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Telegiornaliste N. 15
del 25 luglio 2005
Se anche
telegiornaliste.com va in ferie... di Tiziano Gualtieri
Nelle nostre intenzioni, questo numero - ultimo prima di un
breve periodo di ferie - avrebbe dovuto trattare argomenti leggeri,
divertenti, da leggere con piacere sorseggiando
una bibita sotto l'ombrellone.
Invece, la realtà dei fatti ci ha "costretto"
a rivedere i nostri propositi. Ancora terrore, ancora l'alito
di morte che si sparge nel cuore della democrazia, ancora la
paura che si diffonde.
Violenza che ha, ancora una volta, scatenato Oriana
Fallaci nella sua - personale - lotta contro l'estremismo.
Lotta che, ovviamente, non potevamo farci sfuggire. Londra,
si diceva, ancora under attack, e anche se il 21
luglio la fortuna è stata dalla parte di chi non c'entra
nulla, il giorno dopo un morto c'è scappato: un presunto
aspirante kamikaze ucciso dalla polizia londinese. E ancora: il
23 luglio, le autobombe a Sharm El Sheikh, hanno causato la
morte di circa 100 persone.
Un po' il contrario del giornalista-segugio che, anche
grazie alla bravura dei suoi contatti, riesce a fare lo scoop.
Come Judith Miller, cronista del "New York
Time" che - però - ora deve combattere la sua vera
battaglia: non cedere ai ricatti della libertà in cambio del
nome della sua "gola profonda".
Ma se il giornalismo USA piange, quello russo non ride.
Altro che conflitto di interessi italico, da un po' di tempo l'informazione
made in Russia è ritornata ad essere centralista. All'ombra
del Cremlino, infatti, non vi è più traccia di un canale tv
indipendente. È anche per questo motivo che a Mosca non esiste
il problema legato alla televisione d'estate.
Da noi, a causa di responsabili di palinsesto pigri, bisogna
destreggiarsi in uno slalom tra una replica e un'altra.
Neanche fossimo novelli Alberto Tomba sulle nevi del Sestriere;
per fortuna che c'è la musica a tenerci compagnia.
Questa settimana, sotto la lente d'ingrandimento di "tgisti",
in attesa di ritornare ad ammirare le squadra italiane in
Champions League, è la volta di Roberto Prini, cronista
dal campo di Sky.
Volevamo parlare di ferie e di gossip, di amori nati sul
bagnasciuga e finiti al calar del sole, ma anche nello scrivere
queste poche righe, il pensiero non può andare a quei bastardi
che abbandonano gli animali solo perché l'hotel a
quattro stelle non consente l'ingresso ai cani o perché, il
regalo al figlioletto, è diventato un impedimento.
Periodo di ferie, ma anche periodo di crisi. Eppure l'italiano
medio non rinuncia a partire. Piuttosto si tira cinghia durante
l'anno, ma le due settimane di mare o montagna non vanno
toccate. Una contraddizione che non sfiora neppure chi vive
in quello che viene considerato il Terzo Mondo. Un luogo
che magari, ha sole e mare tutto l'anno, ma a cui manca la cosa
principale: la certezza del domani.
E prima di salutarvi e ricordarvi che ritorniamo il 29 di
agosto, non poteva mancare l'ultima, per ora, pagellina
di Format: pollice alzato per Monica Maggioni, Elio Corno e Paola Sensini; verso, invece, a Paolo
Beltramo, Paolo Bargiggia e Francesca Senette.
A presto e buone vacanze.
MONITOR
In galera chi non fa la spia di Tiziano Gualtieri
Altro che primo emendamento della Costituzione americana; macché
segreto professionale: negli States, se il giornalista non
parla, fa la stessa fine di chi è coinvolto nelle stragi dell'11
settembre.
Judith Miller, la giornalista del "New York Times"
che ha fatto saltare il tappo sulla vicenda Cia-gate, ha deciso di
tacere sulle sue fonti, di non rivelare il nome di chi le ha
fornito la cosiddetta pistola fumante che ha fatto scoppiare il
caso. Il risultato? La reclusione.
