Archivio
Telegiornaliste anno III N. 24 (102) del 18 giugno 2007
MONITOR
Sara
Segatori, l'entusiasmo della professione
di
Giuseppe
Bosso
Sara Segatori, nata a Foligno il 5 febbraio 1973, è laureata di Lingue e
Letterature straniere ed è giornalista professionista dal 5 febbraio 2001. Ha
lavorato alla redazione politica del
Giornale Radio Rai e presso Radio
Capital. Nel 2003 ha condotto
Tg3 Doc. Le abbiamo chiesto di raccontarci
la sua attuale esperienza ad
Agri3.
Agri3, la rubrica che conduci fino a fine mese, sostenuta dal il
Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, si può definire un vero e
proprio tg dell'agricoltura e dell'alimentazione: hai avuto bisogno di una
specifica preparazione per poterlo condurre o ti ci sei buttata a capofitto?
«Mi ci sono buttata. Anche perché è stato un caso. Quando sono arrivata al
Tg3 (per passaparola) ho lavorato alla rubrica sul lavoro
Articolo1,
che poi è finita. Sono transitata per un'altra rubrica su alimentazione e salute
(
Doc), durata pochi mesi. E poi è arrivata questa convenzione con il
Mipaaf. E' stata una sorta di scommessa di tutta la redazione di
Articolo1
e
Doc. Non puoi sapere tutto di ogni argomento: quando sei a tempo
determinato, poi, ti capita più spesso di cambiare settore. Quindi cerchi ogni
volta di prepararti il più possibile sugli argomenti e di essere più onesto che
puoi in quello che dici».
In Italia, e non solo, al centro dell'attenzione sono il tema del clima e i
vertiginosi cambiamenti che stanno riguardando il nostro pianeta. Il mondo
dell'informazione che ruolo può svolgere?
«Il mondo dell'informazione ha una responsabilità incredibile in positivo e in
negativo. Con argomenti così delicati come il clima o le emergenze sanitarie e
alimentari, ad esempio, devi cercare di stare ancora più attento: per quello che
mi riguarda, tento di sentire più opinioni di esperti che posso. Trovo sbagliato
tanto creare falsi allarmi, quanto nascondere l'evidenza. E' un equilibrio
difficilissimo».
A chi hai cercato di dare voce, ai lavoratori del settore o al consumatore
con le sue pur giuste richieste?
«Proviamo a dar voce ad entrambi. Anche se puntiamo molto ai lavoratori del
settore perché nel panorama televisivo, secondo me, sono quelli che al momento
hanno un po' meno voce».
C'è stato qualche particolare argomento che ti ha
interessato trattare o qualcuno che ti ha messo in
difficoltà?
«In difficoltà, non direi. Certo, qualcosa è meno nelle mie corde, ma non sono
sola, il responsabile della rubrica è sempre molto presente e aiuta tantissimo
tutti noi, pur lasciandoci ampio margine di manovra. Gli argomenti che mi
interessano di più sono quelli con un risvolto sociale, tipo lavoro nero o
esperienze di lavoro positivo: ad esempio ho fatto dei servizi su esperienze con
persone affette da disagio mentale».
Dopo questa esperienza ti piacerebbe passare alla
redazione del Tg3 o di qualche altro tg nazionale?
«Beh, a chi non piacerebbe lavorare nel cuore del giornale! Però qui ho anche la
conduzione, che mi diverte tantissimo. Ci sono finita per caso: era andata via
la conduttrice, e il
responsabile, quando mi ha conosciuto il giorno del colloquio, ha deciso di
farmi fare qualche prova; poiché avevo condotto a
Rainews24, mi sono
trovata bene. Devo tanto al mio "capo", davvero! Ed eccomi ancora qui, fino a
fine giugno con il contratto ad
Agri3 Poi... vedremo!».
