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Telegiornaliste anno III N. 27 (105) del 9 luglio 2007
MONITOR Tgiste forum: missione romana per premiare la
Capulli di
Rocco Ventre
Maria Grazia Capulli non è nuova alle attestazioni di affetto che le
giungono dai fan riuniti nel nostro
forum. Tant'è vero che la recente
vittoria del 13° Campionato delle telegiornaliste per Maria Grazia è
stata la conferma della stima che la fece
vincere ancora nel 2003.
Il webmaster di
Telegiornaliste, insieme ad alcuni fan, ha
raggiunto la telegiornalista a Roma, negli studi Rai di Saxa Rubra, per
consegnarle il riconoscimento del pubblico.
Ecco il resoconto della trasferta.
Per premiarla siamo partiti dalle province di Modena, Mantova e Bergamo:
centinaia di chilometri per arrivare da lei, Maria Grazia Capulli, fresca
vincitrice del
campionato delle telegiornaliste, il concorso che da
anni incorona la tgista più amata dal popolo di Internet.
Tale era il desiderio d’incontrarla che siamo arrivati a Saxa Rubra alle
13.00, ben due ore di anticipo sull’appuntamento. I permessi d’ingresso
erano già pronti: perché non approfittare del "tempo libero" per una
full immersion nel tempio del giornalismo televisivo italiano?
Ci siamo seduti a un tavolo del bar, in posizione strategica con vista
sulla mensa che si andava popolando. Neanche il tempo di ordinare
qualcosa, e proprio al tavolo vicino al nostro si accomodano
David Sassoli e
Raffaele Genah.
Ma sono solo i primi: tra un panino, una coca e un caffè, i protagonisti
del telegiornalismo italiano trascorrevano la pausa pranzo davanti ai
nostri occhi ammirati:
Elisa Anzaldo,
Tiziana Ferrario,
Francesco Giorgino,
Luciano Onder,
Elisabetta Caporale,
Simona Sala e
Laura Mambelli.
Quest’ultima l'abbiamo fermata per un saluto, dandole l'opportunità di
dire la sua in merito alle
critiche dei fan sul forum: a chi le aveva addossato la responsabilità
di aver dato la falsa notizia dell’esplosione dello Shuttle, Laura ha
risposto: «La conduttrice legge le notizie che le vengono consegnate. Non
ha colpa se la notizia contiene un errore».
Dopo quattro chiacchiere con David Sassoli, abbiamo varcato l’ingresso
dell’edificio del
Tg2, puntando con decisione verso l'ufficio di
Maria Grazia Capulli.
La campionessa ci ha accolti con un gran sorriso, gli occhi luminosi e il
suo aspetto da ragazzina: la sua data di nascita è probabilmente un
clamoroso errore dell’anagrafe.
Dopo le presentazioni, Maria Grazia, imbarazzata per l’imminente cerimonia
di premiazione, ha confessato: «Sono timida. Se non ho problemi ad
apparire davanti a milioni di persone, è solo perché non le vedo!».
Ricevuta la targa e scattate le foto di rito, Maria Grazia si è trattenuta
con noi in una piacevole conversazione: ci ha fatto i complimenti per il
successo del "progetto
Telegiornaliste", e si è detta stupita di
tutti i complimenti che legge sul forum.
Prima di congedarci, Maria Grazia si è lasciata andare ad alcune preziose
confidenze.
Di cui, purtroppo per voi, saremo gelosi custodi.
MONITOR
Sabrina
Gandolfi, la Forrest Gump della Rai
di
Erica Savazzi
«Lavorare in
Rai è un
sogno realizzato, lo volevo fin da bambina:
sono cresciuta guardando
90° minuto». Questa è la dichiarazione d'amore
alla televisione pubblica di
Sabrina Gandolfi, dal 15 luglio alla
conduzione della
Domenica Sportiva Estate.
Le chiedo come sia riuscita a entrare in Rai e lei, con simpatia, ammette: «Ho
lavorato molto ma sono stata anche fortunata. Posso dire che sono capitata nel
posto giusto al momento giusto. Avevo fatto un colloquio in Rai, e
proprio in quel periodo una collega di Rai Sport è passata a Sky, così mi hanno
chiamata. Cercavano una persona
autosufficiente e che conoscesse bene la
realtà sportiva soprattutto del nord del Paese».