Una decisione (quella della Miller) più che rispettabile,
anche e soprattutto per tutelare la gola profonda; eppure
l'unico risultato ottenuto è stato quello di finire dietro le sbarre,
guarda caso, nella stessa prigione che vede rinchiuso Zacarias
Moussaoui, il terrorista franco-marocchino coinvolto nell'attentato
alle Twin Towers.
Alla Miller era stato "richiesto" di diffondere l'identità
del suo informatore, una cosa che alla giornalista non è andata
giù; ovvio quindi che abbia risposto picche alla Corte che -
per tutta risposta - l'ha messa in gatta buia.
Il lavoro del giornalista - è evidente - risulta essere sempre più
difficile anche in un Paese che, a destra e a manca e in ogni
occasione, sbandiera come essere quello più libero del mondo.
«La detenuta ha nelle sue mani la chiavi della cella», ha
tranquillizzato il giudice Thomas Hogan, come a voler dire che la
libertà della Miller è diventata merce di scambio pur di
sapere chi ha parlato. A spifferare tutto, invece, è stato Matthew
Cooper, suo collega del "Time" che - autorizzato dalla
propria fonte - ne ha fatto il nome e ha evitato, così, la galera.
Eppure, negli USA, quella dell'arresto per non aver diffuso le fonti,
è una vecchia storia che ciclicamente si ripete e a cui sembra non
essere possibile trovare risposta. In Italia, nonostante le
interferenze della magistratura siano talmente pressanti da essere
condannate anche da Reporters sans frontières, le fonti sono
tutelate e con essere i giornalisti.
Speriamo che anche i democratici States - per una volta - prendano ad
esempio la nostra Penisola, che sarà la Repubblica delle banane, avrà
la peggior televisione del mondo, ma considera inviolabile -
almeno quello - il segreto professionale.
MONITOR
Due mondi legati da un filo di sangue di Fiorella Cherubini
Dalle colonne de Il Corriere Della Sera si leva, inviperito,
l’ennesimo grido di Oriana Fallaci, che, attraverso
un’analisi puntigliosa ma mai asettica, riaffronta il dramma di una sanguinosa
follia: la guerra tra Oriente e Occidente.
Due mondi, due tessuti sociali, culturali e religiosi, che sembrano
destinati a non incontrarsi mai.
A fare da rampa di lancio alle invettive della nota scrittrice sono
stati, stavolta, gli attacchi terroristici del 7 luglio scorso
a Londra, costati la vita a 56 persone.
Le parole della Fallaci non sembrano smettere i caratteri del
campanello d’allarme, dell’invito - rivolto agli occidentali - a
non restare inoperosi davanti a uomini che, in nome del Corano,
vogliono piegare altri uomini. «Non vogliono integrarsi - dice
la Fallaci- vogliono imporsi, soggiogarci, cancellarci».
La giornalista non tace il suo sdegno per la cecità degli
occidentali verso il problema, e non lesina critiche alla BBC, la
più importante emittente televisiva londinese, che, a soli due giorni
dalla strage nella City, si è riferita ai kamikaze responsabili di
quell’attentato utilizzando il termine “bombers” – troppo
edulcorato, per i gusti della Fallaci, per dei terroristi.
Come pure attacca la Political Correctness dei magistrati,
sempre pronti a mandare in galera lei ed intanto ad assolvere i
figli di Allah, ma non solo: rivolgendosi a Papa Benedetto XVI,
palesando un dubbio di molti, chiede: «Santità, crede davvero che
i musulmani accettino un dialogo con i cristiani, anzi con le altre
religioni?».
La Fallaci, nel suo articolo, confronta i dettami d’amore,
solidarietà e pace, propri a suo dire della religione cristiana, con
quelli di odio, violenza e morte, di cui sarebbe impregnato il Corano.
Il nemico che trattiamo da amico – continua la Fallaci - quel
popolo che, vivendo nelle nostre città, mentre rivendica i diritti e
la libertà riconosciuti dalle dichiarazioni universali che non ha mai
voluto sottoscrivere, colpirà anche l’Italia, alleata di Bush.
E’ solo questione di tempo – aggiunge - dopo l’11 settembre a
New York, l’11 marzo a Madrid, il primo settembre a Beslan, ed il 7
luglio a Londra, sarà la volta di Roma o Milano o Venezia, in
prossimità del Natale o delle elezioni del 2006.
