Archivio
Telegiornaliste N. 22 del
10 ottobre 2005
Caso Alpi, Calissano, Bin Laden e Scoglio: domande sull’informazione
di Filippo Bisleri
A dominare le cronache di questi giorni sono, senza dubbio, due
fatti: la vicenda di Paolo Calissano (con l'allarme droga
anche tra i vip) e il tg di Al Qaeda. Bin Laden &
company hanno, almeno così pare, deciso di togliere ad
Al-Jazeera il ruolo di “becchino mediatico” e di informare
unilateralmente il mondo.
A scatenare i “giornalisti” del terrore le vicende degli uragani
e le varie sciagure che hanno martoriato gli Stati Uniti
dell’odiato (dagli ingegneri del terrore) George W. Bush. In
ordine di tempo le ultime sciagure portano il nome
dell’uragano Rita e degli incendi in California.
Nel frattempo, però, l’Italia riflette sul fenomeno della
droga, sulle minacce anche all’interno del mondo dei vip e così
scopriamo che il fenomeno Kate Moss non è isolato. In
Italia, per ora, ha il nome e il volto di Paolo Calissano,
ex bello di Vivere giubilato da “mamma Rai”. Ma il
suo non è l’unico volto.
Gli italiani, tuttavia, stanno anche cominciando a fare
conoscenza con la realtà delle primarie - debutterà il
centrosinistra il 16 ottobre prossimo. Una realtà che ha deciso
di affrontare il centrodestra e che appare anche come un modo
trovato dai partiti per finanziarsi prelevando euro agli
elettori. Primarie che, a nostro avviso, sembrano una brutta
copia delle consultazioni pre-convention per le presidenziali
Usa: speriamo che gli italiani riescano ad usufruirne come di un
ulteriore strumento di democrazia - e non di telecrazia.
Affrontiamo poi il tema dell’invasione dei prodotti cinesi
in Italia, e della rinnovata sfida televisiva domenicale
tra “mamma Rai” e Mediaset con la prima vincente nonostante
un format appesantito dagli anni.
Non possiamo dimenticare la tragica morte in diretta del professore
Scoglio che interroga tutto il mondo dell’informazione, la
classifica della settimana, l’andamento sempre più
avvincente del campionato e i problemi che hanno i
giornalisti a realizzare un’informazione libera.
Anche in Stati, sulla carta, democratici.
Ma soprattutto facciamo nostro l'appello in difesa della
verità sul caso Alpi, indetto nei giorni scorsi dopo le
iniziative "fantasiose" di Carlo Taormina contro i
genitori della giornalista.
MONITOR
Una firma per Ilaria di Silvia Grassetti
Carlo Taormina sembra ormai inarrestabile. Le accuse piovutegli
addosso da più fronti, come vi abbiamo riferito nel n.
21, hanno messo a dura prova il suo buon senso.
Tanto che, dopo la presa di posizione dei genitori di Ilaria,
Giorgio e Luciana, che hanno esacrato le sue procedure e i suoi metodi
come presidente della Commissione d’inchiesta sul caso Alpi,
l’avvocato ha scritto una dura lettera al presidente della Camera
Casini.
A detta di Taormina, la verità scoperta grazie a lui sulla morte di
Ilaria e Miran, infastidisce tutti, in particolare «cozza con le
convinzioni coltivate per undici anni e non è digerita da nessuno, a
partire dai coniugi Alpi, che mi hanno platealmente e personalmente
accusato di essere al servizio di qualche interesse e di qualche
politico, con chiaro riferimento alla filiera De Michelis - Craxi –
Berlusconi».
Secondo il presidente della Commissione, Ilaria e Miran furono uccisi
da un nascente movimento terroristico “Al Qaeda style”, frutto dei
primi tentativi fondamentalistici del giovane Bin Laden.
Peccato che i fatti avvennero quasi dodici anni fa, e che i maggiori
esperti sul caso Alpi indichino tutt’altro scenario: il traffico
illecito di armi e rifiuti tossici fra la Cooperazione italiana e
la Somalia (vedi i nn. 2,
18 e 21
di Telegiornaliste.com).
Taormina conclude la sua missiva minacciando di querelare
i genitori di Ilaria e il loro avvocato: «Per queste affermazioni,
onorevole Presidente, i coniugi Alpi e l'avvocato D'Amati che dichiara
di parlare a loro nome, saranno presi nella migliore considerazione,
da me - insiste l'avvocato - con la produzione immediata di querela
per diffamazione, e al prossimo Ufficio di Presidenza dalla
Commissione tutta per stabilire le iniziative giudiziarie da assumere
nei loro confronti».
