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Telegiornaliste N. 23 del 17 ottobre 2005


Senza pietà ma mai con cattiveria di Tiziano Gualtieri

Il lavoro del giornalista, molto spesso, è quello di scoprire le magagne altrui, stando ben attento a non compierne. Un po' quello che abbiamo fatto noi svelando il segreto del Tg5, capace di mettere in onda, spacciandolo come nuovo, un servizio di una settimana fa. Vabbè la notizia, vabbè lo scagliarsi contro la malasanità, ma noi non perdoniamo.
Come non perdoniamo quando parliamo di calcio con l'attenzione che questa settimana è andata a posarsi su Diretta stadio, la nuova trasmissione di Italia1 che ha accolto i nostri favori, il tutto a discapito di Bonolis ancora immerso nello "scavicchiare" i suoi pacchi della Serie A.
Nessuna compassione neppure nell'ormai consueta rubrica che dà le pagelle ai colleghi. Giudizi scherzosi, a volte neppure troppo, che - però - si basano su fatti concreti.
E su firme concrete, ormai oltre quattromila, si basa l'appello che avevamo raccolto e rilanciato nel corso dello scorso numero, contro la situazione paradossale denunciata dai genitori di Ilaria Alpi, accusati dall'avvocato Taormina di diffamare il suo lavoro all'interno della Commissione d'inchiesta.
Ritornando alla professione giornalistica, in questo numero, ampio spazio a tre figure professionali di particolare rilievo: Annalisa Spiezie sempre sobria e controllata, un po' l'esatto contrario di Oriana Fallaci ogni volta capace di dividere il Paese. Una giornalista, la Fallaci, che non può certo essere definita buonista, accusa che - invece - è stata spesso mossa nei confronti di un'altra figura analizzata in questo numero: Vincenzo Mollica.
Tre figure che, sicuramente, attirano molti giovani verso la carriera giornalistica e allora in questo numero lasciamo ampio spazio anche alle università che avvicinano a questo lavoro e, soprattutto, alle domande, i dubbi e le perplessità dei nostri lettori.
E parlando di perplessità, inutile nascondere la situazione che vede protagonista una delle voci più importanti del panorama canoro italiano dei tempi che furono: quell' Al Bano ora più conosciuto per le sue disavventure famigliari che per le sue virtù. Ebbene sì, neppure noi siamo riusciti a rimanere esenti dal raccontare un pezzettino della saga di Cellino San Marco.
Anche noi attratti da questa particolare situazione, un po' come accade a chi, a volte suo malgrado, si infila - magari per curiosità - nel tunnel delle sostanze stupefacenti convinto di poterne uscire a suo piacimento e, invece, ne resta impantanato.
Situazioni indubbiamente difficili, come lo è - seppur con le debite proporzioni e in situazioni nettamente differenti - quella che, nella prima settimana del mese, ha visto scendere in piazza i giornalisti.
Perché ogni tanto, anche l'informazione, è costretta a imbavagliarsi per poter far sentire meglio la propria voce.
MONITOR Amara come un Fernet di Fiorella Cherubini

 Per una donna che si definisce amara come da titolo, che non crede nel fuoco sacro, men che meno del giornalismo, e che ritiene la televisione un mezzo di comunicazione usato molto male, quante possibilità c’erano di diventare una delle telegiornaliste più amate di Mediaset?
Tante, evidentemente, se la donna di cui sopra è Annalisa Spiezie.
Nata a Portici, in provincia di Napoli, ha esordito nell’86 a TMC; iscritta all’Albo dei giornalisti professionisti dal 1990, attualmente conduttrice dell’edizione serale del Tg5.
Sebbene spigolosa e con il canale del sorriso perennemente otturato, la Spiezie conquista il telespettatore con la sua dialettica fluente e mai impreziosita di giudizi personali, garantendo così, a coloro che in questo mestiere ancora credono, un adeguato contraltare giornalistico ai cabaret offerti dai colleghi (Emilio Fede, per servirVi) delle altre testate nazioni o locali.
Sempre sobria nell’abbigliamento e nel trucco, Annalisa ribadisce, durante le sue conduzioni, la - evidentemente non scontata - differenza tra un “notiziario professionale” e una “sfilata di moda”.
Da inviata, poi, aggiunge lustro alla sua competenza con servizi in cui l’essenzialità che le è consona trova l’adatta collazione, senza mortificare gli elementi portanti della notizia.
E come dimenticare quel self control, quasi anglossassone, con cui si svincola dagli inconvenienti della diretta: l’audio salta, il servizio si inceppa, a casa giunge il cosiddetto “effetto acquario” e la Spiezie, stoica e imperturbabile, non tradisce emozione.
Ad un’icona del giornalismo italiano, per un anno che le si annuncia carico di novità professionali, un sentito in bocca al lupo.
MONITOR 4.000 firme per Ilaria in 24 ore di Silvia Grassetti

