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Telegiornaliste anno II N. 32 (64) dell'11 settembre 2006
MONITOR
Myrta Merlino, vocazione economia di
Giuseppe Bosso
E' uno dei volti di punta di Rai Educational, il canale satellitare della Rai;
ha ottenuto un grande successo con la trasmissione
Economix, che,
malgrado una collocazione non proprio ottimale, è stata molto apprezzata.
E' con grande piacere che intervistiamo
Myrta Merlino, bella, ma
soprattutto brava, e spontanea allo stesso tempo, apprezzata dal pubblico per la
chiarezza con cui ha esposto, nel programma, i più importanti temi legati al
mondo dell'economia.
Come nasce professionalmente Myrta Merlino e cosa l'ha spinta ad occuparsi di
temi economici?
«Dopo la laurea in economia ho iniziato a lavorare per la Comunità Europea, e
mi sono avvicinata quasi per caso al giornalismo, quando il quotidiano della mia
città,
Il Mattino di Napoli, mi chiese di collaborare con la pagina
economica. Poi ho iniziato la mia collaborazione con la Rai, con Alan Friedman,
e di lì ho iniziato il percorso che mi ha portata alla conduzione di
Economix,
come vedi un segno del destino. Certamente avere un bagaglio di conoscenze
specifiche ti aiuta».
E a proposito della sua ultima fatica televisiva, collocata in terza serata:
a quale tipo di pubblico ha cercato di rivolgersi? E ha riscontrato interesse
negli spettatori per questo tema?
«Certo la collocazione oraria su Rai3 è stata alquanto penalizzante, ma sono
molto soddisfatta dei risultati che abbiamo ottenuto in termini di ascolti, che
hanno spesso registrato l'11% di share. Il direttore di Rai Educational,
Giovanni Minoli, ci ripete di lavorare sempre e comunque come se ci rivolgessimo
al prime time, per cui l'impegno è stato sicuramente tanto; purtroppo
l'economia, per quanto argomento attuale e di grande interesse nel pubblico, non
è sempre trattato come dovrebbe dai media».
Tra le tante personalità da lei intervistate qualcuna l'ha colpita in
particolare?
«Si, due sono state le interviste, realizzate in questa edizione di
Economix,
che ritengo davvero speciali: la prima è quella che ho fatto a Cesare Romiti,
il quale, con grande generosità, si è messo a nudo raccontando aneddoti della
sua vita passata e presente, e anche relativamente alle sfide future che
affronterà, parlando a ruota libera del rapporto che aveva con l'avvocato
Agnelli, della sua vita familiare e rivelando di avere ricevuto da Berlusconi la
proposta di candidarsi a sindaco di Roma. L'altra intervista speciale, invece,
l'ho fatta a Flavio Briatore, che dalla gente è visto sempre come "l'uomo
gossip", tutto donne e Billionaire, il quale, invece, nella trasmissione ha
rivelato le sue grandi doti manageriali che gli hanno permesso di arrivare ai
vertici della Formula 1 pur con pochi mezzi a disposizione».
Sulla scia della sua esperienza, ritiene che per una donna sia difficile
emergere in questa particolare branca del giornalismo, e cosa sente di
consigliare ai giovani che volessero intraprendere la sua strada?
«E' davvero difficile per una donna emergere in questo ambiente, dove si parla
poco e c'è molta diffidenza circa la propria professionalità, e io ho dovuto
sconfiggere moltissimi pregiudizi, essendo vista inizialmente solo come una
bella ragazza e nulla più. Quel che voglio consigliare agli aspiranti
giornalisti, non solo economici, è di non abbattersi mai e di dedicarsi alla
professione con impegno e passione».
Le pressioni della politica si sentono in un programma di economia?
«Certo, sono due ambienti molto legati tra loro, a maggior ragione nel nostro
Paese in questo momento storico. Io, con
Economix, ho compiuto una scelta
ben precisa e decisamente anticonformista rispetto alla concezione tradizionale
del talk-show, proprio nell'anno delle elezioni, volendo mettere in risalto il
ruolo dei manager come protagonisti attivi dell'economia, tralasciando la
politica nei suoi vari aspetti. Politica che, comunque, finisce innegabilmente
per incidere con le sue vicende su tutti i settori economici».
E' verità o leggenda che il governatore della Banca centrale tedesca, Hans
Tietmeyer, rimase folgorato dalle sue scarpe?
