2002 per il Tg1) nelle zone calde del pianeta.
La prima importante esperienza in tal senso la ottiene come inviato durante la guerra nei Balcani: per cinque anni segue le vicende di Croazia, Bosnia, Kosovo, portando nella tranquillità delle nostre case gli orrori di una guerra nel cuore dell'Europa e così vicina al nostro Paese.
Segue poi molti dei conflitti che hanno insanguinato il continente africano: Mozambico, Somalia, Rwanda, Burundi, Zaire.
Il suo è l'approccio del giornalista che sa arrivare al nocciolo delle questioni, senza tanti fronzoli ed orpelli, conoscitore della politica internazionale e dei territori di conflitto in cui si trova. Tutto questo con uno sguardo rivolto anche alla sofferenza delle persone che si trovano invischiate in situazioni più grandi di loro. A conferma ci sono i molti reportage da terre difficili, come quelli sulla mafia dell'Est e sull'uragano Mitch che devastò le coste di Honduras, Nicaragua e Guatemala.
Nel momento in cui la guerra entra nelle nostre case attraverso la televisione, forse con una spettacolarizzazione eccessiva che può rendere passivi di fronte alla tragedia, il ruolo degli inviati di guerra acquista sempre maggior visibilità. E così i loro nomi ed i loro volti ci diventano familiari, come quello di Franco di Mare: cura nei vestiti, capelli e barba molto corti su un volto rassicurante ed in grado di sdrammatizzare al momento opportuno.
Non è certo rose e fiori la vita dell'inviato di guerra, per lo meno se la guerra non la si racconta dalle camere di lussuosi alberghi), tanto da dover nascondere in certe occasioni la propria identità. Così racconta Di Mare in un'intervista rilasciata nel 2001: «Gli inviati di guerra sono continuamente perseguitati, minacciati, uccisi. In Bosnia toglievamo la scritta "Press" per evitare di essere colpiti. Io sono stato minacciato di morte, un mio operatore è stato una settimana in un carcere serbo perché avevamo parlato con la prima donna musulmana che aveva denunciato di essere stata stuprata. Vendemmo il servizio alla Cnn e il governo serbo disse che avevamo pagato un'attrice. Subito dopo, però, vennero a galla le cifre sugli stupri etnici».
Nel 2003, dopo il periodo passato a raccontare la guerra in Afghanistan e Iraq, prende una pausa dalla vita di inviato, per iniziare l'avventura con Uno Mattina, accanto a Sonia Grey. La conferma alla conduzione per l'anno successivo sono senza dubbio un riconoscimento alle sue qualità, oltre che di giornalista anche di intelligente intrattenitore.
VADEMECUM  Giornalisti: si nasce o si diventa? di Filippo Bisleri

Il dubbio amletico è se giornalisti si nasca o si diventi. Nelle redazioni si affronta il tema da decenni, a fianco di quello della trasformazione rapida della professione con sempre maggiore ricorso alle nuove tecnologie (in gergo Vdt, che sta per videoterminali), e con la nascita delle testate online, che oggi hanno finalmente una loro dignità professionale nel panorama nazionale e una tutela per quanti vi operano.
I cronisti più anziani tendono, alla domanda se “si nasce o di diventa giornalisti”, a rispondere che si nasce. E potremmo anche accettare questa risposta perché capita di vedere persone dalla penna facile o dal fiuto per la notizia infallibile: come se questa propensione al giornalismo fosse insita nel Dna dei vari soggetti.
Mano a mano che si avanza all’interno del mondo dell’informazione, però, ci si accorge che la professione giornalistica la si può imparare seguendo precisi e rigorosi percorsi di formazione all’interno di scuole riconosciute dall’Ordine o in ambito universitario.
Le lezioni apprese sul campo restano, logicamente, quelle fondamentali, quelle che si imprimono indelebilmente nel vissuto professionale di ogni nuovo giornalista più o meno dotato per la professione. Qualche sana indicazione per “correggere il tiro”, su come affrontare le notizie, su come realizzare un’intervista o un’inchiesta è altrettanto importante.
Purtroppo, però, nelle redazioni, sempre più difficilmente si ha il tempo di aiutare le nuove leve a crescere, a formarsi. Così, o si trova il collega più anziano disponibile o si prova a formarsi attraverso un lungo ed articolato lavoro di collaborazioni.
L’Ordine prima e le università poi, quindi, stanno aiutando la professione giornalistica con scuole e corsi di formazione specifici, consentendo di formare, all’interno di un mondo editoriale in costante evoluzione tecnologica e sempre più multimediale, giornalisti dal solido bagaglio professionale.
Le lezioni delle scuole si articolano in bienni e trienni e ammettono gli iscritti al praticantato e dunque all’Esame di Stato. Il posto di lavoro in redazione è però da guadagnare sul campo.
(6 – continua)
EDITORIALE  Pollice verso di Tiziano Gualtieri

Ci mancava pure lui. Il Professor Romano Prodi da Bologna, a ricordarci di quanto schifo faccia la televisione italiana.
Dopo il Presidente della Repubblica e la signora Franca, tra i detrattori del piccolo schermo italico, si aggiunge anche il leader dell'Unione. «Sono molto preoccupato da quello che si vede adesso in televisione: non sta svolgendo un ruolo imparziale» e giù subito a piangere e a puntare il dito contro Mediaset e Rai.
A creare tutto il marasma un sondaggio pubblicato (sarà un caso?) da Canale 5 durante la trasmissione Matrix. Enrico Mentana commentava i risultati che davano un vantaggio risicato da parte dell'Unione sulla Casa delle Libertà. Negli altri test, la vittoria era stata ben più ampia. Un affronto assolutamente non accettabile e via con le lamentele.
Vabbé che siamo in campagna elettorale, vabbé che ormai le elezioni sono - in pratica - alle porte, ma possibile che ogni occasione sia presa a pretesto per accusare la televisione?
Gridare allo scandalo per come è stata data questa o quella notizia, è ormai uno sport nazionale bipartizan. Nessuna formazione politica si è mai tirata indietro dal puntare il dito contro la scatola magica.
Giornalisti, programmi, sondaggisti: nessuno escluso. Tutti sembrano essere stati assoldati dal Potere per "tirare la volata" a questo o a quel candidato.
Un'accusa, quella della tv soggiogata a poteri occulti appartenenti ora al centro destra e ora al centro sinistra che si rincorre da decine di anni. Dalla famosissima Telekabul, alla rete ammiraglia della Rai da sempre filo governativa (di qualsiasi colore sia la legislatura).
«Dobbiamo fare una campagna di verità: la verità porta alla vittoria», ha rincarato la dose Prodi. Se il suo ragionamento fosse stato corretto, nel 2001 - dopo quattro Governi (Prodi, due volte D'Alema e Amato) chissà se avremmo davvero assistito all'ennesimo "ribaltone" e se, invece, la sconfitta - allora - del centro sinistra non fosse semplicemente da imputare ad anni di Governo mal digerito dagli italiani.
Così, dopo le accuse di Berlusconi & C. rivolte ai vari Biagi e Santoro colpevoli di voler politicizzare la Rai oltre il consentito e la loro rimozione, è ora il candidato numero uno alle primarie dell'Unione a far scaldare nuovamente gli animi.
Peccato che il Professore non si ricordi più che poco tempo fa l'ex presidente della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai Claudio Petruccioli, sia diventato presidente della televisione di Stato e che tutto ciò che passa, e soprattutto non passa, dipenda anche da lui.
Ah, Petruccioli per chi non lo sapesse, è un senatore dei Ds. 
 
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