MONITOR
Le
pin up della Sessa
di
Silvia Grassetti
Pin up
del 2000 è il nuovo blog della nota giornalista tv
Simona Sessa, conduttrice e regista del programma tv
Trendy Night,
incentrato sul mondo dei locali notturni delle Marche.
Simona, nell’ambito del suo progetto sociale contro la bulimia, lancia un blog
di comprensione e comunicazione rivolto alle ragazze che si trovano o sono
uscite dal tunnel della bulimia. Il messaggio della giornalista è semplice: la
donna formosa deve essere orgogliosa delle proprie curve. Proprio come le Pin up
degli Anni '40 e '50.
«Noi siamo le pin up del 2000 – spiega la Sessa - e saremo orgogliose di noi
stesse. Se riuscirò con il mio operato a farmi notare ed a fare rumore nel mondo
dello spettacolo forse potrò cambiare qualcosa. Potrò contrastare il trend della
donna taglia 40 - che detta solo la moda».
Recentemente
Repubblica ha pubblicato una lettera in cui Simona faceva
outing ammettendo di aver sofferto di bulimia.
La lettera è stata ripresa dai giornali delle Marche ed è diventata un piccolo
caso regionale. Sui due più noti quotidiani marchigiani sono state pubblicate
due interviste dove Simona parla della sua sofferenza: «I miei articoli sono
stati d'aiuto a molte ragazze che mi guardano in tv e che conoscono ed
apprezzano il mio personaggio mediatico. E questo mi ha dato la carica per
continuare. Ecco perché ho deciso di creare questo blog che si rivolge a tutte
le ragazze malate di bulimia o ex bulimiche: per confrontarci anche in chiave
scherzosa sull’odiata malattia che insieme potremo sconfiggere».
Prosegue Simona: «Agli uomini piacciono le donne formose. Non a caso la donna
più desiderata del mondo, icona della sensualità, resta sempre Marilyn Monroe,
taglia 46. E’ vero che cambiano i tempi ed i canoni di bellezza: ma quella della
Monroe resiste nel tempo ed ai tempi. Chi può negare che all’uomo giri la testa
quando vede una bella donna, formosa, che
sculetta ancheggiando e mostra
una scollatura sexy?».
«Sono orgogliosa della mia taglia 44 - 46 e lo sarò sempre», conclude la Sessa.
«Il nostro corpo è uno spettacolo e dobbiamo essere felici di ciò che la natura
ci ha dato».
CRONACA IN ROSA
Professione
maestra
di
Erica Savazzi
«A me piace questo mestiere, è sempre bello vedere i bambini
che imparano, crescono, ragionano. Purtroppo però i risultati
calano e capita di trovarsi di fronte a delle situazioni
inimmaginabili. Con i genitori non c’è più un rapporto
confidenziale, bisogna stare attenti a quello che si dice, a
volte sono gli stessi alunni che ci pregano di non dire
alcune cose ai loro genitori, per paura».
A parlare così è E. G. una insegnante della scuola primaria
di Suno, in provincia di Novara, a cui abbiamo chiesto un
parere sui fatti di cronaca che hanno visto protagonisti
studenti – vandali e professori incapaci di reagire durante
l’anno scolastico appena terminato.
E’ vero che gli alunni sono cambiati?
«Sono cambiati la società, gli alunni, le regole di
comportamento e anche le sanzioni. E forse anche la
conoscenza stessa delle norme del vivere civile. E’ cambiata
soprattutto la concezione del rispetto che si deve al
prossimo».
E’ successo pochi giorni fa: un insegnante punisce un
allievo che impedisce a un compagno di andare in bagno
accusandolo di essere gay e gli fa scrivere cento volte “Sono
un deficiente”. I genitori denunciano l’insegnante, che
rischia due mesi di reclusione e una sanzione di 25.000 euro.
Cosa ne pensa?
«L’insegnante ha sbagliato a dare un castigo in forma
negativa. Avrebbe dovuto far scrivere per esempio “I miei
compagni vanno rispettati”, perché l’alunno è in fase di
formazione e non deve crescere pensando di essere deficiente.
