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Telegiornaliste anno II N. 2 (34) del 16 gennaio 2006


MONITOR Caregnato, dalle passerelle alle conduzioni di Filippo Bisleri

Nel giorno del suo 31° compleanno, reduce da una trasferta di lavoro a Parigi, Patrizia Caregnato («Che bello – ci dice – io intervistata da voi proprio oggi che tutti, per il mio compleanno, mi stanno facendo sentire una regina») ha accettato di raccontarsi a Telegiornaliste.
Patrizia, o Patty, come ti chiamano in redazione, è vero che sei giornalista un po' per caso?
«Certo che voi giornalisti (sorridendo, n.d.r.) sapete sempre tutto eh? In effetti è così, io pensavo di lavorare in tv, ma mai avrei pensato di farlo come giornalista. Mi sarei accontentata di lavorare nella produzione e, visto che studiavo scenografia, pensavo che il mondo della tv che tanto mi affascinava mi avrebbe vista al lavoro come scenografa. Poi Marco Di Gregorio mi ha notata e mi ha presa a lavorare come giornalista a SeiMilano, tv privata con molto lavoro a contatto con la gente per strada, e lì ho fatto il praticantato per diventare professionista».
Sempre e solo tv nella tua vita professionale.
«La tv ce l’ho nel sangue, l’ho sempre desiderata fortemente, anche perché le sole immagini della tv sono in grado di per sé di trasmettere messaggi ed emozioni».
Gioco della torre: conduzione o servizi in esterna?
«Non farmi scegliere ti prego».
Visto che è il tuo compleanno va bene, ma dicci cosa preferisci.
«La conduzione di un tg e il servizio in esterna sono cose decisamente diverse tra loro. La mezz’ora di conduzione in video è la parte più tranquilla del nostro lavoro che è una vita estremamente stimolante».
Chi è il personaggio che ti ha colpito di più?
«Qui rispondo giusto e sicura: Vasco Rossi. E non tanto per il Vasco star della musica, quanto per l’uomo, che nell’intervista ha rivelato difetti, paure e imbarazzi dimostrando la sua grandezza».
A chi ritieni di dovere di più professionalmente?
«Ritengo di dovere tanto a tutti i direttori con cui ho lavorato e che hanno colto in me diverse caratteristiche. Mario Giordano, per citare il mio attuale direttore, ha creduto in me più di quanto ci credessi io stessa. E poi resto affezionata al compianto Daniele Vimercati che era un grande professionista e un grande uomo».
Oltre al tg lavori per Lucignolo: quali le differenze?
«Lucignolo è una realtà diversa perché è un programma di approfondimento: richiede notizie da approfondire e ti consente, stando più tempo in uno stesso luogo, di conoscere meglio la realtà. Di Lucignolo trovo straordinario il montaggio. Pensa che Studio Aperto è l’unico tg in Italia montato direttamente in digitale, così che la troupe è formata dal giornalista e dal cameraman, e il giornalista monta sul suo pc il servizio che va in onda, dando sfogo alla sua creatività. Ecco, con Lucignolo la possibilità di dimostrare la creatività è ancora maggiore».
Ritieni sia conciliabile la vita di moglie e mamma con quella della telegiornalista?
«Al momento non sono ancora né moglie né mamma, ma solo in attesa che chi mi sta a fianco mi chieda di sposarlo (sorride, n.d.r.), ma credo che i ruoli siano conciliabili con enormi sacrifici e soprattutto con l’aiuto di altre persone (nonne e tate). Dico questo perché i tempi del tg non sono conciliabili con quelli di un bambino: il telegiornale è fatto di eventi straordinari, non programmabili, di notizie che ti piombano tra capo e collo mentre magari stai salutando i colleghi per uscire dalla redazione e la vita familiare non può essere programmata sulle esigenze del tuo tg. E già io sono fortunata che non vivo i pericoli delle guerre, penso spesso a come reagiscono le mie colleghe inviate in Iraq in questi mesi».
È nota la tua passione per gli animali
«Accidenti (ridendo, n.d.r.), ma mi conosci proprio bene… Abbiamo lavorato in passato insieme?».
No, io non ho mai fatto tv, per il momento
«Comunque sì, sono un’animalista convinta e in casa ho quattro gatti (solo uno preso al gattile) e un cane di grossa taglia, trovato per strada quando ero in Sicilia per Lucignolo con le "Veline". Ho finito il servizio, mi sono girata e l’ho visto lì impaurito… Non ci ho pensato due minuti, me lo sono portato via prenotando l'aereo per me e per lui. Il problema nasce se consideri che io sono allergica al pelo degli animali. Ma voglio troppo bene a queste creature e, per amore loro, preferisco curarmi, in attesa di trovare loro padroni che li amino quanto li amo io… Tu dici che non ricevo la proposta di matrimonio perché ho una casa così affollata di animali?».
Beh Patty, non saprei… ma potrebbe essere
«Vorrà dire che verificherò con l’interessato».
MONITOR Benemerita Oriana di Fiorella Cherubini

