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Telegiornaliste anno III N. 14 (92) del 9 aprile 2007
MONITOR
Cristina Bianchino, l'eclettica del tg
di
Nicola Pistoia
Cristina Bianchino, romana, è giornalista professionista dal 2003. Prima di
approdare, nel 2006, alla conduzione dell’edizione della notte del
Tg5,
Cristina ha lavorato nella redazione di
Verissimo per oltre cinque anni e
contemporaneamente in quella del telegiornale.
Nella sua carriera ha ricoperto vari ruoli professionali: conduttrice televisiva
di programmi sportivi e d’intrattenimento, conduttrice ed inviata radiofonica
per Tele Radio Stereo, Rds e Isoradio Rai; autrice televisiva, firmando
programmi come
Vivere Bene e
A tu per tu. E' stata anche
redattrice a
Buona Domenica e giornalista d’approfondimento al
settimanale
Terra!.
Come e quando è nata la passione per il giornalismo?
«La prima vera passione è stata quella per la televisione. Frequentavo l’ultimo
anno del liceo classico, a Roma: mi chiesero di condurre un programma per
ragazzi per una tv locale, assieme ad altri coetanei. Nacque subito l’amore per
la tv e, subito dopo, capii che mi piaceva raccontare agli altri tutto quello
che succedeva. Ho firmato e condotto alcuni programmi televisivi (sempre a
circuito locale). Per GBR ho condotto un programma sportivo in diretta, la
domenica pomeriggio, al fianco di
Marco Liorni. Ho lavorato molto in radio. C’è stata una parentesi importante
anche nella tv satellitare Stream come conduttrice di programmi dedicati ai
viaggi.
Poi è arrivata la grande occasione con Mediaset: sapevo che
Maurizio Costanzo
cercava giornalisti per la sua nuova
Buona Domenica con Fiorello (era il
1996); feci il colloquio e mi presero subito.
Ho lavorato diversi anni come autrice di programmi televisivi. Nel 2000 il salto
alle news del
Tg5:
Toni Capuozzo e Sandro Provvisionato mi offrirono la possibilità di lavorare
al nuovo settimanale di approfondimento del nostro telegiornale:
Terra!.
E’ stato un anno intenso, in cui ho imparato molto. Successivamente Enrico
Mentana mi chiese di entrare a far parte della redazione di
Verissimo
dove sono rimasta fino alla stagione 2005-2006. Parallelamente ho lavorato anche
nella redazione cronaca del
Tg5. Chiusa l’esperienza con
Verissimo,
sono ora in forza al telegiornale, sempre in cronaca. E, naturalmente, conduco
l’edizione della notte del
Tg56».
Qualche volta si sente in colpa di aver scelto una professione piena di
sacrifici?
«Nessuno può prescindere dal proprio lavoro e questo è il mio. Sono orgogliosa
di quello che faccio e chi mi conosce mi apprezza anche per questo. E poi sono
convinta che in ogni professione si debbano fare dei sacrifici per poter
conciliare anche la vita privata. Non credo di sottrarre molto tempo alla mia
famiglia: l’importante è organizzarsi e programmare tutto con un po’ di
anticipo. Ma questo è quello che succede a tutte le persone che lavorano,
qualsiasi cosa facciano».
Quali sono le differenze nel lavoro del giornalista, tra un rotocalco come
Verissimo e un tg?
«Moltissime, innanzitutto la notizia: al tg è fondamentale, in un rotocalco si
può semplicemente raccontare una storia, descrivere un personaggio o anche solo
illustrarlo. Anche le immagini fanno la differenza: un conto è fare un pezzo di
un minuto per il telegiornale; altro è confezionare un servizio di cinque o sei
minuti, con lunghe interviste, musica e immagini patinate. C’è un grosso lavoro
di preparazione: se al tg ci bastano pochi minuti di girato (ovvero di
registrazione), per un programma come
Verissimo occorre registrare anche
un’ora o due per essere certi di avere materiale a sufficienza. E poi il
montaggio: si utilizza quasi sempre la post-produzione per avere effetti
speciali e suggestivi come la dissolvenza. Tutte accortezze che nei pezzi del tg
non sono necessarie, perché lì è importante dare la notizia, anche con immagini
sporche e poco curate. Insomma: paradossalmente a
Verissimo si lavorava
di più, ma nelle vesti di autore, regista, eccetera. Al tg si è giornalisti a
tutto tondo».