Bisognava fargli capire che doveva rispettare i compagni.
D’altra parte gli alunni dovrebbero arrivare in classe
conoscendo un minimo di comportamento civile, dovrebbero
sapere che ogni compagno – quale che sia la sua situazione –
va rispettato, per cui ogni trasgressione va punita, anche
duramente. Ci sono sempre state forme di prevaricazione, ma
l’educazione delle famiglie, prima ancora che della scuola,
dovrebbe insegnare a rispettare gli altri».
C’è stato anche il caso del
preside picchiato dai genitori di un alunno perché aveva
vietato i cellulari in classe.
«La preparazione dei docenti è una questione centrale. Si
presume che siano adeguati al loro ruolo. Qualora non lo
fossero sono possibili degli interventi: il genitore si può
rivolgere al dirigente scolastico e anche ricorrere a vie
legali. Il fatto che un genitore abbia aggredito un preside
indica in primo luogo la mancanza di rispetto e la
svalutazione del lavoro dei docenti, nonché la pretesa di
ricattarli. Il genitore vuole sostituirsi all’insegnante
nella gestione scolastica del figlio».
Qual è il rapporto studente - genitore?
«Ci sono ragazzi che pur impegnandosi il meno possibile
vogliono avere buoni voti da mostrare ai genitori. Così come
ci sono genitori che pur vedendo che i figli non studiano
mai, pretendono risultati eccellenti. Il brutto voto non
viene nemmeno preso in considerazione, e se viene assegnato i
familiari non si arrabbiano con lo studente indisciplinato ma
con gli insegnanti. D’altra parte, nella mia esperienza è
ormai evidente che il rapporto affettivo coi genitori è
sempre più assente. Qualche giorno fa abbiamo chiesto ai
ragazzi di quinta elementare di spiegarci le loro aspettative
per il futuro. E' emerso che vogliono tanti soldi, fare
carriera e avere bei vestiti e una bella auto. Nessuno ha
menzionato il lato affettivo».
Secondo lei cosa c’è alla base degli spiacevoli fatti di
cronaca sentiti durante questo anno scolastico?
«Nella società del comunicare l’importante è apparire, e
siccome è difficile farsi notare per cose positive va bene
qualsiasi cosa. Finché non si distingue più tra bene e male».
Cosa può fare un insegnante quando si trova di fronte a
episodi di questo genere?
«Purtroppo poco. L’alunno arriva già da casa con una certa
educazione. In questi casi l’insegnante – che è anche un
educatore – dovrebbe intervenire facendo ragionare i ragazzi,
“rieducandoli”. Ci vorrebbero delle ore apposite di recupero
comportamentale. Poi può anche intervenire lo
psicopedagogista scolastico, che però dovrebbe lavorare non
solo con il ragazzo, ma con tutta la famiglia. Infine credo
siano necessarie delle pene severe, anche pecuniarie. E
sarebbe bene tornare a insegnare l’educazione civica
seriamente».
FORMAT Pagelle
di fine anno
di
Giuseppe Bosso
Tradizionalmente giugno è il mese delle somme
e dei bilanci sulla stagione trascorsa, e il
mondo della televisione non sfugge a questa
regola. Ecco allora la
pagella dei
promossi e bocciati di Telegiornaliste.
L'annata 2006-2007 non sarà ricordata
positivamente da molti personaggi di spicco,
che hanno visto
fallire programmi
annunciati come sicuri successi: da Amadeus,
tornato a furor di popolo (e di milioni) a
Mediaset, che doveva rappresentare la novità
nel preserale di Canale5 con
Formula
segreta, alla coppia di fuoriclasse
Simona Ventura - Teo Teocoli, mandati allo
sbaraglio dalla Rai con
Colpo di genio,
il cui titolo, a distanza di settimane dalla
repentina chiusura, suona decisamente
ironico.