(Scoppia a ridere,
ndr) «Sì, è tutto vero! E ti voglio raccontare
questo episodio: dovevo, insieme a quel grande maestro che è Alan Friedman,
intervistare Tietmeyer, personaggio temuto e allora decisamente contrario
all'ingresso della lira nell'area della moneta unica. Quando stiamo per
arrivare, in macchina, Alan nota le mie scarpe da tennis Superga (che amo molto
e uso spesso), e con il suo accento inglese mi fa: "Myrta, ma come ti
presenti? E' questo il modo di andare a fare un'intervista ad un personaggio così?".
Ebbene, durante l'intervista, Tietmeyer, osservandole, esclamò "Nice shoes!".
E da quel momento le mie scarpe sono diventate le "Tietmeyer's shoes"!
Un episodio molto simpatico che ricordo con allegria».
Domanda forse un po' antipatica, ma la faccio sulla scia di una sua frase.
Quanto contano l'immagine e la bellezza nel suo lavoro?
«Ho lavorato con Friedman a lungo dietro le quinte, come autrice e
collaboratrice, ed ho imparato ad amare ogni aspetto di questo mestiere, anche
quelli che non implicano necessariamente apparire in video. Sicuramente essere
bella ti aiuta, risulti gradevole al pubblico che ti segue con piacere; ma si
tratta comunque di un momento, di un particolare, che può esaurirsi in poco
tempo. Per intraprendere una vera carriera giornalistica, come quella del mio
direttore Minoli, per intenderci, che svolge egregiamente questo mestiere da più
di trent'anni, devi impegnarti al massimo e dimostrarti bravo e preparato».
In futuro crede di continuare a occuparsi di economia oppure abbraccerà
altri settori dell'informazione?
«Mi auguro davvero di continuare ad occuparmi di economia, il mio campo; per me
è una vera e propria missione, un dovere, proprio perché, come ti ho detto,
non se ne parla molto e non tutti lo fanno davvero bene. Naturalmente considera
anche che l'economia tende a commistionarsi con tanti altri settori, e quindi,
per esempio, non mi dispiacerebbe in futuro condurre un programma che combinasse
l'economia alla politica e al costume; ma ripeto, in ogni caso, continuerò a
seguire questo percorso».
Un marito, tre figli e un lavoro molto impegnativo: come riesce a conciliare
tutto questo?
«Inutile negarlo, si fa una fatica del diavolo! La mia vita è una corsa
continua, dovendo cercare sempre di conciliare la mia professione con i miei
doveri di moglie e di mamma. I tempi purtroppo sono cambiati, è cambiata molto
la famiglia, e oggi, ad esempio, non riesci sempre a trovare i nonni che ti
possono aiutare con i bambini. Io cerco sempre di fare tutto con il massimo
entusiasmo e passione, ma non mancano quei giorni in cui mi sento davvero a
terra!»
CRONACA IN ROSA Dal Libano all’Europa
di
Erica Savazzi
Operazione Leonte, così si chiama la missione
italiana in
Libano. Dopo un’estate di guerra, di
razzi, di carri armati, di distruzione, finalmente uno
spiraglio
di pace. Ma quanta fatica, però.
Settimane di
dialogo fra sordi, accuse reciproche,
ripicche hanno ripiombato indietro di vent’anni un intero
Paese, hanno causato centinaia di morti, migliaia di persone
hanno perso tutto.
Con quanta
amarezza abbiamo osservato tutto questo:
la
sconfitta della
diplomazia internazionale
– siamo sinceri, la guerra è finita solo perché Israele
aveva terminato gli obiettivi "sensibili"; i
giorni in cui l’Onu si sentiva dire: «Ancora qualche
giorno di combattimenti, poi potremo iniziare a trattare»,
giorni in cui israeliani e Hezbollah libanesi giocavano a
chi ha la testa più dura, a chi resiste di più.
Oggi gli italiani sono in Libano, con mandato Onu per
mantenere la pace e magari convincere
Hezbollah a
consegnare le armi.
Quando Paesi più importanti del nostro sulla scena
internazionale stentavano a prendere posizione, noi abbiamo
avuto il coraggio di offrirci per la missione di pace,
seguiti da Germania, Spagna, Polonia e perfino da Turchia e
Qatar.
Per la prima volta
forze armate di Paesi islamici in
una
missione di pace. Che possa nascere una grande
occasione di
dialogo interculturale e interreligioso?