Ci può descrivere con un aggettivo le tre diverse edizioni di Verissimo
che si sono susseguite in questi ultimi tre anni, quella con Cristina Parodi,
quella con Paola Perego e quella con Silvia Toffanin?
«Un solo aggettivo è difficile: sono tre edizioni che si differenziano tra loro
in tante cose. E’ ovvio che il
Verissimo di
Cristina Parodi è quello che conosco meglio e a cui sono più legata; potrei
definirlo “di classe”: Cristina è sempre riuscita a dare levità anche alle
notizie più tristi e una certa allure a quelle di puro gossip.
Con Paola Perego ho lavorato solo pochi mesi: diciamo che è stato un
Verissimo di cambiamento, più verace e più vero (ricordate il pubblico in
studio?); Paola doveva necessariamente rompere gli schemi di un programma che
per un decennio aveva avuto il volto e il tono di un’altra conduttrice: e c’è
riuscita. L’attuale edizione condotta da
Silvia Toffanin la vivo da telespettatrice: mi sembra molto patinata e
glamour e lei, giovane e fresca, ha un volto pulito e un tono sempre pacato.
L’unico rammarico è quello di vedere
Verissimo solo il sabato pomeriggio:
ha tenuto compagnia agli italiani ogni giorno, per dieci anni. E’ davvero un
peccato che il suo spazio sia stato ridotto».
Lei, oltre che inviata, conduce anche il tg della notte: le sta un po'
stretto come ruolo o è contenta così?
«Non scherziamo, io mi ritengo una privilegiata: a fronte di centinaia di
giornalisti, i conduttori di un telegiornale nazionale sono un numero davvero
esiguo. Sono grata a Carlo Rossella che ha avuto fiducia in me, regalandomi
questa grande opportunità di crescita. Il tg della notte, inoltre, grazie anche
alla rassegna stampa, offre la possibilità di fare approfondimenti che in altre
edizioni non troverebbero spazio. E’ un bel tg, mi piace e poi… In futuro,
chissà».
Un consiglio a chi, come lei, volesse intraprendere questo lavoro?
«E’ un lavoro bellissimo e, come tale, è molto ambito. Ci sono tanti giornalisti
costretti a fare un altro lavoro, in attesa dell’occasione giusta. Io stessa,
come ho già detto, ho lavorato diversi anni come autore, come addetta stampa,
prima di diventare giornalista a tutti gli effetti. Poi mi sono trovata - come
si dice – “nel posto giusto al momento giusto”. Se davvero si vuole
intraprendere questa professione, bisogna tener conto delle difficoltà di
occupazione, proporsi con insistenza ed essere disposti a cominciare dal basso,
sacrificando spesso la vita privata. E infine bisognerebbe poter contare su una
buona dose di fortuna!».
MONITOR
Il lato umano di Valentina Bendicenti
di
Silvia Grassetti
Per la gioia dei suoi moltissimi
fans, che si riuniscono tutti i giorni sul nostro forum, questa settimana
Telegiornaliste ha incontrato
Valentina Bendicenti, anchorwoman di SkyTg24.
Valentina ha voluto approfittare di questa occasione per far conoscere il suo
lato umano accanto alla professionalità a cui ha abituato i telespettatori.
Valentina, sei stata inviata di guerra all'indomani della strage di
Nassiriya. Cosa ti è rimasto di quella esperienza?