L'appello di cui vi abbiamo riferito nel Monitor del n. 22 ha riscosso la solidarietà di ben 4.000 persone nelle prime 24 ore.
L'appello è stato lanciato dal "Comitato spontaneo di solidarietà per Giorgio e Luciana Alpi", minacciati di querela per diffamazione dal presidente della Commissione parlamentare d'Inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi, Carlo Taormina. I genitori della giornalista avevano criticato la gestione dei lavori della Commissione, e in una lettera al presidente della Camera Casini, Taormina aveva annunciato la sua intenzione di sporgere querela.
Tra i firmatari dell'appello, che aumentano di ora in ora, figurano politici locali, nazionali, eurodeputati, giornalisti, intellettuali, e un fiume in piena di cittadini da ogni angolo d'Italia.
Qualche nome: l'eurodeputato Giulietto Chiesa, il giornalista Gianni Minà, Roberto di Nunzio, direttore di "Reporter Associati International"; ma anche medici, insegnanti, impiegati, casalinghe.
Il sito che raccoglie le adesioni permette non solo di sottoscrivere l'appello, ma anche di lasciare il proprio commento sulla vicenda e di leggere quelli precedenti.
MONITOR COMUNICATO STAMPA
Roma, 14 Ottobre 2005 - Questo il messaggio inviato da Franco Siddi - presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) - come adesione all'appello di solidarietà verso Giorgio e Luciana Alpi, i genitori di Ilaria, colpiti da una querela per diffamazione presentata dall'on. Carlo Taormina, presidente della "Commissione parlamentare sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin", per aver criticato il metodo e le procedure che l'on.Taormina ha deciso di applicare ai lavori della Commissione.
Questo è il testo del messaggio di Franco Siddi: «Siamo al teatro dell'assurdo. Chi da anni patisce un dolore enorme per una tragedia immensa, causata quasi certamente da forze oscure e certamente del male che non volevano essere disturbate da giornalisti o cercatori di verità - prosegue la missiva - e chi oggi lotta per la verità sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin è minacciato di querela da un'autorità istituzionale. Questa dovrebbe garantire un'azione pubblica per dipanare i misteri.
E' inaudito e sconcertante quanto sta accadendo.
Ma i genitori di Ilaria e l'avvocato D'Amati - conclude Siddi - non sono soli. Sono con loro per la verità e la giustizia».
CAMPIONATO La sconfitta che fa notizia  di Rocco Ventre

Dopo sei vittorie consecutive è arrivata la prima sconfitta stagionale per Luisella Costamagna che sembrava ormai imbattibile: è stata la campionessa Francesca Todini a superarla per un solo voto in una sfida incerta dall'inizio alla fine.
La sconfitta di Laura Cannavò (per mano di Maria Luisa Busi) e le concomitanti vittorie di Mattei, Moreno, Capulli e Vanali hanno riaperto completamente i giochi per la lotta ai primi due posti che qualificano direttamente alle semifinali.
In coda arrivano i primi punti per Marica Morelli che batte la diretta concorrente Parodi (ancora all'asciutto di vittorie),  mentre Maria Leitner subisce l'ennesima sconfitta e rimane l'unica concorrente ancora senza punti. 
Il turno di serie B è stato letale per Laura Piva e Federica Balestrieri: eliminate. 
CRONACA IN ROSA  Mai ridotta a mal partito di Fiorella Cherubini

