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Telegiornaliste anno IV N. 29 (154) del 28 luglio 2008

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MONITOR Barbara Carere, giornalismo in rosa di Giuseppe Bosso

Alla napoletana Barbara Carere, giornalista pubblicista dal 2002, è stato attribuito un nuovo modo di fare giornalismo, quello rosa diverso dal gossip, intervistando moglie e calciatori del nostro campionato. Così è riuscita ad evidenziare aspetti e segreti che appassionano i suoi lettori di Tuttomercatoweb per il quale è impegnata con una rubrica L’altra metà di.... Ma le risorse di questa vulcanica biondina non finiscono qui. Ogni giorni, infatti, sulle frequenze di Radio Marte è impegnata dalle 12.30 alle 14 per la trasmissione Marte Sport Live.

Come mai tutto questo interesse per le compagne dei calciatori?
«È iniziato per gioco qualche anno fa, quando il Napoli era in serie C: conoscevo alcune mogli dei calciatori del Napoli come quella di Calaiò e Mora e mi capitò di intervistarle. La rubrica arrivò anche in tv, con Telecapri oltre che in radio sulle frequenze di Radio Marte Stereo. Con gli anni, l’interesse è cresciuto sempre di più e questo mio modo di fare giornalismo è stato copiato in Campania e non solo. Mi capita infatti di leggere interviste su giornali o in tv, e con le mie amiche, mogli dei calciatori del Napoli, ce la ridiamo perché sappiamo di essere state le pioniere di un nuovo modo di fare tv che con il gossip non ha nulla a che fare».

In che senso?
«Il gossip verte sui pettegolezzi della vita privata di un calciatore, toccando punti che magari non amano far emergere: se un calciatore frequenta una ragazza, saranno pure fatti suoi. Il mio giornalismo rosa, invece, descrive aspetti quotidiani di vita condivisa che ne evidenzia i lati positivi e mai quelli negativi. Poco tempo fa, proprio la mia cara amica Federica Calaiò è stata vittima di un articolo a cura di qualche giornalaia - un modo per definire chi non è una brava giornalista, ndr - e chiese il mo aiuto. Facemmo così subito una smentita a Radio Marte. Questo è ciò che mi gratifica di più del mio lavoro: il rapporto di stima e di fiducia che si crea con alcune mogli».

Come mai il pubblico ha tanto interesse per le dolci metà degli idoli del pallone?
«Devo dire che c’è molto più interesse per le cosiddette “ragazze normali” di quanto ce ne sia delle varie veline, vallette e simili. Io credo che al pubblico interessi anche conoscere quegli aspetti della vita privata dei loro campioni che non sono sempre al centro delle cronache di gossip. Sono quasi sempre ragazze che conducono una vita normale, studiano o lavorano, ma non per questo non piacciono, anzi. Devo però dire che questa tendenza del nostro tempo, in cui i calciatori rappresentano il sogno per le ragazzine come in passato era accaduto per i cantanti o gli attori, ha tolto un po’ all’aspetto sportivo la sua importanza».

Si dice che Zaccardo, difensore del Palermo, voglia andare via perché il club rosanero abbia acquistato Bovo, sposato con la sua ex fidanzata. Credi davvero che una compagna possa condizionare a tal punto le scelte di un calciatore?
«In parte è vero: una compagna può influire nelle scelte professionali di un calciatore, e lo dico anche da diretta interessata poiché mio marito Giuseppe è il portiere della Cavese. Ma ovviamente questa incidenza è maggiore se la coppia è sposata e ci sono dei figli di mezzo. E' importante anche tenere conto di questo aspetto».

L’intervista a cui sei più legata e la persona che più ti ha colpito?
«Non vorrei offendere nessuno facendo nomi in particolare, ma posso dire che sicuramente ho avuto piacere di intervistare persone con cui è nata una cara amicizia. A cominciare da Federica Calaiò, che già conoscevo in quanto sono amica della sorella Flaminia. E' nato comunque un bel rapporto con tutte, dalla moglie di Di Natale alle compagne di Bucchi, Criscito, Rullo, Viviano, Esposito e Paolo Cannavaro. La cosa più bella? Inizialmente la mia idea di intervistare le fidanzate dei calciatori aveva suscitato ironia e perplessità, e invece col tempo mi hanno copiata un po’ dappertutto! Oggi le mie amiche sono solite consultarsi con me prima di concedere un’intervista, si fidano e sanno che posso dire loro se vale la pena o meno di accettare. E ovviamente io cerco di evitare che si trovino coinvolte in gossip negativi, cosa che io non ho mai fatto e mai farò».

