Archivio
Telegiornaliste N. 21 del 3 ottobre 2005
Cambi, conferme, guerre e ricordi di Tiziano Gualtieri
Volevano dimostrare come il detto «squadra vincente non
si cambia» potesse essere tranquillamente stravolto, ma
hanno dovuto correre ai ripari e noi lo facciamo notare. Sotto
la nostra lente d'ingrandimento, in questo numero, le
evoluzioni di Omnibus e la promozione di Gaia Tortora.
Per una tgista che si sta facendo strada, ritorniamo –
complice anche la cronaca – a parlare di una collega che pagò
con la vita la sua passione: Ilaria Alpi e delle novità
emerse dopo lo tsunami del dicembre scorso. Una situazione
ancora talmente complessa che ogni nuovo elemento è capace
di scardinare tutte le certezze, o presunte tali, raccolte
fino ad oggi, come dimostrano le reazioni del presidente della
Commissione Parlamentare Carlo Taormina.
Nel consueto spazio dedicato alla cronaca
ritorniamo a parlare di giornalisti obiettivo di terroristi
senza scrupoli. Questa volta non siamo in Iraq, bensì in Libano
dove sembra aver preso il via una preoccupante striscia di
sangue che vede quale target proprio i protagonisti
dell'informazione. A parlarcene un vicario generale di
una diocesi del Paese Medio Orientale.
Ma se è interessante capire come sul terreno si
sta vivendo questa particolare situazione, di altrettanto
interesse anche il racconto della nostra inviata Stefania
Trivigno che ha vissuto dal vivo le notti bianche romane.
Una faticaccia pazzesca.
In questo numero parliamo anche di un giornalista di
guerra che, per ora, ha messo le tende a Uno mattina: Franco
Di Mare.
Con l'arrivo dell'autunno, torna in auge anche il classico
problema che vede protagoniste soprattutto le donne: quello legato
al probabile e possibile aumento di peso. Un problema
che attanaglia la donna del 2000, che non si accorge – però
– di come la donna in cui c’è qualcosa da
"toccare" continui a riscuotere un discreto successo.
Ovviamente non potevano mancare le due rubriche classiche:
quelle dei giornalisti up & down (tanto per dirla
all’americana) e quella dedicata alla professione
giornalistica dedicata alla classica domanda se giornalisti si
nasca o si diventi.
Spazio anche per un "commento" sulle dichiarazioni
del Professor Romano Prodi che, in piena campagna
elettorale, si accorge come le tv italiane non siano
imparziali. Quasi come scoprire l’acqua calda.
Infine, un magazine dedicato alle donne, non poteva non parlare
della scomparsa della prima signorina buonasera,
ricordata in un pezzo che riesce a farla apprezzare come persona
prima che come volto.
MONITOR
Libano, ancora attentati di Filippo Bisleri
«Siamo ancora allibiti». Queste le parole del sacerdote libanese
cristiano-maronita padre Mounir Khairallah, vicario generale
della diocesi di Batroun. Nell’attentato di domenica 25 settembre,
infatti, è rimasta ferita una nota giornalista televisiva libanese,
May Shidyaq, che al momento dell'esplosione stava viaggiando a
bordo della sua auto su una strada a nord di Beirut.
A riferire al popolo libanese e alla comunità internazionale il nuovo
attentato terroristico sono state fonti della sicurezza nazionale (i
cui vertici hanno poi rimesso i loro mandati) e il canale tv Lbc,
l’emittente per cui la giornalista, rimasta gravemente ferita,
lavora.
Shidyaq, di religione cristiana, è una presentatrice di telegiornale
piuttosto conosciuta in Libano. «May Shidyak è rimasta seriamente
ferita ed è stata portata in ospedale» ha annunciato in tv il
collega Bassam Abu Zaid, aggiungendo che la donna è rimasta
ferita in particolare alle braccia alle gambe.
Per la comunità cristiana del Libano, impegnata a fianco di quelle
musulmane nel processo di pacificazione dell’ex “Svizzera del
Medio Oriente”, l’attentato è stato un duro colpo. «Ci siamo
sentiti ancora una volta impotenti - spiega padre Khairallah – come
quando un’autobomba uccise l'ex premier Rafik Hariri
all’inizio del 2005».
«Certamente il momento che sta attraversando il Libano è delicato e
molto difficile», prosegue padre Khairallah. «Alcuni sostengono che
forse è il peggiore dopo quello della lunga guerra civile che
ha insanguinato il Paese dal 1975 al 1990. Ma, in realtà, quella
lunga guerra non ha mai avuto fine. Anche perché in troppi hanno
interesse a che la situazione libanese resti calda e le comunità
delle diverse religioni trovino ostacoli al dialogo».