Siamo convinti che ci sia un modo per rendere giustizia alla
telegiornalista e al suo operatore, che hanno pagato con la vita
il loro mestiere di raccontare la realtà, anche e soprattutto quando
è scomoda.
Telegiornaliste.com aderisce alle neonate iniziative in difesa
non solo dei genitori di Ilaria Alpi, ma soprattutto della verità,
e invita i lettori ad approfondire la questione visitando il sito dedicato a
Ilaria Alpi, e sottoscrivendo l’appello di solidarietà verso
Giorgio e Luciana Alpi.
Basta inviare un’e-mail a questo indirizzo:
unafirmaperilaria@gmail.com,
indicando nome e cognome, città di residenza e professione.
MONITOR Tg Al Qaeda di Silvia Grassetti
Il Monitor di questa settimana riflette l’immagine inedita di
un nuovo contenitore informativo: La voce del califfato. Si
tratta di un tg anomalo, non solo perché va “in onda” su
Internet, ma soprattutto perché è un notiziario religiosamente fondamentalista.
E’ anomalo perché, al posto di una avvenente giornalista,
c’è un conduttore col volto coperto da un passamontagna
scuro. Infine, è anomalo perché è uno strumento di proselitismo
alla maniera occidentale: non un filmato casereccio e di bassa
qualità, ma un vero e proprio tg pseudoprofessionale, con
collegamenti audio, servizi e scritte in sovrimpressione, chiaramente
ispirato ad Al Jazeera.
Sulla scrivania, il mezzobusto incappucciato ha una copia del Corano,
e vicino a sé, un kalashnikov è puntato verso
l’inquadratura; anche se da un sito web, l’anchorman racconta ai
telespettatori le iniziative di Al Zarqawi, e spiega che gli uragani
in USA sono «una punizione divina».
Al termine del tg, come fanno i “colleghi” delle reti nazionali
italiane annunciando il film in prima serata, il fondamentalista
incappucciato avverte il pubblico che presto andrà in onda un filmato
dal titolo Total Jihad, mentre, grazie al sottotitolo in
inglese, possiamo sapere il nome del regista.
La cadenza di Al Qaeda Tg è settimanale, ma probabilmente il
numero degli spettatori islamici non farebbe impensierire nessuna
Auditel, se ne inventassero una per il web.
A noi sembra, infatti, che un’iniziativa del genere sia un messaggio
più per il mondo occidentale, che per i musulmani – i quali,
del resto, non hanno bisogno di sottotitoli in inglese.
E qualunque sia il messaggio sotteso, che Allah ci perdoni, lo
troviamo piuttosto puerile.
CAMPIONATO
Solo Costamagna di Rocco Ventre
Luisella Costamagna
inarrestabile, vince un'avvincente sfida all'ultimo voto con Elsa Di Gati
e si ritrova da sola in vetta alla classifica: è infatti
contemporaneamente arrivata la prima sconfitta per Maria Concetta Mattei
battuta nettamente dalla Moreno.
La sorpresa è Laura Cannavò che
ottiene la sua quinta vittoria e si insedia al secondo
posto.
La campionessa Francesca Todini
conosce la sua seconda sconfitta e si allontana dalla zona
nobile della classifica: adesso l'attende la prova verità
contro l'imbattuta Costamagna.
In coda ennesima sconfitta per Maria Leitner
e Marica Morelli uniche
telegiornaliste ancora all'asciutto di punti.
Il quinto turno di serie B è stato caratterizzato da una
clamorosa eliminazione: Cristina Fantoni, già vincitrice
della quarta edizione del campionato. Con lei esce anche Siria
Magri.
CRONACA IN ROSA
Cronaca drogata di Tiziana Ambrosi
Cronaca drogata. Abbiamo scelto questa espressione,
indubbiamente forte, per rappresentare le notizie con cui siamo
bombardati in questo frangente.
Drogata, perché alcuni avvenimenti delle cronache dei giorni scorsi
hanno riguardato la polvere bianca, ma anche per la foga
con la quale gli organi di stampa si sono gettati sugli avvenimenti
che hanno avuto per protagonisti personaggi definiti vip.
Solo pochi giorni fa il mondo della moda è stato sconvolto dalle foto
sbattute in prima pagina della modella Kate Moss mentre assume
sostanze stupefacenti.