Intanto si è vista, ancora una volta, sullo scacchiere
mondiale, un’
Europa praticamente
senza voce,
e un’Italia troppo imprigionata nelle amicizie personali
per avere una politica estera forte.
Una riflessione: e se un’
Italia decisa facesse
bene
anche all’
Unione Europea?
Se una seria politica estera italiana potesse trascinare con
sé altri stati del vecchio continente e magari arrivasse a
creare un accordo politico che, dalla guerra in Iraq in poi,
è diventato un’utopia?
Dopotutto l’UE è nata anche dalla forte volontà di
politici italiani, come
Alcide De Gasperi e
Altiero
Spinelli.
FORMAT La nuova stagione delle soap italiane
di
Giuseppe Bosso
Dopo la pausa estiva ripartono le
soap opera italiane,
nell’anno in cui, probabilmente, la produzione del
Belpaese conoscerà la sua definitiva
maturazione. Se
fino alla scorsa stagione a tenere alto il
tricolore
in risposta all’invasione
statunitense e
sudamericana erano soltanto in tre (
Centovetrine,
Vivere
e la antesignana
Un
posto al sole), agli sgoccioli dell’annata 2005 -
2006 è arrivato il quarto incomodo,
Sottocasa,
a rivaleggiare con i “fratelli maggiori” del rinomato
centro commerciale torinese.
Ma non è finita: presto anche Rai2 avrà la sua soap,
Agrodolce.
Ambientata nel suggestivo scenario della Sicilia, avrà come
tema dominante argomenti sociali, cui si aggiungeranno
inevitabili storie di amore e immancabili intrighi. È
inoltre prossima la trasformazione di un
must come
Incantesimo
da sceneggiato serale della settimana a striscia quotidiana:
si spera che il prodotto tv non perda colpi!
Ma vediamo in
dettaglio cosa riservano, per la
stagione 2006 - 2007, le tre “
grandi sorelle”
della soap italiana.
Centovetrine: delle vicende che ruotano
intorno al centro commerciale torinese, a tenere banco nei
prossimi mesi sarà soprattutto quella incredibile, legata
al personaggio di Marco Della Rocca (l’attore Alessandro
Mario), sostituito da un sosia dal perfido padre Edoardo
(Luca Biagini) bramoso di vendetta. Il personaggio, partito
come cattivissimo, e trasformatosi in eroe romantico con
l’andare delle puntate, soffrirà duramente nei prossimi
mesi - con tanto di naufragio su un’isola deserta - in
quella che è stata da più parti definita come la
più
surreale delle storyline sviluppate dagli
sceneggiatori italiani. Marco Falaguasta e Francesca
Rettondini saranno le
new entries, mentre sparirà il
personaggio di Asia, interpretato da Mirka Viola, che non ha
mai particolarmente entusiasmato i fans.
Vivere: le vicende che più appassioneranno
nei mesi a venire saranno soprattutto quelle legate al
nuovo
nucleo familiare da poco approdato nel cast, i Draghi.
Tensione in arrivo, invece, per la grande cattiva Rebecca
Sarpi (Anna Maria Malipiero), non vedente da mesi, che oltre
ai problemi legati al suo handicap dovrà fare i conti con
una cugina psicologicamente instabile e pronta a tutto pur
di farle del male. In questo spazio ci sia consentito di
rivolgere un sincero augurio ad uno degli interpreti storici
di
Vivere,
Fabio Mazzarri (l’imprenditore
Alfio Gherardi) che ha recentemente reso noti i suoi
problemi di salute che potrebbero costringerlo ad
abbandonare il set.
Un posto al sole: dieci anni sono passati
dall’inizio della veterana della soap italiane; tanti
attori si sono succeduti, tante storie ci hanno
appassionato, ma palazzo Palladini è ancora lì, pronto a
regalarcene ancora. Se la pausa estiva ha dato spazio allo
spin-off che ha visto come protagonisti i personaggi di
Andrea ed Elena, saranno i veterani i grandi protagonisti
della stagione 2006 - 2007. A cominciare dall’ex grande
cattivo Roberto Ferri (Riccardo Polizzy Carbonelli), e la
sua nuova compagna Chiara (Barbara Di Bartolo). La ricetta
è sempre la stessa: storie che nascono, storie che
finiscono,
storie d’amore e di tradimento, il tutto
però con la
simpatia tutta
napoletana di
personaggi come lo storico portiere Raffaele Giordano
(Patrizio Rispo) che ha il compito di alleggerire il
pathos
suscitato da quelle storie, tese e appassionanti.
