Archivio
Telegiornaliste N. 27 del
14 novembre 2005
Quando il giornalismo è un luogo di
incontro
di Silvia Grassetti
La brava Rosalba Reggio non ce ne vorrà per averle
affiancato in Monitor la cronaca del raduno milanese
del forum di Telegiornaliste.com; sarà anzi, ne
siamo certi, contenta di essere affiancata dalle colleghe Chiara Ruggiero e Francesca Di Biagio, intervenute
all’incontro della nostra community, e dalle novità sulla
carriera di Lisa Marzoli.
Nella sezione Telegiornalisti,
intervistiamo Salvo Sottile, che ringraziamo per la
grande simpatia e l’interesse con cui ci segue.
Restiamo poi davanti alla tv a osservare come, a volte,
questo mezzo di comunicazione venga usato malamente da
ospiti e presentatori, facciamo il punto sul digitale
terrestre e diamo la consueta occhiata all’operato dei mezzobusti
televisivi.
Parliamo anche questa settimana del difficile mondo delle
donne, divise tra carriera e famiglia ma che, almeno
dal punto di vista di Playboy, degne di riscattarsi dal ruolo di
conigliette sottomesse.
Il nostro esperto ci porta ancora una volta nel mondo della
professione parlandoci di privacy e rispondendo alle domande
dei lettori.
Chiudiamo il numero di questa settimana con due inediti punti
di vista sull’attualità, nella sezione Editoriale.
MONITOR
Milano, raduno da record del Telegiornaliste forum
di Filippo Bisleri
Uggiosa serata autunnale quella sfidata, sabato 5 novembre, da alcuni
utenti della nostra community e dalle due meravigliose
telegiornaliste Chiara
Ruggiero, ideatrice della serata-raduno, e Francesca
Di Biagio.
Una serata all’insegna del divertimento, nel pieno centro di Milano;
una serata ricca di curiosità, di voglia di conoscenza reciproca e di
tanta allegria che ha contagiato anche il locale. Al solito,
infatti, Tiziano
Gualtieri, il mitico Gutiz del forum, ha coinvolto anche il
personale del locale nella kermesse del raduno.
La serata è stata l’occasione per conoscere di più i lavori
delle telegiornaliste presenti e, per le due valenti
professioniste dell’informazione, di ritrovarsi dopo aver
frequentato insieme il corso per l’Esame di Stato per
l’abilitazione come giornalisti professionisti. E così, intorno al
tavolo, c’erano ben tre professionisti che avevano preparato insieme
l’Esame nel 2002. Una concentrazione record di giornalisti per un
raduno del forum.
Battute, scherzi e curiosità hanno contagiato
ben presto l’atmosfera, tanto che, dopo pochi minuti, tutto il
locale attendeva un giornalista in ritardo a causa di Trenitalia (Gualtieri),
e si interrogava su quali foto sarebbero state scattate. E,
soprattutto, si chiedeva il motivo delle foto alla ragazza mora
(Chiara Ruggiero) denominate coi mesi dell’anno...e
caratterizzate da fragole e nutella (gentilmente regalata a
Chiara da Cesare Carnevale, utente del forum e autore di un
pregevolissimo quadro, di cui ha fatto omaggio a Chiara per il recente
compleanno).
Già, perché il raduno ha lanciato l’idea: calendario del Telegiornaliste
forum per il 2006 con Chiara Ruggiero e, per il 2007,
già prenotata l’altra stupenda tgista del raduno, ovvero Francesca
Di Biagio. Che è pronta a varare il suo filo diretto, che,
siamo sicuri, sarà molto frequentato.
MONITOR Rosalba Reggio, l'economa del giornalismo
di Giuseppe Bosso
Forse è meno famosa di altre sue colleghe molto decantate, ma
è un peccato, perché, oltre che bella, è anche una professionista
preparata e competente su un tema delicato come l’economia.
Questo sebbene gli esordi televisivi di Rosalba Reggio, milanese di origini calabresi,
fossero legati a tutt’altro palcoscenico, quello di Videomusic, con la trasmissione Clip to
clip.
Poi, laureatasi in lettere moderne alla Statale della
metropoli meneghina, muove i primi passi nel giornalismo, e nel
2000 approda alla redazione di Studio Aperto, dove conduce l’edizione del
mezzogiorno.
Ma la vera svolta avviene nel 2001 con l’approdo a Il Sole
24 Ore, che costituisce il canale Ventiquattrore.tv,
nel quale la Reggio è subito attiva protagonista, conduttrice di
diversi programmi finanziari ed economici.
Dopo quattro anni sul satellitare ritorna a Mediaset, stavolta a Rete4,
che le affida la conduzione di Soldinostri-l'economia di tutti i giorni,
striscia settimanale prodotta sempre dal quotidiano di Via Monte Rosa,
che si propone di avvicinare il grande pubblico alle tematiche
dell’economia sotto ogni punto di vista, dai prezzi dei
beni di ogni genere fino ai grandi investimenti e
all’andamento della borsa, con la collaborazione di esperti
del settore per rispondere ai piccoli e grandi quesiti di chi
vuole evitare brutte sorprese con i propri investimenti.