Immediata la reazione: contratti miliardari buttati alle ortiche,
sfiducia, scuse, e probabilmente anche molta ipocrisia.
Difficile credere che quello della Moss sia un caso isolato, in un
mondo in cui lo stress, la linea, la dieta sono la norma e qualche
chilo in più o in meno può porre fine a una carriera.
Ancor più drammatica la vicenda che ha colpito Paolo Calissano,
arrestato per detenzione di droga e invischiato nella morte di una sua
amica durante un cosiddetto “festino”.
Certo, è difficile trovare scuse per vicende così gravi e
probabilmente la sindrome da onnipotenza che la fama spesso
porta con sé è sicuro elemento di rottura.
Altro caso mediato e morboso delle scorse settimane è quello che ha
coinvolto un personaggio famoso e misterioso (i giornali indicano Amedeo
Goria) in una vicenda di profferte sessuali in cambio di lavoro
nel campo dello spettacolo. Anche qui la lama è a doppio taglio: il
caso è stato montato dalle Iene e il comportamento di
“vittima”, “carnefice” ed “intermediari”, non è per
niente cristallino.
Queste vicende ricordano molto da vicino il film di Roberto Benigni Il
Mostro, che solo apparentemente è buffo e sconclusionato. Ad una
visione più attenta appare per quel che è: una denuncia sia
della nostra società superficiale, più attenta alle apparenze
che alla sostanza, sia dei mass media, che ormai hanno assunto
il vero e proprio ruolo di opinion makers.
Il protagonista del film del regista toscano, sulla base di alcune
azioni ed atteggiamenti estrapolati dal loro contesto, viene dipinto
come il mostro della porta accanto, seviziatore e assassino di
donne inermi. Quando il male, per contro, si nasconde da ben altra
parte, sotto le vesti di chi, agli occhi di tutti, è un
insospettabile.
Non spetta certo a noi giudicare se i personaggi coinvolti nelle
oscure vicende di questi giorni siano colpevoli o innocenti: la
magistratura può, ben meglio di noi, sopperire a questo compito.
La nostra principale preoccupazione è mettere in risalto la necessità
di una cronaca che non si fissi sugli aspetti morbosi di
una vicenda solo perché riguarda personaggi famosi.
Si sa, i giornali tirano più copie, osservare dalla vita normale la
caduta degli dei per qualcuno può essere eccitante, ma mai nessun
aspetto o sfumatura o contorno deve essere sottovalutato o
tralasciato.
I casi del passato dovrebbero farci riflettere sulla
superficialità con cui si bolla un mostro: Enzo Tortora
l’ha pagata sulla sua pelle.
CRONACA IN ROSA
Le elezioni primarie di Stefania Trivigno
Il prossimo 16 ottobre alcuni italiani si recheranno alle urne
in occasione delle elezioni primarie dell’Unione.
Lungi da un qualsiasi intento propagandistico, con questo articolo
vogliamo chiarire le idee su tale meccanismo elettorale, perché
è la prima volta che le scelte fondamentali riguardanti il governo
del Paese vengono affidate direttamente ai cittadini.
Che cosa sono?
Le elezioni primarie sono elezioni interne a uno schieramento politico
e servono a eleggere il candidato che, legittimato dalla
sovranità popolare, rappresenterà lo stesso schieramento alle
elezioni vere e proprie (le prossime politiche del 2006).
In passato ci sono stati soltanto altri due casi di elezioni primarie,
ma si sono svolte a livello amministrativo: in Puglia, per la
designazione del candidato dell’Unione alla presidenza della
Regione, e in Toscana, per la scelta dei candidati DS al
consiglio regionale.
Chi sono i candidati?
Possono presentare la propria candidatura tutti i cittadini che
abbiano piena titolarità dei diritti attivi (capacità di
eleggere) e passivi (capacità di essere eletto) di voto per le
elezioni della Camera dei Deputati: la cittadinanza italiana e
il compimento del 25° anno di età.
I candidati dell’Unione sono 7. L’ordine dei candidati
sulle schede di voto è casuale ed è stato stabilito per estrazione
a sorte. Inoltre, sulle schede appariranno soltanto i nomi dei
candidati senza alcun riferimento al partito politico di appartenenza.
Chi ha il diritto di voto?
Possono esprimere la propria scelta tutti i cittadini italiani
titolari del diritto attivo di voto e i giovani che compiranno
18 anni entro il 13 maggio 2005, cioè data di scadenza della XIV
legislatura. Inoltre, possono votare anche gli studenti e i
lavoratori fuori sede purché si siano iscritti alle liste elettorali
presso i Comitati territoriali, istituiti in ogni città entro lo
scorso 7 ottobre.