ELZEVIRO Facce da cinema
di
Antonella Lombardi
Roma,
cuore del cinema Anni Cinquanta e Sessanta,
celebrata dall’obiettivo dei Luxardo, che catturano le
note caratteristiche degli attori, illuminando i loro volti,
suscitando emozioni nelle immagini in movimento del
cinematografo, ma anche nel ritratto di star come
Anita
Ekberg,
Marcello Mastroianni,
Claudia
Cardinale,
Alberto Sordi, Sophia Loren,
Vittorio
Gassman e tanti altri.
Nei primi anni del Novecento il giovane
fotografo Alfredo
Luxardo decide di partire da Pisa per puntare il suo
obiettivo su oggetti lontani: il Mondo Nuovo, l’America. A
San Paolo in Brasile, però, Alfredo si ferma insieme alla
moglie Margherita.
E in Brasile nascono i suoi tre figli: Elio, Elda e Aldo.
I suoi soggetti diventano le tribù amazzoniche: foto di
gruppo e ritratti sviluppati e stampati con modalità del
tutto empiriche.
Quando
Alfredo Luxardo torna in Italia, nel
1928,
apre a Roma, in via del Tritone, il suo
studio
fotografico. Il figlio Elio si iscrive al Centro
Sperimentale di Cinematografia; tutti i rampolli lavorano
nello studio di via del Tritone.
Sono gli Anni Trenta e lo studio impone uno stile che farà
scuola e segnerà un’epoca. Luci diffuse, integrate da
riflessi e sfondi scuri che scolpiscono i volti e disegnano
i corpi.
Lo studio viene frequentato da
dive e
campioni
di sport, intellettuali e
artisti, come
Pirandello,
Marinetti, Valentina Cortese,
Alida Valli,
fino al campione del mondo
Primo Carnera.
Con il dopoguerra arrivano gli spettacoli di rivista, il
concorso di “Miss Italia” con le dive
Loren e
Lollobrigida;
poi la
Dolce Vita, e i divi di film come
Poveri ma
belli che si fanno fotografare dai Luxardo.
Lo
stile cambia, le luci diventano meno taglienti, più
morbide, mentre una leggera aura di nostalgia, mistero e
dolcezza diventa la cifra dei loro ritratti.
Una
mostra, a Roma, inaugurata in occasione del
DOC
Fest di Palazzo Venezia -
rassegna internazionale
di
film e
documentari d’arte, architettura,
cinema e teatro - celebra l’
archivio storico Luxardo,
facendo rivivere l’atmosfera dello Studio negli Anni
Cinquanta. I ritratti dei protagonisti del mondo della
celluloide fotografati da Elio, Elda e Aldo rievocano gli
anni
mitici del cinema italiano dal dopoguerra fino alla
Dolce Vita.
Una famiglia che ha osservato il cinema da un punto di vista
privilegiato, legandosi ad esso anche nella dimensione
privata: Elda Luxardo lascia lo studio e sposa il produttore
Salvatore Argento. Dalla loro unione nascerà
Dario
Argento, futuro regista. Elda vive ancora oggi a Roma.
Il fratello Aldo ha continuato per alcuni anni a lavorare da
solo nello studio della famiglia, ma ha poi lasciato Roma
per il Brasile. Oggi la figlia di Aldo, Tiziana Luxardo,
prosegue la tradizione di famiglia, ritraendo, nel nuovo
studio in via del Gambero, i
volti del nuovo cinema
italiano.
In mostra è anche esposto il ritratto di un volto ormai
celebre del nostro cinema, un attore che a sua volta
continua la tradizione del padre:
Alessandro Gassman.
Fino al 29 settembre, a
Roma, presso gli
Appartamenti Barbo a Palazzo Venezia.
DONNE Angela
Merkel, la ragazza dell’Est
di
Stefania Trivigno
Con una lunga e intensa carriera politica alle spalle, la prima
donna a
rivestire il ruolo di
Cancelliere della Repubblica Federale Tedesca è
Angela
Merkel, eletta nel novembre del 2005.
Nata nei primi anni ’50, cresciuta nella ex Germania dell’Est in una
famiglia di protestanti, donna, la Merkel aveva tutti i requisiti necessari per
non vedere realizzata la
scalata politica della quale, con gli anni, si
è resa invece prima protagonista.