Lo scontro tra i sostenitori e i detrattori della nota giornalista e scrittrice Oriana Fallaci non si arresta, e i due schieramenti continuano a tagliarsi i panni addosso.
L’assegnazione, qualche mese fa, dell’Ambrogino d’oro e, ora, della medaglia d’oro quale “benemerita della cultura” fatta dal presidente della Repubblica Ciampi, ravvivano, intorno alla penna più famosa e criticata d’Italia, focolai mai spenti.
Alla notizia dell'ultimo conferimento hanno fatto seguito centinaia di lettere indirizzate al capo dello Stato, in cui l'indignazione e il rammarico dei detrattori era ben evidenziato.
Più che una letterata, oramai la Fallaci è un fenomeno cultural-popolare, che fa mugugnare: a seconda della propria fede politica (o della propria coscienza), l'opinione pubblica non resta più indifferente alle news su Oriana.
Ormai, il nome della Fallaci viene accostato al concetto di “terrorismo”, e i suoi scritti sono assunti ad unità di misura del male dei tempi moderni: il gesto di Ciampi ha seminato il malcontento.
I detrattori di Oriana non ammettono che una figura istituzionale come quella del presidente della Repubblica, garante supremo di una Costituzione che ripudia concetti razzisti e xenofobi, conferisca proprio ad una “mangia-islamici”, il premio di "benemerita della cultura", sulla base del ragionamento che la cultura sia tolleranza, e non legittimazione della violenza e del fanatismo.
Forse, però, la critica, legittima o meno, va indirizzata esclusivamente all'iniziativa del capo dello Stato, dato che non fa riferimento a nuovi lavori della giornalista.
A meno che il rigurgito di indignazione non fosse affatto sopito dopo l'Intervista a se stessa.
Come dire: talvolta anche gli intellettuali si ritrovano al centro dell'attenzione, senza aver scelto di starci.
MONITOR Adotta la foresta, salva la vita di Giuseppe Bosso

“Ogni abitante della Terra vive grazie a 1.500 mq di foresta tropicale; ognuno dovrebbe comprare la propria parte da conservare”. Questo è lo slogan dell’operazione “Foresta Italia”, portata avanti dall’associazione “forPlanet” che mira a salvaguardare e proteggere queste zone, basilari per il futuro della vita sul nostro pianeta.
Presieduta dalla telegiornalista Tessa Gelisio, conduttrice della trasmissione di Rete4 Pianeta mare, forPlanet, che ha sede a Milano, opera per tutelare gli ecosistemi minacciati dall’uomo, dalle barriere coralline ai laghi, dalle savane ai ghiacciai, con la raccolta di fondi per acquistare queste aree, rigenerare le zone danneggiate e promuovere la ricerca scientifica.
Foresta Italia” è il progetto attraverso cui l’associazione acquisterà la Bonbonera, foresta vergine della Bolivia che si estende per uno spazio di oltre 1.500 ettari, dove vivono specie animali a rischio tra le quali la scimmia ragno e il delfino rosa del Rio delle Amazzoni.
Una volta acquistata la Bonbonera, verrà istituita una zona protetta, monitorata per prevenire il bracconaggio e il taglio illegale degli alberi, e in cui verrà sviluppata una forma di turismo equo-solidale, grazie ad un comitato scientifico composto da grandi nomi del campo ecologico e scientifico, tra i quali il prof. Renato Massa, docente di biologia animale e conservazione della natura presso la Bicocca di Milano e il prof. Giorgio Celli, docente all’Istituto di Entomologia “Guido Grandi” presso l’Università di Bologna.
Due sono i tipi di donazione con cui privati e aziende possono contribuire all’iniziativa, collegandosi al sito dell'associazione: offrendo 40 euro si “adottano” 1.500 mq di foresta, con 260, invece, si “adotta” 1 ettaro. L’associazione rilascerà un’attesta di riconoscimento personalizzato ai sottoscrittori.
Siamo ancora in tempo, forse, per dare alle generazioni future un pianeta migliore e vivibile, se lo vogliamo davvero.
CAMPIONATO La sorpresa Mattei  di Rocco Ventre

Nei quarti di finale dei play-off Manela Moreno sconfigge nettamente Maria Luisa Busi e si guadagna la semifinale contro Monica Vanali
Maria Concetta Mattei
un po' a sorpresa ha la meglio su Luisella Costamagna e in semifinale trova adesso la vincitrice della prima fase: Maria Grazia Capulli.
Nei play-out Bianca Berlinguer e Cristina Parodi vincono e ottengono la permanenza nella massima serie, mentre Maria Leitner e Irma D'Alessandro andranno a fare compagnia a Marica Morelli e Monica Gasparini nella serie minore.
CRONACA IN ROSA La primadonna del nucleare di Tiziana Ambrosi