La Ventura - inoltre - si è trovata alle
prese con la più
deludente delle
quattro edizioni dell’
Isola dei famosi,
così come l’altra “signora del reality”
Barbara D’Urso, che non ha saputo ripetere
con
Circus e
1, 2, 3... stalla!
i brillanti ascolti degli anni passati del
Grande Fratello e della
Fattoria.
Malgrado queste "stecche", e con buona pace
dei detrattori, i
reality show
chiudono ancora in
positivo l’annata,
dal boom mediatico autunnale de
La pupa e
il secchione al discusso
La sposa
perfetta, inframmentati dall’ennesimo
Grande fratello.
Spostandoci alla voce informazione e
approfondimento, due erano i grandi
ritorni attesi, quelli di Michele Santoro
ed Enzo Biagi. Mentre il primo, dopo
l'iniziale flop, ha soddisfatto le attese di
Rai2 con
Annozero, (che ha raggiunto il tetto
massimo di ascolti con la puntata dedicata
agli abusi sessuali coperti dal Vaticano), il
grande maestro del giornalismo italiano, per
contro, non sembra aver fatto presa sul
pubblico che pure a gran voce lo invocava da
anni. Di certo la collocazione oraria non ha
aiutato.
Può ritenersi soddisfatto Maurizio Costanzo:
abbandonata dopo un decennio
Buona
Domenica nelle mani di Paola Perego, la
quale è riuscita nell’incredibile impresa di
far rimpiangere la gestione precedente,
Costanzo ha rispolverato con successo il
veterano dei talk show targati Mediaset,
mantenendo su buoni ascolti la fascia
mattutina di Canale5.
Dietro la lavagna anche Gianfranco Funari e
Fabio Canino: il primo per aver creato più
polemiche che ascolti con
Apocalypse show,
e il secondo per essere durato lo spazio di
una puntata con
Votantonio.
Soddisfacente l’annata della
fiction,
tra conferme -
Un medico in famiglia,
Distretto di polizia,
R.I.S. -
e ottime novità, tra le quali vanno citati
I Cesaroni di Claudio Amendola ed Elena
Sofia Ricci, che hanno saputo trattare in
maniera garbata e divertente le tematiche
legate alla famiglia allargata dei giorni
nostri.
Non si può non ricordare la grande annata di
Michelle Hunziker, che è passata dal
bancone di
Striscia la notizia al
palcoscenico di Sanremo con la consueta
carica di ironia e freschezza. Un grande
plauso va a
Flavio Insinna,
rivelazione di Rai1 che, toltosi la divisa
del capitano Anceschi di
Don Matteo,
ha raccolto il timone di
Affari tuoi
tenendo testa alla corazzata
Striscia,
senza far rimpiangere i predecessori Bonolis
e Clerici.
Sorride La7, che si consolida con programmi
di grande qualità come
Le invasioni barbariche,
Markette
e con l'irriverente Maurizio Crozza, sia pure
caduto nell'occhio del ciclone per la
famigerata imitazione di Papa Benedetto XVI.
Infine i canali satellitari, che stanno
conoscendo una felice affermazione in Italia,
anche grazie all'apporto di personaggi
emergenti come Geppi Cucciari, che ha
conquistato la platea di Sky Vivo con il suo
scoppiettante show.
CULT Vasco:
il tour di un fenomeno sociale
di
Silvia Grassetti
Più che un successo crescente, quello rappresentato da
Vasco Rossi è un
vero e proprio
fenomeno sociale. Ce ne siamo occupati nel
numero 21, quando abbiamo incontrato i fan del Blasco perfino su
Second
Life, scoprendo che è l’unico cantante italiano, finora, ad avere un fan
club dalla “seconda vita”.