Dice infine, la Fallaci, di detestare il suo ruolo di Cassandra:
spera di sbagliare previsioni, ma, quando si avverano, si maledice per
non aver sbagliato.
Speriamo anche noi, allora: che, a partire da oggi, la realtà e la
storia non le diano ragione.
CAMPIONATO
Non chiamatela serie B di Rocco Ventre
Dopo
un mese di votazioni finalmente si sono concluse le nominations
con le quali i votanti hanno scelto le 16 telegiornaliste che permettono
di completare il quadro delle 36 partecipanti alla serie
B.
Ecco l'elenco completo: Francesca Senette, Eleonora de Nardis,
Annalisa Spiezie, Diletta Petronio, Maria Rosaria De Medici, Federica Balestrieri,
Paola Rivetta, Valentina Bendicenti, Paola Ferrari, Maria
Cuffaro, Barbara Pedri, Cristina Fantoni, Federica Sciarelli, Tiziana Ferrario,
Silvia Vaccarezza, Adriana Pannitteri, Simona Rolandi, Floriana
Bertelli, Rula Jebreal, Monica
Setta, Cinzia Fiorato, Giovanna Botteri, Elena Guarnieri, Adele
Ammendola, Chiara Ruggiero, Paola Sensini, Laura Piva, Milena Gabanelli, Susanna
Petruni, Paola Buizza, Cesara Buonamici, Roberta Predieri, Patrizia Caregnato, Nicoletta
Prandi, Lucia Goracci, Siria Magri.
Un torneo di tutto rispetto, che vedrà al via anche due ex
campionesse come Eleonora de Nardis [in foto] e Cristina
Fantoni, che partono sicuramente come favorite insieme a Cinzia
Fiorato, che ha stravinto la fase delle nominations.
Le partecipanti sono 36, ma soltanto 4 potranno ottenere
il passaporto per la serie A: si prevedono scintille.
CRONACA IN ROSA
La dotta Europa fra violenza e tolleranza di Silvia Grassetti
Il noto romanziere Frederick Forsyth, all’indomani della
strage di New York, espresse rammarico per la tolleranza che la società
americana aveva sviluppato, fino a quel momento, agli attacchi
terroristici. Lo scrittore sottolineava l’orientamento del
governo e dei cittadini ad “accettare” una certa percentuale
annuale di morti a causa di vari attentati, e riteneva che quello
fosse l’errore sociale grazie al quale gli integralisti di Bin Laden
erano riusciti ad orchestrare una strage di dimensioni epiche.
Oggi nel mirino c’è la dotta Europa. Dotta e tollerante, che
insiste sul concetto che “islamico è diverso da terrorista”,
e lo grida sempre più forte proprio mentre le bombe scoppiano.
Di nuovo a Londra, per fortuna senza morti, il 21 luglio
scorso, e il giorno seguente, quando a morire è stato un “sospetto
kamikaze” che non si era fermato all’alt dei gendarmi della
capitale inglese. Il 23 luglio a Sharm El Sheikh, capitale del
turismo occidentale in Egitto, dove 3 autobombe hanno ucciso circa 100
persone.
Le notizie si rincorrono sulla scia dell’attentato del giorno. Ma
noi dotti europei non dobbiamo fare l’abitudine al terrorismo. Non
nel senso che a questo concetto dava Forsyth, ma in uno più alto: per
definizione l’abitudine uccide il terrore.
Lasciamo allora meno spazio al sensazionalismo delle stragi, e
dedichiamo la nostra attenzione alla vera “forza della ragione”,
intesa come forza della razionalità.
Sì, l’Europa è dotta, e questo le serve forse a capire che
un’alzata di scudi non risolverà il problema terrorismo; forse
l’aiuterà anche a capire che il modello occidentale di
democrazia non si esporta come un carico di merce da un Paese
all’altro. E infine magari capirà che il dialogo e la
mediazione fra culture sono l’unica strada percorribile.
Una strada lunga, ma efficace.
Nel frattempo gli europei, oltre a contare i morti, così come fanno
gli iracheni, votano misure di sicurezza che limitano la libertà
di tutti i cittadini, sperando che questa “pesca con lo strascico”
sia funzionale alla prevenzione degli attentati.