Per votare, sono necessarie la tessera elettorale, un documento
di identità valido e un piccolo contributo per la
copertura delle spese organizzative.
Si vota domenica 16 ottobre dalle ore 8:00 alle ore 22:00.
CRONACA IN ROSA
Quando ad insegnare è l’esperienza altrui di Fiorella Cherubini
In meno di un mese la costa del Golfo USA è stata colpita dal
passaggio di due violenti uragani: Katrina e Rita.
Il bilancio dei morti e dei danni seminati sul suo percorso dal primo
uragano – lo ricordiamo - è stato disastroso: il muro
d’acqua alzato da Katrina ha inghiottito con la sua furia l’80%
della storica città del jazz, New Orleans, causando la morte
di più di mille persone, e facendo registrare una perdita
economica stimata intorno ai 200 miliardi di dollari.
A pochi giorni di distanza, durante il suo impatto sul confine Texas-Lousiana, il secondo uragano, Rita, ha sfiorato Houston -
centro nevralgico dell’industria petrolifera statunitense - colpendo
tre importanti raffinerie e danneggiando gravemente tutti i
piccoli centri ad est della città.
I disastri provocati dal passaggio di questo uragano, in breve
declassato a tempesta tropicale, sono stati decisamente più
contenuti; legata ad esso, è stata, infatti, registrata una sola
morte a Belzoni, Mississipi.
Si sono dunque rivelate provvidenziali le tempestive evacuazioni
dei cittadini e la prontezza delle forze dell’ordine e delle squadre
dei soccorritori, grazie ai quali si è evitato il ripetersi
degli episodi di saccheggio verificatisi a New Orleans dopo il
passaggio di Katrina.
Una volta cessato l’allarme, i rispettivi governatori del Texas e
della Lousiana, Perry e Blanco, non hanno comunque tardato a
manifestare le loro rimostranze al governo USA, dal quale
entrambi si aspettano la piena assunzione dei costi per la
riparazione dei danni provocati dal passaggio di Rita.
In pochi giorni gli sfollati hanno ripreso possesso delle proprie
abitazioni, avviandosi ad una lenta ma continua ripresa.
Qualche volte la storia, seppur recentissima, può essere
davvero maestra di vita. I texani e gli abitanti della Lousiana
non hanno minimizzato - come è accaduto per alcuni abitanti di New
Orleans - il pericolo di un uragano imminente, accogliendo l’invito
a mettersi in salvo.
Evitando così centinaia di inutili morti.
CRONACA IN ROSA
La calata dei cinesi di Rossana Di Domenico
L’invasione del “made in China" è, come ogni abitante
europeo si sta accorgendo, un fenomeno inarrestabile, che mette in
seria difficoltà settori strategici dell’economia italiana,
come quello tessile e quello calzaturiero: gli
imprenditori nostrani avvertono gli effetti della concorrenza cinese,
definendola sleale e sottocosto.
Il direttore generale della Federlazio, Giovanni Quintieri, ha
dichiarato che «ormai è un susseguirsi continuo di grida
d'allarme contro l'invasione nei nostri mercati dei prodotti
cinesi, se non altro per gli effetti destabilizzanti che tutto ciò
produce sulla nostra economia. Si parla di impennate dell'import
di oltre il 700%: una cifra da capogiro che sta diffondendo
sentimenti di preoccupazione».
Nella prima metà del 2005 la Cina ha venduto in Europa prodotti
tessili per circa 8 miliardi di dollari Usa, quasi lo stesso ammontare
dell'intero 2004.
Mentre i produttori italiani chiudono le aziende sul territorio
nazionale per situarle all'estero, in Paesi dove la manodopera ha
costi irrisori, lo scorso giugno Ue e Cina hanno concordato un limite
alle importazioni di alcuni prodotti tessili, per il timore che il
loro massiccio ingresso sommergesse la produzione degli Stati membri -
secondo stime Ue, il tessile europeo ha perso nel 2004 oltre 165
mila posti di lavoro e un altro milione di posti sono a rischio.
Ma ora i dettaglianti europei lamentano che questo limite causa la mancanza
di prodotti da vendere. Le merci cinesi, in gran parte già pagate
dai grossisti europei al momento dell'ordine, restano ammucchiate nei
magazzini doganali, perché le autorità cinesi sono state «troppo
lente nell'introduzione di un loro sistema di controllo sulle
esportazioni».
