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Telegiornaliste anno II N. 45 (77) dell'11 dicembre 2006
MONITOR Alessandra Viero, largo ai giovani
di
Giuseppe Bosso
Questa settimana abbiamo incontrato per i nostri lettori
Alessandra Viero. Nata
il 16 aprile del 1981, Alessandra è giornalista professionista e conduce il
Tg Bassano.
Alessandra, come è iniziata la tua carriera?
«Fin da piccola ho sognato di fare questo lavoro. Mi sono laureata in
giurisprudenza a Trento e nel frattempo ho iniziato a collaborare con un mensile
e con il supplemento di un quotidiano. Poi sono entrata nella redazione di
Bassano di Rete Veneta, dapprima curando una rubrica legata al mondo del lavoro,
e poi alla redazione del tg».
Quale può essere, secondo te, il ruolo delle emittenti locali nell’era delle
innovazioni tecnologiche? Sono ancora buone “palestre” per gli aspiranti
giornalisti?
«Il digitale è sicuramente una sfida e una possibilità in più per le emittenti
locali, ma ci sarà molto da lavorare su questo banco di prova, in cui comunque
credo molto. Ma ci vorrà tempo perché questa opportunità offerta dalla
tecnologia si consolidi».
Ti sei mai sentita penalizzata nell’essere donna in un mestiere dove, a detta
di molte tue colleghe, non si è ancora raggiunta una piena parità di trattamento
tra i due sessi?
«No, per fortuna nell’ambiente in cui ho lavorato finora ho trovato quasi solo
donne; la redazione del
Tg Bassano è quasi interamente composta da donne».
Quali sono le tue aspettative per il futuro?
«Non mi precludo nulla: amo il mondo della comunicazione e la televisione è un
modo diretto ed efficace; mi piacerebbe lavorare anche per la carta stampata, in
cui i tempi, rispetto alla tv, sono diversi e non stretti come quelli che impone
la messa in onda del notiziario».
I nostri lettori ti apprezzano molto per la tua immagine. Quanto conta per te
la bellezza sul lavoro?
«Certo, è importante, conta avere una buona immagine. Ma se non c’è
contemporaneamente una base professionale e culturale buona non vai da nessuna
parte. E soprattutto, consentimi un’espressione forte, “senza palle” non hai
prospettive in questo lavoro».
Riesci a conciliare lavoro e vita privata?
«Non è facile, il lavoro richiede molte energie, specie se lo fai con passione,
ed io amo farlo, ci dedico molto tempo. Ma questo ti porta via molto tempo e
conciliarlo con gli affetti è sempre più difficile, considerando gli orari che
abbiamo».
CRONACA IN ROSA La legge a favore delle donne
di
Erica Savazzi
L'articolo 3 della
Costituzione italiana vieta ogni discriminazione basata
su sesso, razza, religione e condizioni sociali. In realtà,
sappiamo fin troppo bene come i principi enunciati sessant'anni
fa siano rimasti spesso disattesi, come dimostra
quotidianamente la situazione delle
donne in Italia:
meno pagate, con scarsa possibilità di accedere a ruoli
dirigenziali, oggetto di violenze.
Proprio da quest’ultimo punto ha deciso di partire il
ministro per le Pari Opportunità
Barbara Pollastrini. La
nuova legge sarà
presentata in Parlamento al termine della discussione sulla
Finanziaria, però ci sono già la prime anticipazioni:
pene più severe – fino a sei anni di carcere – per le
violenze, fino a quattro anni per le molestie. Il giro di
vite riguarderà soprattutto quelle
violenze consumate
all’interno delle
mura domestiche.
Nel provvedimento c’è una parte innovativa voluta fortemente
dal deputato
Vladimir Luxuria – Guadagno: insulti e violenze contro
gay e transgender saranno considerati vere e proprie
discriminazioni sessuali e quindi aggravanti di
reato. Finora nessuno aveva mai pensato a proteggere per
legge queste “categorie” di persone.