E’ probabile che lo sia: nel mucchio, qualcosa la si trova sempre; e
noi cittadini accettiamo, di malavoglia o di buon grado, l’idea che
la privacy personale sia sacrificabile alla sicurezza nazionale.
C’è però un altro concetto che dobbiamo fare nostro prima
dell’ennesimo atto terroristico: non tanto che sia impossibile
proteggere tutti e sempre, quanto che questo non ci deve
spaventare, né impedirci di “vivere”. Quella sarebbe la vittoria
del terrore.
Giriamo armati, sì, ma non di diffidenza o paura: di
dialogo.
E’ uno strumento capace di annullare l’effetto di qualsiasi arma,
quando è usato “con la testa”. Noi siamo i dotti europei. Siamo
i figli di Voltaire, cresciuti a latte e tolleranza. Sappiamo che le
idee sono più forti delle bombe e che le culture possono e devono
dialogare.
Restiamo sereni e in ascolto, seppur con il cuore appesantito, e la
violenza si arrenderà.
CRONACA IN ROSA
Il terzo mondo: una questione aperta tra debito e sviluppo
di Rossana Di Domenico
L’espressione Terzo Mondo indica l’insieme dei Paesi non
allineati afro-asiatici, in opposizione ai due blocchi di potenze che
fanno capo agli USA e all'ex Unione Sovietica.
Nell’aprile del 1955, su iniziativa di 30 Paesi, riuniti nella
Conferenza afroasiatica in Indonesia, ebbe origine il Movimento dei
non-allineati, che avviò un lungo processo di cooperazione fra gli
Stati del Terzo Mondo, sostenendo il principio degli aiuti dei
Paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo.
Negli anni ’60 l'ONU realizzò il primo decennio
internazionale per lo sviluppo, prevedendo il trasferimento di una
“moderna” economia industriale dai Paesi più ricchi a quelli più
poveri. Al contrario di quello che era stato previsto, solo in pochi
Stati il progetto trovò una concreta realizzazione, a causa, si dice,
della scarsezza delle risorse locali.
Un gruppo di studiosi dell’epoca, i “teorici della dipendenza”,
partendo dall’esperienza dell’America Latina, affermò che le
cause di sottosviluppo non erano da ricercare nella mancanza di un
tessuto industriale, ma nei rapporti di interdipendenza
politico-economica dei paesi del Terzo Mondo nei confronti del
Nord industrializzato.
La prima crisi petrolifera degli anni ’70, causata
dall’aumento del prezzo del petrolio, determinò nei Paesi
produttori una crescita dei guadagni depositati presso le banche
occidentali, che furono utilizzati per prestare denaro, inizialmente a
tassi di interesse molto bassi, agli stessi Paesi del Terzo mondo.
Ciò che ha contribuito in maniera decisiva al problema del
sottosviluppo e dell’indebitamento delle nazioni più povere,
bisognose infatti di ingenti capitali per rilanciare la propria
economia.
Con il passare del tempo la condizione dei Paesi indebitati è
peggiorata: alla fine del 1991 si è registrato un debito totale di
1.319 miliardi di dollari. Una nuova forma di dipendenza, che ha preso
il nome di neocolonialismo, si è così instaurata, iniziando
un meccanismo perverso di forme indirette di sfruttamento delle
risorse dell’America Latina, Asia, Africa e zone del Pacifico.
Il programma di sdebitamento ha coinvolto molti Paesi
industrializzati, tra cui l’Italia. Nel luglio del 2000, viene
pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la Legge 175 per favorire e
promuovere «misure destinate alla riduzione della povertà delle
popolazioni» dei Paesi poveri.
Ma il debito non è il primo problema delle nazioni sottosviluppate: prima
bisogna pensare alla sopravvivenza della popolazione alla fame e alle
malattie.
La creazione di un tessuto autonomo di attività economiche, nel
rispetto delle strutture sociali, la difesa del patrimonio ambientale
e culturale, la lotta all’analfabetismo sono le priorità
universalmente condivise. Almeno a parole.