Se sono in molti a credere che l’Italia abbia perso un’importante occasione non insignendo Oriana Fallaci del titolo di senatrice a vita, non sono certo in minoranza i bastian contrari che hanno tirato un sospiro di sollievo per l’annunciato-scongiurato pericolo.
La scrittrice fiorentina torna e ritorna, a scadenze cicliche come una stagione, a dividere il suo Paese: la possibilità di decorarla con tale carica, se a qualcuno era apparsa una logica conseguenza della sua fama, a qualcun altro era risuonata blasfema come una bestemmia.
Le centinaia di firme raccolte dal quotidiano Libero in favore di Oriana, non hanno evidentemente convinto il presidente della Repubblica Ciampi che, completando le cinque nomine del suo mandato, ha lasciato cadere la sua scelta sull’ex ministro degli Interni Napolitano, e sullo “stilista” delle auto, Pininfarina, nominandoli senatori a vita.
Una carica onorifica che, ictu oculi, fa gola a tanti. Ma a chi assegnarla, e in base a quale criteri?
La teoria della relatività la fa da padrona tra le molteplici risposte.
Di sicuro a chi è riuscito a ritagliarsi uno spazio tutto suo in un mondo, come il nostro, all’insegna della globalizzazione insistita, a chi, insomma, si è realizzato in un’idea, o anche più, e perpetuato nella realizzazione delle stesse.
Alla ex-potenziale vincitrice e agli effettivi vincitori, dunque, tanto di cappello.
Eppure, recita un proverbio: storta va, dritta viene. Infatti Oriana si è prontamente consolata della mancata nomina con la sua ultima conquista: il colloquio privato con Papa Ratzinger.
La Sig.ra Fallaci, e’ proprio il caso di dirlo, ha l’abilità di cadere sempre in piedi e stavolta si è paracadutata nel palazzo apostolico di Castel Gandolfo.
Nomina sfiorata, poco male. Ad una “solista” come Oriana Fallaci, il Senato sarebbe risultato troppo affollato. Di primari, e di comparse.

CRONACA IN ROSA  Il mondo dei giovani tra hashish e marijuana di Rossana Di Domenico

I recenti fatti di cronaca incentrati sull'abuso di droga dei personaggi del bel mondo (ultimo quello di Lapo Elkan, in coma per un cocktail quasi letale a base di eroina, hashish e cocaina) hanno contribuito a riportare alla ribalta il problema delle tossicodipendenze.
 Iniziamo allora un viaggio nel mondo delle droghe leggere partendo da alcuni dati: il 43% degli studenti italiani, di età compresa tra i 15 e i 19 anni, fa o ha fatto uso di spinelli o sedativi almeno una volta nella vita.
Per comprare il “fumo” possono bastare in media sei Euro, da cui si ricavano dai due agli otto spinelli.
Il 45% è la percentuale degli arrestati per spaccio di hashish e marijuana sul totale dei reati di droga in Italia. Nel 2% dei casi il primo contatto con lo spinello avviene intorno ai 13 anni, nel 6% a 14, nel 9% a 15. I luoghi più comuni dove avviene lo spaccio sono le scuole, i bar, le discoteche, le feste private: insomma, i luoghi di aggregazione.
Il dato più preoccupante è che spesso, accanto agli spacciatori professionisti, ci sono giovani facilmente condizionabili che vendono la dose per avere un po’ di denaro in più.
La psicologia dello spinello nasce dalla voglia di trasgredire le regole del codice sociale e familiare imposto dagli adulti e di identificazione con modelli diversi da quelli della propria famiglia, con la dimostrazione della propria appartenenza al gruppo.
Quando però il consumo non è più legato al divertimento, ma è una via di fuga dalla noia e la solitudine, allora può diventare un problema serio.
Il legame tra lo spinello e le droghe pesanti è quasi sempre inevitabile, ma non automatico: molto dipende dalla personalità di chi ne fa uso e dalla realtà sociale che lo circonda.
Se la distinzione tra droghe leggere e pesanti è conosciuta, è possibile che il passaggio dal primo "gruppo" di stupefacenti all'altro si realizzi più difficilmente.
Ci si chiede se da un punto di vista morale sia giusto legalizzare le droghe leggere; il dibattito in questo senso è molto acceso, ma perché si riesca a dirimerlo bisognerebbe forse evitare di nascondersi dietro i pregiudizi e cercare la soluzione migliore per tutelare i cittadini.
L’esperienza olandese rappresenta per molti studiosi del settore un valido punto di partenza: nei Paesi Bassi i coffee shops autorizzati vendono al pubblico droghe leggere in quantità limitata. Da un punto di vista pratico, in Olanda, la legalizzazione ha portato tre vantaggi: il controllo della qualità, la vendita solo ai maggiorenni, e il consentire ai compratori di non avere a che fare con uno spacciatore che vende anche droghe pesanti.
Sul fronte opposto, la criminalità legata ai grandi traffici di canapa è aumentata, perché il mercato da cui i coffee shops si riforniscono continua a essere illegale.
Siamo forse ancora lontani da un approccio che consenta di controllare il fenomeno delle droghe per tutelare i cittadini, e specialmente i giovani: ma di certo una corretta informazione può avere un ruolo determinante nella prevenzione di casi come gli ultimi, saliti agli "onori" della cronaca.
FORMAT  Diretta stadio funziona. Bonolis no di Filippo Bisleri

