Archivio
Telegiornaliste anno II N. 42 (74) del 20 novembre 2006
MONITOR
Laura e Silvia Squizzato, due gemelle all'avventura
di
Giuseppe Bosso
Laura e Silvia Squizzato sono nate a Brescia il 17 febbraio 1975. Giornaliste
pubbliciste dal 1994, laureate in lettere antiche, hanno lavorato a Teletutto e Telelombardia. Hanno condotto, insieme al campione mondiale di apnea Gianluca Genoni
l’edizione 2005-2006 della trasmissione di Raidue
Vivere il mare (Silvia aveva partecipato come inviata a quella
precedente), dedicata alla scoperta delle zone marittime del nostro Paese.
Attualmente conducono la striscia
Apri Rai in onda sulle tre reti Rai.
Come è iniziata la vostra carriera e come vi siete trovate a lavorare
insieme?
«Abbiamo cominciato nell’emittente Teletutto, con una trasmissione che
parlava di calcio, e intanto facevamo esperienza anche sulla stampa locale; da
sempre il nostro sogno è stato quello di diventare giornaliste, malgrado
studiassimo lettere antiche all’università.
Siamo approdate a Telelombardia, prima alla redazione bresciana e poi a quella
milanese, sicuramente un buon punto di incontro. Silvia poi si è trovata in Rai,
con Puccio Corona e Gianluca Genoni, come inviata dall’estero di
Vivere il
mare; facemmo uno scherzo agli autori, mandando Laura al posto di Silvia,
una volta, alla fine del programma, e la cosa riuscì talmente bene… che hanno
voluto concretizzarla, proponendoci di condurre insieme la trasmissione!».
Scherzosamente qualcuno vi ha definito le “Kessler del giornalismo”: ma tra
di voi, sul lavoro, c’è più gelosia, rivalità o collaborazione?
Laura: «Collaborazione, assolutamente! Ci siamo trovate bene a lavorare
insieme, siamo una vera e propria società. Il soprannome non ci dispiace,
l’importante è che non ci accostino alle Lecciso! (ride,
ndr)».
Silvia: «Molta collaborazione, e confidenza, cercando di migliorarci l’un
l’altra di continuo, per cui può capitare anche di “riprenderci” tra di noi,
naturalmente in modo positivo, come scambio di vedute».
Quali sono il pregio e il difetto di Laura, secondo Silvia? E di Silvia,
secondo Laura?
Laura: «Mia sorella è molto più diplomatica di me, cosa molto importante
nel mestiere. E’ anche molto più precisa, ma questo a volte può essere anche un
difetto».
Silvia: «Generalmente non è molto diplomatica, però è anche vero che
essere impulsivi a volte è utile nel rapporto con gli altri. Devo dire che
qualche volta è capitato anche a me, di non essere molto diplomatica, ed è stata
Laura a farmelo notare».
Vi stimola di più il giornalismo “itinerante” o quello “da studio”?
Laura: «Viaggiare, la cosa più bella e stimolante. Ci sono tante cose da
vedere, magari sopportando intemperie come pioggia e vento, e ne abbiamo presa
di acqua! Ma a parte questi inconvenienti, non c’è niente di meglio che il
rapporto diretto con il luogo che ti trovi a visitare e a descrivere».
Silvia: «Lavorare in uno studio ha i suoi pregi, ma viaggiare è una cosa
che mi prende molto e che preferisco, pur avendo alternato le due cose senza
problemi».
Programmi come il vostro possono aiutare a meglio valorizzare una risorsa
come il mare, da sempre cruciale per il nostro Paese, ma probabilmente non
sempre adeguatamente trattata dai media?
Laura: «Il pubblico ha molto apprezzato il nostro programma proprio per
questo: anzitutto perché noi abbiamo parlato dell’Italia, mentre generalmente
programmi come il nostro tendono di più a spingersi all’estero. Una signora mi
fece i complimenti perché abbiamo cercato di mostrare il “fuori stagione”, quei
periodi cioè in cui le località che abbiamo toccato non registrano grande
afflusso di turisti, ad esempio alle Cinque Terre, dove però in inverno capita
che ci siano più stranieri che italiani. Insomma, abbiamo cercato di mostrare
quelle tantissime cose che non sono molto conosciute, e non solo legate al mare,
ma anche alle zone interne, un approfondimento diverso dal solito».