La situazione è stata recentemente motivo di scontro tra le forze
politiche che prospettano soluzioni contrapposte. La Lega Nord
chiede dazi "anti Cina" e si prepara ad una battaglia
parlamentare, mentre la maggior parte dei partiti politici non vuole
sentire parlare di dazi, definendo “antistorica” questa forma di difesa
protezionistica.
Ma la situazione resta grave, e per tentare di risolverla sono state
prospettate alcune potenziali vie d'uscita, in Italia e in Europa, che
spaziano dal semplice innalzamento di barriere doganali alla messa in
campo di strategie commerciali e produttive più sofisticate.
Sono necessari investimenti e vere e proprie riforme economiche
che si adattino il più possibile a questa sfida, per contrapporre al
prodotto cinese uno europeo ancora più competitivo.
Peter Mandelson, Commissario al Commercio dell'Unione Europea,
ha affermato che l'imposizione di quote verso i prodotti cinesi
significa proteggere non solo la produzione interna ma anche le
importazioni tessili di altri Stati non europei - come Bangladesh,
Pakistan, India - e ha insistito sulla transitorietà come
requisito necessario di simili misure, per consentire «a ognuno di
adeguarsi alla realtà del nuovo mercato, alla crescita della Cina».
«La via del protezionismo - ha aggiunto - è solo una strada senza
sbocco».
FORMAT
La sfida della
domenica di Giuseppe Bosso
E adesso ci sono tutti. Tra i contenitori pomeridiani
domenicali, il più anziano anche quest’anno è stato
l’ultimo a ripartire dopo la pausa estiva.
Domenica In da anni soffre nella battaglia
con Buona Domenica .
Il confronto, in termini di ascolti e di gradimento,
da un decennio è appannaggio del gruppo con al timone Maurizio
Costanzo , ancorato al motto “squadra che vince non si
cambia”, con qualche aggiustamento qua e là; dalle parti di viale
Mazzini tanti, forse troppi, sono stati i cambiamenti di volti
e formato, per una trasmissione che non sempre riesce a tenere il
passo della concorrenza.
Frizzi, Magalli, Amadeus, Conti, Bonolis: mostri sacri del
piccolo schermo che, coadiuvati da compagni non da meno - Anna
Falchi, Iva Zanicchi, Paolo Brosio, Antonella Clerici, Heather Parisi
- hanno tentato di riportare il programma allo splendore delle
prime edizioni, hanno invece dovuto fare i conti con una dura realtà,
non riuscendo quasi mai a replicare all’interesse che
Costanzo ha saputo ottenere, sfruttando con maestria da pubblicitario
i vari Grandi Fratelli, Costantini e similari, sfornati
negli anni da Mediaset.
Quest’anno, poi, c'è un'aggravante: la Rai ha perso
quell’unico spacco di tempo che da anni era garanzia di ascolto e di
vittoria nei confronti di Mediaset, l’ora consacrata ai gol e
alle azioni di 90° minuto. L'ennesimo smacco, rifilato dai
nemici di sempre.
La nuova sfida di RaiUno a Buona Domenica
quest’anno è un mix di volti nuovi e vecchi; formula
rivoluzionata per forza di cose, programma spezzettato in tre
parti: nella prima fascia, Maramao, con la regia di Gianni
Boncompagni, ma solo per la prima puntata, ci sarà colei che per
anni è stata considerata la “signora della domenica”, Mara
Venier, che dovrà vedersela, oltre che con l’armata Costanzo,
anche con quella guidata da Simona Ventura.
Segue L’Arena, dove accanto al confermato Massimo
Giletti, troviamo una voce (e un corpo) amatissimo dal pubblico -
che però, negli ultimi anni, ha accusato qualche colpo ed è in cerca
di riscatto: Luisa Corna.
Infine, per la regia di Stefano Gigli, e proprio nello spazio lasciato
vuoto da 90° minuto, il grande ritorno sul quale tutti,
a viale Mazzini, hanno scommesso: il re del varietà, “Mister tv”,
Pippo Baudo, che con Ieri, oggi e domani rivisita la storia
d’Italia e la storia della trasmissione ("ieri"), tratta
l’attualità ("oggi"), e si diverte con i bambini in un
curioso gioco finale ("domani").
Per Baudo, dopo le travagliate vicende personali, come la
separazione da Katia Ricciarelli, eprofessionali degli ultimi
anni, l’occasione del riscatto con una trasmissione che ha condotto
per ben sette edizioni; quando erano altri tempi e non c’erano
concorrenti da temere. Ma soprattutto era ben altra tv.