Ottima partenza per Diretta stadio, la trasmissione sportiva di casa Mediaset che, in onda su Italia1 dalle 17.00, offre le prime reazioni dei protagonisti delle partite di calcio di domenica pomeriggio.
Almeno per quanti non dispongono di parabola o di digitale terrestre, e quindi sarebbero costretti ad attendere il macchinoso Serie A condotto da Paolo Bonolis con la spalla di Monica Vanali e Matteo Dotto.
Buon padrone di casa il bravo giornalista Mino Taveri, che riscatta così le opache prove di inizio stagione con la presentazione dei calendari di calcio e di qualche speciale calcistico in casa Mediaset.
Al fianco di Taveri la bellissima Elisa Triani e, alla postazione Internet, la new entry nella redazione sportiva delle reti guidate da Fedele Confalonieri, ovvero Mikaela Calcagno.
Un trio ben assortito perché se è vero che Taveri si dimostra un ottimo ed equilibrato padrone di casa e un grande professionista dell’informazione sportiva, al suo fianco Elisa Triani appare pienamente consapevole della terminologia sportiva e decisamente all’altezza di condurre un programma sportivo. La Calcagno, poi, che eredita in questa trasmissione il ruolo che egregiamente svolgeva la mitica Beatrice Ghezzi in Pressing Champions League, si sta rivelando sempre più brava.
Ottima la scelta di casa Mediaset di investire, per la redazione sportiva, su questa giornalista romana lasciando Marica Morelli al gruppo di Buona Domenica.
Con Diretta stadio, Mediaset ha chiuso il cerchio dell’informazione sportiva e offre, finalmente, un primo programma di confronto con l’offerta di Sky che, a nostro avviso, sta scadendo di qualità e di completezza, visto che ogni tanto qualche partita non rientra nel bouquet dell’offerta denominata “Calcio Sky”, e dunque la rete satellitare di Rupert Murdoch non dispone delle attese immagini.
Aggiungiamo poi che, non fosse per le immagini, Diretta stadio appare meglio realizzato e più dinamico rispetto a Serie A: a dimostrazione che un’ora di trasmissione basta e avanza per raccontare il calcio.
Dopo il varo di Diretta stadio, Mediaset ha completato la sua offerta sul calcio in chiaro, ma ha anche ulteriormente indebolito il già fragile programma affidato a Bonolis che, nemmeno forte dell’esclusiva delle immagini, ha saputo reggere la concorrenza con Domenica In.
«Meditate gente, meditate», diceva un mago del tubo catodico che, guarda caso, è il pigmalione di Ilaria D'Amico
Ma mediteranno, in casa Mediaset?
FORMAT Carrisi e tormentoni tv di Giuseppe Bosso

C’era una volta un ragazzo natio della campagna pugliese che aveva conquistato una generazione con le sue canzoni e la sua dolce storia d’amore con un’americana, figlia di un colosso di Hollywood come Tyrone Power. Acclamati dal pubblico come modello vincente, sia sul lavoro che nella vita, una splendida nidiata di figli e quant’altro si potesse desiderare per loro, al secolo Al Bano Carrisi e Romina Power.
Poi, improvvisamente, l’eclissi: la tragedia dell’amata primogenita Ylenia, scomparsa a metà degli anni’90 in quel di New Orleans e mai più ritrovata, ha spezzato l’idillio e l’armonia che parevano a prova di tutto; e così a poco a poco quella “felicità” è sbiadita, portando i due cantanti alla separazione e alle reciproche scottanti confessioni, tra cui il flirt di lei con il giovane Lorenzo Crespi sul set della serie Il ritorno di Sandokan, e i veleni relativi.
Il ragazzo di Cellino San Marco si rituffa nel lavoro, e un giorno conosce una giovane giornalista leccese, che gli darà altri due eredi e una seconda giovinezza. Almeno fino a due anni fa. Per sua stessa ammissione, infatti, mai avrebbe sposato Loredana Lecciso, ove ne avesse intuito le velleità artistiche, o presunte tali.
Nei primi anni, infatti, lei si era comportata come lui desiderava: compagna e madre di famiglia dedita alla casa, saltuariamente inviata per la trasmissione La vita in diretta. Poi, nel 2004, prima la partecipazione al reality La fattoria, che Al Bano scoprì a pochi giorni dal via, e soprattutto l’esibizione-trash con la gemella Raffaella a I raccomandati, di fatto “data di nascita” del "fenomeno-Lecciso", vero tormentone dell’ultima stagione televisiva.
Lei a ripetere queste “performance”, prima a Domenica In e poi sul bancone di Striscia, lui da Costanzo a dire della loro storia «E' come quando chiedi un biglietto per Parigi, pensi di andare a Parigi e invece ti ritrovi a Baghdad con la guerra»: un rapporto dato ripetutamente in crisi, malgrado smentite e controsmentite sui rotocalchi.
In tutto questo la compagna di un tempo, Romina, non ha quasi mai voluto metter bocca, contrariamente alle due figlie Cristel e Romina junior, che non hanno probabilmente mai amato “l’altra”, e che si sono lasciate anche loro coinvolgere nel vortice dei reality, la prima proprio alla nuova edizione de La fattoria, la seconda compagna di papà nel terzo atto de L’isola dei famosi. Mentre Loredana passava alla corte di Buona Domenica in un'improbabile posta del cuore con Platinette.
E la saga continua: la Lecciso nei giorni scorsi ha dichiarato che al ritorno dall'isola, Al Bano troverà la casa vuota. Il chiacchiericcio non si ferma, sebbene ormai paia proprio che il pubblico non ne possa più.
FORMAT Errori in medicina e nel tg di Filippo Bisleri