Tutte le mattine, inoltre, la possiamo ascoltare su Radio 24, dove con la collega Debora Rosciani
conduce Salvadanaio risparmio e famiglia, altra
finestra sull’andamento dei mercati e al tempo stesso sulle ultime
novità per le famiglie che vogliono (o devono) stare attente al bilancio
di casa.
Bellezza sobria, senza eccessi, e linguaggio sciolto sono
sicuramente i punti di forza di questa giornalista che
probabilmente meriterebbe maggiori spazi in un settore mai come
in questi tempi alla ricerca di professionisti in grado di
mantenere costante l’attenzione del pubblico su argomenti così
attuali e rilevanti come quelli legati, appunto, all’economia e
al denaro.
MONITOR
Il buon momento di Lisa Marzoli
Continua l’avventura della giornalista marchigiana Lisa
Marzoli alla Rai. Dopo 3 anni divisa tra Roma, dove la Marzoli si
occupava di una rubrica di letteratura e di una di spettacolo per
RaiUno, e le Marche, dove conduceva il tg di Teleadriatica, lascia
definitivamente la sua regione natale per trasferirsi nella Capitale.
La scorsa settimana, alle 7.30, il primo collegamento nella
trasmissione Uno Mattina dal Museo Nazionale delle arti durante
il quale la giornalista marchigiana ha curato uno spazio dedicato alle
tradizioni spagnole del ricamo.
«Dopo essermi divisa tra impegni a Roma e Civitanova - spiega
Lisa - mi trasferisco definitivamente alla Rai dove mi hanno
fatto una proposta irrinunciabile. Sono previsti per me
collegamenti da tutta Italia con particolare attenzione alle regioni
Marche, Lazio, Umbria, Toscana, Emilia Romagna e Abruzzo».
«Con il regista Luigi Gorini - continua la telegiornalista -
gireremo reportage e servizi sulle mille curiosità ma anche sui
problemi del nostro territorio. Mi dispiace molto lasciare le
Marche a cui sono attaccatissima, e dove ho avuto grandi soddisfazioni
come condurre il talk show politico Testa a Testa negli studi
di Tvcm, una televisione regionale che grazie al suo direttore Osvaldo
Boni puo’ vantare una grande professionalità».
La Marzoli, dopo aver iniziato giovanissima come collaboratrice per
diversi quotidiani regionali, si è laureata nel 2004 con 110 e lode
presso la facolta’ di Scienze della comunicazione all’Universita
di Macerata, con una tesi sulla televisione digitale terrestre; ha poi
svolto il praticantato ed è diventata giornalista professionista nel
marzo 2005.
Lisa Marzoli sta trattando anche con Sky la conduzione di un
programma sportivo sul canale ESPN. E’ stata, infatti, invitata a
Milano dalla produzione di ESPN, ma sull’esito della trattativa c’è
ancora il massimo riserbo.
Da Telegiornaliste.com congratulazioni e auguri all'amica Lisa.
CAMPIONATO Lo sgambetto di Elsa di Rocco Ventre
L'11° turno della serie A del campionato delle telegiornaliste
ha proposto alcuni risultati importanti. Manuela Morenoche si
trovava solitaria a comandare la classifica viene sconfitta da Elsa Di Gati
e sorpassata dalla nuova coppia di testa formata da Luisella Costamagna
(che mette nei guai Ilaria D'Amico
) e Monica
Vanali. Sconfitta inaspettata anche per la campionessa
Francesca Todini superata
nettamente dall'altalenante Berlinguer.
Maria Concetta Mattei vince
l'importante scontro diretto con la Cannavò.
In coda si fa sempre più disperata la situazione di Maria
Leitner nettamente sconfitta da Maria Luisa Busi.
Serie B: eliminate Sensini e Buizza; le più votate sono state:
Cuffaro, Ruggiero, Botteri, Bendicenti, Gabanelli.
CRONACA IN ROSA
Siamo tutte conigliette di Erica
Savazzi
Le donne sono cambiate. È un dato di fatto: la casalinga - moglie -
madre è in via di estinzione.
Le donne sono in carriera, lavorano per far quadrare il
bilancio familiare ma anche per realizzazione personale, vanno
in palestra, salvaguardano la propria salute fisica e psichica.
Le donne sono combattive, pronte a emergere, decise a farsi
rispettare, attente a conciliare lavoro e famiglia.
Le Barbie, provocanti, sexy, ma dipendenti dall’approvazione
altrui sono andate in pensione.
Se ne è accorto anche Playboy, storico marchio famoso in tutto
il mondo per le sue conigliette. Anche loro sono cambiate,
moderne, decise, consapevoli e sicure di sé. E allora le vecchie mise
non vanno più bene.
