Archivio
Telegiornaliste N. 25 del
31 ottobre 2005
Dall'impegno al gossip: il mestiere
eterogeneo
di Silvia Grassetti
Apriamo il numero di questa settimana con l'intervista
esclusiva che ci ha rilasciato padre Mounir, che ci aggiorna
sulle condizioni di salute della telegiornalista libanese
vittima dell'attentato dello scorso 25 settembre (cfr. Telegiornaliste.com n. 21).
Ma Monitor contiene anche l'intervista a Martina Maestri, il "diamante del bordo
campo" di cui già vi parlammo nel nostro n. 6. Sul fronte maschile, spazio
anche alla splendida carriera di Mino Taveri.
Mentre la televisione ci costringe ancora una volta a riportare
il gossip sulla (ex) famiglia Carrisi, e il nostro
editorialista ci ricorda l'attenzione alle parole che
tutti i professionisti del giornalismo dovrebbero avere, ci
imbattiamo nell'ennesima gaffe del frettoloso Tg5
di Carlo Rossella, il nostro esperto di telegiornalismo Filippo
Bisleri interviene con una nuova puntata di Vademecum
e non trascura né di rispondere ai lettori, né di aggiornarci
sulle performance telegiornalistiche dei mezzobusti più
(e meno) bravi degli ultimi giorni.
E dopo la grande attenzione che abbiamo riservato nel numero
scorso alle donne, anche questa settimana ci concentriamo su
alcuni aspetti della femminilità, raccontandovi come
ogni donna dovrebbe e vorrebbe diventare per "sentirsi
bene" con se stessa: dalla liposuzione alle buone maniere.
Ci sarà mai pace per questa metà del cielo?
MONITOR
Libano, un Paese che rinasce coi giornalisti di Filippo Bisleri
Padre Mounir Khairallah, prete cristiano-maronita, ci aggiorna
sulle difficoltà di fare informazione in Libano.
«L’attentato a May Shidyak, notissima telegiornalista
cristiano-maronita che lavora presso la rete Lbc – spiega il
sacerdote, vicario generale della diocesi di Batroun – è l’ultimo
di una lunga serie di attentati contro gli operatori del
mondo dell’informazione, soprattutto quella cattolica, messa
in atto dai siriani per non perdere il controllo sul Libano che hanno
lasciato, con le truppe militari, il 30 aprile».
Pare di capire, però, che i giornalisti libanesi siano fortemente
impegnati a denunciare il fatto che la Siria, attraverso i suoi
agenti, cerchi ancora di mantenere una certa influenza sul Libano…
«È proprio così – conferma padre Mounir (che in italiano
significa Luciano) -. I giornalisti libanesi stanno patendo molto, in
termini di vite e ferimenti, questa loro lunga campagna anti-siriana e
a favore della libertà del popolo libanese oppresso per oltre
trent’anni dopo essere stato il Paese considerato come la
“Svizzera del medioriente”. Ecco, la stampa, per grazia di
Dio ancora libera, è stata una delle anime del riscatto del popolo
libanese al fianco delle Chiese cristiane e, ultimamente, delle
comunità musulmane. Anche perché, è bene ricordarlo, il Libano
racchiude ben 18 comunità».
Come sta ora May Shidyak?
«Ha perso una mano e un piede – dice padre Khairallah -, ma
dice di voler continuare nella battaglia per la vera libertà del
Paese libanese, quel Paese che Giovanni Paolo II ha definito “Paese
messaggio” per la sua capacità di far dialogare e convivere le
diverse religioni. May è l’ultima grande vittima di un attentato,
l’ennesimo colpo inferto al mondo dei giornalisti e io ho ancora
vive nei miei occhi le terribili immagini del suo attentato».
Che però non è l’unico…
«In Libano – spiega il religioso – tutti ricordano il terribile attentato
nel quale è morto Samir Kassir, il giornalista del Nahar,
il più grande quotidiano in Libano. Fu una giornata triste per il
Libano. E tutti ricordano i giornalisti uccisi per la libertà del
Paese come martiri, un po’ come gli eroi della Resistenza in Italia».
Anche se, di recente, dopo il suicidio a Beirut del ministro degli
Interni siriano, la stampa libanese è finita nel mirino delle
critiche…
«Sì, è vero – conferma -, ma critiche dei siriani che, così
facendo, vogliono screditare il grande valore del giornalismo
libanese televisivo, radiofonico e della carta stampata dove donne
e uomini stanno dando prova della volontà dei libanesi di far
risorgere il loro Paese in modo democratico con il sostegno,
finalmente, degli Usa, dell’Unione europea, e della Francia e
dell’Italia in particolare».