E perché questo? «Semplicemente – spiega padre Mounir – perché
una situazione di conflitto crea terreno fertile per i fondamentalismi
cristiani, musulmani ed ebrei e giustifica la presenza, anche
militare, di Stati esteri. Noi libanesi, invece, agli Stati esteri,
soprattutto all’Italia con la quale abbiamo un forte legame di
collaborazione, chiediamo di sostenere il processo di pace, aiutandoci
a far capire che gli attentati che stanno insanguinando la terra
libanese sono mascherati dalla matrice religiosa ma, nella realtà,
sono frutto della volontà di imporre i propri desiderata a
tutti gli altri».
L’attacco alla giornalista di Lbc, che è un canale cristiano
a lungo critico verso la tutela siriana sul Paese dopo la fine della
guerra, è un nuovo atto di guerra contro il giornalismo.
«E devo dire – chiosa padre Mounir – che i giornalisti, cristiani
o musulmani che siano, svolgono egregiamente il loro lavoro. Ma ai
“signori” del terrore non sta bene, e cercano ogni modo per imbavagliare
le voci libere e le informazioni e tarpare le ali al processo di
pace».
MONITOR La “spedizione Bulgarelli” per far luce sul caso Alpi
di Silvia Grassetti
Lo scorso 21 settembre, a Montecitorio, il deputato verde Mauro
Bulgarelli ha tenuto una conferenza stampa per illustrare la sua
più recente iniziativa volta a far luce sulla morte di Ilaria Alpi
e Miran Hrovatin: una spedizione in Somalia.
Con l’appoggio di personaggi autorevoli come Francesco Cavalli
dell’Associazione Ilaria Alpi e Luciano Scalettari,
giornalista di Famiglia Cristiana che da anni segue la vicenda,
Mauro Bulgarelli in Somalia ha raccolto testimonianze ed
effettuato rilievi con magnetometri e contatori geiger, del cui
esito ha informato i giornalisti durante la conferenza stampa: lungo
la strada Bosaso-Garowe è sotterrato del materiale ferroso,
probabilmente fusti contenenti sostanze tossiche.
Ilaria Alpi, come
abbiamo già ricordato, sarebbe stata uccisa proprio perché aveva
raccolto le prove di un traffico illecito con la Somalia, che
sarebbe stato effettuato utilizzando le risorse e le navi della Cooperazione
italiana, l’organismo nato con l’obiettivo dello sviluppo
economico e sociale del Paese africano.
Le testimonianze raccolte dalla spedizione di Bulgarelli collimano con
questa ipotesi: gli operai somali parlano di cantieri e cave,
specialmente la cava di Wadi, dove trasportavano e sotterravano
i fusti e i containers scaricati da non meglio specificate navi.
Come abbiamo già osservato nel secondo
numero di Telegiornaliste.com, con tutta probabilità il
traffico illecito di armi, scorie radioattive e/o rifiuti
tossici si svolgeva dai Paesi dell’ex Patto di Varsavia verso la
Somalia, con le navi donate dalla Cooperazione italiana alla Shifco
– società appartenente allo Stato somalo che gestiva una flotta di
pescherecci.
Ma le prove di questi traffici sono anche altrove, portate alla luce
dallo tsunami dello scorso anno: i pescatori del Medio Shabelle
avrebbero detto alla spedizione Bulgarelli che sul fondo marino
sono visibili vari bidoni.
Al termine della conferenza stampa, il deputato Bulgarelli ha chiesto
alle Commissioni parlamentari sul ciclo dei rifiuti e sul caso Alpi di
«approfondire le indagini in questa direzione», non limitandosi alla
tesi del fondamentalismo islamico avanzata da Carlo Taormina,
Presidente della Commissione stessa.
MONITOR Scontro aperto sul caso Alpi di Silvia Grassetti
La conferenza stampa del deputato Mauro Bulgarelli, membro della
Commissione Parlamentare di inchiesta sul caso Alpi, ha fatto uscire
dai gangheri il presidente della Commissione stessa, Carlo
Taormina.
Bulgarelli, che già in precedenza aveva sostenuto l’inadeguatezza
di Taormina all’interno della Commissione Alpi, con la sua
iniziativa di indagare e fare rilievi in Somalia, ha provocato la
decisa reazione del presidente, che in una nota scrive: «Spiace
che a fronte di attività ufficiali che oggi stanno giungendo a
risultati vicini alla incontestabilità, si rischi ancora di dar vita
a ricostruzioni artificiali, anche attraverso sistemi assolutamente
aleatori, creando illusioni a chi soffre ancora per la perdita dei
propri cari.
Nella mia qualità di presidente della Commissione – prosegue
Taormina - respingo nel modo più categorico l'accusa di
unilateralità che l'on. Bulgarelli ha inteso formulare nei
confronti di parlamentari che impegnano fino allo spasimo tutte le
loro forze per l'accertamento della verità».