Gioie e dolori di una speaker partenopea?
«Le gioie sono tante, a cominciare dall’affetto del pubblico che ti segue. Io, comunque, ho fatto anche televisione e scritto per la stampa che per me è il massimo del giornalismo. Non mancano però anche i dolori, a cominciare dal fatto che essere donna ti richiede di faticare il triplo per affermarti in un mondo ancora prevalentemente maschilista come questo».

Cosa consiglieresti a chi volesse tentare la strada della radio?
«Di essere predisposto a una vita di lavoro e sacrifici a tutto tondo, di essere disposto anche a sacrificare talvolta la vita privata e gli affetti. Per quanto mi riguarda, mi ritengo fortunata: a Radio Marte Stereo ho trovato un ambiente sereno con tanti colleghi che mi sono sempre stati vicini e sono diventati grandi amici. Napoli è una città che ti può offrire tanto e, se hai talento e impegno, puoi raggiungere grandi obiettivi. E' questa la sfida che hanno da sempre affrontato Massimo D’Alessandro, Peppe Varriale, Dario Sarnataro, Gianluca Gifuni e Salvatore Calise con cui curo il Premio Malafemmena, dedicato a tutti coloro che si sono contraddistinti in questa stagione. Radio Marte è la radio ufficiale in tutte le edizioni e per questo ringrazio con affetto l'editore Paolo Serretiello».

Cosa sogni per il futuro?
«Il lavoro va bene così, spero di continuare solo a svolgerlo con professionalità. La radio resta sempre il mio primo grande amore. Spero soprattutto che mio marito (Giuseppe della Corte, ndr) possa soddisfare tutte le sue ambizioni calcistiche e avere ovviamente dei figli sani con l’aiuto del Signore. La preghiera è sempre stata la mia arma e la mia forza».
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CRONACA IN ROSA Altro che pari opportunità di Federica Santoro

Forse non molti sanno che tra le conseguenze negative del recente decreto blocca-processi, meglio noto come "decreto salva premier", c’è anche la sospensione dei processi per i reati di violenza sessuale e per i maltrattamenti in famiglia. E mentre la Regione Piemonte, guidata da Mercedes Bresso, dà il via libera a un Piano regionale contro la violenza di genere con un primo investimento di un milione di euro per il patrocinio legale delle vittime, gli oltre cento centri antiviolenza in tutta Italia non dimenticano il devastante taglio previsto dalla Finanziaria 2008 di ben 20 milioni di euro dal Fondo per la lotta alla violenza sulle donne.

«Una mossa vergognosa – aveva commentato Valeria Ajovalasit, presidente di Arcidonna, all’indomani della pubblicazione del testo della Finanziaria sulla Gazzetta Ufficiale - da un lato si proclama la tolleranza zero per reprimere le violenze, dall’altro si vanificano gli sforzi di chi opera sul territorio per contrastare concretamente questo fenomeno. Tagliare i soldi a chi conosce il problema e sa come affrontarlo senza cercare la grancassa mediatica – continua la Ajovalasit - è un gesto che dimostra ignoranza e cinismo, frutto di una cultura retrograda che questo governo sembra voler continuare a promuovere».

Decine i fondi già stanziati che sono stati soppressi per far fronte al taglio dell’Ici: dal trasporto locale a quello per l'occupazione (165 milioni), dall'ammodernamento delle rete idrica nazionale a quello dedicato al recupero dei centri storici. Dove c’era uno "spreco" di denaro pubblico, il ministro Tremonti ha usato la cesoia: così diciamo addio al fondo antiviolenza per le donne, a quello per l'inclusione sociale degli immigrati, a quello per l'abbattimento degli ecomostri e per il sostegno al trasporto ferroviario delle merci.

Anche il Telefono Rosa, l’ormai storica rete di sostegno per le donne che hanno subito violenze, esprime la propria indignazione: «Questa decisione è infamante – afferma la presidentessa Gabriella Carnieri Moscatelli - e mi sento di dire, come già ha detto qualcuno, che siamo di fronte al funerale delle donne visto che le risorse che dovrebbero finanziare i diritti di chi subisce uno dei crimini più orrendi, appunto lo stupro, vanno per l’Ici».