 Piccolo “scoop” del Tg5 sabato 1° ottobre scorso: la redazione di Carlo Rossella, infatti, ha mandato in onda un servizio, asserendo che l’evento aveva avuto luogo in giornata, dedicato al sesto simposio internazionale di salute pubblica, svoltosi invece sabato 24 settembre all’hotel château Porro Pirelli di Induno Olona, in provincia di Varese.
Ad organizzarlo gli Ordini dei medici e degli odontoiatri della provincia di Varese, di Como, del Verbano-Cusio-Ossola e quello del Canton Ticino. Tema del simposio La medicina centrata sulla sicurezza del paziente.
«Abbiamo scelto questo tema – ha spiegato Pier Maria Morresi, presidente dell’Ordine dei medici di Varese – ben prima dei recenti casi italiani e considerando il fatto statistico, frutto di una recente analisi, che ci dice che in una carriera trentennale un medico ha una grande probabilità di ricevere un avviso di garanzia».
L’obiettivo dei medici e degli odontoiatri italiani e di quelli ticinesi, in particolare, è arrivare ad un monitoraggio degli errori in medicina. «Un dato che oggi possiamo solo stimare – afferma Morresi – visto che, almeno in Lombardia (e lo stesso discorso vale per la Toscana), disponiamo di una valutazione almeno per gli ultimi 5 anni. Potremmo dire che, nel 2000, con una stima approssimativa, in Lombardia furono circa 35mila, pari al 6.28%, i morti in conseguenza di un errore medico».
Ma va anche ricordato che il sistema sanitario italiano è tra i più qualificati al mondo, al punto che l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) l’ha classificato al 2° posto dopo quello francese mentre il vicino Sistema svizzero si è piazzato 27°.
Soprattutto i dati sugli errori in medicina sono stati oggetto delle tabelle e delle analisi del Tg5 che, come capita spesso ai giornalisti che realizzano articoli e servizi su eventi ai quali non erano presenti, hanno portato ad un’analisi sui massimi sistemi dell’errore in sanità.
Tralasciando tutto il cammino di riflessione in atto tra medici e odontoiatri per eliminare il più possibile l’errore medico e per creare un maggiore dialogo tra sanitari e pazienti.
FORMAT Telegiornaliste/i + Telegiornaliste/i – di Filippo Bisleri