E il futuro?
«Grazie ai giornalisti in patria – dice padre Mounir - e
all’impegno di Usa e Ue, con i primi che hanno capito che il Libano
può rappresentare il modo pacifico e senza armi per esportare una
democrazia condivisa dalle comunità che compongono una nazione, credo
che il Libano tornerà ai fasti dell’inizio degli anni Settanta. In
questi anni, ripeto, fondamentale è stato il carattere
combattivo e libero delle giornaliste e dei giornalisti libanesi».
MONITOR
Martina Maestri, giornalista per sogno di Filippo Bisleri
Martina Maestri, una grande giornalista sportiva,
certamente la più bella bordocampista e cronista delle
emozioni del pre- e post partita della serie A (solitamente a lei sono
affidate le partite di cartello), ha accettato di raccontarsi ai
microfoni di Telegiornaliste.com, cui augura un futuro roseo.
Martina, come hai scelto di fare la giornalista?
«Ho scelto di fare la giornalista – svela in prima assoluta ai
nostri microfoni - soprattutto perché affascinata dal lavoro di mio
padre. Lui, quando ero piccola, faceva l'inviato per un programma di
sci in inverno e di vela in estate. Era sempre in giro, mi faceva
racconti meravigliosi, e così quando ho iniziato a pensare quale
poteva essere la mia strada, ho scelto il giornalismo. Ho iniziato
infatti facendo pratica e scrivendo qualche articoletto per la rivista
Sciare, poi sono passata ad una tv locale di Milano, Sei
Milano, dove ho imparato a fare un po’ tutto: usare la
telecamera digitale, montare da sola i servizi, realizzarli. A quel
punto il grande salto: prima alla redazione sportiva di Italia1 e poi
Tele+. E ora Sky».
Sognavi già la tv o pensavi a radio e carta stampata?
«Non so se ho mai sognato la tv, quello che è certo è che una volta
scoperta non l'ho più voluta abbandonare – racconta -. Mi piace da
impazzire trasformare quello che registri su una casetta in un
servizio il più completo possibile, montato bene e capace, quando ci
riesco, di regalare forti emozioni. Quindi forse sarebbe meglio dire
che è stata la televisione a scegliere me».
Sei una giornalista sportiva. Cosa pensi del luogo comune che vuole
i giornalisti sportivi meno preparati dei loro colleghi?
«In tutta sincerità – sorride - non mi sono mai posta il problema.
Certo, se uno si limita a fare un lavoro superficiale, allora il
giornalista sportivo è meno preparato di qualsiasi persona cammini
per la strada. Ma ricordarsi storie e date, ricorsi e parole dette,
richiede un duro lavoro di preparazione e una memoria di ferro. E solo
quando hai immagazzinato tutte queste informazioni puoi sperare di
fare un buon lavoro».
Sei un'esperta solamente di calcio o segui anche altre discipline
sportive?
«Ecco, già faccio fatica a definirmi un'esperta di calcio, ed è lo
sport che ormai seguo al 100%, quindi immagina il resto», e si
esprime con uno dei suoi magnifici sorrisi. «Scherzo, sono molto
appassionata di sci, ma è una passione ormai amatoriale».
Nella tua carriera hai incontrato diversi personaggi. Chi ti ha
colpito di più?
«Ci sono tanti personaggi che mi hanno colpito – racconta la
timidissima Martina - per diversi motivi. Papin per la sua storia
familiare, non ha avuto nessun problema a raccontare alla telecamera
le difficoltà e i problemi della sua bambina, mi ha colpito la forza
con la quale ha reagito al problema e la serenità ritrovata dopo anni
passati negli ospedali di tutto il mondo.
Mi rimarrà sempre in mente l'unica volta che sono riuscita ad
intervistare l'Avvocato Agnelli, mi tremava il microfono, un vero
disastro...
Mi piace sempre molto intervistare Shevchenko e Del Piero, due persone
prima che due calciatori-personaggi. Mi sono commossa la prima volta
che sono andata a Parigi per seguire la consegna del Pallone d'Oro a
Pavel Nedved. Potrei andare avanti ancora molto, forse tutto quello
che ho fatto mi regala un sorriso e comunque resterà sempre un
ricordo importante».
E quale il servizio che ricordi con maggiore gioia?