«E’ stata un’esperienza forte, intensa, indimenticabile. Sedici ore di viaggio
in macchina dalla Giordania, attraverso il deserto, per arrivare lì il giorno
dopo e trovare la distruzione, quel senso di impotenza che ti assale quando
senti la paura, tua e della gente. Ma c’è l’adrenalina, e quel pizzico di
incoscienza che ti fa andare avanti, che ti carica, che ti fa dire
sono qui e
sono felice di averne avuto la possibilità. Pur con le brutture, gli orrori
di un paese martoriato dalla guerra. Un paese bellissimo, che trasuda storia.
Quello iracheno è un popolo caldo e ospitale, al contrario di quel che si pensi.
Un’esperienza che rifarei, e ho rifatto: l’anno successivo a Baghdad, per il
primo anniversario dell’attacco americano, e l’anno dopo ancora a Nassiriya e
Baghdad, con l’allora Ministro della Difesa Antonio Martino. Professionalmente,
il ricordo al quale tengo di più».
Qual era la realtà dei soldati italiani, al di là di
quanto raccontavano i giornali?
«Il racconto dei giornali è il racconto degli inviati, quindi fedele alla
realtà. I nostri soldati impegnati in Iraq erano esposti al pericolo ogni
giorno, continuamente. Con freddezza, coraggio, dedizione ed un grande
affiatamento. Malgrado tutto, però, affrontavano l’impegno militare con il
sorriso, se possibile con una battuta, per sdrammatizzare la situazione e far
sentire il meno possibile il peso dell’immensa responsabilità alla quale erano
chiamati».
Abbiamo sbagliato tutti, a chiamarla "missione di pace"?
«In un paese distrutto dalle bombe e intriso di terrorismo, non la chiamerei
affatto una missione di pace, semmai una missione militare, in un paese in
guerra».
Un giornalista dovrebbe mettere da parte il proprio lato
emotivo per spiegare, con logica e razionalità, le notizie
al pubblico. Si riesce a farlo sempre, o sono più bravi
gli uomini in questo? E tu, come ti poni in questo senso?
«Credo che l’emotività non dipenda dal sesso ma dal carattere e dalla
personalità che ognuno di noi ha. Sono convinta che la notizia vada data al
pubblico in maniera per così dire “pulita”, con una cronaca dei fatti il più
possibile vicina alla realtà. Ma sono anche convinta che esistano occasioni,
particolari, nelle quali il lato emozionale costituisce un valore aggiunto.
Trasmettere emozioni durante una corrispondenza da un paese in guerra significa
coinvolgere davvero il telespettatore, così che possa “sentire” e vivere quello
che stai vivendo tu, sul posto».
Quando Valentina Bendicenti non lavora, come trascorre il
tempo? Quali sono le cose che preferisci fare, e con chi?
«Adoro viaggiare e quando ho un po’ di tempo libero cerco sempre di organizzare
qualcosa in questo senso, con gli amici più cari. Mi godo il meritato (credo)
riposo ma, non riuscendo a stare neanche un giorno senza far nulla, vado
continuamente alla ricerca di posti nuovi, possibilmente fuori dagli itinerari
classici, perché mi piace la tranquillità. Sono sempre stata una sportiva ed una
grande amante della natura».
Nella carriera e nella vita, cosa ti manca?
«Professionalmente, credo di essere una persona realizzata e gratificata.
SkyTg24 è una televisione che, in quanto all news, è in continuo fermento. E
così tu. L’arricchimento è quotidiano, proprio perché hai la possibilità di
cimentarti su molti fronti. Il telegiornale è dinamico, ha ritmi serrati e per
questo lo sento vicino al mio carattere. L’esperienza da inviato di guerra che
ho avuto l’opportunità di fare resta la più intensa, ma mi piace molto anche
condurre l’approfondimento pomeridiano di
SkyTg24 pomeriggio, nel quale
hai la possibilità di gestire un programma in studio con degli ospiti dandogli
il taglio che preferisci. Esce fuori quello che sei veramente e questo mi piace.