La carriera politica della
ragazza dell’Est, così affettuosamente
definita dall’ex Cancelliere
Helmut
Kohl, inizia nel lontano 1989 quando, con le idee già ben chiare, entra a
far parte di
Risveglio Democratico, un movimento attivo per la
salvaguardia dei diritti civili.
Non poteva immaginare, la giovane Angela, che di lì a poco il
muro di
Berlino sarebbe caduto, riscrivendo capitoli di storia e portando via con sé
ogni
limitazione allo sviluppo e alle libertà individuali. Ha inizio da
quel momento la sua scalata politica, in parte grazie a Kohl, ma soprattutto
grazie a una
forte determinazione.
Nel 1990 diventa
Ministro della donna e della famiglia; nel 1994 il
Cancelliere in carica le affida anche il
Ministero dell’ambiente. Oltre
le innumerevoli soddisfazioni, Kohl le “regala” la prima grande delusione
quando, indagato per finanziamenti illeciti al suo partito, la mette nelle
condizioni di abbandonare tutto lo staff.
La Merkel persegue altri principi e ideali, che costruisce fondandoli sulla
scienza,
lo
sviluppo, le
pari opportunità, l’
onestà con se
stessa e nei confronti dei suoi cittadini.
Quando alle elezioni del 1998 il socialdemocratico
Gerhard
Schroeder batte il Cancelliere in carica Kohl, la Merkel si mette a capo
della CDU, il primo partito di opposizione al Governo. La linea politica
adottata da Schroeder non le sta bene,
non ne condivide i principi né gli
ideali. Così, appena ne ha la possibilità, decide di sfidarlo in un “a
tu per tu” elettorale. Lo vince.
La consacrazione delle urne sembra vicina, ma il risultato coglie tutti di
sorpresa: una
situazione di stallo che costringe destra e sinistra ad
allearsi. Nasce la
Grösse Koalition. Schroeder cede il passo alla Merkel,
che
diventa così la prima donna Cancelliere.
Oggi Angela Merkel è considerata dalla
stampa
internazionale la donna più potente del mondo. Alle sue spalle, personaggi
della portata di
Condoleezza
Rice e Melinda Gates.
TELEGIORNALISTI Giovanni Toti, una vita da inviato
di
Giuseppe Bosso
Giovanni
Toti è vice caporedattore e inviato di
Studio
Aperto. Lo abbiamo incontrato per farlo conoscere
meglio ai nostri lettori.
Giovanni, com'è iniziata la tua carriera e come sei
arrivato a Studio aperto?
«Dopo l'università, ho avuto la fortuna di conoscere un
dirigente di Mediaset che mi ha presentato Paolo Liguori,
allora direttore del telegiornale; ho cominciato da stagista
e poi, grazie ad un collega che ha liberato un posto, sono
approdato alla redazione. Diciamo che sono stato molto
fortunato, non avendo fatto molta pratica».
Il tuo telegiornale è molto apprezzato dal pubblico,
soprattutto dai giovani. Quali credi siano le ragioni del
vostro successo?
«
Studio Aperto è molto conforme ai canoni della
rete, solitamente diretta ai giovani, che di norma non hanno
molta dimestichezza con i telegiornali. Direi che questo
fattore, unito alla grande attenzione che dedichiamo alla
"cronaca bianca" (costume, attualità) sono i
fattori determinanti del consenso che riscontriamo».
Come molti tuoi colleghi hai un blog sul sito ufficiale
del tg. Da cosa nasce questa idea?
«I blog rappresentano la nostra esperienza, quello che
viviamo giorno per giorno nel nostro lavoro; non è facile
esprimere in maniera approfondita quelle che sono le nostre
idee nei pochi spazi che abbiamo, per questo il sito di
Studio
aperto, che è molto vario, permette, a differenza di
altri, di rivedere i servizi in rete al navigatore che
magari non ha potuto seguire il tg».
In una redazione numerosa come la vostra è importante
andare d'accordo tra colleghi, ma ti è mai capitato di
assistere a qualche screzio?
«Lavorando in un tg può capitare qualche dissidio, il
lavoro in alcuni momenti può creare tensione, ma per la mia
esperienza posso dirti che non mi è mai capitato di
assistere a contrasti molto duri e quando ciò è accaduto
si è subito ricomposto. Del resto, le nostre mansioni sono
divise in maniera equilibrata e c'è molto affiatamento».