Ma una nuova consapevolezza riguardo allo sviluppo umano sta
finalmente crescendo nell'opinione pubblica di tutto il mondo, grazie
all’opera delle associazioni non governative: gruppi di volontari
operano in tutto il mondo per la difesa dei diritti umani e
l’uguaglianza dei popoli.
Ci auguriamo che la cultura del rispetto e della sensibilizzazione,
ormai diffusa, stia cominciando ad avere la meglio sulle speculazioni.
CRONACA IN ROSA Il miglior amico dell’uomo, il peggior nemico del cane
di Fiorella Cherubini
Come ogni anno, allo scoccare della bella stagione, si ripropone un
fenomeno vergognoso: l’abbandono degli animali.
Tra una valigia da preparare, un albergo da prenotare e un costume da
comprare, c’è il “sacco di pulci” di cui disfarsi.
L’amico a quattro zampe, “uno di famiglia” per le altre
stagioni, il compagno di giochi dei bimbi di casa, d’estate diventa
un problema da risolvere.
Tempo sprecato, quello trascorso ad organizzare le cosiddette
“vacanze intelligenti”, perché si trasformano in deficienti
non appena abbandoniamo il nostro Fido sul ciglio di qualche
autostrada.
Una prassi aberrante, che garantisce ai padroni l’esclusiva dell’inciviltà
e al nostro migliore amico un biglietto di sola andata verso la
morte.
Senza considerare il pericolo che un animale abbandonato costituisce
per la sicurezza stradale.
Molte sono state le iniziative per debellare questo problema;
diverse strutture ricettive e stabilimenti balneari, aderendo agli
inviti della Protezione Animali, hanno allestito ricoveri appositi
per gli amici a quattro zampe.
E’ stato anche imposto l’obbligo, per chi decide di adottare un
animale, di un tatuaggio o di un microchip con cui
risalire al proprietario in caso di smarrimento o abbandono.
Ma, invece di costituire un deterrente, la nuova regolamentazione ha
spianato il terreno ad un’ulteriore forma di barbarie: la mutilazione
delle zone tatuate prima dell’abbandono.
E' stato realizzato un servizio di vigilanza, fornito dalle
Guardie Zoofile volontarie dell’ ENPA, per pattugliare le autostrade
e sottoporre a controllo gli autoveicoli con animali a bordo; nel 2004
è stata varata la Legge 189, che disciplina l’abbandono e il
maltrattamento degli animali come reati penali, comminando pene
pecuniarie e periodi di reclusione a carico dei trasgressori dei
diritti di questi esseri viventi.
Impazzano, a partire dal mese di giugno, “pubblicità
progresso” e campagne di sensibilizzazione contro
l’abbandono degli animali.
E come non ricordare lo slogan di qualche hanno fa: «Se lo
abbandoni, il vero bastardo sei tu».
Purtroppo, però, le statistiche parlano chiaro: le persone avvezze al
rituale dell’abbandono estivo continuano a comportarsi da bestie, e
nessuno degli interventi, volontari e legislativi, nessuno spot
pubblicitario si è finora rivelato efficace per scongiurare quello
che non è un problema sociale, ma un vero e proprio delitto.
La redazione di Telegiornaliste lancia ai propri lettori,
salutandoli per le vacanze, l’appello che segue: ricordatevi la
gioia del vostro primo giorno da padroncini, e tutte le coccole che il
vostro animale vi elargisce gratis da allora. Non fate i bastardi.
FORMAT
La tv d'estate, tra una replica e l'altra di Giuseppe Bosso
E' tempo d'estate, le città si spopolano, e chi può va in
villeggiatura. Vacanze per tutti o quasi: anche per i
protagonisti del piccolo schermo, la maggior parte dei quali continua
comunque a stare sotto i riflettori delle cronahce gossipare sulle
spiagge e nelle discoteche, con gioia di paparazzi e lettrici delle
riviste "specializzate".
In attesa del via alla nuova stagione catodica, le emittenti tv
mandano in onda repliche dei rispettivi cavalli di battaglia
del passato, magari in previsione dei sequel in arrivo a
settembre/ottobre.