Dopo mesi e mesi di monopolio, è sopraggiunta sulla scena politica internazionale colui che può essere definito, a buon titolo, una nuova primadonna; colui che, quanto a dichiarazioni imbarazzanti e peggio ancora inquetanti, è riuscito a far impallidire il campione di sempre: Giorg Dabliù come il corrispondente del Tg1, Giulio Borrelli, con pronuncia improbabile, affettuosamente vezzeggia il presidente statunitense.
Stiamo parlando del nuovo presidente iraniano, eletto democraticamente - sotto il controllo dei "Guardiani della Rivoluzione" - pochi mesi fa. Il nome, non così immediato, è Mahmud Ahmadinejad.
Le sue dichiarazioni inquietanti: ripresa del programma nucleare, che se fa venire la pelle d'oca ai pessimisti, che già pensano ad una bomba nucleare, non fa dormire sonni tranquilli neppure agli ottimisti. Il nucleare a scopi civili infatti necessita di fondi, tecnologia, materiali e preparazione tecnica. Elementi difficilmente immaginabili nell'Iran di oggi.
La seconda, ma solo in ordine di tempo, dichiarazione inquietante: la distruzione dello Stato di Israele.
Gli interventi di Ahmadinejad si sono susseguiti quasi a cadenza settimanale: cancellazione dalla carta geografica, trasloco dello Stato ebraico in Europa, invenzione dell'Olocausto.
Queste farneticazioni appaiono agghiaccianti, se si pensa al condottiero agonizzante Sharon e al presidente palestinese Abu Mazen dimezzato dal crescente supporto al movimento fondamentalista armato Hamas.
Una situazione delicata e aggravata dal clima di tensione a pochi chilometri di distanza (di qualche giorno fa il giubilo dell'ayatollah Khamenei per la malattia di Sharon).
Così lontani sembrano i giorni delle manifestazioni studentesche, degli spiragli lasciati aperti all'occidente da parte di Khatami.
E' indubbio che un Paese di 80 milioni di abitanti abbia un peso fondamentale nei precari equilibri della politica mediorientale. Ed il futuro, viste le premesse, non lascia ben sperare.
Infine un suggerimento per una visione, dall'interno, degli ultimi cinquanta anni di storia iraniana. Più piacevole di un libro, più efficace di un documentario è il fumetto Persepolis, dell'autrice iraniana Marjane Satrapi: tratti semplici ma decisi, un bianco e nero eloquente.
Per capire come un Paese dal glorioso passato, come la Persia, possa cambiare tanto.
CRONACA IN ROSA Veloci come il vento di Erica Savazzi

Ad essere veloce in Arabia Saudita non è solo Alia Hayel Aboutaiyh Alhwaete. Sono tutte le donne, che, grazie anche alle aperture del nuovo sovrano Abdullah, stanno conquistando posizioni nella vita pubblica e rivendicano libertà finora sconosciute.
Alia è una fantina, si è classificata in sesta posizione a una gara del Campionato del mondo di resistenza a cavallo (sport molto amato nei paesi arabi) che si è svolta a Dubai. E’ stata la prima donna a poter gareggiare e a far mangiare la polvere a molti colleghi maschi provenienti da diverse regioni del medio-oriente.
C’è da dire, però, che la ragazza è stata affiancata da un protettore potente, che aveva già aiutato la prima donna pilota di Arabia: il principe Alwaleed ibn Talal, quinto nella classifica dei più ricchi al mondo.
Non si tratta di un caso isolato: col cambio del sovrano è cambiata anche la politica per la popolazione femminile. Per la prima volta due donne sono state elette alla camera di commercio di Jedda, una ”architetta” è entrata a far parte del consiglio nazionale degli ingegneri, e in 36 inizieranno a lavorare al ministero degli Esteri con mansioni di alto livello.
E pensare che in Arabia Saudita i diritti delle donne sono ancora un’utopia. Sebbene il 55% dei laureati siano donne e il 40% dei beni privati appartenga a loro, per la legge sono inesistenti senza un uomo. Le donne infatti non possono amministrare direttamente i propri beni, per viaggiare all’estero devono essere accompagnate o avere l’autorizzazione scritta di un uomo della famiglia, il matrimonio è deciso dal padre e gli sposi non possono incontrarsi fino alla cerimonia nuziale, non possono guidare e perfino la carta d’identità, che in realtà certifica solo l’appartenenza alla famiglia, per essere valida deve essere mostrata alla presenza di un uomo che testimoni a favore della donna.
Questa situazione deriva dall’applicazione alla vita pubblica del wahabismo, una forma di Islam sunnita nata dall’interpretazione del Corano di uno studioso del XVII secolo che non riconosce alcun diritto per le donne.
La situazione, però, lentamente cambia e le donne iniziano a pretendere di essere trattate come persone e non come oggetti privi di volontà. Una voce importante è stata quella della principessa Sarah, figlia del fratellastro dell’ex re Fahad, che ha sollecitato il riconoscimento dei diritti delle donne: «Il governo deve riconoscere che le donne sono la metà della popolazione. E che hanno dei diritti».
Per ora si è iniziato con la modifica delle procedure per il rilascio dei documenti d’identità: entro la metà del 2006 ogni donna avrà la propria carta d’identità con tanto di fotografia del volto.
Anche internet dà una mano all’emancipazione delle donne che vogliono scegliersi da sole il compagno della vita: attraverso le agenzie matrimoniali online, che stanno vivendo un vero boom, si rispetta la tradizione del sensale che fa incontrare gli aspiranti fidanzati, ma viene eliminato l’obbligo di sposarsi.
CRONACA IN ROSA Una strage infinita di Stefania Trivigno