La classica divisa - smoking con colletto bianco e cravattino lascia
il posto a una nuova creazione di Roberto Cavalli, stilista
molto amato oltreoceano, e il look delle Bunnies vira verso una
donna dominatrice e quasi sado-maso: occhi molto
truccati, caschetto biondo, sigaretta e fasciature a polsi e caviglie.
Un’immagine più moderna, «una strategia mirata per attrarre non
solo i giovanissimi, ma soprattutto le donne», dichiara la figlia di
Hugh Hefner, creatore del marchio: donne che quindi dovrebbero identificarsi
e riconoscersi nelle nuove conigliette.
Un’immagine più coerente con la realtà di donne forti, ma anche
una presunta libertà in più per le Bunnies, con la
definitiva messa in soffitta dei corsetti con le stecche, belli, sexy
ma dolorosi.
Le donne comuni si sono liberate di questi strumenti di tortura
qualche decennio fa, perché le modelle dovrebbero continuare a
soffrire?
CRONACA IN ROSA
Donne tra carriera e famiglia: oggi è possibile
di Rossana Di Domenico
Conciliare il lavoro e la famiglia è un problema
che da sempre affligge le mamme e donne in carriera. Spesso le donne
sperano che il proprio marito possa dare un sostegno materiale, oltre
che morale, nelle faccende casalinghe e nella cura della prole. Questo
però non sempre accade, e perciò molte donne decidono di abbandonare
il lavoro o di non avere figli.
L'Italia è il Paese europeo con il più basso livello di
occupazione femminile, largamente al di sotto della media dell'Ue,
e allo stesso tempo uno di quelli col tasso minore di natalità,
al penultimo posto davanti alla Spagna. Dati tutt'altro che positivi,
considerando che sviluppo economico e situazione demografica vanno
spesso di pari passo.
La popolazione continua dunque a invecchiare,
altro male del Belpaese, e la causa è da attribuire proprio al fatto
che di figli se ne fanno davvero pochi. I giovani italiani escono
dalla famiglia di origine, cominciano a lavorare e fanno figli sempre
più tardi.
Colpa della disoccupazione? Non si direbbe, dato che in molti casi i
figli, anche se con un lavoro, continuano a rimanere in casa ben oltre
i 30 anni. Incidono piuttosto la difficoltà legata alla ricerca
di un alloggio e la convinzione che uscire troppo presto
dall'ovile comporta un maggior rischio di incontrare difficoltà
economiche.
Il dilemma della scelta tra la carriera e la famiglia continua a
essere una scelta problematica per molte madri. Conciliare entrambe le
cose sarebbe la soluzione ideale, ma non sempre è possibile a causa
dalla carenza di strutture che aiutino le mamme a conciliare
figli e lavoro, nello specifico di asili nido. Negli ultimi
dieci anni gli asili pubblici per i bambini sotto i tre anni non sono
aumentati, al contrario di quelli privati che sono passati dal 7 al
20% dell'offerta totale.
La percentuale di utenza infantile italiana è solo del 7%,
contro la media del 30-40% dei Paesi del Centro e Nord
Europa. Un altro problema da non sottovalutare è quello degli
orari degli asili, che spesso non coincidono con quelli lavorativi
delle madri.
Tra il 2002 e il 2003 sono stati stanziati fondi a favore delle
aziende che si attrezzavano con nidi a favore dei figli delle
dipendenti. Il ministero del Welfare ha recentemente stilato un
Libro Bianco, presentato come una base di discussione per un
nuovo modello di politiche sociali, con gli obiettivi di favorire la
natalità e migliorare le politiche familiari.
«La grande novità - ha dichiarato il ministro Maroni - è
rappresentata dal fatto che finalmente la famiglia fondata sul
matrimonio viene posta al centro del sistema di protezione sociale».
Il ministero suggerisce così tra le altre cose di «agevolare il
rientro al lavoro dopo una pausa per maternità, dando alle neo-mamme
la possibilità di seguire dei corsi di formazione o riqualificazione
professionale», e «aumentare l'offerta pubblica e privata degli
asili nido oltre a renderne più flessibile l'orario».
Spesso la maternità è ancora vista negativamente in ambito
lavorativo, come un attentato all'efficienza produttiva e in ogni
caso, una volta tornate al lavoro, il reinserimento per le neo mamme
non è sempre facile. Il part-time può essere una risposta, ma è una
realtà limitata: le donne che lo scelgono sono per di più mamme con
figli sotto i 6 anni, concentrate nel Nord Italia.
Si spera che queste soluzioni possano aiutare le donne a trovare una
collocazione più serena nel mondo lavorativo, facendo si che possa
cadere ogni forma di discriminazione e che si riconoscano meritate
competenze e qualifiche, mariti e compagni permettendo.