Silvia: «Nel nostro piccolo credo che abbiamo fatto un buon lavoro, e le
persone si complimentano proprio per come abbiamo portato avanti la
trasmissione. I programmi sul mare sono tanti, ma pochi si occupano, come noi,
del “fuori stagione”, cercando di valorizzare anche la storia di questi luoghi.
Abbiamo cercato di dare spazio ai pescatori e a tutti quegli aspetti particolari
visti non solo dalla visuale del turista, ma anche da quella dell’abitante.
In futuro vorreste continuare a lavorare insieme oppure ognuna prenderà una
strada diversa?
Laura: «Come detto, a noi piace molto lavorare insieme, coinvolgerci
l’una con l’altra; se poi ci dovessero chiedere di separarci, pazienza, ci
adatteremo, e di certo non vogliamo legarci tra noi per forza».
Silvia: «Non abbiamo mai escluso l’eventualità di separarci, però se ci
proponessero di continuare a lavorare insieme lo faremmo molto volentieri,
proprio perché siamo molto unite. Ma se dovessimo prendere strade diverse, lo
faremo senza problemi».
CRONACA IN ROSA
Morti per smog:
il caso Palermo
di
Antonella Lombardi e
Laura Nicastro
Diciotto vigili urbani morti negli ultimi due anni a
Palermo per lo
smog, un esposto denuncia per
presunte lesioni colpose a carico dell’amministrazione
comunale. Circa
duecento le
vittime tra i
cittadini palermitani secondo un
rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità.
Sembra un bollettino di guerra, invece sono i dati del
rapporto sugli effetti dell’esposizione all’inquinamento
atmosferico. I provvedimenti della giunta comunale per
migliorare infrastrutture e traffico in questa intervista
realizzata da Antonella Lombardi e Laura Nicastro, in
un'inchiesta pubblicata da
Ateneo on line.
«L'interpellanza non riguarda i dati sullo smog - afferma l'
assessore
comunale all'
Ambiente,
Giovanni Avanti - ma
chiede notizie rispetto all'incarico del sindaco come
commissario all'emergenza traffico. Non bisogna confondere
l'incarico del sindaco con i problemi dell’inquinamento
atmosferico. Ci sono alcune connessioni, ma l’attività del
commissario non si esaurisce e non si svolge attorno alla
questione dell’inquinamento».
Cosa risponde il Comune alla denuncia dei vigili urbani
sui 18 decessi per smog?
«I decessi verificatisi negli ultimi tre anni, e non due,
sono stati nove e non diciotto, e imputabili a fattori non
necessariamente legati a neoplasie causate dall'esposizione
a fattori inquinanti. Tutto il personale del corpo della
Polizia municipale ha già effettuato le visite mediche con i
relativi esami diagnostici.
Inoltre, il personale che svolge servizio su strada ha in
dotazione tutti i dispositivi di protezione individuale. Le
mascherine in dotazione sono idonee a trattenere le polveri
sottili».
Nonostante il Sindaco abbia questo incarico da cinque
anni molti problemi non sono stati ancora risolti.
«Nella nostra città per migliorare la mobilità urbana si
stanno realizzando alcune infrastrutture: mi riferisco ai
parcheggi, al trasporto pubblico, al sottopasso di via
Leonardo da Vinci, di via Perpignano. Le infrastrutture
mitigano questi problemi, ma la lotta all’inquinamento non
rientra tra i compiti del commissario».
Cosa è stato fatto negli ultimi anni per migliorare la
viabilità?
«Quando sono stato nominato assessore al traffico a Palermo
non c’era nessuna ztl. La prima ordinanza in proposito è del
marzo 2002 ed è firmata dal sindaco Cammarata. Prima non
c’era nessun provvedimento sul transito dei mezzi pesanti e
sul carico e scarico merci. Eravamo all’anno zero».
Molti pensano che alcuni provvedimenti, tra cui il
parcheggio davanti al Tribunale, attireranno maggiore
traffico, scoraggiando l’uso dei mezzi.