«Non ho dubbi: il servizio che invece più mi ha lasciato un segno è
stato il primo reportage che ho realizzato in Africa. Era la mia prima
volta, sono stata in Congo 10 giorni per raccontare le storie legate
al pallone. È stata un'esperienza indimenticabile, unica nel suo
genere e che mi accompagnerà per sempre».
Hai un modello di telegiornalista? E sogni nel cassetto?
«Modelli – replica - non ne ho e non credo nemmeno sogni. Anzi,
forse vedere un Europeo o un Mondiale. Un sogno banale?».
CAMPIONATO Capulli-Moreno
coppia vincente di Rocco Ventre
Si risolve con un pareggio il big match del 9° turno tra la
campionessa Francesca Todinie Maria Concetta Mattei.
Vincono ancora e rimangono in testa alla classifica Maria
Grazia Capulli e Manuela Moreno.
Dopo le due battute d'arresto consecutive torna alla vittoria Luisella Costamagna
soffrendo molto contro Maria Luisa Busi. Monica
Vanali strapazza Irma D'Alessandro
e si conferma quarta forza del campionato.
In coda, ancora una volta per un solo voto, Maria
Leitner ottiene la sua nona sconfitta su nove sfide,
mentre Cristina Parodi non
riesce a trovare la sua prima vittoria.
L'ottavo turno di serie B è stato fatale per il Tg3: eliminate Federica
Sciarelli e Floriana Bertelli.
CRONACA IN ROSA
O tempora o mores di Fiorella Cherubini
June Walton, vicedirettore responsabile della rivista
britannica Good Housekeeping, ha pensato (male) di pubblicare,
recentemente, un decalogo di buone maniere per la “signora del XXI
secolo”, indicando a pretesto la frenesia del quotidiano,
complice, a suo dire, dello smarrimento del bon ton.
Noi, che non amiamo farci trovare impreparati, siamo pronti a renderle
omaggio.
Se l’agile libercolo della signora Walton avesse avuto quali
destinatari i signori, oltre alle signore, nulla quaestio; ma
l’autrice, sparando a zero solo sulle donne e dispensando i
maschietti da ogni sorta di veto, ci fornisce l’occasione di
rispolverare i concetti di uguaglianza, pari opportunità, e in
special modo quello di evoluzione.
Penelope ha smesso da un pezzo di filare e sfilare la tela mentre
Ulisse, re della petrosa Itaca, si gongolava tra il canto delle sirene
e la penna di Omero.
Sono tempi andati anche quelli in cui Silvia, a Recanati, continuava a
star piegata sul telaio mentre una tisi galoppante le mandava in
rovina i polmoni con furiosi colpi di tosse, con buona pace del
Leopardi.
Oggi le donne hanno conquistato qualche diritto, spesso anche
l’indipendenza economica: possono fumare in pubblico e buttar
giù un bicchiere di buon vino senza essere denunciate per atti osceni
e, perché no, rosicchiare persino una coscia di pollo, e se
influenzato Dio ci aiuti.
Insomma, conquiste faticose, in un amen azzerate dalla signora Walton,
che depreca tali atteggiamenti – e altri ancora che qui tacciamo per
non tediarvi.
Diamo piuttosto uno sguardo al suo decalogo:
« La donna non deve mettersi troppo in mostra». Dovessero mai
gli uomini capire che il mondo non appartiene solo a loro.
Anche se hai la fossa delle Marianne al posto dello stomaco, «non
chiedere mai due volte la stessa pietanza. Sta male». Sapesse, la
Signora Walton, quanto sta male una donna dopo essersi votata
all’inedia.
«Un uomo può anche essere maleducato, una signorina no».
Questa si commenta da sola.
«Non ubriacarsi alle feste». E’ ovvio, altrimenti, il
fidanzato - che emana fragranze di distilleria - chi lo porta dagli
alcolisti anonimi?
«Grave maleducazione sbattere le ciglia ad altri uomini “in
presenza” del proprio partner». Se tanto ci dà tanto, “in
assenza” è presto lecito.
«Vietato baciare l’idraulico». Il che ci solleva qualche
perplessità sull’atteggiamento della signora Walton con il suo, di
idraulico.
«Estremamente sconveniente è spettegolare, tra amiche, sui
maschietti un po’ impacciati sotto le lenzuola». Se la signora
Walton non l’ha mai fatto, o è molto fortunata o molto ipocrita.
Madame Bon Ton attribuisce, dunque, tutta la responsabilità del
malcostume odierno alle donne e alla vita frenetica in cui si sono
buttate senza più curare lo stile, l’eleganza e la compostezza,
come invece accadeva una volta. A questo punto, un interrogativo,
prepotente, s’impone: cosa avrebbe detto la Walton a Penelope se,
stanca di aspettare il suo Ulisse, si fosse intrattenuta con qualcuno
degli aspiranti Proci?