Riuscirà l’ormai settantenne presentatore catanese a contrastare
i gol e le performance di Bonolis? E i suoi compagni di viaggio
terranno testa a Loredana Lecciso, Platinette, Laurenti & co.? Al
pubblico l’ardua sentenza.
FORMAT Telegiornaliste/i + Telegiornaliste/i –
di Filippo Bisleri
Il primo gradino del podio questa settimana lo conquista Maria Grazia Capulli per le sue conduzioni
molto belle ed equilibrate del Tg2. Molto briosa, riesce
a dare sempre ritmo al telegiornale anche in giornate con
notizie non molto interessanti. E, da brava professionista, mostra
sempre un grande garbo e uno stile familiare che la rendono una
“ragazza della porta accanto”. Brava. Complimenti e un bel “9”.
Secondo gradino del podio per Safiria
Leccese. A lungo in ballottaggio per il primo posto con la Capulli,
la Leccese sta dimostrando, via via che prosegue nella conduzione di Studio
Aperto, uno stile unico, schietto, diretto, solare
come solo le tgiste del meridione spesso sanno essere. Ha detto di
voler modificare il suo accento meridionale e invece noi le diciamo
che, oltre dalla sua professionalità, il suo fascino e l’appeal
televisivo le derivano anche dalla cadenza del sud così melodiosa.
Brava. “9-”.
Terzo gradino del podio per Laura
Cannavò. Sempre maggiori i suoi spazi all’interno del
nuovo Tg5 di Carlo Rossella. E sono tutti spazi meritati, anche perché
sia nelle conduzioni da studio, sia nei servizi da inviata, la nostra
Laura Cannavò ci dimostra che si può arrivare certo in tv ma, per
restare ad alto livello, occorre essere delle brave professioniste e,
soprattutto, incontrare il gradimento del pubblico. E lei,
ormai, ha una schiera di fan in costante crescita. Brava. “8”.
Assegniamo il gradino più basso del contropodio a Salvo Sottile.
Va bene cercare di dare enfasi ai servizi, ma lui esagera. E lo
fa praticamente sempre. Sappiamo che, dopo aver abbandonato il Tg5 per
il notiziario Sky, sta rientrando in un clima non idilliaco, ma
questo non lo deve far pagare ai telespettatori. Con servizi urlati
e, in qualche caso, anche un po’ approssimativi. Da rivedere.
“5-”.
Un evento sfortunato, una situazione al limite del paradossale e lui
c’è. Anzi, se si tratta di Tg5 possiamo quasi stare certi che il
servizio è a sua firma: quella di Gianluigi Armaroli. Uno
strano caso di protagonista del mondo informativo catodico che
sopravvive a direttori e rivoluzioni. Nonostante, spesso, i suoi
servizi sappiano tanto di realtà costruite a tavolino.
Speriamo non con la collaborazione della redazione centrale…
Rimandato con un “5”.
Gradino più alto del contropodio a Manuela
Lucchini, la cui settimana di conduzione si è aperta con una
serie di topiche da antologia. E con un tono di voce che, in
giornate tempestate dalla pioggia battente, rendevano ancora più
triste lo spettatore. Specie se, come nel nostro caso, facendo zapping
tra i tg, si era passati da una briosa Capulli a una triste
(stile un interista dopo la scoppola del “delle Alpi”) Lucchini. A
lei una prova d’appello. Con un “5.5”.
TELEGIORNALISTI La
morte in diretta di Filippo Bisleri
Per “Primo canale” di Genova un’evidenza mediatica di cui certo
avrebbe fatto volentieri a meno. La morte, in diretta televisiva, del
“professore” Franco Scoglio, avvenuta nella serata di lunedì 3
ottobre, interroga l’intero mondo dell’informazione.
I telespettatori, in pratica, hanno potuto cogliere le fasi iniziali del malore
che si è portato via Franco Scoglio a soli 64 anni. Un malore che certo non è
imputabile alla sola situazione di tensione creatasi tra il guru calcistico
originario delle Eolie e autore della storica qualificazione ai mondiali di
calcio della Tunisia e il presidente del Genoa Enrico Preziosi.
Numerosi i messaggi di cordoglio, da quello di Sandro Piccinini, sgomento
per averlo avuto tra i suoi ospiti solo domenica sera a Controcampo (e
anche lì il “professore” era stato protagonista di un paio di accese
discussioni).