Il deputato non si è lasciato intimidire, e ha ribattuto con
prontezza: «il materiale ritrovato non è prodotto dalla nostra
fantasia e trovo fuorviante e curioso che Taormina giudichi ciò
che non ha ancora avuto modo di valutare attentamente».
La divergenza di vedute tra Bulgarelli e Taormina nasce dalla
nuova impostazione che l’avvocato ha voluto dare alla Commissione
non appena insediatosi: rigettare le ipotesi, peraltro
accreditate dagli esperti, che i traffici illeciti con la
Somalia siano il movente dell’omicidio di Ilaria e Miran, e far
rientrare la vicenda in uno scenario, certamente attuale, di terrorismo
islamico – peccato che i fatti su cui la Commissione indaga
siano avvenuti all’inizio degli anni ’90, probabilmente troppo
presto perché Osama Bin Laden e il suo seguito
attentassero già alla sicurezza occidentale.
Ma le critiche all’operato di Taormina non si fermano, e si
focalizzano anche sulle procedure di indagine sul pick up
Toyota dove Ilaria e Miran hanno trovato la morte, riportato in Italia
lo scorso 17 settembre da un C-130 dell’Aeronautica militare.
I deputati dei gruppi dell'Unione della commissione d'inchiesta, Rosy
Bindi, Elettra Deiana e Carmen Motta, in una lettera
aperta al presidente affermano che Taormina «ha usurpato
funzioni della commissione predisponendo da solo le domande da porre
alla base della perizia sull'auto e ha risposto da solo alla Procura
di Roma. In questo modo si e' assunto la responsabilità di aprire un
inutile conflitto politico con l'opposizione. Inoltre ha dato vita a
un altrettanto inutile conflitto con un altro potere dello Stato
ponendo in essere comportamenti e omissioni che violano il principio
costituzionale di leale collaborazione».
La lettera termina con l’esortazione a «ordinare la sospensione
della perizia e prendere accordo con la Procura di Roma per l'esame
congiunto dell'auto».
Infine i tre deputati chiedono a Taormina «di rispettare il
regolamento» e «di astenersi da altre iniziative personali che
inficiano la funzionalita' stessa dell'organo parlamentare»,
garantendo il «ritorno alla normale dialettica della Commissione».
MONITOR Le
tgiste sull'Omnibus di Giuseppe Bosso
È da anni uno dei punti di forza del palinsesto di La7, valida
alternativa, per il pubblico delle prime ore della giornata, a Uno
mattina e alla Prima pagina del Tg5.
Nato in sordina, Omnibus ha ottenuto ben presto un crescente successo,
frutto dell’affiatamento tra i due conduttori Andrea Pancani e Marica
Morelli, l’ironia pungente di Enrico Vaime, l’oroscopo di Susanna
Schimperna e le previsioni di Paolo Sottocorona.
Poi, quest’anno, dopo la pausa per le feste natalizie, il fulmine a ciel
sereno, la sorpresa, non certo gradita ai fedelissimi, che da anni
seguivano il programma: al fianco di Pancani non più il viso angelico, gli
occhi azzurri e i lunghi capelli biondi che tanti consensi avevano ottenuto.
Lei, la ragazza di Bari, dottoressa in giurisprudenza, uscita dalla Luiss
a pieno merito, e con un curriculum di tutto rispetto, era stata rapita
da Costanzo, che l’aveva voluta per la stessa fascia oraria, nel suo
nuovo programma Tutte le mattine.
Bisognava quindi trovare un nuovo volto femminile, una nuova amica della
mattina che non facesse rimpiangere la Morelli, che tanti consensi aveva
riscosso per bellezza e preparazione al contempo, e mai scelta fu più
disgraziata, dalle parti di via Pineta Sacchetti, dell’individuare questo
nuovo volto in Paola Cambiaghi, carina quanto vuoi, un dolce sorriso
stampato sulle labbra, certo, ma con una formazione professionale ben
distante dalla sua illustre predecessora, fatta non di stage presso D+ o
collaborazioni con radio e giornali, ma come valletta per I fatti
vostri, inviata per Sereno variabile e centralinista a Uno mattina
estate - oltre che tante televendite.
E’soprattutto questo cambio avventato che ha procurato una
significativa perdita d’interesse e d’immagine ad un prodotto
riuscito e consolidato, malgrado gli sforzi della volenterosa ragazza, che non
è giornalista.