Nella vita, sono contenta di aver raggiunto certe forme di autonomia e di
consapevolezza, e di aver smussato alcuni lati del mio carattere. Quello che
manca, speriamo che arrivi…».
CRONACA IN ROSA
Più gossip per tutti
di
Erica Savazzi
Gossip e personaggi dello
spettacolo,
gossip e
politica, festini, gite in barca, droga e trans. Non ci
facciamo mancare nulla, sotto il sole italico, altro che
stampa scandalistica inglese. E ancora non è arrivata la
bella stagione, il periodo delle letture “da ombrellone”.
Sarebbe tutto facile, troppo facile, se non ci fossero in
ballo
inchieste della magistratura, corruzione, un
fotografo in carcere, un politico “che va a trans” sbattuto
in prima pagina, un altro che – ancora sconosciuto – se l’è
spassata su uno yacht. Parrebbe una degna puntata di una
soap di serie B, tutto sesso e soldi. E invece no, è la
realtà. Confusa, taciuta, dove persecutore e
perseguitato si confondono. Il ricattatore Corona festeggiato
in carcere dai suoi dipendenti, il portavoce Sircana messo
alla pubblica gogna per qualcosa che avrebbe potuto fare.
Strano il rapporto tra
vip e fotografi. A volte il
paparazzo è il loro
migliore amico, li riporta alla
ribalta con foto di
liaisons dangereuses, di topless
scandalosi, di frequentazioni mirabolanti, a volte invece è
il loro
peggior nemico, quando va oltre il pattuito o
quando personaggi più o meno noti – pur in vacanza in Costa
Smeralda sotto gli occhi di tutti – pretendono di non venire
immortalati.
Un dubbio: perché coloro che sono stati ricattati da Corona e
amici
non hanno denunciato? C’è chi si è limitato a
comprare le foto, come Barbara Berlusconi: ma che cosa stava
mai facendo di così compromettente fuori da una discoteca
milanese, per rassegnarsi a pagare migliaia di euro?
C’è chi ha rifiutato seccamente – come Michelle Hunziker -
non ha pagato, e le foto non sono comparse. Perché? Forse non
erano così scandalose come il fotografo voleva far credere?
Di certo queste
immagini fanno la
fortuna di alcune
testate. Secondo l’anticipazione dei dati Audipress della
seconda metà del 2006, i lettori di riviste come
Chi,
Eva Tremila,
Grand Hotel,
Novella Duemila
e
Visto sono più di cinque milioni, se aggiungiamo
anche
Gente e
Oggi si raggiungono quasi dodici
milioni di lettori. Parecchi, pur se, sempre secondo
Audipress, in calo.
Il
gossip attira il lettore, e anche il
telespettatore. Così i
telegiornali ci “informano” dei
personaggi più o meno famosi coinvolti nella vicenda, di
ipotetici scoop, di trame spionistico-politiche,
dimenticando già dal secondo giorno di cronache i
risvolti penali. E intanto, dopo due settimane a
chiedersi chi era il politico di centrodestra
sull’imbarcazione al largo di Capri che festeggiava con
ragazze e cocaina, si viene a sapere, quasi per caso, che era
tutto falso, non c’erano yacht, non c’erano festini. Forse.
Attendiamo la beatificazione di Corona a furor di popolo
(come già successo con
Bettarini e Gregoraci), aspettiamo trepidanti che gli sia
assegnato un programma televisivo (
Buona Domenica?
Verissimo?).
Il
popolo guardone e assuefatto al giornalismo
patinato chiede
circenses, ovvero scandali e foto osé,
per divertirsi, incurante della legge e della decenza.
FORMAT
Sky Vivo e Sky Show, divertimento per tutti
di
Giuseppe Bosso
Piccoli canali crescono, si potrebbe dire, ma sarebbe
riduttivo per le prospettive che accompagnano l’universo Sky
nel nostro Paese.