Fra le polemiche, il neo Ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna si dice «pronta a difendere le politiche per la famiglia». Ma il suo compito istituzionale non dovrebbe essere quello di tutelare il diritto di tutti, donne e migranti in primis, ad accedere alle stesse opportunità senza discriminazioni? Quando una donna viene maltrattata dal proprio marito - dai dati Istat le violenze domestiche sono quasi il 70% - ha diritto ugualmente ad essere aiutata oppure la ministra consiglia di sposare l’omertà in nome di un concetto di famiglia "ideale"?

E infine, un quesito che riguarda tutti: meglio un servizio pubblico per chi è in difficoltà oppure qualche euro di tasse in meno? Di certo la seconda scelta è la più mediaticamente vendibile.
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FORMAT Pagellone speciale personaggi di Giuseppe Bosso

10 e lode a Piero Chiambretti, indiscutibilmente personaggio dell’anno. Trionfatore con la quarta (e, ahimè, ultima) stagione di Markette e unico a salvarsi nel marasma di Sanremo, Pierino la Peste - mentre scriviamo - è in attesa di definire il suo futuro. Ma, statene certi, non ci libereremo tanto facilmente di lui…

9 e applausi a Marco Travaglio, al quale sentiamo di dire: continua sempre così! Speriamo che non venga fermato da qualche editto bulgaro, ma per fortuna c’è YouTube...

8 consolidato ad Ambra Angiolini che, pur ormai lanciatissima nel mondo del cinema, non dimentica le sue origini televisive ed è grande protagonista su Mtv. Non è la Rai e l’auricolare di Boncompagni sono ormai lontani anni luce.

7 con merito a Gerry Scotti. Non chiamatelo più "re del quiz": con l’ennesima Corrida si conferma una garanzia per la prima serata. Bene anche nella fiction natalizia. È un vero uomo Mediaset.

6 sorprendente a Paola Perego che riabilita - parzialmente - Buona Domenica, dopo anni di trash e reality a gogò, introducendo spazi significativi su temi di attualità come le difficoltà economiche delle famiglie italiane e il disagio dei giovani. Un segnale positivo finalmente, pur in mezzo al solito irritante copione.

5 rammaricato a Pippo Baudo che non riesce a risollevare il Festival di Sanremo, con il quale forse ha chiuso definitivamente. Speriamo che il futuro (e i palinsesti) riservino al re dei presentatori spazi appropriati, in modo che possa dare ancora il giusto contributo alla nostra televisione.

4 sdegnato ad Alessandro Cecchi Paone che non riesce nell’azzardato intento di portare sprazzi di cultura nel trash dell’Isola dei famosi, abbandonata ignominiosamente dopo poche settimane. RaiDue gli affida il ripescato Scommettiamo che... in primavera, ma i risultati non sono eclatanti.

3 inevitabile a Manuela Arcuri, sempre in prima pagina nelle cronache rosa, non altrettanto brillante in quello che dovrebbe essere il suo mestiere di attrice, come testimoniano due fiction da archiviare quanto prima: Io non dimentico e Mogli a pezzi. Speriamo che Manuela recuperi quella verve che aveva caratterizzato i suoi esordi e l’ascesa che l’aveva portata all’Ariston nel 2002.

2 a metà tra Loretta Goggi e Mike Bongiorno che non hanno certo rianimato Miss Italia 2007 con il loro ormai celeberrimo battibecco iniziale. In futuro sarà meglio che Super Mike si affianchi solo ed esclusivamente al suo partner pubblicitario, Fiorello. Con loro, almeno, le risate sono assicurate.

1 come sopra tra Alessia Marcuzzi e Simona Ventura che, per l’ennesima volta, ci hanno propinato reality dei quali non se ne può davvero più. Il Grande Fratello stavolta ha l’aggravante della poco edificante vicenda legata alla dottoressa napoletana Lina Carcuro e del tanto inutile polverone sollevato nei palazzi dell’Ordine dei Medici. SuperSimo, invece, pur brillando a Quelli che il calcio e a X Factor, ci regala un’ennesima Isola dei famosi con sconosciuti e vip. In poche parole: un flop.