CRONACA IN ROSA
Liposuzione e botulino, i desideri delle donne di Rossana Di Domenico
In
una società dove l'immagine è tutto, sono sempre di più le donne
che entrano si rivolgono al chirurgo estetico per eliminare
qualche imperfezione, combattere l'invecchiamento o migliorare il
proprio aspetto.
La cellulite, ad esempio, è l'inestetismo meno accettato, e
induce a sottoporsi ad un intervento chirurgico nonostante i rischi
legati all'anestesia: per tutta la durata dell’operazione, deve
essere assicurata la presenza dell’anestesista, pronto a far fronte
alla minima emergenza. Secondo una ricerca condotta dall’ ISTAT, il 27%
delle ragazze fra i 15 e i 20 anni, desidera come regalo di
Natale la liposuzione. La percentuale tende a crescere quando
vengono superati i 50 anni di età, infatti le signore la chiedono
come regalo ai propri figli o mariti.
La cellulite costituisce un motivo di grande business per il
settore della cosmesi. Non è un caso che l'anno scorso le italiane
abbiano speso oltre 141 milioni di euro, il 10,6% in più
rispetto all'anno precedente, in prodotti cosmetici anticellulite
(fonte Unipro).
Avere la pelle “a buccia d’arancia” non è comunque l’unica
paura delle donne: un altro nemico odiatissimo è rappresentato dalle rughe.
Disinteressate alla saggezza sottesa, sempre più donne fanno ricorso
al botulino, che dal marzo scorso anche in Italia, come negli USA e in
Francia, è consentito utilizzare a scopo cosmetico.
Finora la paura dell'invecchiamento sembrava colpire gli over
30, non certamente i teenager. Ma nella civiltà dell'immagine sono
sempre di più le giovani vittime della paura di invecchiare. Oggi
sono circa seimila i ragazzi sotto i 18 anni in Italia,
e circa sessantamila in Europa, a chiedere di sottoporsi ai
trattamenti fino a poco tempo fa utilizzati solo sugli adulti. Le loro
richieste sono precise: vogliono iniezioni di botulino e collagene,
peeling chimici e dermoabrasioni.
La cura del corpo è di fatto una delle attività più comuni: da una
parte c'è la voglia di cambiamento dettata dal desiderio di
sentirsi bene con se stessi; dall'altra, a causa dei canoni oggi
imposti dalla società e dalla moda, nasce un senso di insicurezza
ed inadeguatezza che convince che la chirurgia plastica sia
l'unica strada percorribile per arrivare all’accettazione di se
stessi.
Anche la tv, nell'ennesimo reality americano, Extreme makeover,
mostra con quanta determinazione e disperazione le donne (ma
anche gli uomini) sono disposte a soffrire per sentirsi finalmente
accettabili.
Ma alzino la mano quei telespettatori a cui non s'è accapponata la
pelle a guardare il programma, constatando l'incoscienza e il dolore
di chi riesce a volersi bene solo dopo aver cambiato aspetto.
FORMAT
Tg5, una gaffe geografica
di Filippo Bisleri
Quando fare informazione diventa un optional. O, se si preferisce, la
fretta è cattiva consigliera. Parliamo del Tg5 di Carlo
Rossella che, dopo essersi distinto alcune settimane fa per aver
spostato di una settimana un simposio internazionale di medici (data
reale il 26 settembre, data spacciata per reale dal Tg5 il 1°
ottobre, come vi abbiamo riferito nel n.
23) è ricaduto in errore.
Questa volta la lacuna giornalistica tocca il campo geografico.
Già, perché Gallarate, una città di circa 50mila abitanti a
pochi passi dall’hub di Malpensa (territorio dei Comuni di Ferno e
Lonate Pozzolo) e terzo centro della provincia di Varese, è stata
ceduta ad altra provincia.
I fatti. A Gallarate, nei giorni scorsi, dopo mesi di indagine vengono
fermati alcuni rapinatori che sono anche spacciatori e consumatori di
droga. Fin qui tutto bene, se non fosse che il Tg5 pensa bene di
spostare Gallarate in provincia di Milano. E, visto che il
diavolo fa le pentole ma non i coperchi (almeno stando alla saggezza
popolare), mentre la giornalista del Tg5, nell’edizione delle 20.00,
manda in onda il servizio su questi arresti illustrati in mattinata in
conferenza stampa, accade il fattaccio.