Poi, con la bella stagione, è arrivata la versione estiva del
programma,e la marcia è cambiata: nuova coppia di conduttori, Eduardo Camuri
e Gaia Tortora, sempre puntuali ogni mattina con la rassegna
stampa; il tema del giorno affidato alla sapiente cura di Rula Jebreal,
ormai un’icona dell’emittente che aspira a fare da terzo incomodo al
duopolio Rai-Mediaset, i soliti spazi riservati alla Schimperna e a Sottocorona
e, per sdrammatizzare un po’, le “perle” firmate Salvatore
Marino.
Omnibus estate ha decisamente recuperato terreno, tanto che, come premio,
Gaia Tortora, figlia d’arte, con l’avvento della nuova stagione è stata
confermata e promossa al fianco di Pancani per l’edizione dei giorni
feriali, mentre Camuri ha ottenuto la conduzione dell’edizione del fine
settimana, al fianco della retrocessa Cambiaghi, che ha preso così il
posto che l’anno scorso fu di Rosanna Cacio.
Per Gaia Tortora una bella soddisfazione dopo tanta gavetta passata
tra una rete locale e un’altra. Magari esteticamente non avrà lo stesso
charme di Marica Morelli, ma quanto a preparazione e competenza non le è
certo inferiore, come dimostra l’attenzione da lei suscitata nel
pubblico, cosa che avrà senz’altro influito non poco ai fini della sua
“promozione”.
CAMPIONATO
Attenti a quelle due di Rocco
Ventre
Cinque gare, cinque vittorie: continua la marcia solitaria e inarrestabile della
coppia Luisella Costamagna - Maria Concetta Mattei sempre in testa alla classifica a
punteggio pieno.
La sfida più emozionante del 5° turno è stata però quella vinta per un solo
voto dalla campionessa Francesca Todini su Maria Luisa Busi che ha dovuto interrompere la sua striscia
di vittorie consecutive.
Torna alla vittoria Maria Grazia Capulli ottenendo una
prestigiosa vittoria su Monica Vanali.
Si conferma questo un difficile campionato per Ilaria
D'Amico arrivata ormai alla sua terza sconfitta stagionale.
In coda le due cenerentole Maria Leitner e Marica Morelli perdono ancora e la classifica per
entrambe rimane inchiodata allo zero.
Il quinto turno di serie B ha emesso il verdetto di eliminazione per Adele
Ammendola e Cesara Buonamici.
CRONACA IN ROSA
Le donne del 2000: anoressiche, burrose, siliconate di Rossana Di Domenico
L’immagine della donna nel corso degli anni è cambiata più
volte. Il mondo delle passerelle resta la maggiore fonte di
ispirazione per le adolescenti alla ricerca di un modello in
cui immedesimarsi, ma in una società dove la bulimia e l’anoressia
sono disfunzioni alimentari tanto diffuse da imperversare sui canali
televisivi e sulle riviste, non dovrebbe meravigliarci il luogo comune
che vuole che gli statunitensi siano un popolo di grassoni.
I dati Istat affermano che gli italiani, in quanto a obesità,
non hanno ormai nulla da invidiare agli americani; e nel frattempo,
diversi cori di voci si sovrappongono: la donna è sexy
con qualche chilo in più; al contrario, è maggiormente desiderabile
magrissima, come vuole la moda. In tv, sulle riviste, per strada,
improvvisati esperti del settore ci dicono come devono essere le donne
per essere belle - spesso contraddicendosi.
Ma non basta: a quanto pare, ormai, la faccenda è diventata una questione
di genere. Le donne si piacciono di più se sono magre e
palestrate, gli uomini le preferiscono “burrose”; un
neologismo che sta ad indicare la maggiorata Valeria Marini style.
Addio dunque al vitino da vespa e al seno, prosperoso nature,
della Loren, per fare posto alle forme siliconate alla Parietti?
La soluzione più aggiornata sembra essere una donna dalle forme
androgine, diva da calendario, che combatte i chili di troppo con diete
ferree e ore di palestra - ma che non rinuncia alle giuste
curve con iniezioni di silicone.
E per quelle che non hanno il tempo o le risorse necessarie, c'è
sempre la soluzione "alla Ventura": imitare le starlette
nostrane morendo di fame su un’isola deserta.
Ma in questa era di presunta parità dei sessi, la donna si è già
mascolinizzata, sia nell’immagine che nel carattere: mamme e mogli
tuttofare, che quando non dimagriscono a causa dei numerosi impegni
giornalieri, per lo stress somigliano sempre più a dei “salsicciotti”.
Almeno secondo un recente studio condotto dall'università di Yale.
Noi ci sentiamo di dare un consiglio: non seguite la moda, ma
accettatevi per i pregi e le qualità di cui madre natura vi ha
dotato.
CRONACA IN ROSA
Le notti in bianco di Roma di Stefania Trivigno
La terza edizione romana della notte bianca, iniziativa
ideata e realizzata dal Comune di Roma e dalla Camera di
Commercio, in collaborazione con il Ministero per i Beni e le
Attività Culturali, si è da poco conclusa, ancora una volta con
successo.