«No, anzi. Quel parcheggio decongestionerà una zona come
quella, interessata da una sosta selvaggia, annullando
doppie file e code inquinanti».
Secondo il Wwf a Palermo il benzene non viene misurato da
sei anni.
«E’ falso. Anzi, è proprio da sei anni che viene rilevato e
i dati sono regolarmente pubblicati sul sito dell'Amia».
Ma dalla pagina del sito risultano le misurazioni di
altri agenti inquinanti, escluso il benzene.
«No, a me non risulta».
I dati Amia riportano rilevazioni delle polveri sottili
Pm10, nonostante ormai vengano misurate in molte città
micropolveri come Pm5 e Pm2.
«La legge prescrive in tutta Europa le misurazioni delle
polveri sottili. Il Pm10 è il valore di riferimento previsto
dalla normativa europea e dal decreto ministeriale 60. Noi
facciamo quanto previsto dalla legge, che poi ci siano altre
misurazioni più fini è un altro discorso».
L’area a traffico limitato è attualmente videosorvegliata?
Se commetto un’infrazione in tutta la ztl, arriva
direttamente la multa al mio domicilio?
«In alcuni varchi la videosorveglianza è già attiva, abbiamo
fatto una gara d’appalto per realizzare il database
necessario per emettere le multe verso chi commette
infrazioni, una volta realizzato il database potremo fare le
sanzioni. Si tratta di un’area di 380 ettari, impossibile da
controllare interamente. La videosorveglianza è negli
accessi alle principali arterie».
Quando scatteranno le prime sanzioni?
«Inizieremo entro marzo prossimo, ma già da metà novembre
cominceranno i controlli della polizia municipale per le
autovetture non in regola. Nei prossimi giorni consentiremo
solo l'accesso ai veicoli Euro 3 ed Euro 4 nell'area che va
da via Notarbartolo alla stazione. Una task force della
polizia municipale controllerà gli accessi all'area a
traffico limitato».
Esistono dei programmi per il trasporto in città?
«Certo, è il piano integrato del trasporto pubblico di
massa. Abbiamo fatto un progetto per la rete tranviaria e la
chiusura dell’anello ferroviario, opere già finanziate e
appaltate. Se tutto va bene, entro i prossimi mesi
dovrebbero già iniziare i lavori delle due opere. Poi c’è la
metropolitana leggera, che è ancora nella fase progettuale e
ha bisogno delle risorse necessarie per essere realizzata».
E delle piste ciclabili in città cosa dice?
«E' prevista la realizzazione di tre piste ciclabili, in
particolare due alla Favorita finanziate con i fondi
dell'assessorato al Turismo e del ministero dell'Ambiente».
E quella che attraversava via Libertà?
«Due strisce gialle sul marciapiede? Io ho un altro concetto
di piste ciclabili».
Non sono piste ciclabili le strisce segnalate sul
marciapiede col simbolo della bicicletta?
«Si, ma quelle lungo quel marciapiede presentavano una serie
di ostacoli».
Come l'edicola abusiva?
«C'erano diversi ostacoli, non solo l'edicola, di cui non
sono a conoscenza. Quella pista era una presa in giro
all'intelligenza altrui. Tutto quello che si è fatto contro
l'inquinamento è stato fatto da questa amministrazione, non
c'era nessun progetto lasciato da quella precedente».
L'ordinanza n. 233 del 2002 prevede dei limiti di orario
per il carico e lo scarico merci. In realtà questi limiti
non vengono mai rispettati. Non c'è proprio nessun
controllo?
«Nei prossimi giorni faremo un giro di vite sulle
limitazioni di accesso alla ztl nell'area che va da via
Notarbartolo alla stazione, dove consentiremo solo l'accesso
ai veicoli euro tre ed euro quattro. Ci sarà una task force
della polizia municipale per controllare gli accessi
all'area a traffico limitato. Per quanto riguarda invece il
carico e scarico merci ce ne interesseremo nei prossimi
giorni».
FORMAT
La Sicilia e le
sue donne
di
Nicola Pistoia
La Sicilia, una terra ricca di
storia,
arte e
cultura. Una terra baciata dal sole, dall’acqua e dal
vento.