Appare una bella immagine della struttura che ospita la
Questura di Varese (con tanto di cartello identificativo) e la
giornalista bel bella se ne esce con la frase: «Arresti avvenuti a
Gallarate in provincia di Milano e indagini descritte dalla competente
questura».
Consigliamo al Tg5 un corso di geografia, anche perché pure
Al-Jazeera e i principali quotidiani del Marocco e dell’Egitto, dopo
che in estate il primo cittadino di Gallarate, l’azzurro Nicola
Mucci, ha posto i sigilli alla moschea-centro culturale della città
non a norma con le leggi, sanno che Gallarate è in provincia di
Varese.
Ma al Tg5 no… Ahi ahi ahi Rossella…
FORMAT Il caso Lucarelli-Lecciso di Giuseppe Bosso
L’interminabile, e ormai francamente pesante, soap di Cellino
S. Marco si è arricchita di un nuovo capitolo, che, come benzina per
domare un incendio, ha aggiunto altri veleni all’indomani
della rottura tra Loredana Lecciso e Al Bano Carrisi.
Lui, lei, l’altra verrebbe da dire istintivamente; l’altra in
questione è al secolo Selvaggia Lucarelli, balzata al centro
delle cronache negli ultimi anni più che per particolari doti
artistiche dapprima come pioniera del blog made in Italy, poi
come “opinionista” all’Isola dei famosi, e infine,
dopo una non proprio indimenticabile conduzione di Cominciamo bene
estate al fianco di Mirabella, per il matrimonio con Laerte
Pappalardo.
Il fatto: poche ore dopo la chiacchierata puntata dell’Isola dei
famosi, in cui il cantautore pugliese apprende per bocca di Simona
Ventura dell’abbandono della compagna, questa telefona alla
Lucarelli sfogandosi contro la conduttrice romagnola e contro
l’ormai ex consorte che l’hanno dipinta come una poco di buono;
cogliendo la palla al balzo Selvaggia registra la conversazione
(da giorni terrebbe l’apparecchio sotto controllo causa telefonate
anonime) e poi la inserisce in formato scaricabile sul suo sito, da
anni meta frequentata dai navigatori dello stivale.
L’indomani la Lecciso chiede e ottiene che quel file venga rimosso,
ma ormai la frittata è fatta, il popolo della rete ha già assorbito
e riprodotto il prezioso cimelio, e sul capo della Lucarelli
piovono pesanti accuse, basate prima di tutto sul fatto che non
è consentito divulgare, senza il consenso dell’interessato, il
contenuto di conversazioni telefoniche.
Doverosa premessa: le due dame in questione non sono amiche, come
riconosciuto esplicitamente durante quella manciata di minuti
maledetti; e allora ci si chiede perché la Lecciso abbia
telefonato proprio a lei per confidarsi su cose intime e personali
- che nel suo caso sono, a dire il vero, patrimonio della collettività,
costantemente aggiornata sugli sviluppi della coppia più
chiacchierata dell’anno.
Molti hanno ritenuto, a ragione o a torto, tutta la situazione una
messinscena preparata ad arte dalle due furbacchione; qual è la
verità dietro questo ennesimo capitolo della saga infinita? Tra tanti
dubbi, solo una certezza: i non pochi detrattori della signora
Lecciso quasi in Carrisi e della stessa Lucarelli in Pappalardo hanno
trovato nuove pungenti frecce ai loro archi, a giudicare dai
non proprio lusinghieri commenti che si possono leggere un po’ ovunque
sulla rete.
FORMAT Telegiornaliste/i + Telegiornaliste/i –
di Filippo Bisleri
Il primo gradino del nostro podio lo assegniamo a Cinzia
Fiorato, sempre più regina del Tg1 della notte e sempre più
amata dal grande pubblico dei telespettatori. Aspettiamo anche un suo
ritorno a ruoli da inviata per tornarne ad apprezzare le grandi qualità
professionali in esterna. Per quelle in studio, ormai, non esistono più
aggettivi. È semplicemente perfetta. Anche quando sceglie un look
vagamente dark. Brava Cinzia, continua così. Questa settimana
meriti un bel “9.5”.
Al secondo gradino del podio sale Susanna
Petruni, le cui ultime conduzioni e i servizi dimostrano la
bravura di questa bionda giornalista tutto pepe dalla grande professionalità
e spiccato senso dell’autoironia. Nell’ultima settimana di
conduzione ha avuto una giornata difficile il mercoledì con qualche
problema nel lancio dei servizi dalla regia, che ha saputo superare
alla grande: la classe non è acqua. Brava “8”.