La tua compagna, Siria
Magri, svolge la tua stessa professione: questo
influenza in qualche maniera la vostra vita di coppia?
«E' da tre anni che stiamo insieme, e posso dirti che
facilita molto avere un confronto con una persona che fa il
tuo stesso lavoro e che conosce l'ambito in cui operi.
Certo, operiamo in settori diversi, io inviato in esterna e
lei più conduttrice e interessata alla cronaca e al
costume; per
Lucignolo abbiamo avuto modo di lavorare
a contatto diretto, e questo non ci ha creato mai problemi
nel nostro rapporto».
OLIMPIA Il terzino che cambiò il calcio
di
Mario Basile
«Ricordo che una volta da bambino mi regalarono un pallone
per Natale. Naturalmente il pallone non era di cuoio, ma era
fatto di pezza. Uscii a giocare con gli amici e dopo
mezz’ora finì contro una rete di filo spinato. Si sgonfiò.
E con lui anche il mio Natale». La raccontava così,
Giacinto
Facchetti, con la stessa emozione mista a delusione
provata allora, la magia di quel Natale di tanti anni fa.
Quella volta durò poco. Ancora non poteva sapere che,
invece, la magia della sua carriera sarebbe durata per
sempre.
Una carriera scritta con due maglie: quella dell’
Inter
e quella della
Nazionale.
Facchetti, occhi chiari e sguardo profondo, debuttò
diciottenne
in serie A contro la
Roma.
L’Inter vinse due a zero. Lui non fece una
gran partita,
ma andava bene lo stesso. A fine gara il tecnico
Herrera
dimostrò che oltre al soprannome “mago” si sarebbe
meritato senza problemi anche quello di “veggente”.
«Questo ragazzo sarà per vent’anni titolare dell'Inter e
tra poco della Nazionale», disse il tecnico argentino.
L’occhio lungo di HH
non fallì. La domenica
seguente quel ragazzone alto segnò al
Napoli il suo
primo
gol in carriera. Quando smetterà col calcio saranno
addirittura
settantotto, tra Inter e Nazionale.
Sono gli anni in cui la
grande Inter detta legge in
campo nazionale ed europeo. Facchetti è il terzo nome di
quella “formazione - filastrocca” (Sarti, Burgnich,
Facchetti…) che fece innamorare un’intera generazione,
ma soprattutto ne è l’uomo in più.
Terzino
fludificante: questo il ruolo inventato per lui dal mago
Herrera. Deve difendere e attaccare senza fermarsi mai. E
Giacinto lo faceva con la classe che solo i campioni
possiedono. Gli avversari non potevano far altro che
assistere impotenti alle sue scorribande. E quando tentavano
di copiare lo schema dei nerazzurri, naufragavano
inesorabilmente. Del resto di Facchetti ce n’era uno solo.
Con la maglia azzurra dell’Italia “
Giacinto magno”,
come lo aveva soprannominato Gianni Brera, vinse da capitano
gli
Europei
del ’68. Memorabile la semifinale con l’
URSS.
Dopo novanta minuti la sfida finisce pari. Niente
supplementari: va in finale chi vince il sorteggio con la
monetina. Giacinto scelse testa e scelse bene.
Per
novantaquattro volte vestì la maglia della
Nazionale e per
settanta ne fu
capitano.
Col passare degli anni aveva spostato il suo raggio
d’azione diventando
regista difensivo. Appese le
scarpette al chiodo nel
1978. Classe, correttezza e
signorilità, così si può riassumere in breve il
calciatore Giacinto Facchetti: non a caso in
570 partite
disputate è stato espulso solo
una volta.
Tre gli elementi che hanno continuato a contraddistinguerlo
nella sua carriera di dirigente nerazzurro prima, e di
presidente poi. Pochi mesi fa l’
Uefa
aveva visto in lui l’uomo giusto per guidare la
Figc
dopo
Calciopoli.
Purtroppo il male che l’ha portato via faceva già parte
della sua vita. In pochi sapevano che Giacinto si stava
spegnendo pian piano. La notizia della sua scomparsa è
stata per gli altri, avversari compresi, un fulmine a ciel
sereno. Di quelli che ti stringono un nodo in gola e ti
lasciano dire giusto: «Ciao campione, ci mancherai…».