Ci ha lasciati anche Donatella Colasanti, superstite dell’efferato crimine meglio conosciuto come la strage del Circeo.
È accaduto lo scorso 28 dicembre scorso a causa di un tumore al seno. Uno strano scherzo del destino: sopravvive a una strage, ma muore di un male che oggi non ammazza più.
Il calvario di questa donna inizia trent’anni fa, il primo ottobre 1975.
Angelo Izzo, Andrea Ghira e Gianni Guido invitano Rosaria Lopez (19 anni) e Donatella Colasanti (17 anni) a trascorrere una serata nella villa di Ghira al Circeo. Le due ragazze arrivano lì convinte di trovare una festa, ma lo scenario che si offre loro è del tutto diverso: i tre stuprano e massacrano fino a uccidere Rosaria Lopez. Donatella si finge morta e riesce così a sopravvivere, chiusa nel bagagliaio della Fiat 127 in cui fu sistemata insieme al corpo dell'amica dopo 36 ore di torture.
Da quel lontano 1975 la vita di Donatella non è più trascorsa serenamente: alle ovvie ragioni morali - che non stiamo a ripetere, per evitare di far cadere l'accaduto nel baratro della retorica – si aggiungono quelle legate a una probabile “cattiva” giustizia.
La prima sconfitta per Donatella, infatti, arriva subito dopo la strage: Andrea Ghira scapperà facendo perdere le tracce e restando latitante per sempre. Soltanto nel 2005 l’esame del DNA effettuato sulla salma di un certo Massimo Testa Andres rivela che "l’uomo” era fuggito in Marocco, aveva cambiato identità, ed era rimasto ucciso da una overdose nel 1995.
La seconda sconfitta arriva nel 1980 al processo d’appello. Il processo di primo grado finì con l’ergastolo per i tre imputati. Tuttavia, i familiari di Lopez accettano un risarcimento dalla famiglia Guido e la sua condanna è ridotta a trent’anni di carcere.
Infine, Angelo Izzo porta con sé la terza sconfitta, la più pesante. Nonostante i molteplici tentativi di fuga, nel novembre del 2004 i giudici del tribunale di sorveglianza di Palermo avevano trovato buona la condotta del detenuto tanto da ritenerlo “guarito” a da regalargli come premio la semilibertà.
Neanche un anno dopo – maggio 2005 – l’uomo è condannato nuovamente all’ergastolo a seguito delle indagini e della confessione del duplice omicidio di Maria Carmela e Valentina Maiorano.
Lo stesso “uomo”, che evidentemente del tutto guarito non era, in seguito al decesso di Donatella Colasanti ha affermato: «Certo, qualche stupro ogni tanto, ma era comunque un modo di vivere».
Intanto i familiari di Donatella, in modo particolare suo fratello Roberto, annunciano di voler proseguire la battaglia giudiziaria in suo nome.
CRONACA IN ROSA Calcio mercato per i mondiali di Danila Di Nicola

Il mese di gennaio, per i patiti del calcio, è quello in cui riapre il calcio mercato: il mese in cui si spera che la propria squadra acquisti giocatori per compensare alle mancanze della prima parte di stagione.
Siamo a metà del mese e si sono già concretizzati alcuni grandi colpi di mercato: Antonio Cassano al Real Madrid e Christian Vieri al Monaco.
Su entrambi questi casi ci sono state polemiche: il neo acquisto dei galacticos è stato ceduto dopo i contrasti che avevano infervorato il clima romano nei passati mesi per il suo non utilizzo. Ma ad acquisto avvenuto, tutti si sono rammaricati per la perdita di uno dei talenti più puri del calcio italiano.
Stessa cosa non si può dire per quanto riguarda Vieri. Il Milan, dopo averlo acquistato nella passata estate, se ne è sbarazzato appena ha potuto, in seguito alle prestazioni non esaltanti dell'ex interista. Al suo posto il club di Berlusconi ha acquistato Marcio Amoroso, vecchia conoscenza del calcio italiano (ex di Udinese e Parma), che dopo l'avventura a Malaga era tornato in patria al San Paolo.
La motivazione che ha spinto al trasferimento all'estero i due campioni italiani è la conquista di una casacca per il prossimo mondiale di Germania. Ma mentre Cassano, nonostante la non perfetta forma fisica, nelle occasioni in cui è stato utilizzato dalla Roma è parso il talento di sempre, tanto da poter ambire ad un posto mondiale, lo stesso discorso non vale per Vieri che, in perfetta forma fisica, nelle partite in cui ha giocato ha dimostrato di non avere smarrito il senso del gol che un tempo lo aveva contraddistinto.
Voci di calcio mercato portavano Luca Toni alla corte del Barcellona; ma non si concretizzeranno almeno fino a giugno, perché il bomber della Fiorentina non intende rischiare di perdere il posto mondiale.
Mentre Toni è quasi certo della convocazione, a far compagnia a Cassano e Vieri per la rosa degli attaccanti dei mondiali ci sono anche Alessandro Del Piero, che continua a segnare ogni qualvolta Fabio Capello lo metta in campo, e Cristiano Lucarelli, che anche quest'anno col Livorno si sta confermando ad altissimi livelli dopo la vittoria del titolo di capocannoniere nella passata stagione.
La battaglia per il Mondiale comincia ora. Da qui a fine maggio ogni calciatore in odore di convocazione cercherà di farsi notare dal ct della nazionale Marcello Lippi, sperando di trovare lo spazio adeguato nel proprio club, e sperando che non esploda qualche nuovo campione.
FORMAT Il ritorno del Grande Reality di Nicola Pistoia