Una terra in cui è ancora possibile trovare qualche anziano
che si spacca la schiena chinandosi a
raccogliere
pomodori per guadagnarsi la giornata. Una terra dove
ogni giorno si mescolano
anime diverse, contrasti dal
sapore antico, e vite normali.
Parlare della Sicilia, dei suoi luoghi e della sua gente,
significa entrare, in punta di piedi, in un
mondo pieno
di contraddizioni da cui qualcuno vorrebbe scappare o
dove qualcun altro vorrebbe, invece, rifugiarsi.
E proprio da qui, da questa ruvida terra, ogni settimana le
telecamere de
L'Isola delle Donne, trasmettono le emozioni, le
speranze e i dolori di persone a cui la vita, forse, avrebbe
dovuto regalare qualcosa in più, ma che rimangono ancorate
alle loro radici. Per le quali provano un
amore
sviscerato.
Storie semplici come le stesse protagoniste. Racconti di
vita non strappalacrime, non emblematici, non esaltanti.
Resoconti di un percorso che ha portato queste donne a
essere quasi emarginate, lasciate alla loro ignoranza e alla
loro solitudine, ma non per questo tristi.
Donne lontane
dalla dura realtà che le circonda, dalle provocazioni,
dalla tv trash, dalla bassezza in cui, spesso e volentieri,
si tende a cadere.
L’intento del programma, in onda
ogni giovedì alle 21.30
sul canale digitale terrestre
Sitcom Uno, non ha scopi di denuncia: si propone di
raccontare un mondo diverso dove si può vivere senza gli
esasperanti ritmi metropolitani, senza apparire a tutti i
costi in tv e senza voler emergere dal gruppo.
Anna, Prisedda, Elvira, Santuzza e le altre, sono
donne
comuni che vivono la loro vita con tranquillità, godendo
di ogni singolo elemento che la Sicilia regala loro e
tenendo i sensi aperti a ogni piccola novità.
La Sicilia, oggi, può raccontarsi non solo attraverso le
meraviglie naturali e artistiche che la rendono una
delle mete più ambite del mondo, ma anche attraverso gli
occhi e le parole di queste "stra-ordinarie" donne che
cercheranno in ogni modo di preservare l’
intimità della
loro terra.
ELZEVIRO Borat contro tutti
di
Gisella Gallenca
A noi che ci chiediamo dove stia andando il mondo dello
spettacolo di oggi. A noi che proviamo gusto a
crogiolarci in
polemiche pseudomoraliste.
Sui vip poco forniti di buona creanza che popolano i
reality show. Sui reucci del
trash, ben piantati
sui loro troni, che diventano ricchi litigando. Sulle
prezzemoline, che più confessano i loro peccatucci, più
vengono ingaggiate a destra e a manca.
Ché non ci sono più i professionisti di una volta. Ché ormai
lo
showbiz predilige i cani e i porci. Ma noi,
smaliziati, abbiamo capito il trucco. Cari commercianti di
paillettes, lustrini e aria fritta, non ci fregate più.
Questo è quello che crediamo.
Ed è a tutti quelli che pensano di saperla lunga, che
vorremmo far notare un “piccolo” particolare: una
produzione cinematografica che doveva essere del tutto
marginale.
Ma che ha invece scatenato un putiferio in mezzo mondo. E
nessuno l’aveva previsto. Un genere che tecnicamente viene
definito
mockumentary. In parole povere, un "
finto
documentario a basso costo". Insomma, niente di inedito.
Il titolo ha qualcosa di apocalittico:
Borat. Cultural learnings of America for make benefit
glorious nation of Kazakhstan (Borat. Studio
culturale dell’America a beneficio della gloriosa nazione
del Kazakhstan). Proiettato in meno di
mille sale
cinematografiche del
Nord America, ha stracciato al
botteghino tutte le maggiori produzioni hollywoodiane. Ne
hanno parlato le
maggiori testate di tutto il mondo.
Sarà merito della sapiente
regia del newyorkese
Larry Charles. O forse, dell’incredibile presenza
scenica del
protagonista: l’attore
Sacha Baron Cohen, nei panni dell’improbabile e
irriverente giornalista kazako
Borat. Un personaggio
che, peraltro, non è affatto nuovo per il pubblico
anglosassone.