Sul sito dell'Uefa anche i
messaggi di Marcello Lippi (ct della Nazionale), dell’attuale
allenatore del Genoa (la squadra che Scoglio più amò insieme al Messina, dove
scoprì quel Totò Schillaci delle notti magiche del mondiale del 1990,
ndr) Giovanni Vavassori e Franco Carraro, presidente della Figc.
Sconvolge più di tutto, però, oltre alla perdita di un personaggio discusso ma
amato come Scoglio, il fatto che i telespettatori siano stati testimoni
involontari dei suoi ultimi momenti di vita.
Una circostanza certo, ma non una fortuita circostanza. A “Gradinata nord”,
per parlare del suo amato Genoa, l’allenatore aveva voluto andarci per
testimoniare il suo affetto ai colori rossoblu. Con Preziosi c’è stato un
confronto, uno scambio di battute, ma nulla più. La trasmissione, però,
peraltro interrotta non appena il conduttore e i presenti in studio si sono
accorti che il “professore” stava male, si è quasi trasformata nel famoso
reality che tanto vorrebbero realizzare gli inglesi e che ritrae gli ultimi
momenti di vita di malati terminali.
Certo “Primo canale” non può essere posta sul banco degli imputati per
“la morte in diretta”. A finirci, su quel banco, casomai dovrebbero essere
quei giornalisti che sfruttano le liti televisive all’interno del mondo
pallonaro e lo spirito, decisamente tutto italiano, di “pensare male”, perché,
come disse Andreotti, qualche volta ci si indovina.
La vicenda Scoglio insegni qualcosa ai giornalisti e ai telespettatori. Ma anche
e soprattutto a chi realizza i palinsesti tv per lo sport e promuove programmi
urlati e di accuse tra le parti più adatte ai confronti delle vecchie guerre in
trincea. Ridateci il vecchio calcio. Perderemmo meno figure carismatiche
come il “professore” e ritroveremmo la sana voglia di fare sport.
VADEMECUM
Le scuole riconosciute di Filippo Bisleri
In questa puntata facciamo un viaggio tra le scuole di giornalismo
riconosciute dall’Ordine.
Partiamo con il master biennale in Giornalismo del Corep
(Consorzio per la ricerca e l’educazione permamente) di Torino
(telefono 011/5645107) con 20 partecipanti a biennio, per chi abita a
Torino e dintorni.
In via Appiani 2, a Milano, ha sede l’Associazione
“Walter Tobagi” per la formazione al giornalismo, e, sempre a
Milano, opera l’Ifg “Carlo De Martino”, in via Filzi 17 (tel.
02/6749871) con 40 posti a bienno (il corso inizierà il mese
prossimo).
Ancora a Milano si svolgono il master universitario biennale di primo
livelo di giornalismo dello Iulm (tel. 02.891412211), con 15 iscritti, e il master in giornalismo a stampa e radiotelevisivo -
Alta scuola in media, comunicazione e spettacolo
dell’Università cattolica del Sacro Cuore (tel. 02/72342813) per 20
praticanti.
Un master in giornalismo si svolge anche presso
l’università di Padova (tel. 049/8274940) e all’università
della Basilicata di Potenza (tel. 0971/54412).
Bologna ospita la Scuola superiore di giornalismo, che forma 30
praticanti (tel. 051/6024560-84).
Prestigioso anche l’Istituto per
la formazione al giornalismo di Urbino (tel. 0722/350581), che si
cura della formazione di 32 giornalisti a biennio.
A Ponte Felcino, invece, Rai e Università di Perugia hanno attivato
il Centro
italiano di studi superiori per la formazione e l’aggiornamento in
giornalismo radiotelevisivo (tel. 075/5911211) con numero chiuso a
quota 25.
A Roma attive la scuola della Luiss (tel.
06/85225558) con 40 posti; il corso della Lumsa (tel.
06/68422261) con 20 posti all’anno, e il master dell’Università di Tor Vergata (tel.
06/86391607) con 30 posti.
A Napoli master
biennale in università (tel. 081/2522251) diretto da Paolo
Mieli per 30 praticanti.
15 praticanti a Palermo al laboratorio
universitario (tel. 091/7495225) e, infine, master a Sassari
(tel. 079/239510) con 30 frequentanti.
(7-continua)
VADEMECUM
L'esperto risponde
Ilaria da La Spezia ci scrive:
Mi iscriverò quest'anno alla facoltà di scienze della
comunicazione dal momento che il mio sogno è diventare giornalista.