0 a chi fomenta e partecipa a risse televisive. A chi si rende protagonista di poco edificanti sceneggiate in prima serata. A chi ha sciaguratamente rimpianto Enzo Biagi dopo avergli voltato le spalle all’indomani dell’editto bulgaro. A chi gestisce male le programmazioni. A chi non rispetta l’orario del prime time. A chi non vorremmo più vedere da settembre in onda. E qui, la speranza è l’ultima a morire.
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CULT Donna, materia, creatività: sette donne al servizio dell’arte di Valeria Scotti

Il viaggio è iniziato lo scorso 9 luglio dalla Galleria Enrico Coveri di Firenze, un lungo percorso che andrà avanti fino al 20 settembre, imperniato sul dialogo con l’universo femminile. Donna, materia, creatività è il racconto visivo di menti femminili spinte dal loro estro e dal desiderio di moderne esperienze. Unico elemento connettivo: la materia.

Ricerca delle forme e dei giusti colori secondo scelte personali che ogni artista ha preferito, come l’utilizzo di materiali eterogenei: colori acrilici, resine, fibre naturali, resine, olio, sabbia, bronzo, legno, mosaici e vetro.

Sette le partecipanti, ognuna delle quali si racconta attraverso cinque opere.

Fiamma Zagara, napoletana e docente di lettere e filosofia, sperimenta la sua arte nella pittura. La sua tridimensionalità si esprime con l’uso di spaghi, radici, fettucce, pietruzze impastate nel colore e illuminate da lamine di foglia d’oro. Gloria Campriani è invece la portavoce prima della pittura a olio, poi degli esperimenti con materiali di riciclaggio, con un occhio verso la Pop Art e il Dadaismo. Rita Daini, dopo ceramica e tornio, si dedica alla scultura figurativa con bronzi di figure umane appartenenti al gruppo di lavori da lei intitolato Presenze virtuali. MariaLuisa Tadei, intenzionata a creare un ponte tra il mondo materiale e la dimensione spirituale, per le sue opere si ispira ai sogni e regala macro sculture tonde.

E ancora, le creazioni astratte della cinese PeiHan – vero nome Peishuo Yang – laureata in Arti Visive, la pittura della quotata Fosca Rosselli e i lavori dell’architetto Simona Ciari che presenta la sua Utopia, «un'isola senza fisionomia e priva di contaminazione alcuna, un luogo/non luogo adatto alla sperimentazione dove tutto può essere ancora scritto».
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DONNE Un generale in gonnella di Chiara Casadei

Se siamo abituati ad associare il grado di generale a una figura maschile, ora Ann Dunwoody, 33 anni di carriera nelle forze armate, ci dimostra che anche le donne possono ottenere questa importante incarico. Per la prima volta negli Stati Uniti, infatti, il Pentagono ha promosso al massimo grado, generale a quattro stelle, un’esponente del gentil sesso che si aggiunge alla rosa dei pochi eletti a questa carica presenti nell’esercito (sono in tutto soltanto 11).

La notizia è davvero unica e sorprendente, un vero e proprio evento storico se pensiamo che prima di lei soltanto uomini hanno assunto questa posizione, mentre per le donne l’ultima a raggiungere un grado elevato (generale a tre stelle) era stata Claudia Kennedy, l’ex vicecapo di Stato maggiore dell’Intelligence, in pensione dal 2000. Il ministro della Difesa Usa, Robert Gates, ha commentato: «E' un'occasione storica per il ministro della Difesa e sono fiero di attribuire una quarta stella al generale Ann Dunwoody».

In un’intervista pubblicata sul sito del Military Logistics Forum, la Dunwoody racconta: «Sono cresciuta nell'esercito e provengo da una famiglia che, dal 1862, ha difeso la nostra nazione. Il mio bisnonno, mio nonno, mio padre, mio fratello, mia sorella, mia nipote e mio marito sono tutti veterani delle guerre di questo Paese. Entrando nell’esercito, avevo previsto di rimanerci solo per completare i miei due anni di impegno, ma non ci è voluto molto tempo per capire che non desideravo vestire altre scarpe se non quelle che indosso in questo momento. Si tratta di una chiamata, quella di essere un soldato, e vi è un grande senso di orgoglio e di cameratismo nel servire il più grande esercito del mondo».