E così su RaiUno la domenica sera è ancora il regno di nonno Libero
di Un medico in famiglia; il pomeriggio di Canale5, mandato il
quiz sotto l'ombrellone, è dedicato alle indagini dei Carabinieri
Manuela Arcuri ed Ettore Bassi, che sfidano i
"colleghi" di Don Matteo sul primo canale; mentre
RaiDue ripropone Incantesimo, sperimentando la formula
quotidiana che, a quanto pare, presto caratterizzerà il popolare
sceneggiato.
Repliche dunque, nella tv sotto l'ombrellone, ma non solo. Estate sul
piccolo schermo è anche la musica del Festivalbar, il calcio
delle prime amichevoli estive che permettono ai tifosi di
ammirare i nuovi beniamini delle loro squadre, e anche informazione,
con le versioni estive di Omnibus e Uno Mattina.
Certo, spiagge e mare sono ben altra cosa per chi forzatamente deve
rinunciare all'ambita partenza, ma la tv è pur sempre una compagnia,
purché non diventi esclusiva.
FORMAT
Telegiornaliste/i + Telegiornaliste/i - di Filippo Bisleri
Assegniamo il gradino più alto del podio a Monica
Maggioni. Davvero bello il suo speciale sugli attentati a
Londra e molto equilibrato, nonostante quello che, poco
opportunamente in diretta, ne ha detto il suo collega Caprarica
il quale, in questo caso, ha perso un’occasione per essere
quantomeno rispettoso di un’ottima collega. La Maggioni sta
conquistando meritatamente spazi sempre maggiori in Rai. Per lei un
bell’“8”.
Sul secondo gradino del podio collochiamo Elio Corno, volto
noto del telegiornalismo sportivo in Lombardia e nel Triveneto. Ironico,
interista fino all’eccesso, il bravo Corno riesce a reggere con
eleganza i ritmi all’interno delle trasmissioni sportive estive
tutte legate al calciomercato e, dunque, ai si dice, si farà,
potrebbe… Corno, nel panorama di Telelombardia e Antenna3 è
una garanzia. Bravo. Un bel “7”.
Conquista il podio, questa settimana, anche la brava e dolce Paola Sensini, le cui ultime conduzioni stanno
rivelando un cambiamento, decisamente in meglio, di una
telegiornalista già da serie A e che, a questo punto, crediamo possa
lottare per i vertici del campionato di www.telegionaliste.com
già dalla prossima edizione. Brava. Per lei un bel “6.5”.
Il contropodio viene inaugurato da Paolo Beltramo che, nelle
ultime gare del campionato mondiale di motociclismo è stato
costantemente sfasato, quasi assente. Non ci spieghiamo
queste sue "stecche". Forse il bisogno di vacanze? Rimandato
con un “5”.
Ci risiamo, torma il calciomercato con le sue telenovelas e riecco il Bargiggia’s
time. Ormai questo tormentone, mal sopportato dai telespettatori,
è entrato anche nel refrain dei colleghi Mediaset. Avrà qualche
santo in Paradiso, il buon Bargiggia. Fermatelo. “5+”.
Stavolta le assegniamo il contropodio. Le conduzioni della Senette post nozze sembrano più scialbe,
fanno quasi rimpiangere Emilio Fede. La giornalista ha numeri, e gli
amici e le amiche di www.telegiornaliste.com
ben lo sanno…
Però il prossimo anno disputerà la serie B, e con conduzioni simili
rischia di rimanerci. Urge correttivo. Per lei un “5.5”.
TELEGIORNALISTI
Intervista a Roberto Prini, cronista dal campo di Filippo Bisleri
Roberto Prini, un viso e una voce noti non solo agli appassionati
di calcio.
D - Come sei arrivato al giornalismo?
R - «Nel 1989 ho cominciato la mia attività giornalistica a Superradio
Corsico: conduzione di radiogiornali e radiocronache di calcio. Nel
1991 sono passato a Nova Radio Milano, anche qui conduzione di
radiogiornali e radiocronache di calcio. Dal 1992 al 1997 ho lavorato a Radio
Cnr: radiogiornali e radiocronache (per 3 campionati il Milan di
Capello). Dal 1997 al 2001 ho lavorato ad Antenna3, la tv lombarda:
conduzioni di telegiornali (solo sportivi) e trasmissioni (solo
sportive) storiche come Antenna 13 e Azzurro Italia, in
compagnia di quello che considero uno dei miei due maestri di
giornalismo, Maurizio Mosca».