Ma la conferma l’abbiamo avuta assistendo alla
data zero del
Vasco
Rossi Live 2007, il concerto che si è tenuto a
Latina lo scorso 13
giugno. Una prova generale alla presenza di
18.000 vascomani, tra cui
l’attrice
Claudia Gerini e
Federico Zampaglione dei Tiromancino,
rigorosamente sul prato insieme ai più accaniti ammiratori del rocker di Zocca.
Parliamo di fenomeno sociale perché così si spiega la presenza fra il pubblico
di
tutte le fasce d’età: non solo giovani, non solo padri, madri, e
figli, ma anche
nonni e nipotini. Sotto i nostri occhi la
nonna in
jeans ricamati e caschetto biondo platino ha accompagnato un
nipote di
dieci anni dagli occhi lucidi che neanche a Gardaland. Il bimbo, cullato
dalle note della sua musica preferita, verso le 23.00 si è addirittura
addormentato, e il concerto ha continuato a gustarselo così: tra due
asciugamani, sdraiato sul prato ai piedi del proprio idolo. Viene da dire: il
posto più rassicurante del mondo.
Forse più dei precedenti, questo tour di Rossi ha un’
impronta politica:
il palco rappresenta «una civiltà invasa dalla giungla, la
nostra civiltà
assediata dall’
inciviltà dei nostri politici, dei kamikaze che
pretendono di far rispettare la legge di Dio e non quella degli uomini», aveva
affermato Vasco in conferenza stampa. Proseguendo: «Una giungla bianca, malata,
priva di clorofilla, che s’infila nelle crepe della nostra imperfetta società e
la corrompe. E chi dice che la soluzione a tutto questo è semplice, è un
farabutto, lo fa solo per i propri interessi elettorali».
La soluzione Vasco non ce l’ha, ma ha la
musica, «che
unisce,
aggrega,
consola. E’ una benedizione. Il
concerto è un
rito
laico e pacifico che non conosce la violenza delle tifoserie». E la
scaletta, forse per il principio che
attraverso il rock si svegliano le
coscienze, tra passato e presente propone le canzoni più “politiche” e
critiche di Rossi, tra cui
Stupendo,
Gli spari sopra,
C’è chi
dice no.
Un
tour impegnato, quindi, e
impegnativo, perché 9 date costano
15 milioni di euro. L’entourage che accompagna il rocker è composto da un
centinaio di persone. Il palco, estremamente scenografico coi suoi
dieci
maxischermi, ha dimensioni che fanno pensare alle band d’oltreoceano: 75
metri di larghezza, 26 di profondità, sei torri dai 18 ai 28 metri d’altezza.
Tre chicche: la
presenza di Luca Rossi, figlio di Vasco, che in alcune
date si esibirà come dj; l’apertura del concerto, affidata alla
Cavalleria
Rusticana di Mascagni, ad accompagnare l’ingresso della band. Infine il
debutto di Matt Laug, già batterista di Alanis Morissette, che non ha fatto
rimpiangere l’ex Mike Baird. Anzi.
DONNE Femminista d'avanguardia
di
Tiziana Ambrosi
Margaret Brent, ovvero l'
antesignana del femminismo
moderno. Siamo talmente abituati al suffragio universale
e a godere dei diritti guadagnati da altri - spesso con il
sangue e il sacrificio - che spesso ci dimentichiamo dove
affondano le radici delle nostre libertà. E altrettanto
spesso bisogna risalire, come in una sorta di albero
genealogico, a tempi lontani.
Margaret Brent nacque nel 1601 nel Gloucester, Inghilterra,
da una famiglia piuttosto antica - viene fatta risalire la
discendenza addirittura a Guglielmo il Conquistatore - e
numerosa.
Elettrizzata dalla conquista del Nuovo Mondo,
Margaret, insieme con la sorella e due fratelli, si imbarca
nel 1638 alla volta delle coste americane, destinazione St.
Mary, Maryland. Le conoscenze e gli agganci, soprattutto
politici, della famiglia
resero più facile la loro nuova
vita, garantendo incarichi di un certo livello e una
certa quota di terre.