Ora si attende soltanto la conferma da parte del Senato, affinché il generale Dunwoody diventi il responsabile del comando Armi e materiali a Fort Belvoir, in Virginia. La donna, entrata a far parte delle forze armate americane nel 1975, ha servito finora in posizioni di comando e fino a oggi era il vicecapo di Stato maggiore dell’Esercito per la logistica, nonché una delle sole cinque donne a essere generali a tre stelle.

Negli ultimi anni c'è stato un notevole cambiamento del ruolo femminile nelle forze armate statunitensi. Le "generalesse" in carica sono 57, 47 quelle nella riserva nazionale. Inoltre, più di 194 mila donne prestano servizio attivo nell’Esercito, nella Marina e nell’Aeronautica Usa (circa il 14% del totale) e dall’11 settembre del 2001, 193.400 di loro sono state impiegate a supportare le operazioni militari degli Stati Uniti in tutto il mondo.
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TELEGIORNALISTI Marco Vigiani, dalla radio alla tv di Valeria Scotti

Giornalista pubblicista, Marco Vigiani esordisce in radio come DJ e speaker. Impegnato in varie rubriche televisive e autore di numerosi programmi, oggi conduce una trasmissione sui locali e il tempo libero, Planet TV, in onda su varie emittenti regionali. E' anche assistente-docente all’Università di Firenze nel Master in Pubblicità istituzionale, Comunicazione Multimediale e Creazione di Eventi.

Quali sono stati i tuoi esordi?
«Artisticamente sono nato con le radio private nel 1975. Ho iniziato a fare il DJ radiofonico nel periodo in cui le radio erano bandite, sono stato un pirata dell’etere. Ne ho anche fondata una importante a Firenze dove sono passati tanti personaggi famosi: Leonardo Pieraccioni, Carlo Conti, Marco Baldini, Giorgio Panariello. Poi, con la regolamentazione della legge, le radio son diventate testate giornalistiche: c’era dunque la necessità di essere giornalisti per fare informazione. Mi sono subito candidato per questo ruolo e così sono diventato giornalista pubblicista e ho iniziato a fare notiziari».

Ti sei dedicato anche alla tv…
«Sì, ho provato il mondo della televisione perché sono una persona curiosa che ha bisogno di ricevere stimoli sempre nuovi. Sono diventato direttore di un’emittente televisiva regionale, Toscana Tv, e oggi conduco programmi di intrattenimento per Sky».

Tra questi c’è Planet TV, ce ne parli?
«Il nome deriva da un progetto di un vero e proprio canale televisivo che, insieme a un socio, avrei voluto aprire. Planet TV è una trasmissione dedicata al divertimento: andiamo in giro per discoteche, feste di piazza, ed è molto seguito in Toscana. Va in onda su Sky al canale 830. In realtà mi occupo anche di altri programmi dove non appaio in prima persona, ma scrivo i testi e sono il produttore».

Ti occupi anche di insegnamento: sei infatti assistente-docente all’Università di Firenze nel Master in Pubblicità istituzionale, Comunicazione Multimediale e Creazione di Eventi. Come è nata questa esperienza?
«Tutto è partito grazie a Laura Toccafondi, giovane ragazza in gamba che da alcuni anni lavora con me. Dopo essersi laureata in Scienze delle Comunicazioni, ha intrapreso questo corso di insegnamento e io la coadiuvo. E’ un’esperienza che mi affascina molto e mi dà una grande gioia perché posso insegnare la comunicazione che, da anni, vivo sulla mia pelle».

Spesso hai presentato concorsi nazionali di bellezza. Come vedi i giovani di oggi e cosa pensi del loro desiderio di arrivare al facile successo?
«Un tempo occorreva avere delle qualità per arrivare al mezzo televisivo, oggi invece c’è così tanta scelta e tanto spazio che sembra ci sia posto per tutti. Purtroppo, però, siamo in un mondo esclusivamente di veline e tronisti. Basti guardare le ragazze ventenni di oggi: tutte vestite uguali, con lo stesso taglio di capelli o lo stesso portamento. Per fortuna esistono i concorsi di bellezza al femminile che ormai fanno parte della nostra storia. Almeno questi danno la possibilità di provare, anche solo per una volta, l’emozione di salire su un palco e di essere guardate e giudicate da un grande pubblico».
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SPORTIVA Luigi Datome: «Coni e Fip vengano incontro ai talenti italiani» di Pierpaolo Di Paolo

Luigi Datome, nazionale e grande promessa del nostro basket, ci racconta se stesso e il difficile momento dei giocatori italiani nei club.