Il primo gradino del podio di questa settimana lo assegniamo a Laura Cannavò. Che dimostra non solo di essere una brava conduttrice di telegiornali, ma anche un’ottima inviata sul campo. Memorabili i servizi che ha realizzato nelle due ultime settimane dimostrando grande ecletticità sul campo. D’altra parte gli affezionati votanti del forum l’hanno già eletta a loro beniamina. Brava “9”.
Secondo gradino del podio per Luca Rigoni del Tg5. Bravo, l’ex inviato negli Stati Uniti si è finalmente liberato dalla “sindrome Mimosa Martini” che l’aveva oscurato durante la prima elezione del Presidente Usa George Bush. Rientrato alla base in Italia, il nostro Rigoni sta offrendo egregie performance come telegiornalista. Tornando ai livelli che gli erano consoni. Bravo. Rilanciato con “7.5”.
Il terzo gradino del podio se l’aggiudica la frizzante Valentina Loiero, volto emergente di casa Mediaset. Brava Valentina, a scovare sempre notizie che raccontano l’anima della Sicilia e un vero peccato che le sia stato “scippato” dalla redazione centrale il servizio sulle morti negli ospedali della Trinacria. Coraggio. La redazione di Telegiornaliste.com sta con Valentina, che è un’ottima professionista. Brava davvero. “7”.
Gradino più basso del contropodio per Maurizio Costanzo. La sua prestazione giornalistica a Buona domenica è sempre più inguardabil, e lo speciale che ha fatto incontrare un boss della camorra napoletana con il figlio minorenne già in carcere è suonato come una beffa alle famiglie che hanno avuto figli uccisi e che non avranno prove d’appello. Bocciato con un “4”.
Secondo gradino del contropodio per Marco Mazzocchi, che sembra sempre meno un giornalista e sempre più un imitatore di Carlo Conti o Fiorello. Il pubblico, anche il più pallonaro, merita un giornalista, non una parodia della professione giornalistica. Mazzocchi era ed è un bravo giornalista: perché nasconde le sue qualità? Da rivedere. “5”.
Gradino più alto del contropodio a Lamberto Sposini, ovvero un conduttore del telegiornale che, ultimamente, nonostante dovrebbe essere felice per il momento d’oro della sua Juventus, sembra condurre sempre come se fosse colpito da una tragedia. Coraggio, un po’ di animo e di brio. Già le notizie non sono sempre di grande allegria, se poi anche il volto del telegiornalista è di quelli con espressione cupa la frittatona è matematica. Prendere esempio da Safiria Leccese potrebbe giovargli. Rimandato, “5.5”.
TELEGIORNALISTI  Buono come il pane di Silvia Grassetti

Se Vincenzo Mollica, giornalista di Rai1 nato a Formigine, nel modenese, fosse il personaggio di un fumetto, sarebbe uno dei “buoni” – del resto, quella di essere un “buonista” è forse l’unica accusa che gli è stata mossa, in tanti anni di carriera.
A dirla tutta, Mollica è davvero un fumetto: nel 1995 la matita di Andrea Pazienza lo ha trasformato in Vincenzo Paperica. E lui, in panni di grafite e cellulosa, ci si trova come nel proprio elemento: è stato il primo giornalista televisivo, nel lontano 1980, appena giunto nella redazione spettacoli del Tg1, a raccontare di Paperino, Pippo, Corto Maltese.
Il mondo dei fumetti è la sua passione, insieme al cinema e alla musica leggera: alzi la mano chi non ha mai seguito DoReCiakGulp su Rai1, il contenitore per antonomasia delle interviste ai big dello spettacolo realizzate da Mollica.
Che, del resto, è stato grande amico di Ugo Pratt e di Andrea Pazienza, dell’indimenticato Federico Fellini, e lo è della poetessa Alda Merini, di Paolo Conte e Lucio Dalla, ma anche di due noti “Franceschi”: De Gregori e Guccini – compagno quest’ultimo di gustose cene alla “Cesoia” di Bologna; ma l’elenco degli “artisti della comunicazione” legati da stima e amicizia a Vincenzo Paperica, artista anche lui, ma del giornalismo televisivo, è troppo lungo per riportarlo qui.
Mollica ha sempre l'espressione rasserenante di chi non fa un mestiere, ma è appagato dall’aver creato la propria “specializzazione” e dal continuare a svolgerla con successo: 25 anni fa, i servizi sui fumetti e sul mondo dello spettacolo fecero sollevare più di un sopracciglio in Rai.
Ma aveva ragione lui. E il volto sorridente non vi inganni: il suo giudizio sull’emittente di Stato, sul giornalismo odierno e sulla politica attuale non è tanto buonista quanto si potrebbe supporre.
A noi, però, interessa di più il modo di fare giornalismo di Vincenzo, cortese e garbato ma non per questo meno efficace o coinvolgente.
Tutto da leggere, sulle pagine del suo sito: da navigare col sorriso.
VADEMECUM  Creare i giornalisti in università di Filippo Bisleri