Con l’anno nuovo la nostra tv ricomincia a popolarsi di reality. Il primo a partire in ordine di tempo sarà il Grande Fratello, in onda su Canale5 dal prossimo 19 gennaio.
Giunto alla sua sesta edizione, il reality show più longevo d’Italia cambia per la terza volta conduttrice: dopo Daria Bignardi ( ora su La7 con Le Invasioni Barbariche), che aveva condotto le prime due edizioni, e Barbara d’Urso (prossimamente impegnata con il reality La Fattoria) madrina delle ultime tre, la nuova padrona della casa più spiata della tv sarà Alessia Marcuzzi.
La bella Alessia, che continuerà a vestire i panni di “iena” nel programma di Italia1, e quelli di “carabiniera” nella nota fiction di Canale5, dovrà vedersela con i litigi, gli amori e gli intrighi, più o meno banali, di una dozzina di ragazzi (forse addirittura sedici), assetati dalla voglia di emergere nel difficile mondo della tv.
«Spero sia un’avventura travolgente, non vedo l’ora di cominciare, sono troppo emozionata»: così ha commentato la Marcuzzi il suo nuovo impegno televisivo. Nuovo per lei, ma non certo per i telespettatori, che ancora una volta dovranno sorbirsi le infinite lacrime e le ire furibonde degli sconosciuti fratellini, come se fossero segregati in un carcere.
E tanto per cambiare, fervidi detrattori e accaniti sostenitori inizieranno a darsi battaglia durante tutta la durata del programma, ovvero 91 giorni.
Ma le "novità" non finiscono qui. L’azienda del Biscione, dopo essersi accaparrata i diritti tv sul calcio, ha sferrato un altro colpo basso a Murdoch: la sesta edizione del reality di Canale5 verrà trasmessa 24 ore su 24 in esclusiva sul digitale terrestre Mediaset Premium, e non più sulla tv satellitare di Sky, che deteneva l’esclusiva per le prime cinque edizioni.
Gli spettatori, in possesso del box interattivo, che avranno voglia di spiare giorno e notte gli inquilini della casa, potranno scegliere tra due offerte: un euro per una giornata intera, o 39 euro per il pacchetto completo dei 91 giorni.
Vedremo se questa operazione di marketing farà finalmente vendere i decoder rimasti per ora sugli scaffali.
FORMAT Cambio... reality di Nicola Pistoia

La7, tv generalista sorta nel giugno del 2001 e controllata dal gruppo SEAT, ha spesso sofferto un clima di incertezza, dovuto, essenzialmente, all’abbandono di alcuni personaggi importanti per la rete, come Fabio Fazio, e segnato dai continui avvicendamenti alla guida dell'emittente.
Dopo un avvio di programmazione sofferto, i palinsesti hanno cominciato ad assumere un’identità più precisa, e soprattutto diversa da quella proposta dagli altri due poli televisivi. Negli ultimi tempi ci stiamo infatti abituando - e quindi affezionando - a vedere programmi innovativi e originali, che spaziano su molti argomenti: la politica, lo spettacolo, la satira, l’informazione, lo sport.
Ma chi pensava che La7 sarebbe rimasta lontana da quelli che sono i continui reality, che impazzano sulle altre reti, è rimasto deluso: anche il terzo polo televisivo ha avvertito l'esigenza di proporre un proprio reality show. Se non altro, cercando di renderlo diverso.
Cambio Moglie è forse un figliastro dei ben più importanti e costosi Grande Fratello e L’isola dei Famosi, che viene trasmesso su La7 ogni martedì alle 21.30. Dopo il grande successo ottenuto in Inghilterra, Francia e Stati Uniti, il reality era già approdato in Italia, sul canale satellitare FoxLife.
Il programma è simpatico, benché talvolta in odor di maschilismo: mette a confronto due mogli, molto diverse tra loro, come diversi sono i rispettivi modi di vita, i rapporti con i figli e con i mariti.
Le due donne sono obbligate a trascorrere sette giorni in compagnia delle nuove famiglie; ignare di quelle che sono le abitudini e le mentalità che si respirano nelle "case adottive".
Cambio moglie certo non si aspetta i grandi numeri ottenuti dai suoi progenitori, ma vuole proporre qualcosa di diverso, di spensierato ma soprattutto che sia copia conforme della società in cui viviamo.
Un programma che rifletta, in tutto e per tutto, la realtà.
ELZEVIRO Piccole case editrici alla riscossa di Antonella Lombardi