E, in questo caso, pare che il grande pubblico statunitense
sia rimasto letteralmente conquistato dalla
satira feroce,
provocatoria e assolutamente
politically incorrect,
carattere portante del film. Sembra che tutto ciò che, nella
mentalità benpensante, non si dice, non si fa, e soprattutto
non si urla impudicamente ai quattro venti, abbia sortito un
effetto… catartico!
Borat, infatti, racchiude in un solo personaggio tutte le
abiezioni più condannate: dall’
omofobia all’
antisemitismo,
passando per una maniacale passione per le donne. Con una
finta naturalezza e una studiatissima ingenuità, Borat
esibisce pubblicamente le sue devianze, cercando di
provocare le reazioni delle
persone comuni, come in
una
candid camera.
E spesso, purtroppo, la
verità del popolo è tutt’altro
che edificante. A partire dal fatto che, nonostante
l’improbabilità delle situazioni create, molti abbiano
“abboccato” all’esca tesa da
Cohen. Credendo
veramente di trovarsi di fronte a un giornalista. E
denunciando, in prima persona, le proprie idee intolleranti
e i propri pregiudizi. Ciascuno, probabilmente, credeva di
essere più furbo degli altri. Tanto – pensavano – il filmato
sarebbe andato in onda solo in qualche pittoresca emittente
locale del remoto Kazakhstan...
Inevitabili gli inconvenienti, politici o legali che siano.
Censure,
proteste, missive sdegnate da parte
di sindaci e ambasciatori. E una pioggia di
denunce
ai danni del "povero" Cohen e del suo team. Avrà ragione il
perfido Borat? O la spunteranno gli “onesti” cittadini da
lui raggirati?
Ma, qualunque sia la risposta finale, ormai il danno è
fatto. Noialtri, individui colti e dalla mentalità
sofisticata, siamo stati smascherati.
Borat, lo
zotico giornalista kazako, ci darà ancora del filo da
torcere.
DONNE La forza del bianco e nero
di
Tiziana Ambrosi
L'Iran non è solo i proclami di
distruzione di Israele del suo
presidente, o il programma nucleare. Non solo la Repubblica Islamica e i diritti
repressi.
C'è un altro Iran, quello che spesso, per comodità o
propaganda, non viene mostrato alla luce del giorno. E' L'Iran della
cultura
dissidente, dei moltissimi giovani che si oppongono e denunciano il regime
oppressivo. Anche dal di fuori dei confini nazionali.
Tra questi troviamo
Marjane Satrapi.
Marjane nasce nel 1969 sulle rive del Mar Caspio. Discende da una nobile
famiglia, ma la
mamma femminista e il
nonno comunista la fanno
crescere in un clima di
impegno e coscienza politici. Ben presto si
trasferisce a Teheran.
E' una bambina quando assiste agli
sconvolgimenti interni che
caratterizzanno la storia del suo Paese. Lo Scià viene cacciato e si installa la
teocrazia khomeinista. Da un giorno all'altro le
abitudini di un popolo
vengono completamente
sradicate: il velo per le ragazze, costumi più
morigerati per tutti, controlli capillari, repressione delle idee.
Marjane si trova spaeseta, il suo spirito ribelle difficilmente viene
raffreddato. Scoppia anche la lunga
guerra con l'Iraq e in un clima
sempre più teso, Marjane viene mandata a Vienna. Frequenta una scuola francese,
conosce nuove persone, ma fatica ad adattarsi al nuovo mondo. Quando torna a
casa si sente un'estranea.
Straniera in patria e fuori.
Dopo la guerra torna a Teheran e si iscrive alla facoltà di Belle Arti. Il suo
stile, i suoi soggetti - eroi ed eroine della mitologia iraniana - non son visti
di buon occhio dal regime. Nuovamente deve lasciare il Paese, trasferendosi
definitivamente a Parigi.