Ancora brava ma perde nuovamente un gradino Laura
Cannavò. Che, dopo l’exploit che l’aveva portata in vetta due
settimane fa, sta perdendo consensi. Forse anche per il minor
numero di apparizioni in video sia a livello di conduzioni sia in
veste di inviata. In entrambi i casi Laura è brava, forse è davvero
pronta per il Tg5 delle 20.00, al quale tutti si aspettano di vederla
presto. Rossella, ma quando saremo accontentati? Per Laura terzo
gradino del podio con un “6.5”.
Gradino più basso del contropodio per Maurizio Belpietro. La
sua trasmissione L’antipatico è davvero, in alcune puntate, di
pessimo gusto, di basso profilo, e mette in mostra una certa arroganza
del giornalista nei confronti dell’ospite. Sembra quasi
l’atteggiamento di alcuni pessimi arbitri di calcio che, sui campi,
dettano legge perché hanno la divisa e non si mettono mai in
discussione. Respinto con un “4.5”.
Contropodio anche per Carlo Pellegatti. Va bene essere tifosi,
ma faziosi no. È poco professionale e poco educato nei
confronti dei telespettatori. Occorre che decida se fa il giornalista
o lo show man stile Emilio Fede al Tg4. Ma Fede è spettacolare di
suo. Pellegatti, invece, è, ultimamente, sempre più in versione
“yes-man”. “5”
Gradino più alto del contropodio per Ilaria
D'Amico. Che non contenta di aver avuto da ridire con il suo
inviato ad Ascoli nel recente episodio del razzo che ha ferito una
donna allo stadio, nei giorni successivi ha continuato a mantenere un atteggiamento
di superiorità. D’altra parte, è logico che chi dimentica
anche solo di rispondere alla platea che in un campionato delle
tgiste l’ha eletta come regina e di ritirare la targa, assuma
anche coi colleghi simili brutti atteggiamenti. Da rivedere. “6-”.
TELEGIORNALISTI Mino Taveri, giornalista di gavetta di Filippo Bisleri
Mino Taveri, fresco conduttore di Diretta stadio con la spalla
giornalistica di Mikaela Calcagno e quella spettacolare della valletta
Elisa Triani, è uno dei numerosi giornalisti della "scuola pugliese".
Già, perché Mino, nato a Brindisi il 21 settembre 1961, si forma
giornalisticamente in Puglia.
Anche se la sua partenza nel mondo della comunicazione risale al 1979 quando, in
settembre, come regalo di compleanno, debutta come dj radiofonico presso Radio
canale 94 di Brindisi, emittente del circuito Sper. È questa la
radio che lo avvierà al giornalismo. Un rapporto che durerà fino al 1985. Dal
settembre 1982 (settembre sembra essere non solo il suo mese di nascita ma la
pietra miliare dei suoi spostamenti) lo troviamo presso l'emittente televisiva
regionale Puglia Tv (oggi del bouqet Sky) impegnato come giornalista di
approfondimento, conduttore e ideatore di programmi sportivi.
Risale quindi al maggio 1985 la sua iscrizione all'Albo dei Giornalisti. Dal
1987 assume il ruolo di direttore responsabile dell'emittente radiofonica
regionale C. Riccio, con sede a Brindisi e copertura dell'Italia
meridionale, sino al Lazio, con cui collabora fino al 1998. Dal 1987 al 1989
annovera un rapporto di collaborazione continuativo con il settimanale Commercio,
turismo e servizi.
Nel 1987 viene assunto nella redazione giornalistica di Telelombardia, emittente
televisiva regionale con sede a Milano, con il compito di realizzare servizi e condurre
i telegiornali. Svolge il ruolo delicato di inviato per la nota
trasmissione Qui studio a voi stadio, che con lui in squadra risulta
vincitrice di un Telegatto, negli stadi di Milano, Parma, Bergamo e Cremona.
Mino Taveri è anche l’ideatore e conduttore, sempre per Telelombardia,
del magazine settimanale di basket Tiro libero, con in studio i
giornalisti Flavio Tranquillo e Oscar Eleni e il giocatore
Francesco Anchisi. Conduttore del magazine giornaliero Milano 90 durante
Italia 90, con collegamenti da tutti gli stadi italiani e ospiti in studio.
Ideatore ed inviato del programma Diretta basket, con collegamenti in
diretta dal Palatrussardi di Milano. Diventa quindi responsabile della
redazione sportiva dell'emittente.