Si prospettano già polemiche e ironie. Bisognerebbe invece
congratularsi con il ministro Pollastrini che dopo soli sei
mesi al governo riuscirà a far approvare una
legge
storica, in un Paese in cui lo stupro, non
dimentichiamolo, è diventato reato contro la persona – e non
più contro la morale – solo dieci anni fa, e in cui per chi
commette reati contro le donne e più in generale contro i
più deboli, la
sanzione sociale è inesistente.
FORMAT
Sai Xché,
Rete4 premia l'ambiente
di
Giuseppe Bosso
Metti uno statutario
campione di apnea, più volte
primatista mondiale, con una
instancabile viaggiatrice
dagli occhi da cerbiatta e col sorriso smagliante. Non
stiamo parlando di una nuova
liaison che imperversa
nelle cronache rosa, ma di una coppia del piccolo schermo
che da quattro anni è una garanzia per
Rete4, sempre attenta e attiva sul filone delle
trasmissioni dedicate alla natura e all’ambiente.
Lui è
Umberto Pelizzari, lei è Barbara Gubellini (l'abbiamo
intervistata qualche mese fa), dal 2003 conduttori di
Sai Xché?, programma di
divulgazione dedicato
alla cultura, alla scienza e alla natura.
Inizialmente destinato alla prima serata con cadenza
settimanale, dallo scorso anno è divenuto
striscia
quotidiana, mantenendo inalterato il format: puntata
dopo puntata i due intrepidi conduttori ci portano da un
capo all’altro del mondo, tra ghiacciai e foreste, deserti e
fondali marini, fin dove la mano dell’uomo ancora non è
giunta, e tra un servizio sugli animali e uno sulle tribù
africane cercano di dare risposta ai più
curiosi e
bizzarri interrogativi.
Perché alcune specie preferiscono vivere in acqua? Perché
scoppiano i temporali? Perché nascono le oasi in alcune zone
desertiche? Questi alcuni dei quesiti ai quali la
trasmissione cerca di dare una risposta esauriente, per un
pubblico che, negli anni, ha dimostrato di
apprezzare, e molto, questo genere di programmi, non
sempre adeguatamente valorizzati.
E' davvero ammirevole come, proprio negli anni del
proliferare del trash e dei reality sul piccolo schermo,
Rete4 dedichi
risorse e sforzi alla tematica
ambientale e culturale:
Solaris,
Pianeta mare,
Il Viaggiatore e, appunto,
Sai Xché?, sono da
anni punti fermi della programmazione del canale, una volta
quasi interamente riservato a telenovelas e soap opera. I
risultati, in termini di ascolti e di gradimento del
pubblico,
ricompensano questa scelta.
ELZEVIRO Ligabue, artista
a tutto tondo
di
Mario Basile
«Al cinema io ci sono arrivato per caso. Nel
1997 il
produttore
Domenico Procacci mi contattò perché aveva
letto il mio libro
Fuori e dentro il borgo,
dicendomi che gli sarebbe piaciuto farne un film».
Luciano Ligabue racconta così l’inizio del suo rapporto
col cinema ai ragazzi dell'
Università
di Salerno. L’artista emiliano ha aperto la quarta
edizione della rassegna
Filmidea – Incontri universitari di cinema, dedicata
quest’anno alla memoria di
Gillo Pontecorvo.
«All’inizio - spiega Ligabue – non era certo che dovessi
dirigere io le riprese. Poi Procacci mi disse che un
film
è sempre la visione di una sola persona e mi chiese di
curarne la regia. Questo, praticamente, mi fregò, e io, dopo
un po’ d’indecisione, accettai la sua proposta». Una scelta
decisamente felice:
Radiofreccia vincerà ben tre
David di Donatello e due
Nastri d'Argento nel
1999.
«La particolarità di
Radiofreccia è, secondo
me, che la
sceneggiatura è più bella della pellicola.
Questo è anche dovuto al fatto che era palese la mia
inesperienza a raccontare qualcosa attraverso le immagini.
Ai primi ciak avevo paura di dare ordini sbagliati».
Luciano poi ricorda la scelta di
Stefano Accorsi come
protagonista: «A dire il vero non è che mi convinceva tanto.