La sua vita è diventata un fumetto,
Persepolis. Quattro volumi in cui, con tratti semplici ma decisi,
racconta la
storia dell'Iran,
vista con i suoi occhi, di bambina,
di adolescente e di donna. Un bianco e nero penetrante, che richiama le luci e
le ombre del suo Paese. Una lettura affascinante, che sta per diventare il
soggetto di un film d'animazione.
Un modo per conoscere, da un punto di
vista meno impegnativo di quello storico e storiografico, l'
Iran.
Com'era e com'è. Nella speranza che i subbugli interni possano finalmente
trovare libero sfogo.
TELEGIORNALISTI
Maurizio
Belpietro, antipatico ma piace
di
Giuseppe Bosso
Maurizio Belpietro comincia a pubblicare i suoi articoli a
soli 17 anni, nel 1975, per
Brescia Oggi. A vent'anni
firma un'inchiesta sull'uso a scopi clientelari dei fondi di
edilizia scolastica da parte dell'allora ministro della
Pubblica Istruzione, il bresciano Mario Pedini. I servizi
saranno oggetto di interrogazioni parlamentari.
A 25 anni diventa caporedattore di
Bergamo Oggi. A 32
caporedattore centrale dell'
Europeo. A 34,
vicedirettore dell'
Indipendente.
Nel 1995 è nominato condirettore de
Il Giornale,
sulle pagine del quale coordinerà personalmente "Affittopoli",
un'inchiesta sulla concessione a uomini politici di
abitazioni pubbliche di prestigio a canoni irrisori.
Un anno dopo diventa direttore del
Tempo di Roma,
incarico da cui sarà rimosso in seguito a un'inchiesta sui
presunti condizionamenti dei giudici della Corte
Costituzionale.
Nel 1997, dopo un breve periodo come vicedirettore del
gruppo Monti, è nominato direttore operativo de
Il
Giornale, e nel 2001 direttore responsabile dello stesso
quotidiano.
Dal 2004 conduce il programma
L'antipatico su Rete4.
La collocazione nella fascia di seconda serata non
penalizza una trasmissione che ha saputo guadagnare buoni
ascolti?
«Questo lo decide la pianificazione, non io. E comunque
penso che un programma di approfondimento possa star bene
anche in altre fasce orarie, i risultati incoraggianti che
abbiamo conseguito negli anni lo dimostrano: soprattutto per
il fatto che abbiamo ottenuto quasi sempre risultati
superiori alle aspettative della rete».
Quali, tra i personaggi che ha avuto modo di
intervistare, si sono rivelati "antipatici" e quali hanno
invece conquistato la simpatia dello spettatore?
«L'
antipatico sono io, non certo l’ospite sottoposto
alle mie incalzanti domande, che deve risultare, invece,
simpatico al pubblico. Lo ammetto: non sempre, in oltre
quattro anni di trasmissione, con più di duecento
interviste, sono riuscito a fare questo. Mi rimarranno
sempre impresse le interviste che feci a due terroristi: a
uno chiesi quanti ergastoli avesse rimediato, e rimase un
attimo a pensarci, particolare che mi colpì molto; un altro
invece, per le cose che aveva vissuto nella sua esperienza.
Parlando di interviste più leggere, ricordo Al Bano che ad
un tratto si alzò e se ne andò per non rispondere a domande
sempre più incalzanti, e questo la dice lunga
sull’atteggiamento di questi personaggi che pure dovrebbero
essere abituati a domande di questo tipo».
Come pensa sia cambiato il mondo dell'informazione
rispetto al periodo in cui ha iniziato il mestiere di
giornalista?
«E’ totalmente cambiato. C’è più frenesia, più concorrenza;
quando iniziai, nel 1975, la televisione era limitata
unicamente alla Rai, che aveva solo due canali: la tv
privata non era ancora nata. Un ambiente diverso da quello
della stampa, dove ho potuto collaborare con firme
prestigiose come quelle di Montanelli, Zopparelli e Mario
Cervi; allora sicuramente si andava più al sodo, mentre
adesso l’approfondimento, prima quasi del tutto assente,
sembra predominante, e questo non sempre va a vantaggio del
lettore - spettatore, che spesso non riesce a capire di cosa
si stia parlando esattamente. Programmi di approfondimento
come
Porta a Porta,
Ballarò, e quelli di
Maurizio Costanzo e Michele Santoro sono comunque stati
un’importante novità, inserendo l’approfondimento con una
cadenza quasi quotidiana».