Margaret si dimostrò subito
più avanti rispetto al suo
tempo. In una società del tutto maschilista, capì che per
affermarsi una donna doveva partire dall'indipendenza
economica. Fu assegnata alle due sorelle Brent una
quantità ridicola di terra rispetto a quanto dato agli altri
coloni. Grazie all'intercessione di Lord Baltimore le due
sorelle riuscirono ad ottenere appezzamenti molto più ampi e
così
nel 1639 Margaret divenne la prima proprietaria
terriera, donna, del Maryland.
Per niente impaurita dagli eventi, nel 1646 diede supporto al
Governatore Calvert organizzando e armando dei volontari per
reprimere la rivolta di Claiborne. Con astuzia e caparbietà,
con modi non usuali per una donna di quel tempo, con orgoglio
riuscì a conquistare la fiducia e il rispetto di
molti, primo fra tutti il Governatore, che la "ripagò"
nominandola sua esecutrice testamentaria.
In un periodo inquieto, con l'amico e protettore Lord
Baltimore lontano, sull'orlo di una guerra di religione tra
protestanti e cattolici, la possibilità di perdere la
colonia, Margaret si vide infine nominata avvocato di Lord
Baltimore. Essenzialmente per pagare i suoi debiti.
Ma la battagliera Margaret non si fece scappare l'occasione,
e mosse istanza innanzitutto per avere voce in Consiglio, in
secondo luogo
per esercitare due voti, uno come
proprietaria terriera e uno come esecutrice degli interessi
di Lord Baltimore. La
prima donna a chiedere di votare.
I tempi però non erano ancora maturi e il nuovo Governatore
liquidò la faccenda, affermando che si trattava di
privilegi da riservare alle regine.
Alla morte della sorella, Margaret ereditò la sua quota di
terre, si trasferì in Virginia e fondò una comunità:
Peace.
Non si sposò mai,
altro tratto distintivo rispetto
alle donne dell'epoca, quando oltretutto gli uomini erano in
sovrannumero di sei a uno.
Morì nel 1671, nella sua
Peace, senza veder realizzato
il suo sogno, che rimarrà inespresso per altri duecento anni,
quando finalmente le donne cominciarono a prendere coscienza
di loro stesse e nacquero i primi movimenti femminili
organizzati.
TELEGIORNALISTI
Federico Pini, la
mia passione è la tv di
Nicola
Pistoia
«La mia è una passione nata ai tempi universitari, quando ho
cominciato a collaborare con un'emittente televisiva
toscana. Ricordo le mie prime esperienze di conduzione, i
primi servizi di cronaca, una bella emozione». Con queste
parole esordisce
Federico Pini, giornalista del
Tgcom, alla nostra richiesta di parlarci dei suoi inizi.
E aggiunge: «Mi ha sempre affascinato fotografare la realtà
con la parola, raccontare storie, essere a contatto con la
gente».
Se potessi scegliere, quali argomenti ti piacerebbe
trattare?
«Mi occupo di un settore che mi piace molto: la televisione,
che è poi un punto di osservazione privilegiato sulla
realtà. Sono molto interessato al costume e all'attualità,
ma anche alle tematiche religiose. Mi piacerebbe
approfondire anche questo aspetto dal punto di vista
giornalistico in programmi come
Miracoli, per
intenderci, andato in onda sulle reti Mediaset».
In questo mondo dove il precariato la fa da padrone tu
sei un privilegiato?
«Mi sento molto fortunato, conosco tanti colleghi in gamba
che non hanno ancora un contratto a tempo indeterminato e lo
trovo profondamente ingiusto. Purtroppo l'accesso alla
professione è regolato da meccanismi ancora poco
trasparenti».
Secondo te, entrare a far parte di una scuola di
giornalismo prestigiosa come quella di Urbino, è una
condizione imprescindibile per la formazione di un buon
giornalista?