E' l'ideatore e realizzatore inoltre di diversi appuntamenti speciali non
sportivi; tra i più apprezzati: John Lennon 10 anni dopo, commemorazione
filmata del decennale dell'assassinio del cantante del Beatles, con
testimonianze di musicisti e personaggi dello sport, e Guerra del Golfo,
giorno per giorno, diario giornaliero del conflitto bellico in Kuwait.
Lascia Telelombardia nel giugno del 1991. A settembre del 1991 viene assunto
nella redazione giornalistica di Tele+2 (successivamente denominata Tele+), e
impiegato nei programmi Sportime", Telesport, Momenti di
sport, Settimana gol, con Josè Altafini, +2 Sera.
Nel suo curriculum anche il ruolo di inviato per Il processo di
Biscardi.
Taveri vanta anche La fabbrica dei gol e Tuttocalcio, questa volta
con Fulvio Collovati.
Dalla stagione 1996 - 1997 è telecronista delle gare del campionato di
serie A e, dal settembre 1997 al maggio 2003, conduttore del magazine
bisettimanale Zona, programma premiato con il Victor-Eutelasat 99
come "miglior magazine calcistico italiano" al Sat-Expo 1999, Salone
internazionale delle televisioni satellitari.
Dal maggio del 2003 a gennaio 2005, conduttore per Sky di tutte le trasmissioni
inerenti la Uefa Champions League. Dallo scorso gennaio è in forza alla redazione
sportiva di Mediaset come conduttore di programmi e notiziari sportivi per
Italia1, Canale5 e Mediaset Premium (il digitale terrestre delle reti del
biscione). È stato lui, ad agosto 2005, a presentare il varo dei campionati di
calcio professionisti.
VADEMECUM
Laurea triennale obbligatoria? di Filippo Bisleri
Sul fronte dell’obbligatorietà della laurea per
l’esercizio della professione giornalistica il 26 luglio 2005
potrebbe costituire una data storica. Il sottosegretario
all’Istruzione e all’Università, Maria Grazia Siliquini
(AN), ha trasmesso agli Ordini professionali il nuovo testo del Dpr
328/2001.
«Questa svolta che ha avuto nel senatore Siliquini il motore e nei
ministri Letizia Moratti e Roberto Castelli protagonisti certamente
primari, che hanno espresso a livello politico il concerto - afferma
sul suo sito il presidente dell'Ordine dei giornalisti della
Lombardia, Francesco Abruzzo - ha preso l’avvio nel settembre -
ottobre 2003. Il Ministero dell’Istruzione - Università,
nell’ottobre 2003, ha risolto la questione del collegamento tra
laurea universitaria, praticantato giornalistico ed esame di Stato,
dando disco verde alle modifiche del Dpr n. 328/2001 e istituendo una
commissione ad hoc».
Con l’iniziativa del sottosegretario Siliquini, è prevedibile che nel
giro di 4-6 mesi l’accesso al praticantato giornalistico
e all’esame di Stato sia vincolato esclusivamente al possesso di
una laurea (qualsiasi) conseguita al termine di un percorso minimo
di tre anni.
Il 2005, quindi, è l’anno della svolta. La pratica, di
durata biennale, potrà essere svolta fino al 2013 nelle redazioni,
ma i tirocinanti dovranno seguire lezioni frontali per 300 ore
nelle scuole di giornalismo, nei master universitari e nei corsi di
laurea in giornalismo riconosciuti dall’Ordine.
I giornalisti hanno voluto elevare il titolo di accesso, per essere
inseriti nel vigente sistema che disciplina l’accesso alle altre
professioni, visto che attualmente è previsto il solo praticantato di
18 mesi. Potrà partecipare all’esame di Stato solo chi è in
possesso di una laurea triennale unitamente ad un praticantato di due
anni.
In alternativa, la pratica potrà essere sostituita da:
una laurea specialistica il cui percorso formativo sia almeno
per il 50% costituito da attività pratica orientata alla professione
di giornalista e disciplinata sulla base di convenzioni con
l’Ordine; un master universitario biennale, svolto sulla base
di convenzioni con l’Ordine; corsi biennali presso Istituti
di formazione al giornalismo, riconosciuti dall’Ordine dei
giornalisti.
Chiaramente sono fatti salvi i diritti di accesso all’Esame
di Stato per coloro che hanno già svolto o stanno svolgendo il
periodo di pratica previsto dal previgente ordinamento, nonché,
fino al 2013, per coloro che svolgono attività redazionale
giornalistica da almeno due anni consecutivi e coloro che esercitano
la professione giornalistica a tempo pieno e in modo continuativo da
almeno cinque anni.