Sono piccole, giovani e forti. E sono molte. Sono le case editrici che nel nostro Paese sono diventate un fenomeno di successo, offrendo proposte editoriali che hanno conquistato pubblico e critica.
Accurate nella grafica e nei contenuti, spesso alla ricerca di giovani autori esordienti, pronte a fiutare le novità e a cogliere i cambiamenti del territorio, devono cercare di vincere le difficoltà iniziali per accedere a un mercato sempre più chiuso e affollato, dove la concorrenza con i grandi colossi editoriali è impari.
La conquista di uno scaffale in libreria e, di conseguenza, di una nicchia di lettori, è spesso inesorabile: vincere la diffidenza di librai e distributori non è facile, specie se non si ha la possibilità di accedere ai grandi mezzi di comunicazione di massa.
Ma per fortuna, grazie anche alle vendite per corrispondenza, a internet, alla partecipazione a fiere e saloni, e al sempre valido sistema del passaparola, qualcosa è cambiato.
All’ultima edizione della fiera di Roma Più libri, più liberi della piccola e media editoria italiana, nei quattro giorni della manifestazione sono state vendute oltre 40.000 copie di libri, con un assortimento di titoli e proposte che inizia a destare qualche preoccupazione tra i grandi colossi.
Gli autori non stanno a guardare. E’ un dato recente l’acquisizione, da parte della Fandango (casa di produzione cinematografica di Domenico Procacci, ma anche casa editrice) degli scrittori Carlo Lucarelli ed Alessandro Baricco.
Quest’ultimo, dopo aver pubblicato per Rizzoli e Feltrinelli, ha scelto la Fandango per l’ultimo suo successo editoriale Questa storia, pubblicato, tra l’altro, in quattro diverse copertine (disegnate da Gianluigi Toccafondo) ispirate a quattro diversi momenti della storia del protagonista.
Analoga scelta è stata quella fatta da Rosaria Carpinelli, direttore editoriale della casa editrice Rizzoli, che ha deciso di lavorare anche lei per la Fandango libri.
In questo panorama composito di editori, dove la sensazione adrenalinica del rischio è cosa concreta, e dove si spende ancora del tempo per leggere i numerosi manoscritti di aspiranti scrittori, c’è spazio anche per qualche successo: su tutti, lo scrittore Andrea Camilleri per i tipi della Sellerio, Massimo Carlotto per la E/O, Amélie Nothomb per la Voland, Melissa P. per la Fazi, Valeria Parrella per Minimum Fax.
Questi ed altri successi sul mercato rappresentano delle vere boccate d’ossigeno per la piccola editoria indipendente: il profitto è infatti l’unico mezzo per continuare a stampare i libri che per i piccoli combattivi editori è strategico pubblicare.
E se la piccola e media editoria italiana rappresenta il 32% del mercato complessivo, è il caso di ricordare altre rivelazioni che compongono questo vivace panorama: come Full Color Sound (casa editrice multimediale), Playground, Fanucci, Nottetempo, Ilisso, Sironi, Avagliano, Iperborea, peQuod, Meridiano Zero, Fermento; ma anche Sinnos e Orecchio acerbo.
Vivaci realtà, queste ultime, che arricchiscono l’offerta dell’editoria per ragazzi.
ELZEVIRO COMUNICATO STAMPA Bari: la comunicazione al cinema insegna a fare l'amore di Marco Feltri

Sono circa in 150.000 in Italia, solo tra studenti ed insegnanti, che, da due anni a questa parte, ascoltano al cinema la voce nuova della buona comunicazione, quella dei valori e della famiglia, per intenderci.

Sono stati circa in 50.000, tra cui 25.000 alunni ed insegnanti delle scuole di Bari e provincia, ad attendere nei cinema pugliesi, fra il 12 e il 14 gennaio scorsi, il regista Pino Tordiglione, la voce dei sogni e della speranza nonché il promotore della consulta nazionale della buona comunicazione.

“Legalità e non violenza” è il tema che Tordiglione ha discusso al termine delle proiezioni del suo Natale rubato programmate da Agis Puglia.
A Tordiglione abbiamo chiesto: perché tanta attesa e tanto successo per lei e per il suo film, soprattutto da parte dei giovani?
«Oggi i giovani sono più attenti, sensibilissimi e, contestualmente, vivono in maniera accentuata il senso della solitudine e della sottratta attenzione dovuta alla crisi delle famiglie e delle istituzioni, incapaci di dare loro riferimento ed ascolto; proprio perché più sensibili, si sentono traditi e disattesi da una mistificata realtà che la società e gli stessi genitori hanno contribuito a costruire in nome e per loro conto.
Io non faccio altro che parlare nella loro stessa lingua, interpretare, grazie all’aiuto del film, i loro sogni e bisogni fatti di amore, paternità, giustizia e solidarietà; ed è meraviglioso e nello stesso tempo commovente, avvertire e sentire la loro gioia, quasi a manifestare la liberazione da quella solitudine imprigionata nei loro cuori».
TELEGIORNALISTI Nando Sanvito, giornalista dal golpe di Filippo Bisleri