FORMAT
Dopo l’aviaria, la mediatica di Fiorella Cherubini
Quali sono i veri polli? Quelli a due zampe o quelli a due
gambe?
L’ansia da presenzialismo televisivo, sintomo primo dell’influenza
mediatica, ha colpito davvero tutti, seminando vittime (o
proseliti?) in ogni anfratto della società sedicente civile: dagli
sconosciuti in cerca di notorietà, passando per i vip, rovinando
infine sui nostri signori politici.
Ormai tutti parlano male della televisione – assimilandola
alla spazzatura - e di chi che ne ha fatto la propria
pseudo-professione; e a ben vedere non si tratta di un pregiudizio
fuori moda ma di una sedimentata interdizione alla qualità che,
purtroppo, perdura.
Basta pensare alle orde di giovani, in cerca del “soldo
facile” non più incassato col sudore della fronte ma a colpi di
dignità perduta, ammassati, come ad una fiera di bestiame,
all’ingresso di un albergo per essere “provinati” da qualche
addetto alle selezioni dei programmi televisivi.
Su tutti, il sogno dei giovani è entrare nel cast di un reality
show, recente – e indecente - invenzione televisiva affollata di
noti ignoti: altrimenti non si capisce perché, trattandosi di persone
"famose" (a detta degli autori dei programmi in questione),
il telespettatore debba essere fornito, ad ogni inquadratura, di
ripetuti sottotitoli con l’identità del partecipante di
turno.
Un tempo la televisione era la casa degli artisti, il traguardo
dei talenti, ma soprattutto era un mezzo di informazione
e di intrattenimento al servizio della gente e della politica.
Oggi la situazione si è capovolta, e neanche il segretario dei DS Fassino
ha resistito al richiamo del talk show, mostrandosi prono dinanzi al
nuovo totem: il presenzialismo tv.
Invitato al programma C’è posta per te, non ha declinato con
cortesia, ma si è presentato al cospetto della cariatide di Canale5,
Maria De Filippi.
In uno studio di Cinecittà, Piero Fassino ha potuto riabbracciare
la sua ex tata e ricordare agli italiani tutti che da piccolo
adorava il pomodoro fresco e le patatine fritte.
Credenziali, queste, indispensabili per convincere l’elettorato a
votare il suo partito e a ribadire quell’indispensabile immagine di
decoro che ogni rappresentante dei cittadini dovrebbe portare con sé.
La voglia di presenziare a tutti i costi in tv, dove si viene
applauditi per la propria superficialità, per l’inettitudine
al tutto, per la “non arte”, il “non talento”, nondimeno la
decisione degli impresari di preferire l’auditel alla qualità, sono
evidenti spie che, ancora per molto, il campo sarà lasciato libero a
questi lestofanti.
FORMAT
Telegiornaliste/i + Telegiornaliste/i –
di Filippo Bisleri
Questa settimana conquista il primo gradino del podio Monica
Vanali. Per aver dimostrato recentemente di essere il vero
punto forte della redazione sportiva di Mediaset e per continuare
ad offrire ai telespettatori, nel tempo, un egregio servizio di
informazione senza mai trascendere nei toni o enfatizzare le notizie.
Molto “british” nello stile, la bionda Monica è una gran brava
giornalista. Diciamo pure un vero modello. Ottima. Si merita un “9+”.
Secondo gradino del podio per Cinzia
Fiorato. La bruna signora del Tg1 della notte continua a
dimostrare gran classe e grande professionalità. Tanto che si
parla di un aumento del suo impiego all’interno della
redazione del Tg1 con più occasioni di coinvolgimento nel ruolo di inviata.
Se la notizia trovasse conferma, a Telegiornaliste.com saremmo
molto contenti. Perché “Orsacchiotta”, questo il suo nomignolo
nel forum, diventa sempre più un cigno. Brava. “8”.
Alcune settimane fa l’avevamo rimandato con un “5-”. Voto
che il nostro Salvo Sottile aveva incassato con grande eleganza
e stile, dimostrando nei fatti di potersi riabilitare e, con le ultime
conduzioni, ha raccolto la nostra provocazione e modificato un
po’ il suo stile di conduzione che risentiva troppo del lungo (e
qualificato) passato da inviato. Bravo Salvo, i nostri tgisti li
vogliamo così: attenti alla nostra classifica per migliorarsi. Questa
settimana sali sul podio “buono” con un “7-”.
Non troviamo più parole per commentare le prestazioni di basso
profilo di Maurizio Costanzo. Bocciato e rimandato più volte,
sembra davvero non ascoltare le nostre umili osservazioni. Il suo Buona
domenica è sempre più informazione show e sempre meno guida
critica per i telespettatori. Che, detto per inciso, non sono
tutti fans dei tronisti della signora Costanzo e vorrebbero
qualcosa di più. Bocciato. “4+”.
Anche per Aldo Biscardi vale il discorso fatto per Costanzo.