D - Un’esperienza gratificante.
R - «Tantissimo, perché Maurizio è un autentico mito».
D - Poi è arrivata Sky.
R - «Certo, come tu ben sai sono passato a Sky Sport nel 2003.
Grazie al nuovo direttore, Giovanni Bruno, ho ottenuto l'incarico
di caposervizio sport vari. Dopo aver condotto il Tg sportivo Sport
Time, ora mi occupo a tempo pieno di pallavolo (telecronache di A1
maschile e femminile, Italia maschile e femminile, grazie al mio secondo
maestro di giornalismo, Lorenzo Dallari, da ben vent’anni voce
e volto del volley) e calcio internazionale (telecronache di Champions
League, Liga, Bundesliga e Ligue 1)».
D - Tu sei un milanese trapiantato a Malnate (Varese)… e il tuo fu
un arrivo importante.
R - «Esagerato (sorridendo). Semplicemente coincise con la vittoria
della tanto agognata stella per il basket di Varese, la squadra per cui
ho sempre tifato con i vari Dino Meneghin e Bob Morse. Forse questo non
piacerà alla vostra amica e mia collega Chiara
Ruggiero, patita dell’Olimpia, ma l’amore per la verità mi
impone di dire che sono un appassionato di basket tifoso di Varese».
D- Raccontaci un episodio curioso della tua carriera giornalistica.
R - «Ce ne sarebbero tantissimi, ma credo che su tutti prevalgano i
momenti di apprendistato sul campo che ho svolto con Maurizio
Mosca prima e che svolgo con Lorenzo Dallari oggi. E
poi, io cerco di imparare molto anche dai telespettatori e dai loro
rilievi sempre utilissimi».
EDITORIALE
Dalla Russia scacco matto all'informazione di Tiziano Gualtieri
È solo questione di mettersi d'accordo. Per l'Occidente è censura,
per la Russia è un modo corretto di gestire l'informazione.
La paura che lo spettro della mannaia, scura e invisibile della
censura sia ritornato nel Paese di Putin è davvero preoccupante.
Altro che conflitto d'interesse italico: all'ombra del
Cremlino non vi è più traccia di un canale tv indipendente.
La sorta di "pulizia" dell'informazione è stata portata a
termine pochi giorni fa: Aleksej Mordashov - proprietario della
Severstal, gigante degli acciai ha allungato le mani su Ren-Tv,
televisione di nicchia, unica rimasta fuori dal controllo centrale.
A completare ciò che - per incapacità o buon senso - non era stato
portato a termine dal Cremlino, ci ha pensato l'amico di Putin
che ha proseguito nel suo lavoro di slancio, forse anche commerciale,
incominciato alcuni anni fa e proseguito nel recente passato con
l'acquisto delle acciaierie italiane della famiglia Lucchini.
Una situazione condannata dal segretario dell'Unione
giornalisti di Russia Igor Yakovenko, ammesso e non concesso che
esistano ancora giornalisti che possono ritenersi iscritti a questa
sorta di sindacato. A salvare la faccia di Putin, ci ha pensato
il vicepresidente del colosso radiotelevisivo tedesco RTL,
Andrei Buckhurst che - forte del suo 30% (contro il 70 di Mordashov) -
ha confermato come la volontà sia quella di voler creare un nuovo
canale generalista.
Sarà, eppure questa nuova operazione ricorda molto da vicino
quella compiuta contro Ntv, la televisione indipendente russa
che seguì - in maniera critica - la guerra in Cecenia. Ebbene, dopo
poco, Ntv rischiò di fallire schiacciata dai debiti. A
salvarla fu proprio lo stato russo, che abbassò il volume
fino a spegnerlo del tutto.
Un problema che, però, turba soprattutto i nostri sonni e non quello
degli autoctoni: per l'82% dei russi, infatti, ha affermato
come l'introduzione di una forma di censura in televisione, sia
un fatto positivo.
I casi sono due: o i cari amici russi non si sono ancora abituati a
come si vive in libertà, oppure inizia già a farsi sentire la mano
del Governo.
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