Nando Sanvito è un giornalista nato per caso. Meglio, per un "quasi colpo di Stato". Ce lo vuoi spiegare Nando?
«Sono arrivato casualmente al giornalismo. Mentre ero studente a Madrid vissi da vicino l'esperienza di un tentato colpo di Stato militare. In quel periodo nella capitale spagnola vi era solo un paio di corrispondenti italiani e perciò qualche
giornale si rivolse a me per raccontare quei momenti e scoprii una vocazione al giornalismo».
Giornalisti sportivi, spesso siete accusati di essere meno preparati dei colleghi. Che ne dice il membro del Comitato di redazione Mediaset? E il tifo condiziona?
«Ci può essere superficialità e approssimazione tra gli uni e gli altri allo stesso modo. Indubbiamente il giornalismo sportivo è meno portato a fare inchieste aggressive e scomode, per diverse ragioni: da una parte perché ha una vocazione di promozione positiva dello sport, dall’altra perché si rivolge, appunto, a un pubblico di lettori-tifosi più inclini all’epica che agli scandali; ma soprattutto perché si troverebbe a dare fastidio a quegli ambienti da cui quotidianamente attinge informazioni vitali per la sua stessa esistenza.
Sono dunque giornali o media non sportivi ad avere meno freni inibitori, quando lo sport assume contorni torbidi o entra nel mirino di un magistrato.
È un pò come quando – fatte le debite proporzioni - a un giornalista che tutti i giorni segue la stessa squadra, e che deve guadagnarsi la complicità dei calciatori per interviste e soffiate, proprio a lui si chiede di fare le pagelle di una partita: come può essere obbiettivo e al tempo stesso non inimicarsi qualcuno a cui rifila un 4 o un 5? C’è una sorta di conflitto di interessi.
Ciò però non significa misconoscere che anche il giornalismo sportivo abbia fatto campagne di opinione meritorie, sul fronte di uno sport dignitoso e a misura d’uomo.
All’altra domanda rispondo che il tifo può aiutarti a fare con maggiore passione il tuo lavoro, ma c’è anche il rischio che possa farti perdere lucidità e obiettività. Molti si avvicinano al giornalismo sportivo proprio per il tifo calcistico. Non è stata questa la mia traiettoria, anche se sono sempre stato appassionato di sport. Dopo qualche anno di pratica del giornalismo sportivo ho perso il coinvolgimento emotivo tipico del tifoso. Un pò mi dispiace, ma credo che questo distacco mi abbia aiutato in termini professionali.
Altri colleghi si identificano in una squadra a tutti gli effetti e l'avvento delle tv locali ha creato anche in termini professionali figure di questo genere, cioè il tifoso-giornalista, punto di riferimento per i supporters di una squadra oppure opinionista di fiducia dei dirigenti di quel club. Anche loro assolvono a una funzione mediatica importante, io però non sento questo ruolo nelle mie corde e non sarei incapace di interpretarlo».
La tua carriera professionale è ricca, bella e di alto profilo. Cosa ricordi con maggiore affetto?
«Penso ai reportage sulla carta stampata: un incredibile viaggio di tre giorni nel 1985 da clandestino coi profughi curdi che dalla Turchia cercavano fortuna in Occidente, passando le frontiere dell'est (Bulgaria e Jugoslavia) ancora comunista; un'inchiesta drammatica tra Londra e Parigi – aiutato dal premio Nobel Lejeune - sugli albori della fecondazione artificiale in cliniche private e centri autogestiti da collettivi femministi alle prese coi primi bimbi figli della provetta; un incontro in Andalusia con la donna protagonista del fatto di cronaca nera che negli anni Trenta ispirò il capolavoro teatrale di Garcia Lorca Nozze di sangue; l’intervista a Zagabria a un dirigente comunista jugoslavo che si era fatto vent'anni in un gulag sovietico e aveva voglia di raccontare quello che aveva passato lì.
Capitolo sport: a parte un’inchiesta a Siviglia sui tifosi dello Steaua Bucarest che avevano usato la finale di Coppa Campioni per abbandonare la Romania di Ceausescu e chiedere asilo politico in Spagna, di sport mi sono occupato solo quando ho cominciato a lavorare in Tv: qui il bello è la valorizzazione dell’evento sportivo e la sua narrazione tramite la scelta delle immagini. Non è coinvolgente solo quello che succede sul teatro di gioco ma anche l’atmosfera umana che lo circonda.
Ricordo in particolare l’ambiente fantastico che ho vissuto a Lisbona attorno alla finale degli Europei Portogallo-Grecia. Questo aspetto documentativo è la forza della tv e compensa il suo limite, che è quello di essere un mezzo che si presta poco all’approfondimento (se non nel talk-show), tanto più nel calcio, dove i diritti televisivi hanno ristretto e recintato gli spazi su cui può fare cronaca la tv generalista, tra l’altro poco incline per motivi di audience ad occuparsi degli altri sport. Spiegare un evento o svelarne i retroscena (dalle dinamiche di spogliatoio fino agli intrighi del calciomercato) è comunque gratificante e si può fare anche in tv, seppure tra mille condizionamenti.
Tu incontri molto i giovani... Ce ne puoi parlare?
«Ultimamente dedico del tempo a raccontare nelle scuole storie di uomini di sport, documentandole con filmati che ho raccolto in un Dvd: è una cosa in cui credo molto per la sua valenza educativa. Ritengo infatti che i meccanismi e le dinamiche di un evento sportivo siano le stesse che governano la vita di tutti i giorni di una persona, solo che le esemplificano in modo paradigmatico. Perciò dentro queste storie – che ho personalmente conosciuto per via del mio lavoro – ci sono spunti di riflessione profonda che possono aiutare la maturazione di un ragazzo, più facilmente disposto a confrontarsi con la semplicità e l’immediatezza del linguaggio dell’immagine e dello sport».
VADEMECUM Fnsi, un sindacato per tutti di Filippo Bisleri

Come tutte la categorie professionali, anche i giornalisti hanno il loro sindacato. Si chiama Fnsi (Federazione nazionale della stampa italiana) ed è nato ben prima dell’Ordine.
La Fnsi vide la luce in piena era Giolitti, nel 1908. Nacque come associazione per la tutela sindacale e degli interessi della categoria giornalistica. «La Fnsi ha la rappresentanza e la tutela morale, professionale e materiale della categoria e ha sede a Roma. Gli iscritti aderiscono territorialmente alle Associazioni regionali e interregionali di stampa (AA. RR. SS.), organismi sindacali unitari che perseguono i fini della Fnsi e i cui statuti, che devono essere conformi con lo statuto federale, siano stati approvati dal Consiglio nazionale della Fnsi» (art. 1 dello Statuto approvato nel 1999).
La Fnsi ha il compito di difendere la libertà di stampa e d’informazione e il diritto di cronaca nei limiti e nel rispetto delle norme deontologiche della categoria, garantendo la pluralità degli organi di informazione.
Tra i compiti della Fnsi anche quello di favore la partecipazione dei giornalisti (attraverso i Comitati di redazione o i fiduciari sindacali) ai compiti decisionali nelle varie aziende editoriali, difendendo l’autonomia dei giornalisti sia nei confronti dei pubblici poteri, sia in quelli di chiunque intenda interferire e condizionare il loro lavoro.
La Federazione nazionale della stampa italiana lavora anche, in stretta collaborazione con l’Ordine nazionale dei giornalisti, per la tutela del titolo professionale degli iscritti e, in collaborazione con l’Inpgi (Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani) e la Casagit (Cassa autonoma di previdenza e assistenza integrativa dei giornalisti italiani) per lo sviluppo e la realizzazione delle istanze previdenziali e assistenziali degli iscritti.
Per garantire la collaborazione con i giornalisti del mondo, poi, la Fnsi aderisce alla Federation internationale des journalistes (che ha sede a Bruxelles).
(17 – continua)
VADEMECUM L'esperto risponde