Sono alte le aspettative riposte nella nuova programmazione
di
Sky Vivo e Sky show (canale 109 e 116), presentata a
Milano il 13 marzo scorso con una conferenza stampa alla
presenza del direttore Stefano Orsucci, di Flavio Natalia -
responsabile del settore pubblicità Sky - e dei volti di
punta dei due canali. Nati da poco più di un anno, Sky Vivo
e Sky Show hanno visto progressivamente crescere il numero
delle ore di programmazione.
Ospite d’onore l’attrice
Bo Derek,
protagonista di tante pellicole degli anni 70 e 80, che ha
presentato
Fashion house - soap importata dagli Stati Uniti in
onda su Sky Show tutti i pomeriggi - nella quale interpreta
una spietata dirigente di una grande casa di moda. La serie
ha avuto molto successo oltreoceano, per il suo modo
pungente e spigliato nel raccontare
vizi e
virtù
di tutto quanto ruota intorno al patinato mondo delle
passerelle.
Presentate al
parterre di ospiti novità e riconferme:
prosegue
Geppi hour, un’ora di satira legata all’attualità
condotta dalla ex
Zelig Geppi Cucciari. Non meno
esplosivo promette di essere
Fabio Canino nelle vesti di direttore del
Tg show,
notiziario rigorosamente "
politicamente scorretto"
che tratterà le ultime notizie con l’ausilio di improbabili
inviati in esterna.
L'uomo perfetto esiste?
Ellen Hidding prova a
trovarlo su Sky Vivo, selezionando candidati che dovranno
superare una severa giuria composta da Selvaggia Lucarelli,
Claudia Montanarini e Dario Cassini. Come migliorare la
propria vita sessuale? La risposta è il primo
docu-reality made in Italy affidato alla conduzione di
Barbara Gubellini,
Sex Therapy.
E ancora:
The Soup, con gli istrionici
Francesca
Zanni e
Gabriele Pignotta, panoramica su quanto
viene trasmesso dalla tv all’estero e che mai arriverà in
Italia;
Shake it, simpatico viaggio su quanto accade nel
mondo con la sensuale
Laura Barriales e la
sketch-com campione d’ascolti in Francia,
Samantha.
Non manca un
volto - simbolo, una vera "
signorina
buonasera" che introdurrà tutti i programmi:
Maria
Giovanna Elmi. Proprio lei, la “fatina” di mamma Rai,
che si presenta in una versione di sé decisamente inedita.
CULT
Primavera in… arte e cultura
di
Gisella Gallenca
Se siete appassionati di
mostre ed eventi è il momento di approfittare
della “pausa” pasquale. In giro per il Belpaese, diverse sono le esposizioni che
interesseranno il pubblico più esigente. Noi di
Telegiornaliste abbiamo selezionato alcune proposte che ci sono sembrate
particolarmente interessanti.
Per gli amanti della
musica sarà irrinunciabile una visita a Parma, in
occasione del cinquantesimo anniversario della scomparsa del grande
Arturo Toscanini. Molti gli eventi promossi dalla
Regione Emilia Romagna per questa ricorrenza: in particolare, segnaliamo la
mostra
La musica segreta del maestro (Fondazione Cariparma - Palazzo
Bossi Bocchi 15 aprile - 10 giugno 2007), dedicata alla sua collezione di opere
d’arte.
A
Torino,
invece, a partire dal 18 aprile, al
Museo
Diffuso della Resistenza, della Deportazione,della Guerra, dei Diritti e della
Libertà, aprirà al pubblico
Primo Levi. Le opere e i giorni.
L’evento è curato dal Philippe Mesnard, docente universitario francese e Carlo
Saletti, ricercatore e regista, da anni impegnato nello studio della
deportazione nazista attraverso i diversi linguaggi del teatro, del cinema e
della saggistica. L’esposizione torinese sarà la prima di un percorso che
toccherà Carpi, Lione e altre capitali europee.