Con l’attenuante che Biscardi è urlatore per riconoscimento del
Tribunale, Costanzo no. Inoltre Biscardi si colloca in quella
lunga lista di giornalisti e parolai che fanno dello sport una fonte
di scontro e non di confronto pacato. Controlli i toni e potrà essere
promosso. Per ora rimandato. “4.5”.
Gradino più alto del contropodio per Didi
Leoni, che davvero ultimamente ci convince poco. Sembra distratta,
quasi obbligata a condurre il tg o a realizzare dei servizi.
Onestamente non la ricordavamo così. Cambio di stagione o cambio di
direzione tra i motivi della svagatezza? Nel dubbio la rimandiamo e le
concediamo una prova d’appello, chiedendole magari di vestire meno
da teutonica e più da piemontese qual è nella realtà. Da rivedere.
“6-”.
FORMAT Digitale celeste
di Tiziano Gualtieri
L'avevano presentata come l'invenzione del secolo, quella che
ci avrebbe traghettato dalla vecchia e vetusta televisione figlia
degli anni Cinquanta a quella ultramoderna del XXI secolo; e invece
rischia di trasformarsi in un pericoloso boomerang. Il digitale
terrestre doveva ridare un po' di brio al piccolo schermo, che, giunto
alla soglia del mezzo secolo, iniziava a risentire delle troppe
primavere tutte uguali.
Ed ecco, dunque, la boccata d'aria: innovare completamente la
tecnologia per fare entrare lo spettatore negli studi di
produzione, dando così vita a un media, tutto sommato, nuovo e
davvero interattivo. Ebbene, mancano circa due mesi al
debutto ufficiale e alla progressiva sparizione della televisione per
vie terrestri come siamo abituati a conoscere, eppure le indicazioni
che giungono dalle piattaforme digitali sono tutt'altro che
positive.
Dopo il primo step, quello legato alla vendita delle frequenze, che ha
scatenato bagarre soprattutto tra le televisioni più piccole ormai
alla canna del gas e smaniose di respirare ancora un po' d'ossigeno,
è giunta la seconda ondata di follia collettiva: quella legata alla vendita
dei decoder. Dati alla mano gli acquisti possono essere
considerati soddisfacenti, ma ovvio chiedersi se lo stesso sarebbe
successo anche senza il contributo statale creato - probabilmente -
per evitare che il flop legato al digitale terrestre fosse scoperto
troppo presto e coinvolgesse tutta la linea.
Ma i nodi vengono al pettine e i primi problemi giungono
dall'aspetto più ovvio e necessario per consentire una diffusione
capillare: l'irradiazione del segnale. Esistono, infatti,
alcune televisioni che - seppur proprietarie di concessione - al
momento rischiano di non aver la copertura neppure sul proprio
territorio provinciale che è inferiore rispetto a quello avuto fino
ad ora. Ed ecco che, immancabili, spuntano già le prime richieste da
parte di Renato Soru, presidente della Regione Sardegna, di non
spegnere - in maniera definitiva - la tv analogica sull'isola.
Che il digitare terrestre sia davvero una grossa bufala? A questo
punto viene davvero da pensarlo. In questo periodo di prova sono
davvero poche le novità portate da questa nuova piattaforma digitale,
novità che - però - non differenziano troppo la "nuova"
televisione da quella satellitare.
Quindi che fare? Attendere ancora o provare il grande salto? Viste le
capacità italiche di ribaltare tutto in poche ore, l'attesa (anche
perché non è spasmodica) non creerà grandi problemi.
Il tutto in attesa che la situazione si sistemi.
TELEGIORNALISTI Salvo Sottile, cronista-conduttore di Filippo
Bisleri
Salvo Sottile ha, in pratica, sempre fatto il giornalista. Un
po’ sognava di fare questo lavoro da bambino, un po’ l’ha
inseguito, un po’ ne è stato coinvolto. Il suo è un nome legato,
nella mente del pubblico, ai fatti di cronaca della Sicilia, ma
anche all’indimenticabile speciale sull’attacco alle Torri
gemelle.
Salvo, la tua vita era destinata alla carriera giornalistica…
«Beh, diciamo di sì – replica -. Finito il liceo ho cominciato a
collaborare con piccole testate e soprattutto nell’ambito della carta
stampata. Quindi sono approdato in tv all’emittente sicula Telecolor
video 3 che, una volta diventata esclusiva per le immagini della
Sicilia per Mediaset, mi ha portato in orbita Mediaset con contatti
sempre più frequenti prima con la produzione del Tg, poi come
segnalatore di eventi, e quindi come corrispondente. Fino
all’assunzione, con la scommessa su un giovane, da parte di Mentana, che apprezzò particolarmente le mie 13
ore continuate di servizi sulla strage di via D’Amelio che
il Tg5 diede per primo in Italia. L’approdo al Tg5 ha realizzato il
mio sogno di bambino che guardava tanti telegiornali: portare io,
per mano, il telespettatore alla scoperta degli eventi».