Il primo evento-esperimento c’era stato nel 2003 e, per chi
l’ha vissuto, resterà nella storia come la notte più buia e
bagnata di tutti i tempi: un blackout spense la capitale (e non
solo) e un bel temporale, con tanto di tuoni e fulmini, rese il
ritorno a casa dei romani una vera odissea. Inutile sperare in mezzi
di trasporto pubblici o in un taxi provvidenziale: c'è sempre
qualcuno più fortunato che arriva prima e lo occupa.
Quest’anno niente blackout, tanta pioggia sì: ma non ha
fermato l’entusiasmo di milioni di persone, arrivate anche da
fuori Roma per essere testimoni dell'evento.
C’era una festa in ogni piazza, dal Campidoglio per il grande
Roberto Benigni a piazza del Popolo per una vanitosa Luna
Rossa che si faceva ammirare dai suoi tifosi. In via del Corso
negozi tutti aperti come in pieno giorno. Qui, incorniciati da
centinaia di ombrelli colorati, i giovanissimi intonavano cori da
stadio sicuramente al di fuori della norma, addirittura
sconcertanti in condizioni normali. Ma la notte del 17 settembre, nel
loro piccolo, hanno contribuito anch’essi a rendere l’atmosfera
magica.
Per chi aveva voglia di non uscire dagli schemi del sabato sera, e
dunque ballare, si è presentata l’occasione più adeguata:
otto linee di bus-discoteca, dove, accanto al paziente autista,
un deejay con la consolle faceva dimenare ad ogni fermata i
tanti ragazzi pronti a ballare in giro per la città.
Anche in questa edizione della notte bianca c’è stato il
pienone nei musei, nei luoghi di cultura e nei teatri:
tutto esaurito per Elio e le storie tese al Teatro
dell’Opera; per non parlare del solito record di presenze dal
grande Gigi Proietti.
Tutto in una notte, 330 eventi, 120 mila turisti, 30 milioni di euro
di fatturato e, soprattutto, affari d’oro per i venditori
ambulanti. Per i più fortunati di loro, infatti, un guadagno di 80
euro all’ora, grazie agli ombrelli venduti.
CRONACA IN ROSA
Intorno alle donne, atto primo di Anna
Lana
Ha preso il largo lo scorso 26 settembre la rassegna Intorno alle
Donne, ideata e condotta dal giornalista Pasquale Bottone.
Il Primo tema discusso, “Il Futuro delle Donne”, ha avuto come
ospiti, tra gli altri, la giornalista Serena Zoli del Corriere
della Sera, autrice del saggio La generazione fortunata, e
lo scrittore noir Franco Limardi.
La Zoli, dopo un excursus sulla nostra società del passato recente, ha
constatato che ancora esiste, a gravare sulla testa delle donne, un
soffitto di vetro: una barriera forse frangibile, o forse no, che
non consente loro la scalata dei vertici.
A nulla sono valsi i contrappunti di Franco Limardi, secondo cui quel
certo bieco rampantismo di matrice maschile ora sarebbe
prerogativa femminile, e le rivendicazioni femminili una sorta di auto-ghettizzazione
delle donne: per la Zoli sono ancora necessari tutti gli sforzi
possibili poiché, anche a livello statistico, la donna è e resta sottorappresentata.
Nel congedare gli ospiti Pasquale Bottone ha letto alcuni brani
dall’ultimo capitolo di La generazione fortunata. Ne
riportiamo uno, dedicandolo a quelli della nostra generazione: «Siamo
stati gli ultimi a inventarci i giochi; a sbucciarci le ginocchia; a
vedere le lucciole; a conoscere il buio; ad usare la cartolina postale».
Il prossimo appuntamento di Intorno alle donne si svolgerà il
28 ottobre, a Viterbo, sul tema "Il brutto delle donne". Fra
gli ospiti, il giornalista e scrittore Massimo Cotto.
cliccare qui per vedere la locandina dell'evento
FORMAT
Addio Fulvia, “signorina buonasera” di Filippo Bisleri
Una data storica, un volto unico, un cambio delle abitudini
dell’Italia. E lo scorso 26 settembre, in provincia di Novara, quel
volto unico scelto per annunciare all’Italia, il 4 gennaio del 1954,
il fiocco rosa della nascita della Rai ha smesso di sorridere.
Stiamo parlando di Fulvia Colombo, la prima annunciatrice della
tv italiana, mamma putativa di tutte le telegiornaliste, scomparsa a
79 anni. Molti testi sulla televisione italiana ricordano questo
straordinario evento e citano la prima “signorina buonasera”,
che forse fu troppo presto accantonata per fare spazio a nuove leve.