Per chi ama le esposizioni fotografiche, appuntamento a
Roma, dal 13 al 22 aprile, presso l'
Officina d’Arte al Borghetto, con
l’installazione
La città
continua. Tre artisti, ognuno con un diverso bagaglio culturale e il
proprio linguaggio espressivo, si confronteranno sullo stesso tema, indagando le
analogie esistenti fra le tre capitali europee. E la prima tappa sarà proprio
Roma, raccontata da Olivier Fermariello, Sandro Di Camillo e Christoph Brech.
Spostandoci a Milano, abbiamo
Milano,
Luxury design. Neocodici del lusso & design del gioiello
(Triennale, 18-23 aprile 2007). La mostra, patrocinata dalla Regione Piemonte e
dalla
Provincia di Alessandria, illustra le tappe attraverso cui il gioiello
valenzano si è evoluto. Accanto ai lavori dei maestri del settore, vi sarà
spazio per i prototipi progettati da studenti degli istituti di formazione del
distretto orafo; e, infine, una sezione intitolata "
Lusso on demand",
dedicata alle ipotesi futuribili della produzione del lusso.
A
Venezia, i prossimi mesi saranno animati, alla
Fondazione Peggy Guggenheim, da Philip Rylands, il più giovane
rappresentante del pionieristico gruppo degli Espressionisti astratti americani,
e dai Kids’ day, i laboratori didattici gratuiti dedicati ai bambini dai quattro
ai dieci anni.
Si potrà invece diventare “protagonisti” alla Stazione Centrale di
Milano
(11 e 18 aprile dalle 15.00 alle 20.00), partecipando alla curiosa
opera
d’arte pubblica di Jochen Gerz,
Salviamo la
Luna: è sufficiente
farsi fare un ritratto fotografico per le
strade della città. Da soli, per una volta, in una notte e un luogo a scelta.
Ispirati dalla luna.
DONNE La Rosa rossa di
Polonia
di
Laura Nicastro
«
La libertà è sempre la libertà di dissentire». È la
frase di Rosa Luxemburg che forse meglio la rappresenta. E la
"rosa rossa", come è stata definita, ha sempre mostrato la
sua
appassionata azione agitatoria per contrastare il
conservatorismo della burocrazia dei partiti e dei sindacati.
Rosa Luxemburg nasce nel 1871, a Zamosc, nella Polonia russa,
da una famiglia ebrea poverissima. Trotsky la definisce «una
donna piccola e fragile, ma con un volto nobile e occhi
bellissimi che radiavano intelligenza; affascinava l'assoluto
coraggio della sua mente e del suo carattere. Il suo stile,
che era insieme preciso, intenso e spietato, sarà
sempre
lo specchio del suo spirito eroico».
Già a 15 anni aderisce al movimento polacco rivoluzionario e
tutta la
sua vita sarà legata a doppio filo alla politica.
E la politica sarà influenzata dalla sua passione e
intelligenza. Anche Lenin, nonostante le continue rotture
teoriche, ne riconosce l’importanza politica: «I suoi scritti
serviranno da utili manuali nella formazione delle future
generazioni di comunisti di tutto il mondo».
Per le sue idee politiche, nel 1889,
è costretta a
scappare dalla Polonia e a rifugiarsi a Zurigo, dove
studia economia politica. Ma anche dalla Svizzera continua a
lottare per la sua terra. Contro il nazionalismo del Partito
socialista polacco, crea nel 1893 la rivista
Sprawa
Robotnicza (La causa dei lavoratori).
Grande teorica socialista e rivoluzionaria, Rosa Luxemburg
entra nel Partito socialdemocratico tedesco, sposando la
causa marxista. Ma lo fa criticamente, sostenendo l'
importanza
della creatività e spontaneità della massa che i
dirigenti del partito non possono reprimere con una «camicia
di forza burocratica».