Che differenze hai trovato tra carta stampata e televisione?
«Sono due mondi diversi – sostiene Sottile -. La carta stampata
scrive di un fatto, spesso, una sola volta e comunque riesce a scriverne
sempre. La televisione, invece, è costretta a frequenti passaggi, a
continui aggiornamenti e, in qualche caso, non può avere le immagini
per raccontare una storia che, invece, la carta stampata può
descrivere. Intendo dire che la penna del cronista della carta stampata
ha molte possibilità, quella del giornalista televisivo acquisisce
forza se ha le immagini».
Hai lasciato Mediaset per Sky e poi hai fatto ritorno alla “casa
madre”, ne parliamo?
«Nessun problema a farlo» dice Salvo.
Con quali motivazioni sei andato a Sky?
«Sono andato via da Mediaset per confrontarmi con una realtà giovane e
diversa – spiega il conduttore del Tg5 -. Mi intrigava la sfida del Tg
“all news” proposta da Sky e, il 31 agosto 2004, sono stato il primo
conduttore del Tg Sky 24. Poi mi è stato chiesto di ideare e
condurre il settimanale di approfondimento Scatola nera. Il
problema era che non avevo personale al mio fianco e la disponibilità
dei giornalisti del tg era condizionata ad altri servizi. A febbraio Carlo
Rossella e Lamberto Sposini mi hanno richiamato e io, di fronte
al commovente richiamo della mia “casa madre” giornalistica, non ho
resistito e sono tornato. Va detto però che a Sky ho imparato molto, a
cominciare da come si gestiscono i tempi delle dirette e da come si sta
in studio».
Hai avuto come direttori Mentana, Carelli e Sposini; cosa ti hanno
insegnato?
«Tutti mi hanno insegnato molto – è la pronta risposta -. Con
Carelli ho avuto rapporti prima da collega e poi da direttore, però ho
potuto condividere meno. Chi certamente ha inciso molto sulla mia
carriera sono stati Mentana (con Sposini) e Rossella. Mentana mi ha
insegnato tutto quello che so. E con lui Lamberto Sposini. All’inizio
rischiò fidandosi di un ragazzo così giovane, e a volte è stato duro
con me, ma così mi ha fatto crescere professionalmente. Carlo Rossella,
invece, è un grande giornalista che concepisce il tg come un grande
viaggio di mezz’ora. L’avevo già conosciuto a Panorama e,
con lui, ho coniugato lezioni di giornalismo di carta stampata a quelle
del giornalismo del video. Con lui, e grazie a lui, al Tg5 è restato
quel clima sereno portato a suo tempo da Mentana».
Oggi le corrispondenti dal sud sono Valentina Loiero e Annamaria
Chiariello. Che ne pensi?
«Bravissime entrambe – dice – per come si muovono in territori non
facili come la Sicilia e la Campania».
E della tua collega di conduzione Barbara
Pedri che dici?
«Che, professionalmente parlando, è semplicemente fantastica –
spiega -. Quando Giuseppe Brindisi è passato a Verissimo lei mi
ha accolto benissimo, mi ha spiegato i trucchi per andare in video e
gestire al meglio la difficile edizione del Tg5 delle 13.00. Barbara fa
parte della redazione esteri ed è preparatissima. Al punto che condurre
con lei è divertente e mi insegna qualcosa ogni giorno».
Quale differenza tra lavoro in esterna e in studio?
«Il lavoro in esterna è complicato – spiega – perché chiede la
gestione delle emergenze, ma forse questa è la vera adrenalina del
giornalismo. Il lavoro dello studio, invece, ti costringe ad essere
sempre informato per non dimostrare superficialità nella conduzione».
Hai modelli di giornalisti?
«Direi di no – afferma – anche se mi piace molto il tono
giornalistico di Sergio Zavoli e apprezzo il collega Toni Capuozzo, di
cui sono grande amico. E non posso dimenticare di citare gli speciali da
favola realizzati sia per Mediaset sia per la Rai da Lamberto Sposini».
Cosa pensi del giornalismo sportivo?
«È un settore che conosco poco – dice -. Dello sport seguo solo il
mio Palermo. Ai giornalisti sportivi invidio l’assenza dell’ansia da
“buco” che sperimentano i cronisti sia del video sia della carta
stampata».
Palermo è stata la tua palestra di giornalismo...
«Certamente sì – ricorda -, lavoravo anche 17, 18 ore al giorno per
poche centinaia di migliaia di lire, da ragazzino. Ma dico anche che 10
anni da cronista di “nera” a Palermo equivalgono a 30 a Bolzano.
Certo, quando sono approdato alla redazione di Mediaset a Roma, e poi a
Sky, ho cercato di svincolarmi dall’immagine del cronista “dei
fattacci” cercando di dimostrare che Salvo Sottile sa fare anche altro
giornalismo. Credi ci sia riuscito?».