Il suo annuncio dalla Fiera di Milano, il primo annuncio effettuato
dal piccolo schermo, fu: «La Rai, Radiotelevisione italiana inizia
oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive».
Fulvia Colombo è deceduta nella casa di riposo “Il Castello di Suno”,
in provincia di Novara, dove risiedeva da qualche anno perché amava
le amene zone del Piemonte e lì trovava grande pace e tranquillità.
A quanti le sono stati vicini in questi anni spesso ricordava il suo
“record” televisivo, l'essere stata il primo volto della Rai
ad annunciare l’emissione di un programma.
«Mi arrivò la proposta un po’ all’improvviso – amava dire
ricordando il freddo inverno del ’54 – e l’affrontai con
titubanza. Poi, forse incosciente, mi posi davanti alla telecamera e
diedi l’annuncio storico. Un momento indimenticabile per me, ma
credo, anche per gli italiani».
Ricordi e stati d'animo che la Colombo espresse anche nel 2003, quando
il Pippo nazionale, Baudo, la intervistò, nel corso della sua ultima
apparizione in video, in uno dei programmi celebrativi dei
cinquant’anni della Rai.
La Colombo, che come annunciatrice fu impegnata per poco tempo, ha però
avuto una discreta carriera come attrice, affiancata da una
ancora più egregia come doppiatrice dando la sua calda e
rassicurante voce a molte dive di Hollywood.
Con lei, e con i suoi funerali celebrati la scorsa settimana, se ne va
un pezzo di storia. Un pezzo di storia televisiva di casa Rai, ma
anche della tv nazionale pubblico-privata dove le “signorine
buonasera” sono sempre più giovani e, spesso, più attratte da
futuri sviluppi della carriera professionale che dal ruolo di
annunciatrici.
Fulvia Colombo, ma anche le sue “allieve” Orsomando, Vaudetti,
Morgan, e la “fatina” Elmi, restano inarrivabili in quanto a classe.
La Colombo anche per il suo speciale record: essere stata il primo
sorriso di una “signorina buonasera” ad entrare nelle case degli
italiani.
Ora che quel sorriso si è spento, Fulvia Colombo è entrata di
diritto nella saga della tv italiana. E, come nel suo stile di donna
riservata, da autentica doppiatrice che presta professionalmente la
voce senza pretendere di apparire, se ne è andata in punta di piedi.
E le immagini del suo annuncio storico, trasmesse anche nell’atrio
del luogo della sua morte, resteranno sempre vive nella memoria degli
italiani, sempre più innamorati della televisione tenuta a battesimo
da Fulvia Colombo.
FORMAT Telegiornaliste/i + Telegiornaliste/i –
di Filippo Bisleri
Torna in conduzione e, con una serie
di grandi prove, conquista di diritto il primo posto del nostro podio.
Stiamo parlando di Cinzia
“Orsacchiotta” Fiorato, che, dopo le incursioni a
Salsomaggiore per le finali di Miss Italia con domande mai
scontate e certamente da indicare come modello per le altre colleghe e
i colleghi, è tornata al timone del Tg1 della notte. Decisa, professionale,
sempre più convinta dei propri mezzi, Cinzia Fiorato riconquista la
vetta del podio con un bel “9”.
Sul secondo gradino del podio arriva
Alessia Tarquinio, la frizzante giornalista di
casa Sky che, cambiata pettinatura e look, arriva od oscurare, nelle
dirette delle partite di serie A della domenica pomeriggio, anche Ilaria D'Amico. Brava Alessia nelle interviste
del post partita che sono davvero ben curate, nonostante la
freneticità del momento spesso condizionato dalle polemiche. Che la
Tarquinio è brava ad emarginare per valorizzare gli aspetti tecnici
della gara. Complimenti “8.5”.
Il ritorno della Champions League regala a Pierluigi Pardo, non
eccelso quando deve confrontarsi nelle telecronache di gare di serie
A, il suo momento di gloria, con la dimostrazione che giornalisti
che conoscono le lingue e le parlano bene esistono. Pardo è
dunque un ottimo giornalista del post-partita mentre, per le
telecronache, consigliamo un piccolo ripasso dei toni onde evitare
resoconti soporiferi. Si potrebbe dare un’occhiata allo “stile
Piccinini”. Intendendo Sandro, non l’omonima pallavolista... Per
Pardo un “7”.
Gradino più basso del contropodio
per Marica Morelli. Decisamente fuori luogo
nella lettura dei risultati delle gare di calcio a Buona domenica,
spesso sbaglia anche i tempi degli interventi e i commenti. A
dimostrazione che, forse, il salto nella “Costanzo’s band” non
è stato ancora digerito e che un po’ di maturazione in più in casa
Omnibus le avrebbe giovato. Rimandata, “5”.