Mia madre non è assolutamente d'accordo, sostiene che sto sbagliando
di grosso perchè viviamo in una piccola città di provincia e non
abbiamo grandi disponibilità economiche; ritiene che il giornalismo
sia un mestiere riservato a pochi (leggi:ai benestanti). E' proprio
così?
Risponde Filippo Bisleri:
Cara Ilaria,
il giornalismo non è certo un mondo facile, anche perchè è sempre
più difficile trovare un contratto da redattore o anche da
corrispondente. Tuttavia io, figlio di un falegname, sono la prova
provata che non occorre essere ricchi per fare il giornalista
professionista, o anche il pubblicista.
Ti sei iscritta a Scienze della Comunicazione. Con le leggi di
revisione della professione giornalistica attualmente in discussione
potresti avere qualche chance in meno a livello di redazioni, ma
potresti trovare occupazione negli uffici stampa. Puoi però sempre
integrare Scienze della Comunicazione con una triennale di Scienze
Politiche - dovrebbero essere 4 esami e la tesi da sostenere.
Intanto, però, mettiti alla prova, magari proprio con Telegiornaliste.com.
Scrivi una mail alla segreteria per offrire la tua disponibilità.
Certamente il direttore, l'ottima Silvia Grassetti, saprà come
valorizzarti. Ti aspetto. Ciao.
EDITORIALE
Il non-potere della libertà di stampa di Tiziano Gualtieri
Reporters sans frontières l'aveva fatto notare qualche tempo fa:
l'Italia non è tra i Paesi che possono vantarsi di avere assoluta libertà
di stampa.
Detta così può sembrare una bestialità: non viviamo sotto una dittatura che
tutto controlla e tutto pesa, non siamo uno dei luoghi più remoti del mondo,
non esiste più il cosiddetto "visto censura".
Eppure, in compagnia della Spagna, siamo solo al 39° posto della
speciale classifica redatta da RSF. I peggiori dell'Unione Europea dietro
(addirittura) a Corea del Sud, Ecuador, Cile o Stati africani come Benin,
Sudafrica e Namibia.
A ribadire il concetto - lo scorso 24 dicembre 2004 - anche Paolo Mieli
sulle pagine del Corsera: «La libertà di stampa non sembra godere oggi
in Italia di una buona salute». Anche in quel caso sembrava una frase più a
sensazione che comprovata da fatti oggettivi. Eppure sono molte le decisioni
liberticide della giustizia italiana che ha moltiplicato le perquisizioni,
le violazioni del segreto delle fonti giornalistiche e le pene detentive
inflitte per sanzionare i reati a mezzo stampa.
E per poco non manda in galera anche se si riportano stralci di intercettazioni
telefoniche uscite - chissà come - dal segreto istruttorio.
L'ennesimo caso che finirà davanti alla Corte europea dei diritti umani di
Strasburgo è quello di Radio Regio Stereo di Altamura, in provincia di
Bari, chiusa per ordine dell'autorità giudiziaria, mentre il giornalista
- pubblicista - Alessio Di Palo, che collabora con l'emittente
radiofonica, è stato sospeso per due mesi dalla professione.
Una situazione che fa ritornare indietro di anni, a quegli anni di piombo
in cui le emittenti venivano chiuse ma per ragioni di Stato. Molto spesso
le radio (cosiddette) libere fanno leva sul sensazionalismo: impossibile
competere con i network, e allora l'unico modo per essere ascoltati è quello di
dare voce alle critiche senza pensare a questo o a quell'interesse di
partito.
La libertà di stampa non è null'altro che il potere di criticare il Potere.
Peccato che tutto ciò non vada giù a chi comanda. Di Palo - a volte a ragione,
a volte a torto - critica, usa il microfono come una clava, denuncia e si fa
tanti nemici. Gli stessi nemici che di nascosto, come nei migliori film di
spionaggio, tramano alle sue spalle.
Il consiglio comunale vota una delibera in cui si invitano Procura, Questura,
Prefettura, Authority e Ministeri a «indagare», «monitorare» e «prendere
provvedimenti» contro questa fastidiosa "radiolina". Detto, fatto.
Alcuni giorni fa, su disposizione del procuratore aggiunto di Bari Marco
Dinapoli e del gip Chiara Civitano, arrivano l'ordinanza di chiusura e la misura
cautelare contro Di Palo, che ora dovrà dimostrare di essere
innocente.
Innocente da cosa? Dall'aver - probabilmente - detto la verità.
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