VADEMECUM
Privacy, la frontiera più delicata di Filippo Bisleri
Una delle nuove frontiere del giornalismo è sicuramente la privacy.
La Legge 675 del 31 dicembre 1996 ha creato più di un problema
all’attività giornalistica. E non sono mancati gli interventi del
Garante pro e contro alcuni giornalisti, anche dopo l’approvazione,
il 29 luglio 1998, del Codice di deontologia sulla privacy
nell’esercizio dell’attività giornalistica.
Di recente, poi, la Corte di Cassazione ha ottenuto di poter
rilasciare ai giornalisti, nel nome del diritto di cronaca, le copie
integrali delle sentenze senza oscurare il nome degli imputati. Il diritto
alla privacy in sostanza non sempre prevale sul diritto di
cronaca e i nomi, dall'originale delle sentenze, non possono
essere cancellati.
La Suprema Corte ha spiegato, dopo un’attenta e approfondita
analisi, che chiunque può richiedere una copia delle sentenze, perché
in quanto atti pubblici pronunciati "in nome del popolo
italiano", oscurando i dati personali in caso di
pubblicazione su una rivista specializzata; tuttavia, tale obbligo non
vale per la cronaca giudiziaria in senso stretto, che deve
assicurare il diritto all'informazione pur nel pieno rispetto dei
diritti degli imputati.
Nella relazione pubblicata si afferma infatti che «le sentenze e gli
altri provvedimenti giurisdizionali possono essere diffusi, anche
attraverso il sito istituzionale nella rete Internet, nel loro testo
integrale, completo - oltre che dei dati riferiti a particolari
condizioni o status, anche di natura sensibile - delle generalità
delle parti e dei soggetti coinvolti nella vicenda giudiziaria»,
e che «chi esercita l'attività giornalistica o altra attività
comunque riconducibile alla libera manifestazione del pensiero [...]
possa trattare dati personali anche prescindendo dal consenso
dell'interessato e, con riferimento ai dati sensibili e giudiziari,
senza una preventiva autorizzazione di legge o del Garante».
Ma i giornalisti devono anche saper limitare il loro campo di
azione e imparare a conoscere bene i confini del diritto di
cronaca per non ledere i diritti di qualcuno.
(11-continua)
VADEMECUM
L'esperto risponde
Un anonimo ci chiede:
Ma se si collabora per due anni con una testata della Campania
(faccio un esempio), l'iscrizione all'Albo deve avvenire tramite
richiesta all'Ordine dei giornalisti della Campania o la richiesta può
essere effettuata all'Ordine di tutte le regioni? Grazie mille!
Risponde Filippo Bisleri:
La domanda deve essere presentata all'Ordine regionale dove si ha il domicilio
professionale, al quale dovrebbe farsi coincidere quello abitativo.
Francesco ci scrive:
Se un o una tgsta indossa una maglia che riporta il nome
dell'impresa che la produce, non è in qualche modo fare pubblicità?
Risponde Filippo Bisleri:
In linea teorica sì, ma non esistono giornalisti sanzionati per aver
violato il divieto di fare pubblicità in questo modo.
EDITORIALE
A ciascuno il proprio gate di Tiziana
Ambrosi
Sexgate, Ciagate, Nigergate: figli, nel nome, del
padre di tutti gli scandali, il Watergate, che costrinse
Richard Nixon a lacrime pubbliche e alle dimissioni da presidente
della superpotenza USA.
Mentre però il Sexgate appare francamente ridicolo,
visto che stava per "essere dimissionato" un presidente che
aveva portato l'economia americana a livelli interstellari e fatto stringere
la mano a Rabin e Arafat, per non avere, in sostanza, pagato il
conto della tintoria di Monica Lewinsky, il Ciagate e, in parallelo,
il nostrano Nigergate fanno apparire perfino Nixon come un briccone
colto con le mani nella marmellata.
La faccenda è tanto complessa e ingarbugliata che si fa fatica a
starci dietro: la moglie di un ex-ambasciatore, contrario alla guerra
in USA, e soprattutto non credente alla fede della armi di distruzione
di massa, che viene tradita dal...braccio destro del vice-presidente.
Svista? Vendetta?
Non si sa bene, perchè a sviare l'attenzione ci pensano,
nientemeno, che i polli.
Bush ha ordinato vagonate di vaccini. Non si sa bene contro cosa,
visto che il virus contro il quale usarli di fatto non esiste. Intanto
la "pandemia", che richiama alla memoria la Spagnola di
inizio secolo scorso, impaurisce e distrae.
Ma oltre ai protagonisti del momento ci si è messo anche quel buon
uomo del presidente iraniano, che, intento alle pulizie di
ottobre, ha deciso di rieditare gli atlanti cancellando Israele.
Ma magari anche no.
E il programma nucleare? Si continua. Ma magari anche no.