«Aver frequentato la scuola di giornalismo di Urbino per me
è stata una palestra importantissima, perché si lavora sul
campo e su più fronti: carta stampata, radio, tv e internet.
La scuola mi ha permesso di ottenere il praticantato e di
sostenere l'esame di Stato per professionisti: un modo
democratico per permettere di accedere a questa professione
anche a chi, come me, non è figlio di
qualcuno che conta».
Il Tgcom cura anche i contenuti di Mediavideo.
Come gestite le due redazioni, quella su internet e quella
televisiva?
«
Tgcom è presente su internet, in tv con delle
pillole informative sulle tre reti Mediaset spalmate fra il
primo e il secondo tempo dei film, e su Mediavideo. E'
possibile grazie a un articolato lavoro di squadra».
Un consiglio a chi come te volesse intraprendere questa
professione?
«Tanta tenacia e determinazione. Mettere in conto numerose
porte sbattute in faccia. Ma consiglio anche di non
scoraggiarsi mai, di provare comunque a bussare alle porte
di qualche redazione con proposte originali. E senza santi
in Paradiso (quello dell'editoria). Non demordere ma provare
a fare l'esame per entrare in una scuola di giornalismo. Io
consiglio l'Ifg di Urbino».
OLIMPIA Antonietta Di Martino, la donna che vola
di
Mario Basile
A
Brescia, una sera di trent’anni fa,
Sara Simeoni scrisse la storia. Lei che
nel salto aveva già raggiunto un bel
traguardo due anni prima con l’argento delle
Olimpiadi di Montreal, andò oltre:
più in là di ogni aspettativa, volando più
in alto di sempre. Il suo salto fece
registrare
2.01 m. Record del mondo e
tutti a dire: «Chapeau Sara!».
Lo stesso anno a
Praga, Sara fece il
bis confermando la sua immensa classe.
Il tempo ha portato via il suo record. Se lo
aspettava. I primati, del resto, sono fatti
per essere eguagliati e migliorati. La
Simeoni non credeva certo che il suo record
rimanesse imbattibile in ambito italiano per
trent’anni.
Colei che avrebbe cancellato quel primato,
infatti, si chiama
Antonietta Di Martino,
ed è nata solo due mesi prima del record di
Sara. Campana di
Cava dei Tirreni, la
Di Martino
ha stabilito il nuovo record lo scorso 8
giugno al Premio Nebiolo di
Torino
volando un centimetro più su del mito
Simeoni:
2.02.
Un’impresa che, come spesso accade, nasce da
lontano e tra mille
difficoltà.
Cinque anni fa Antonietta s’infortuna al
bicipite femorale. L’anno dopo un
infortunio, più grave, alla caviglia, che le
costa la
ricostruzione dei legamenti.
In pratica lo stesso intervento a cui si è
sottoposto
Totti l’anno scorso, e con cui il
capitano giallorosso fa ancora i conti.
La stella di Antonietta Di Martino sembrava
essere finita così: stroncata dal fato.
Peccato, perché era una grande promessa. Nel
2001 a
Catania aveva fatto
capire con la vittoria ai campionati
italiani di salto in alto di avere la stoffa
per arrivare ai livelli di due grandi come
Antonella Bevilacqua e Sara Simeoni.
Una previsione che si è rivelata totalmente
sbagliata. Quest’inverno, infatti, la Di
Martino con un salto di due metri batte il
record italiano al coperto stabilito
dalla Bevilacqua tredici anni prima.
Poi l’apoteosi al Premio Nebiolo. E’ la
nuova regina del salto in alto azzurro.
Messo alle spalle il primato stabilito, la
Di Martino pensa già al nuovo obiettivo: la
Golden League di
Oslo. Ma il
vero target è un altro: le
Olimpiadi di
Pechino 2008. Come tante altre atlete
azzurre di diverse discipline, Antonietta
punta in alto: vuole la medaglia d’oro. E se
continua così non è certo un sogno
irrealizzabile.