Sinceramente siamo di quelli che non vedono bene i passaggi dei
giornalisti dalla carta stampata al video. La presenza di Tony
Damascelli nel programma Serie A ci offre una conferma
della nostra idea. Non ce ne voglia Damascelli, che peraltro non è
alla sua prima esperienza televisiva, ma forse, in un programma che
ancora dimostra di essere un cantiere giornalistico, i suoi
interventi rischiano spesso di alterare i già fragili equilibri della
“Bonolis’ band”. Da rivedere. “5”.
Deve decidersi ad uscire dal personaggio dell’antimilanista per
eccellenza e del criticone di tutto quanto è legato ai rossoneri e a
Berlusconi perché sono gli “amori” del figlio. Giorgio Viglino,
bravo giornalista, sta ormai recitando la parte del critico in chiave antimilanista,
rendendo così un pessimo servizio a Telelombardia che se ne avvale
come opinionista e anche, e soprattutto, agli spettatori. Torni a fare
il giornalista. Stile Gianni Mura per intenderci. Sappiamo che lo può
fare e, quindi, lo rimandiamo con un ”5.5”.
TELEGIORNALISTI Franco
Di Mare di Tiziana Ambrosi
Questa settimana vi proponiamo il ritratto di uno dei volti più noti
della rete ammiraglia della Rai: Franco Di
Mare.
La sua attitudine non è certo quella del giornalista di redazione seduto dietro
una scrivania, e la sua carriera giornalistica ne è la prova: da quasi venti
anni è uno degli inviati di spicco (prima per il Tg2, e dal 2002 per il
Tg1) nelle zone calde del pianeta.
La prima importante esperienza in tal senso la ottiene come inviato durante la guerra
nei Balcani: per cinque anni segue le vicende di Croazia, Bosnia, Kosovo,
portando nella tranquillità delle nostre case gli orrori di una guerra nel
cuore dell'Europa e così vicina al nostro Paese.
Segue poi molti dei conflitti che hanno insanguinato il continente africano:
Mozambico, Somalia, Rwanda, Burundi, Zaire.
Il suo è l'approccio del giornalista che sa arrivare al nocciolo delle
questioni, senza tanti fronzoli ed orpelli, conoscitore della politica
internazionale e dei territori di conflitto in cui si trova. Tutto questo con
uno sguardo rivolto anche alla sofferenza delle persone che si trovano
invischiate in situazioni più grandi di loro. A conferma ci sono i molti reportage
da terre difficili, come quelli sulla mafia dell'Est e sull'uragano Mitch che
devastò le coste di Honduras, Nicaragua e Guatemala.
Nel momento in cui la guerra entra nelle nostre case attraverso la televisione,
forse con una spettacolarizzazione eccessiva che può rendere passivi di
fronte alla tragedia, il ruolo degli inviati di guerra acquista sempre maggior
visibilità. E così i loro nomi ed i loro volti ci diventano familiari,
come quello di Franco di Mare: cura nei vestiti, capelli e barba molto corti su
un volto rassicurante ed in grado di sdrammatizzare al momento opportuno.
Non è certo rose e fiori la vita dell'inviato di guerra, per lo meno se la
guerra non la si racconta dalle camere di lussuosi alberghi), tanto da
dover nascondere in certe occasioni la propria identità. Così racconta Di Mare
in un'intervista rilasciata nel 2001: «Gli inviati di guerra sono continuamente
perseguitati, minacciati, uccisi. In Bosnia toglievamo la scritta
"Press" per evitare di essere colpiti. Io sono stato minacciato di
morte, un mio operatore è stato una settimana in un carcere serbo perché
avevamo parlato con la prima donna musulmana che aveva denunciato di essere
stata stuprata. Vendemmo il servizio alla Cnn e il governo serbo disse che
avevamo pagato un'attrice. Subito dopo, però, vennero a galla le cifre sugli
stupri etnici».
Nel 2003, dopo il periodo passato a raccontare la guerra in Afghanistan e
Iraq, prende una pausa dalla vita di inviato, per iniziare l'avventura con Uno
Mattina, accanto a Sonia Grey. La conferma alla conduzione per l'anno
successivo sono senza dubbio un riconoscimento alle sue qualità, oltre che di
giornalista anche di intelligente intrattenitore.
VADEMECUM
Giornalisti: si nasce o si diventa? di Filippo Bisleri
Il dubbio amletico è se giornalisti si nasca o si diventi.
Nelle redazioni si affronta il tema da decenni, a fianco di quello
della trasformazione rapida della professione con sempre maggiore
ricorso alle nuove tecnologie (in gergo Vdt, che sta per
videoterminali), e con la nascita delle testate online, che
oggi hanno finalmente una loro dignità professionale nel panorama
nazionale e una tutela per quanti vi operano.