Un'anonima lettrice ci chiede:
Ho svolto per circa due anni l'attività di inviata e ho intervistato vip del mondo dello spettacolo per un'emittente regionale. Posso diventare pubblicista come avviene per i pubblicisti della stampa o l'iter è diverso?

Risponde Filippo Bisleri:
Come per la carta stampata devi avere le ricevute dei pagamenti e la dichiarazione del direttore responsabile della testata che certifichi la tua collaborazione. Devi quindi verificare al tuo Ordine regionale quante vhs servono da allegare alla domanda. Questa è l'unica differenza.


"Anto" di Castelnuovo di Porto ci chiede:
Un articolo online a quale tariffa corrisponde?

Risponde Filippo Bisleri:
Il tariffario per l'online è ancora estremamente variabile; dirti una cifra sarebbe fuorviante. Contatta l'Ordine regionale di residenza e chiedi il nuovo tariffario 2006: dovrebbe indicare anche i riferimenti per l'online che è materia di recentissima regolamentazione.
EDITORIALE Giornalisti con le ali di Tiziano Gualtieri

«C'è un altro nome che si va ad aggiungere alla grande redazione composta da chi non c'è più».
Chiudevo così, lo scorso 23 maggio, l'editoriale Tante croci e nessuna delizia per il giornalismo di guerra; la speranza era quella di poter - prima o poi - parlare di un mondo giornalistico che festeggiava, seppur mestamente, un anno con sempre meno colleghi morti durante la professione.
E invece, così non è.
Quando si parla di giornalismo di guerra non si può prescindere dal parlare di morti: è endemico, ma nonostante gli anni che passano, fa sempre effetto ed emozione dover fare la lunga lista di nomi dei colleghi morti sul campo.
Il 2005, con le 63 vittime tra i colleghi, è stato l'anno più tragico per il mondo dell'informazione, dal quel lontano 1995 quando a perdere la vita furono 64 operatori dei media.
Ogni volta, quando si è costretti a parlare di un nuovo morto tra i giornalisti, viene il magone. Non solo perché una persona viene uccisa mentre compie il proprio lavoro, ma soprattutto perché si zittisce - per sempre - una voce, libera, che aiuta a raccontare e a far capire cosa avviene in zona di guerra.
Come è facile intuire, il sangue dell'informazione scorre sempre di più in Iraq: 76 i giornalisti uccisi dal marzo 2003, quando iniziò la guerra. Più delle 63 vittime fatte registrare durante la guerra del Vietnam che, per prima, portò alla luce il problema delle morti nel mondo dell'informazione.
Ovviamente nessuno, quando si reca in territorio di guerra, lo fa per sentirsi un eroe, o - peggio - per cercare visibilità. O almeno così dovrebbe essere.
Anche perché non sempre il nemico è quello vestito diverso da te, con la faccia scura e lo sguardo cattivo: a volte la morte arriva con i tuoi stessi abiti, oppure con le divise degli eserciti alleati che - per uno strano volere del destino - ti vedono come un obiettivo.
Ma a zittire il diritto di cronaca, non sempre ci pensano le bombe o i proiettili. Anzi. Molto più spesso è la politica che mette paura. Utilizza uno strumento subdolo, chiamato censura, che non lascia segni evidenti: secondo i dati forniti da Reporters sans frontières, sono stati oltre mille i casi di mezzi di informazione messi nell'impossibilità di svolgere il proprio lavoro.
Sì, perché l'informazione fa ancora, tremendamente, paura.
E come se non bastasse, ora a fare paura è anche un nuovo modo di raccontare le notizie: Internet.
La scure si è abbattuta anche sul web con la lista nera che comprende Paesi tradizionalmente "bacchettoni" come Cina, Cuba e Nord Corea, ma anche Stati che si affacciano come nuovi possibili partner europei, vedi la Bielorussia, oppure sono mete per i turisti, come le Maldive.
Forse, mentre è notizia di qualche giorno fa l'ennesimo rapimento - guarda caso ancora in Iraq - di una reporter americana e dell'uccisione del suo interprete iracheno, sarebbe il caso che i turisti si domandassero il motivo per cui non si trovano giornali, nei luoghi da loro deputati a paradisi.
È vero, pesa sicuramente di meno pensare che i giornalisti - un pò - se la vadano a cercare, oppure fare finta di niente ammirando palme e mare. D'altronde, chi vorrebbe rovinarsi le ferie riflettendo che negli stessi luoghi in cui siamo pancia all'aria, a farci accarezzare dal sole, ci sono persone che vengono torturate, arrestate e - a volte, purtroppo - uccise, solo perché innamorate del loro lavoro.
 
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