Ma la “rosa rossa” è anche una sostenitrice del pacifismo.
Nel 1914 esce dal partito socialdemocratico perché non vuole
sostenere la politica di aggressione nazionalista. Fonda,
insieme a Karl Liebknecht, la
Lega Spartaco, gettando
le basi di quello che nel 1918 sarà il Partito comunista
tedesco.
Il suo spirito critico lo mostra a fianco degli operai che
manifestano, ma soprattutto nei numerosi articoli e libri che
scrive dal carcere. Su tutti
Riforma sociale o rivoluzione
(1899);
L’accumulazione del capitale (1913);
La
rivoluzione russa (1916) e
Pamphlet Junius (1916).
Il 15 gennaio 1919, dopo l’insurrezione “di Spartaco”, Rosa
Luxemburg e Liebknecht vennero rapiti e fucilati dai soldati
del governo del socialdemocratico Friedrich Ebert.
TELEGIORNALISTI
Marco Betello: che risveglio!
di
Nicola Pistoia
Marco Betello è cresciuto a pane e giornalismo: «La mia
passione è una passione antica che nasce da bambino e che ho
avuto la fortuna di realizzare. Di giornalismo, e del mondo
che gli ruota attorno, ho sentito parlare sin da piccolo
perché mio padre è un giornalista pubblicista. Molti dei
suoi amici erano le grandi firme del giornalismo sportivo
romano, e spesso si ritrovavano a cena a casa nostra. Sono
cresciuto con loro, ascoltando i loro racconti. Grandi
personaggi che mi hanno subito affascinato, alimentando,
giorno dopo giorno, questa mia passione».
Ogni tanto sei bersaglio di quelli di Striscia la
Notizia: la cosa t'infastidisce o ti fa piacere?
«E’ simpatico ma alla fine mi infastidisce. Non per la presa
in giro fine a se stessa, quanto per l’immagine che da casa
si fanno sul mio conto. Uno si sveglia alle 4,30 tutte le
mattine da dieci anni a questa parte. Cerca di dare il
massimo, in ogni occasione. Capita di sbagliare e loro sono
pronti ad immortalarti. Andare in diretta a quell’ora non è
facile. In più conduciamo sette, dico sette, edizioni del tg
una dietro l’altra. Trovatemi un’altra realtà come la
nostra. La diretta è impietosa, e loro lo sanno tanto che in
diretta non ci vanno. Ciò naturalmente non giustifica le mie
“papere”. Loro fanno, e benissimo, il loro mestiere».
Tu hai assistito al passaggio ai vertici del tuo tg da
Clemente Mimun a Gianni Riotta: com'è cambiata la linea
editoriale del Tg1?
«A dire il vero ho assistito a undici, dodici, o forse
tredici passaggi di consegne tra i vari direttori del
Tg1.
Ho perso il conto. Tutti, e sottolineo tutti, professionisti
eccellenti. Ovviamente non sono io la persona più
qualificata per esprimere dei giudizi sui miei direttori.
Hanno uno spessore culturale e professionale talmente più
alto del mio che qualsiasi considerazione sarebbe fuori
luogo. E’ inevitabile però che ogni singolo direttore abbia
voluto dare la propria impronta al “suo” tg. Tutti hanno
contribuito a consolidare e rilanciare il brand del
Tg1
nel corso di questi anni facendo sì che il nostro
telegiornale sia anche oggi il più amato e visto dagli
italiani».
In base a qualche criterio vengono decisi i conduttori
per le diverse edizioni dei tg?