Così, in questa ridda di dichiarazioni schizofreniche, o molto furbe,
il ministro Fini ha pensato bene, unico in Europa - che poi non
si venga a dire che non siamo i primi - di attirarsi le ire di
un'ottantina di milioni di persone, che picchettavano davanti
all'ambasciata italiana, con cartelli ritraenti un uomo barbuto.
"You killed him".
Ma chi era? Forse uno qualsiasi, visto che ai tg non hanno dato grande
peso.
Ma, ohibò, è Edoardo Agnelli, non morto suicida, ma martire
musulmano (in un sito iraniano si arriva a parlare di conversione)
ucciso dai sionisti della famiglia Elkann per non spartire l'eredità
da un musulmano.
Forse dopo la notte brava di Lapo è meglio spegnere i riflettori per
un pò.
Fatto sta che del Nigergate in Italia se n'è sentito parlare
per circa 48 ore. Nigergate, ovvero scandalo riguardante documenti
falsi, prodotti dal Sismi, che garantivano la presenza
di armi in Iraq.
Non si vuole ipotizzare la veridicità o falsità di questo rapporto,
se esistente, ma di certo la scomparsa della notizia in così breve
tempo qualche pensiero lo fa venire.
L'Iraq, il centro della politica mondiale, oramai.
In una guerra spettacolarizzata come quella irachena, dove ci mancava
il joystick per centrare i palazzi di Saddam, dove la liberazione
della soldatessa Jennifer è ripresa in notturna, il dopoguerra passa
quasi sottosilenzio.
Le bare dei soldati americani non vengono mostrate, per non
"turbare l'opinione pubblica". Nei giorni scorsi è stata
superata la cosiddetta soglia psicologica dei 2.000 morti. In
due anni.
Ma c'è qualcuno che grida forte cosa sta provocando questa guerra: Cindy
Sheehan, madre di un soldato ventenne ucciso in Iraq, ha assediato
Bush durante le vacanze nel suo bel ranch in Texas.
E' stata arrestata due volte, alla terza rischia 3 mesi di carcere, ma
in tv, mentre veniva portata via, la si vedeva sorridente; quando ti
ammazzano un figlio probabilmente non è un gran peso, farsi 3 mesi in
gattabuia.
Man mano a sostenere Cindy ci si sono messe sempre più persone:
l'opinione pubblica comincia a muoversi contro una guerra ormai
stremante.
E l'opinione pubblica americana è in grado di far cambiare
idea ai propri presidenti, senza sconti, come durante le grandi
manifestazioni pacifiste negli anni del Vietnam. I tempi sono maturi.
EDITORIALE
La prima volta di Tiziano
Gualtieri
Ci mancava pure questa. Prima le frasi deliranti del Presidente
iraniano Ahmadinejad [in foto], poi l'invettiva contro l'Italia,
infine le lezioni impartite dal portavoce del ministero degli
Esteri del paese islamico.
Per un attimo mi sono chiesto se davvero è concepibile che, nel XXI
secolo, esista anche la più remota possibilità che un Paese sovrano
venga preso di mira da un altro e, cosa ancor più grave, che le ingerenze
proseguano a tal punto da andare a "controllare" una
manifestazione pacifica.
Per quale motivo l'Iran abbia attaccato l'Italia in maniera così dura
è davvero inspiegabile. O meglio, è inspiegabile l'arroganza
con cui è stato fatto. Per contro, credo per la prima volta, siamo
riusciti a mettere sotto lo stesso tetto forze politiche di tutti gli
schieramenti al grido: "Israele deve vivere".
Eppure c'è ancora chi, nel 2000 inoltrato, si arroga il diritto di
decidere quali manifestazioni possano essere fatte e quali no,
e la cosa peggiore è che vorrebbe impedirlo non sul proprio
territorio, bensì in uno a migliaia di chilometri di distanza. Io mi
chiedo quale sia la mente che possa dare voce a queste fesserie.
Voci che, comunque, non sono servite a nulla. La manifestazione di
Roma si è regolarmente svolta. Prima parlavo di unione di intenti tra
tutte le forze politiche. In realtà sarebbe da tirare un po' le
orecchie a chi - vedi il ministro degli Esteri Gianfranco Fini
- prima ha aderito, salvo poi ritirarsi forse perché sorpreso
dalla reazione iraniana.
È vero, il ruolo di ministro degli Esteri impone scelte che possono
andare anche contro il proprio pensiero, è vero anche che la
"battaglia" per la tutela di Israele è proseguita, anche se
non in piazza, a tal punto da scatenare le ire del portavoce del
ministero degli Esteri iraniano, Hamid Reza Asefi, che ha indicato il
linguaggio di Fini come «non compatibile» con la carica di ministro
degli Esteri «e con la gloria e l'onore della nazione italiana», però
la parola data non andrebbe mai rimangiata.
Sperando che la Farnesina e Fini non mi considerino un portavoce
esterno.
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