Così come nel calcio, fino a poco fa, anche nel basket i club puntano quasi solo su stranieri affermati, dando poco spazio ai vivai. Da giovane promessa cosa ne pensi?
«Nel calcio il problema si sente meno perché con le rose ampie gli italiani hanno più possibilità di diventare qualcuno. Facendo ciò anche nel basket si distruggono le speranze dei talenti italiani. Forse puoi diventare un giocatore di B1 o B2, ma in A1 è difficile avere l'occasione giusta. Se non spicchi subito su tutti, è probabile che tu non abbia mai l'opportunità di crescere e di diventare un campione».

E allora cosa pensi si possa fare?
«Erano state concordate delle regole che venivano incontro alle nostre esigenze. Dovevano entrare in vigore l'anno prossimo, poi le hanno posticipate di tre anni. Non ce l’aspettavamo e non siamo contenti. Abbiamo minacciato uno sciopero, ma speriamo che tutto si componga per il meglio senza scontri inutili. (Abbiamo incontrato Luigi prima dello sciopero effettivamente messo in atto dalla Nazionale di Basket. I giocatori hanno poi deciso di sospendere la protesta dopo qualche giorno, ndr)».

Tornando a te, sogni ancora l'Nba?
«All'Nba oramai non penso più se non come a una cosa molto lontana. Voglio solo diventare un giocatore forte qui e un punto di riferimento per la Nazionale, anche perché mi ritengo un giocatore da serie A italiana».

Però nel 2004 sei stato inserito al 6° posto dagli scouts americani come migliori promesse classe '87...
«A 16 anni ero uno dei più promettenti al mondo, ma avevo bisogno di fare esperienze e crescere a livello di gioco e di tecnica. Adesso sarei dovuto essere già in Nba, si vede che non mi sono evoluto quanto ci si aspettava».

Forse ti hanno danneggiato le dinamiche italiane. Se la Montepaschi ti avesse dato fiducia subito invece di mandarti a Scafati, avresti avuto delle prospettive diverse?
«Siena non è la piazza ideale per emergere e crescere, perché è la squadra più forte d'Italia quindi la priorità è vincere e non lanciare i giovani. Perciò sono andato a Scafati. Di certo, in tutto questo, un ruolo lo ha avuto il sistema di regole italiane che non aiuta i vivai e i giocatori italiani, ma solo i club. Forse Siena è arrivata troppo presto, ma ho 20 anni e non sono assolutamente abbattuto».

A Siena hai sofferto il dopo-Recalcati?
«Sì, quando Recalcati se n'è andato sono finito ai margini della squadra. Era un gruppo fortissimo e vincente, quindi era difficile trovare spazio. Invece con Recalcati, a 18 anni, giocavo quasi 20 minuti di media. È stato l'anno della mia prima esplosione. Nessuno si aspettava niente da me tranne il mister che, stupendo tutti, mi ha dato spazio».

In nazionale hai raccolto forse le tue soddisfazioni migliori. Oramai in Italia è più facile affermarsi a livello di nazionale che di grandi club?
«Direi di sì. Se sei fortunato e non c'è grande concorrenza nel tuo ruolo, trovi maggiori soddisfazioni in nazionale piuttosto che nel tuo club. In campionato, anche se sei un nazionale, ti ritrovi sempre l'americano davanti che ti toglie spazio e visibilità. Detto questo, la Nazionale resta difficile da conquistare perché il livello è molto alto».

L'anno prossimo in quale squadra ti vedremo? E' possibile un tuo arrivo a Napoli?
«Con Napoli non ci sono stati mai contatti, ma anche con altre squadre non c'è ancora nulla. Sono ancora di proprietà della Montepaschi e, se non mi dice prima cosa intende fare, non posso decidere».

Ma tu dove vorresti giocare?
«Il mio sogno sarebbe trovare una squadra importante in Italia, perché sento di esser sufficientemente maturo da poter giocare in una piazza forte dove guadagnarmi i miei spazi. Soprattutto spero in una società seria e un ambiente sereno dove possa crescere un anno tranquillo, senza troppi cambiamenti come son capitati l'anno scorso a Scafati. Dovunque sia, l'importante è trovare una situazione che possa darmi serenità e permettermi di giocare e crescere con continuità».
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