Dopo aver parlato delle scuole di formazione al giornalismo, affrontiamo la nuova frontiera di preparazione dei giornalisti italiani: le università e i loro corsi di laurea in Scienze della comunicazione.
Sono interessati dal progetto le facoltà di Bari (3 e 5 anni), Bologna (3 e 5 anni), Campobasso (3 anni), Catania (3 anni), Genova (3 anni), Lecce (3 anni), Macerata (3 e 5 anni), Milano-Iulm (3 e 5 anni), Milano Bicocca (3 e 5 anni), Milano-Università Cattolica del Sacro Cuore (3 anni, di prossima attivazione), Modena e Reggio Emilia (3 e 5 anni), Padova (3 anni), Palermo 3 e 5 anni), Perugia (3 e 5 anni), Potenza (3 anni), Roma-La Sapienza (3 e 5 anni), Salerno (3 e 5 anni), Siena (3 e 5 anni), Teramo (3 e 5 anni), Torino (3 e 5 anni), Trieste (3 e 5 anni), Urbino (3 e 5 anni), Varese-Università dell’Insubria (3 anni), Vercelli (3 anni) e Verona (3 e 5 anni).
La formazione universitaria è la nuova frontiera sulla quale sta scommettendo l’Ordine dei Giornalisti, e sul quale ribatte spesso, facendosi paladino di questa ulteriore qualificazione di quanti fanno i giornalisti, il presidente dell’Ordine regionale della Lombardia, Francesco Abruzzo.
Proprio Milano sta attivamente portando avanti anche un altro interessante esperimento, avviato nel 2002, per qualificare professionalmente come giornalisti, almeno con la qualifica di pubblicisti, quanti operano negli uffici stampa di Enti pubblici.
Si tratta di un progetto che l’Ordine mette in campo per garantire l’alta qualità dell’informazione, che punta ad essere al servizio del cittadino e non di intralcio a quest’ultimo.
In quest’ottica sono anche da leggere i continui richiami ai doveri dei giornalisti nei confronti dei minori (Carta di Treviso con sue modifiche), il Codice di deontologia professionale in materia di privacy (prima approvazione il 29 luglio 1998), e la piena applicazione della direttiva europea del 1994 sulla segretezza delle fonti dei giornalisti.
(8-continua)
VADEMECUM   L'esperto risponde
Caterina da Napoli ci scrive:
Un solo obiettivo: diventare una giornalista... nel dettaglio?
...specializzarmi nel campo sportivo,in particolare il mondo del calcio! Se chiudo gli occhi e lascio che la mia mente sogni, mi vedo un'affermata giornalista sportiva, un'inviata sui campi di calcio ad intervistare giocatori, allenatori, presidenti, dirigenti....tipo Monica Vanali (donna che stimo!)
....adesso ho 23 anni e la mia gavetta è iniziata anni fa.
Già alle superiori collaboravo col giornale della scuola e partecipai ad uno stage RAI di 4 giorni...poi...una volta diplomata e iscritta a Lettere Moderne ho frequentato un corso di giornalismo sportivo (non riconosciuto) tenuto da un giornalista romano presso un'emittente campana (era l'unica cosa che offriva la mia città, Napoli); un annetto dopo iniziai a collaborare come inviata a 360° con la redazione giornalistica di un'emittente campana....ed è così che sono diventata giornalista pubblicista; quest'inverno sono stata a Milano ed ho seguito il master di giornalismo sportivo televisivo presso la Formass (Bruno Longhi e tanti altri professionisti di RAI, MEDIASET e SKY sono stati i docenti) ed ho ottenuto l'attestato. Ed ora? Cosa fare? ...continuare con l'emittente campana ed occuparmi di tutto eccetto di sport (perchè a Napoli è un settore del giornalismo in cui non danno spazio ai giovani)? Cambiare del tutto e buttarmi sulla carta stampata (scrivendo di sport)? Propormi ad emittenti di altre regioni? Come propormi?Come far capire che voglio/vorrei occuparmi di sport? E...quanto spazio c'è? Ci sono possibilità? Io sarei disposta a trasferirmi domani a Milano se un'emittente regionale mi assumesse anche a costo zero! Mi trasferirei domani se (cosa impossibile) un'emittente del calibro RAI, MEDIASET, SKY mi contattasse e mi facesse far parte della redazione, dietro le quinte...anche solo a fare le fotocopie, in modo da poter crescere con loro...
Grazie 1000.... Caterina