E' diverso intervistare i protagonisti della politica
dall'intervistare i personaggi del mondo dello spettacolo?
«I politici sono più abituati a domande “cattive” e a non
rispondere sempre per quello che pensano realmente. I
personaggi di spettacolo, invece, sono molto sorprendenti.
Ad esempio, Asia Argento, che è sempre stata vista dal
pubblico come un personaggio trasgressivo e introverso,
davanti a me raccontò con molta enfasi il trauma
provocatole, da bambina, dalla separazione dei suoi
genitori, tanto che si ruppe una mano».
Viviamo anni molto polemici dal punto di vista del
dibattito politico; quale ruolo può e deve svolgere il mondo
dell'informazione in questo contesto?
«Raccontare il più possibile quello che accade, ma non
soltanto limitatamente alle dichiarazioni polemiche. Il
pubblico, il cittadino, assiste ad un continuo batti e
ribatti tra Prodi e Berlusconi, e non sempre riesce a farsi
un’idea precisa. Sicuramente a distanza di mesi il nuovo
governo si trova in difficoltà, dovute soprattutto a manovre
come l’indulto e la legge finanziaria, che hanno portato ad
abbassare la fiducia quasi del 50%, dato che deve far
riflettere. L’informazione dobbiamo farla noi giornalisti, e
non limitarci solo a lasciare il “gelato” nelle mani del
politico di turno e fargli dire tutto quello che gli pare.
Credo che un’informazione più lottizzata possa respingere
questi rischi».
OLIMPIA Sogno rosanero
di
Mario Basile
Nove vittorie,
zero pareggi,
due
sconfitte.
Ventisei gol fatti,
quindici subiti.
Sono questi i numeri del
Palermo: la squadra che sta incantando il pubblico della
serie A.
Numeri che, dopo
undici giornate, sono valsi il
primato in coabitazione con l’
Inter,
il
miglior attacco del campionato e la
seconda
miglior difesa.
Un toccasana per il nostro calcio dopo l’estate rovente
targata
calciopoli. E niente male per il Palermo, che
una decina d’anni fa vivacchiava in terza serie. Poi l’arrivo
di grandi imprenditori,
Sensi prima e
Zamparini
dopo, hanno reso possibile il grande, e meritato, rilancio.
I tifosi già sognano grandi traguardi, ma il tecnico Guidolin
frena: non vuole sentir parlare di
scudetto. Scaltro e
pragmatico, l’allenatore veneto ha plasmato la squadra a sua
immagine e somiglianza: i rosanero sanno chiudersi alla
perfezione e far male senza pietà agli avversari. Chiedere
informazioni a
Fiorentina e
Milan, che si sono viste espugnare il campo dall’armata
siciliana.
Intanto dall’
Inghilterra piovono fastidiose
insinuazioni. Il
Financial Times, quotidiano economico d’oltremanica
che annovererebbe tra i redattori anche massimi esperti di
calcio mondiale, sostiene che se la
Sicilia
può permettersi di competere significa che il sistema
calcio in Italia sta collassando.
I motivi? Fumosi. Come quelli del gratuito attacco.
Poco importa. Certo, parlare di scudetto è ancora prematuro,
anche se la tradizione fa presagire ai tifosi palermitani un
dolce futuro. Svariate volte, infatti, è capitato che, negli
anni successivi al mondiale, un’outsider si sia aggiudicata
il
tricolore. Successe al
Napoli di
Maradona
nell’
1986 - 87 e alla
Samp di
Vialli e
Mancini nel
1990 - 91.
Anche se questo Palermo somiglia più a un’altra vincente
outsider: il
Verona di Bagnoli, campione nell’
85. Entrambe
senza tanti fuoriclasse di livello mondiale in organico, ma
con un gruppo di ottimi calciatori guidati da un altrettanto
ottimo tecnico.
E’ però troppo presto per discorsi di questo tenore: Palermo
si goda pure il suo momento. Se son rose, fioriranno.
Rosanero, pardon…