Lui era famoso solo per la pubblicità del gelato e poi il
Freccia che avevo in mente doveva essere più gracilino,
più nervoso. Però quando fece il provino e lesse la famosa
parte dei “credo”, ho capito subito che nessuno poteva
interpretare quella parte meglio di lui».
La
seconda esperienza di Ligabue dietro la cinepresa
risale al
2002 con
Da zero a dieci,
pellicola che, pur essendo apprezzata da tanti, non ha avuto
il successo di
Radiofreccia: «Con
Da zero a
dieci credo di aver sbagliato. Forse ho voluto dire
troppe cose. E pensare che dopo il primo film pensavo di non
aver più nulla da dire, anche in termini di canzoni. In
Da zero a dieci, io e Procacci abbiamo voluto parlare di
cose diverse rispetto a
Radiofreccia. Il film forse
ha risentito di questo. Potevamo seguire degli argomenti già
lanciati qualche anno prima».
Ligabue è un artista a tutto tondo: ha da poco pubblicato un
libro di poesie dal titolo
Lettere d’amore nel
frigo. Inevitabile qualche battuta su temi
extracinematografici: «Quando scrivo una
canzone, non
posso pensare se piacerà agli altri. Incrocio le dita e
spero che quello che ho da dire interessi anche al pubblico.
Nel brano
Cosa vuoi che sia ho parlato di quelle
persone che ti dicono così quando ti capita qualcosa di
spiacevole. E’ facile però farlo quando non si è coinvolti».
Luciano chiude l’incontro con un
consiglio ai
ragazzi: «
Siate estremamente attaccati alla vita».
La
rassegna Filmidea continua: ospiterà
prossimamente
Dante Ferretti,
Michele Placido,
Mario Monicelli,
Silvio Orlando e
Dario
Argento.
DONNE Ségolène, la lunga strada per l'Eliseo
di
Tiziana Ambrosi
Il 16 novembre la
Francia ha avuto le sue primarie. Non a partecipazione
popolare, come accaduto in Italia, ma all'interno del Partito Socialista. La
votazione era volta alla scelta dello sfidante dell'attuale ministro
dell'Interno Nicolas Sarkozy nelle
elezioni presidenziali della primavera
prossima. Per la prima volta nella storia di Francia, non ci sarà uno
sfidante, ma "
una": Ségolène Royal.
Ségolène, 53 anni, bella, madre di quattro figli e compagna del segretario del
PS Francois Hollande, ha
surclassato i suoi avversari con ampio margine -
oltre il 60% dei voti - nonostante alcuni sondaggi la dessero in forte calo per
alcune sue
affermazioni sulla mole di lavoro degli insegnanti.
Un'
ascesa, quella di Ségolène, che non ha
conosciuto colpi d'arresto
nell'opinione pubblica.
In passato, nei governi socialisti degli anni '90, è stata ministro della
Famiglia, dell'Ambiente e della Scuola. Il vero
punto di svolta,
tuttavia, arriva nel 2004 con la conquista del feudo conservatore della regione
del Poitou-Charentes di Raffarin.
Da allora è partita la corsa inarrestabile che l'ha portata alla conquista
delle primarie.
La chiave di lettura del pensiero politico della Royal è quella che lei stessa
definisce
democrazia partecipativa, in cui i «i cittadini sono i
migliori esperti su ciò che essi vivono. La politica significa in primo luogo
ascoltare per agire in modo giusto». Un pensiero di per sé semplice, ma che
nessuno è mai riuscito o ha mai voluto applicare.
Eppure in Francia qualcosa si è mosso. Grazie anche al sito ufficiale
Désirs
d'avenir in cui grandissimo
spazio è dato alla partecipazione degli
internauti. Innovativo anche il
modo di comunicare, capillare e che
cerca di raggiungere la base facendola sentire protagonista.
Fa riflettere però che questo argomento, le donne nei posti chiave della
politica,
susciti ancora scalpore e curiosità, quando di contro dovrebbe
essere più che normale. Michelle Bachelet in Cile, Angela Merkel in Germania,
Nancy Pelosi alla Camera dei Rappresentanti USA, le possibili candidate Hillary
Clinton e Condoleezza Rice alle presidenziali americane 2008. Ségolène Royal.