Risponde Filippo Bisleri:
Cara Caterina, prima di tutto i saluti di Monica Vanali (le ho riferito il tuo complimento e mi ha detto di esserne onorata). Vanti sicuramente un buon curriculum e dimostri grande disponibilità e desiderio di sfondare nel mondo sportivo.
Ti dico subito che è molto più facile partire dalla carta stampata e poi approdare alle tv che compiere il percorso inverso. Ti tolgo, e mi spiace, l'illusione di una chiamata da Rai, Mediaset o Sky: le assunzioni sono contingentate e, specie in Rai, avvengono, per il 90% dei casi, per concorso.
Concorso al quale tu, per età, puoi partecipare. Ti consiglio di controllare il sito della Rai.
Gli spazi nel giornalismo sono sempre più esigui e te lo dico per non creare facili illusioni. Ma l'esperienza di Alessia Tarquinio, come quelle della Noè e della Voto, ti possono insegnare che volere è potere. Io comincerei ad inviare il curriculum vitae a giornali, radio e tv.
Se ami lo sport non cambiare, magari specializzati su discipline minori; e prova a contattare Qs, il quotidiano sportivo de Il Giorno, La Nazione e Il Resto del carlino: lì potresti realizzare il tuo sogno.
Intanto, però, io consiglio di fare un po' di esperienza con l'online qui su Telegiornaliste.com, e poi l'occasione sicuramente arriverà.
Ti aspetto nella redazione, pronto per altri consigli.
E grazie mille a te per aver atteso la mia risposta. Ciao.
Risponde Silvia Grassetti:
Cara Caterina, a Telegiornaliste.com manca una redattrice che si occupi di sport. Perciò, come il nostro esperto Bisleri ti ha già invitato a fare, ti consiglio di contattarci in privato, con una e-mail all'indirizzo segreteria@telegiornaliste.com.
Ma fallo soltanto se sei disponibile a rinunciare ai puntini di sospensione, alle cifre al posto dell'articolo indeterminativo, e alla "k" per sostituire il "ch".
Ciao, e grazie.
EDITORIALE  La resa dei conti di Tiziano Gualtieri

30 settembre e 1° ottobre e ancora 7 e 8 ottobre: i giornalisti italiani si mobilitano contro gli editori. E lo fanno a muso duro, nonostante la sempre velata minaccia legata ai contratti di precariato o di co.co.co. (è inutile cambiare il nome in co.co.pro. e lasciarli - di fatto - come stanno) che, ahimé, spesso costringono le categorie più deboli a recarsi ugualmente al lavoro.
Per loro, oltre al danno anche la beffa: additati spesso come crumiri, in realtà succubi più delle minacciate "conseguenze" in campo lavorativo piuttosto che delle occhiatacce dei colleghi ligi al dovere del sindacato.
Una vertenza, quella che per l'ennesima volta ha visto scendere in piazza gli operatori dell'informazione, che sembra non avere mai fine. Motivo del contendere - neanche a dirlo - il rinnovo del contratto e la cosiddetta legge 30, meglio conosciuta come la legge Biagi.
Il mondo giornalistico italiano è in subbuglio da tempo, ma ora sembra essere sempre più vicina la resa dei conti. La segreteria della Federazione Nazionale della Stampa (Fnsi) ha promesso nuove agitazioni se non riprenderà in manierà positiva la trattativa con gli editori della Fieg per il rinnovo del contratto.
Una condizione irrinunciabile per sospensione le agitazioni future. Si badi bene, sospendere e non scongiurare: necessario lo stop per almeno due anni degli effetti applicativi della legge 30 e l'apertura della fase contrattuale per il riconoscimento del lavoro autonomo dei giornalisti free lance e precari.
Muro contro muro, quindi, in attesa di vedere quale sarà quello che crollerà prima. In entrambi i casi, però, i carpentieri della Fnsi e della Fieg, hanno dimostrato la loro testardaggine, cosa che rischia di far proseguire la vertenza a oltranza.
Intanto neppure i quattro giorni di sciopero sono serviti a qualcosa. Come nella miglior tradizione italica, è addirittura impossibile stabilire quanti abbiano scioperato. Da una parte i dati made in Fnsi che canta vittoria accusando gli editori di essere usciti con i giornali e i telegiornali sono facendo leva sul ricatto, dall'altra le associazioni riconosciute dalla Fieg, tra cui l'Aeranti-Corallo, che indicavano come fallimentare lo sciopero nell'ambito radiotelevisivo.
«Vari editori ci hanno confermato che non intendono mollare - ha detto il segretario della Fnsi Paolo Serventi Longhi - che questa è la resa dei conti rispetto a un contratto che evidentemente non risponde più alla realtà attuale. Ma noi lo difenderemo coi denti e siamo pronti il 18 a proclamare altri scioperi».
Gli editori sono convinti di non mollare, ma la stessa cosa è stata promessa anche da Serventi Longhi che ha chiesto il pugno di ferro ai vari Ordini dei giornalisti affinché verificano se in questa vicenda vi siano stati, da parte degli iscritti «atteggiamenti che hanno ferito valori fondanti della professione» e ipotizzando contro di loro sanzioni disciplinari.
Come sempre, quindi, il rischio è che a essere tra l'incudine e il martello sia - sempre - il giornalista.
 
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