«I telegiornali del mattino sono da sempre stati considerati
una sorta di palestra per i neo assunti. Un passaggio
obbligato per farsi le ossa. Io ho cominciato a lavorare in
Rai con contratti di lavoro a tempo determinato proprio
nella redazione del mattino. Quattro anni di lavoro
entusiasmante. Un arricchimento professionale unico. Poi,
una volta assunto, sono stato inserito nella redazione
economica: il fulcro, insieme a quella politica, di
qualsiasi giornale, figurarsi al
Tg1. Credevo che in
quella redazione, così specialistica, non sarei mai stato in
grado di poter dare un contributo significativo, di
garantire un valore aggiunto per chi, da casa, guardava un
mio servizio. Credo di essere molto scrupoloso e cerco di
mettermi sempre in discussione. Così dopo una lunga
riflessione presi la decisione di tornare alla redazione del
mattino anche perché era il lavoro che più mi piaceva e che
meglio sapevo fare. Fossilizzarmi su un’unica materia non mi
entusiasmava, mentre al mattino il lavoro è molto più
variegato».
Hai mai avuto ripensamenti sulla scelta di fare il
giornalista?
«No. Mai.
Enzo Biagi credo dicesse
fare il
giornalista è sempre meglio che lavorare. A parte questa
battuta credo che in questa professione sia difficile
annoiarsi e molto più facile entusiasmarsi. Sin da piccolo
ho inseguito questa chimera. Sono riuscito ad acciuffarla.
Credo, e questo vale in tutti i settori della nostra vita,
che chiunque riesca a realizzare i propri sogni si debba
sentire un privilegiato».
OLIMPIA
Se il papà diventa
violento...
di
Mario Basile
Picchiata perché non aveva vinto. Picchiata davanti allo
sguardo onnipresente delle telecamere. Picchiata dal proprio
padre. E’ stato questo il destino della nuotatrice ucraina
Kateryna Zubkova. Suo padre
Mikhail, nonché suo
allenatore, non le ha perdonato la mancata qualificazione
alla finale dei
50 metri dorso ai
Mondiali di nuoto
di
Melbourne.
L’ira del papà coach è stata, però, filmata e mostrata al
mondo intero grazie ad un
video che la televisione australiana National Nine non ha
esitato a mandare in onda, provocando sconcerto e
incredulità. Possibile che un genitore sfoghi così la sua
rabbia, perlopiù di fronte alle telecamere? Cosa può spingere
un padre a compiere un gesto così abominevole?
Dilemmi che si fanno più foschi se si pensa che Kateryna ha
solo
diciotto anni ed è considerata una delle promesse
del nuoto ucraino. Il suo palmares era, ed è tuttora, di
tutto rispetto grazie alle
vittorie ottenute agli
Europei del 2004 nella rana e agli
otto titoli
nazionali.
Eppure non è bastato. O meglio, non è bastato a suo padre
Mikhail che non è riuscito a trattenersi dal colpirla. Nel
filmato Kateryna cerca di difendersi, di spiegare con le
lacrime agli occhi. Inutile. Anche quando il padre si calma,
e i momenti di tensione svaniscono senza conseguenze fisiche,
Kateryna non smette di piangere.
Mikhail Zubkov ha pagato duro il suo sfogo: prima con l’
espulsione
dai mondiali, poi con l’
arresto. Davanti al giudice
sua figlia l’ha difeso: «E' stata colpa mia, ho disobbedito,
era arrabbiato, non avrebbe mai voluto colpirmi. Lui è un
padre meraviglioso». Verità? Troppo amore? O, peggio, paura?
Il sospetto che le parole della ragazza siano state dettate
da queste ultime due ipotesi resta forte. La Federazione
internazionale intanto ha deciso di andarci giù pesante,
infliggendo
sei anni di squalifica a Mikhail Zubkov.
La vicenda di Kateryna pone ancora in risalto il problema del
ruolo dei genitori nello sport. Strano, ma vero. Molto spesso
sono loro a caricare i figli di responsabilità che non
meritano e che l’attività sportiva nemmeno comporta. Un
grande maestro come
Alberto Moravia disse: «Si vede
che lo sport rende gli uomini cattivi, facendoli parteggiare
per il più forte e odiare il più debole». Mai avremmo
pensato, però, che avrebbe potuto anche spingere un genitore
a far del male ad un figlio.