Tutte "
prime donne" dei rispettivi Paesi.
Donne che fanno notizia, ma che ci fanno anche sperare che la
politica
possa finalmente essere ad una
svolta, possa avere un volto più umano e
meno freddo, possa essere più fresca e innovativa.
Forse siamo di parte, ma... in bocca al lupo, Ségolène!
TELEGIORNALISTI Ciao, Alberto
La redazione e l'editore di Telegiornaliste con profondo
cordoglio partecipano al dolore per la scomparsa del collega
Alberto D'Aguanno.
A Monica Gasparini e alla famiglia di Alberto vanno le
nostre sentite condoglianze.
OLIMPIA Nadia Comaneci,
atleta da dieci e lode
di
Mario Basile
Gheorghe Gheorghiu-Dej, 18 Luglio 1976. Per i
cinquantaseimila abitanti di questo paesino rumeno è un
giorno di festa: la loro vita monotona è sconvolta
dall’impresa di una minuta ragazzina che di nome fa
Nadia
Comaneci.
Non ha neanche quindici anni ed è la ginnasta più famosa
della scena mondiale. Alle
Olimpiadi di Montreal ha appena fatto ciò che nessuno
aveva fatto prima: ha conquistato per tre volte il punteggio
di dieci alle
parallele asimmetriche. Fino ad allora
il dieci era un traguardo inarrivabile, ma la classe di Nadia
non conosce limiti e le ha concesso perfino di calare il
tris.
La piccola fatina rumena si impose così agli occhi del mondo.
I pochi che già la conoscevano, visti i precedenti successi
in campo nazionale ed europeo, erano quasi certi della sua
esplosione. Mai avrebbero immaginato che il suo nome
diventasse un’eco planetaria. A fine Olimpiade le
medaglie
d’oro saranno
tre - alla
trave, alle
parallele asimmetriche e al
concorso individuale
-, il punteggio di dieci lo otterrà altre tre volte.
Completano il quadro la
medaglia d’argento al concorso
a squadre e il bronzo al corpo libero.
Da quel momento la carriera di Nadia sarà in perenne ascesa.
Un'ascesa che culmina con la vittoria ai
Campionati
Mondiali del
1979. Un anno dopo ci saranno le
Olimpiadi a Mosca: sarà la consacrazione del suo talento.
E invece no, la strada si fa in salita. Colpa di
un’infezione. Al termine di un esercizio Nadia si ferisce al
polso con la fibbia metallica del fermapolsi. In ospedale la
diagnosi è dura da mandare giù: avvelenamento del sangue.
Nadia non si arrende, stringe i denti e a
Mosca ci va.
E' in perfetta forma. Nessuno ci avrebbe giurato, pochi mesi
prima. Fu due volte d’oro, alla trave e al corpo libero. Al
concorso individuale dovette inchinarsi a
Yelena Davydova.
Si ritira dalle gare nel
1984. Rimane comunque nel
mondo dello sport: la sua stella contribuirà a forgiare le
nuove leve della ginnastica rumena. Ma il Paese è alla
deriva. Nel
1989, poco prima della rivoluzione contro
il leader rumeno
Ceausescu, Nadia fugge negli
USA e chiede asilo
politico.
Decide di far ritorno in patria nel
1996 per sposarsi
col ginnasta americano
Bart Conner, conosciuto durante
il soggiorno negli States.
Oggi il suo impegno nello sport continua. Tra le varie
attività spicca la direzione di un'accademia di ginnastica.
Ma l’impegno più grande di Nadia è la
beneficenza: sta
portando avanti un progetto per aiutare i bambini poveri e
gli orfani del suo Paese che da anni vivono in condizioni
disagiate; una
clinica porterà il suo nome. In passato
la Comaneci ha parlato anche all’
ONU
per avviare l’Anno internazionale dei volontari.
Senza dimenticare che da anni è nel consiglio
d’amministrazione dell’
associazione per la ricerca sulla
distrofia muscolare ed è vice presidente dell'
International
Special Olympics.