I cronisti più anziani tendono, alla domanda se “si nasce o di
diventa giornalisti”, a rispondere che si nasce. E potremmo
anche accettare questa risposta perché capita di vedere persone
dalla penna facile o dal fiuto per la notizia infallibile:
come se questa propensione al giornalismo fosse insita nel Dna dei
vari soggetti.
Mano a mano che si avanza all’interno del mondo dell’informazione,
però, ci si accorge che la professione giornalistica la si può
imparare seguendo precisi e rigorosi percorsi di formazione
all’interno di scuole riconosciute dall’Ordine o in ambito
universitario.
Le lezioni apprese sul campo restano, logicamente, quelle
fondamentali, quelle che si imprimono indelebilmente nel vissuto
professionale di ogni nuovo giornalista più o meno dotato per la
professione. Qualche sana indicazione per “correggere il tiro”, su
come affrontare le notizie, su come realizzare un’intervista o
un’inchiesta è altrettanto importante.
Purtroppo, però, nelle redazioni, sempre più difficilmente si ha il
tempo di aiutare le nuove leve a crescere, a formarsi. Così, o si
trova il collega più anziano disponibile o si prova a formarsi
attraverso un lungo ed articolato lavoro di collaborazioni.
L’Ordine prima e le università poi, quindi, stanno aiutando la
professione giornalistica con scuole e corsi di formazione
specifici, consentendo di formare, all’interno di un mondo
editoriale in costante evoluzione tecnologica e sempre più
multimediale, giornalisti dal solido bagaglio professionale.
Le lezioni delle scuole si articolano in bienni e trienni e ammettono
gli iscritti al praticantato e dunque all’Esame di Stato. Il posto
di lavoro in redazione è però da guadagnare sul campo.
(6 – continua)
EDITORIALE
Pollice verso di Tiziano Gualtieri
Ci mancava pure lui. Il Professor Romano Prodi da Bologna, a
ricordarci di quanto schifo faccia la televisione italiana.
Dopo il Presidente della Repubblica e la signora Franca, tra i
detrattori del piccolo schermo italico, si aggiunge anche il
leader dell'Unione. «Sono molto preoccupato da quello che si vede
adesso in televisione: non sta svolgendo un ruolo imparziale»
e giù subito a piangere e a puntare il dito contro Mediaset e Rai.
A creare tutto il marasma un sondaggio pubblicato (sarà un
caso?) da Canale 5 durante la trasmissione Matrix. Enrico Mentana
commentava i risultati che davano un vantaggio risicato da
parte dell'Unione sulla Casa delle Libertà. Negli altri test, la
vittoria era stata ben più ampia. Un affronto assolutamente non
accettabile e via con le lamentele.
Vabbé che siamo in campagna elettorale, vabbé che ormai le
elezioni sono - in pratica - alle porte, ma possibile che ogni
occasione sia presa a pretesto per accusare la televisione?
Gridare allo scandalo per come è stata data questa o quella
notizia, è ormai uno sport nazionale bipartizan. Nessuna
formazione politica si è mai tirata indietro dal puntare il dito
contro la scatola magica.
Giornalisti, programmi, sondaggisti: nessuno escluso. Tutti sembrano
essere stati assoldati dal Potere per "tirare la
volata" a questo o a quel candidato.
Un'accusa, quella della tv soggiogata a poteri occulti
appartenenti ora al centro destra e ora al centro sinistra che si
rincorre da decine di anni. Dalla famosissima Telekabul,
alla rete ammiraglia della Rai da sempre filo governativa (di
qualsiasi colore sia la legislatura).
«Dobbiamo fare una campagna di verità: la verità porta alla
vittoria», ha rincarato la dose Prodi. Se il suo ragionamento fosse
stato corretto, nel 2001 - dopo quattro Governi (Prodi, due volte D'Alema
e Amato) chissà se avremmo davvero assistito all'ennesimo
"ribaltone" e se, invece, la sconfitta - allora - del centro
sinistra non fosse semplicemente da imputare ad anni di Governo mal
digerito dagli italiani.
Così, dopo le accuse di Berlusconi & C. rivolte ai vari
Biagi e Santoro colpevoli di voler politicizzare la Rai oltre il
consentito e la loro rimozione, è ora il candidato numero uno alle
primarie dell'Unione a far scaldare nuovamente gli animi.
Peccato che il Professore non si ricordi più che poco tempo fa l'ex
presidente della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai Claudio
Petruccioli, sia diventato presidente della televisione di
Stato e che tutto ciò che passa, e soprattutto non passa, dipenda
anche da lui.
Ah, Petruccioli per chi non lo sapesse, è un senatore dei Ds.
|
|