L’esame di Stato consisterà in una prova scritta, della durata di 8
ore e in una orale.
(9-continua)
VADEMECUM
L'esperto risponde
Ci scrive Laura da Brescia:
Mi si sono prospettate due collaborazioni interessanti di cui pur
appassionata, non ho esperienza alcuna:
- collaborazione con un giornale astrologico online
- collaborazione con una testata locale sempre come free-lance
Come è calcolato il guadagno?
Risponde Filippo Bisleri:
Per quanto riguarda l'online esiste un apposito tariffario
in via di definizione. Per la testata locale, invece, essendo tu
della Lombardia, puoi fare riferimento al sito www.odg.mi.it o alla
segreteria dell'Ordine chiedendo copia del tariffario (a dicembre verrà
deliberato il nuovo).
Calcolare il guadagno con gli estremi forniti è impossibile. Occorre
conoscere periodicità delle testate e pubblico di lettori presente
nell'area di diffusione, ovvero quanti potenzialmente potrebbero
leggere i tuoi pezzi o vedere i tuoi servizi. Se vuoi delucidazioni
maggiori puoi riscrivermi precisando questi dati: potrei fare un
calcolo approssimativo del lordo dei compensi. Aspetto tue notizie.
Ciao.
EDITORIALE
Piano con le parole di Tiziano
Gualtieri
Nel 2001 l'epidemia di Ebola, nel 2002 la zanzara tigre,
nel 2004 i pitbull, quest'anno gli schianti degli aerei e -
ora - l'influenza aviaria.
Ogni anno (o quasi) il periodo estivo - ma non solo - è portatore sano di
disgrazie che, a torto o a ragione, vengono amplificate dai mezzi di
comunicazione. Salvo poi scomparire con la stessa velocità con cui sono
giunte.
Inutile nascondersi dietro un dito: il giornalismo è fondato sul
sensazionalismo, lo sappiamo, ma fare - ogni tanto - autocritica non fa
male. Una notizia detta banalmente non attira neppure gli interessati,
una notizia montata ad arte può provocare molto seguito, a tal punto da
essere portata avanti per svariate settimane.
Purtroppo questa è la verità: capita - a volte - che per mancanza di notizie,
non si faccia altro che calcare un po' la mano, amplificando il vero peso
dell'informazione. Ben inteso, le cose vanno dette, non bisogna
nascondere nulla, ma va data loro la reale importanza.
Il giornalista non è colui che deve decidere cosa sia importante o meno, ma
deve fornire gli elementi necessari affinché il fruitore possa, in
assoluta indipendenza, decidere una propria scala.
Chi si ricorda negli anni scorsi le notizie e i titoli di giornali e
telegiornali allarmanti che riguardavano uno degli insetti più pericolosi del
mondo? Sì, proprio quella zanzara tigre, aggressiva, (praticamente)
immortale e appestatrice. Quando giunse in Europa tutti si mobilitarono
perché la malaria e la febbre gialla non diventassero le nuove spagnole
mietitrici di milioni di morti.
Giusto. Doveroso. Ebbene, chi si ricorda che fine fece quella catastrofica
minaccia? Le zanzare tigre sono tra noi e vengono spiaccicate sui muri come
le loro cugine italiane.
E i pitbull? La scorsa estate ci fu una vera e propria ribellione
dei "simpatici" cagnolini che, forse a causa del troppo caldo, sbroccarono
e si attaccarono alle facce di chiunque capitasse a meno di un metro da loro. La
ribellione, miracolosamente, si è fermata e così - da un attacco al
giorno, neppure si trattasse di alieni mutanti pronti a estinguere, a morsi, la
specie umana - ora i pitbull sono tornati dei cagnolini adorabili, a tal
punto che oggi la notizia di un attacco stupisce e non fa altro che far tornare
alla mente strani presagi.
E gli aerei? Da quel tragico ammaraggio al largo della costa palermitana
che ha causato la morte di 16 persone, praticamente con cadenza regolare
un aereo tornava troppo velocemente verso terra. Ora tocca all'aviaria.
Per l'amordiddio, ripeto, parlarne non fa mai male, anzi, molto spesso
aiuta, ma a volte sarebbe il caso di fare davvero attenzione a cosa si dice
e si scrive.
Perché gli italiani sono un popolo pigro, che troppo spesso prende per
oro colato tutto quello che vede e legge su tv o giornali.
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