Quando le accenno alle mie ricerche in Internet su di lei, indovina subito: «E'
per
Telemike, vero? E' stata una bella esperienza, mi sono divertita.
Fare la valletta di Mike mi ha aiutato a svegliarmi, e soprattutto mi ha
insegnato a essere puntuale e
seria sul lavoro. Con Mike non si
scherzava. Ma parliamo di 17 anni fa, già allora sapevo che quello non sarebbe
stato il mio lavoro per tutta la vita».
Poi Sabrina racconta dei suoi esordi: «Ormai sono 15 anni che mi occupo di
sport, ho iniziato a Telelombardia. In realtà è stato piuttosto casuale, anche
se lo sport l'ho sempre praticato e mi è sempre piaciuto. Quando sono entrata in
redazione c'era spazio nella cronaca nera o nello sport e, essendo alle prime
armi, la cronaca nera mi sembrava un argomento troppo spinoso per una neofita.
Così ho iniziato ad andare a
San Siro per le interviste tutte le
domeniche, poi sono passata alla conduzione di
Novantesimo Donna, anche
se nel frattempo mi occupavo anche di programmi per ragazzi.
Ho lavorato tanto in quel periodo, e devo dire che mi è servito a
farmi le
ossa. Poi Telenova, dove ho avuto la fortuna di lavorare con Ruggero
Muttarini, allora responsabile Sport, e di imparare seriamente cosa significa
vivere una redazione. Ha chiuso, prima della Rai, la parentesi 7Gold».
Passiamo a parlare di attualità, degli
sport cosiddetti "
minori"
che durante l'ultimo anno hanno avuto una grande crescita di popolarità: «La
vela la seguo come semplice spettatrice, poco per lavoro. Il rugby è fantastico,
bisogna vedere se l'interesse durerà nel tempo, la prova ci sarà in autunno con
i Mondiali. Per dare più risalto a questi sport ci vorrebbe una giornata di 48
ore. La tv pubblica, compatibilmente, cerca di
dedicare spazi a queste
realtà, ma sarebbe assurdo non parlare di calcio: è lo sport nazionale, ha il
maggior numero di appassionati».
Ma quali sono gli sportivi preferiti di Sabrina Gandolfi?
«
Vanessa Ferrari è straordinaria, è un'atleta a 360 gradi e il suo
allenatore, Enrico Casella, è una delle persone migliori che abbia mai
conosciuto lavorando. Vanessa si approccia allo sport con serietà, come faceva
Yuri Chechi, ha grande disciplina e costanza.
Diverse le interviste che mi hanno lasciato qualcosa di più:
Marco Materazzi
campione con la "c" maiuscola che si improvvisa cuoco;
Filippo Magnini
che dimostra come si può essere seri ridendo,
Paolo Bettini, ragazzo
e atleta unico. Mi piacciono molto anche
Crespo, e tra gli allenatori
Prandelli e
Spalletti. In comune hanno tutti la
fatica e l'
impegno,
cioè la parte dello sport che preferisco».
Una
ricerca di Federculture mostra che gli italiani che partecipano a spettacoli
culturali sono più di quelli che scelgono di vedere competizioni sportive.
«Sono dati molto indicativi - spiega Sabrina -, ma d'altronde anche Baggio ha
dichiarato di non guardare il calcio perché non gli piace più. Forse bisogna
cambiare l'approccio, ma è difficile trovare sempre la formula giusta.
Noi
giornalisti siamo lì per
informare, le persone sono più
interessate alla cronaca sportiva e ad argomenti di spessore e d'inchiesta come
il doping, che al cosiddetto gossip, o alle polemiche gratuite. Da questo punto
di vista la Rai è una garanzia: per alcuni può risultare meno trendy, ma non
potrei mai pensare a una
Domenica Sportiva urlata e fatta di morbosità».
E infine, come non chiedere a una giornalista sportiva se pratica almeno una
delle discipline di cui tratta quotidianamente?
«Vado in palestra a
correre quasi tutti i giorni. Io odiavo correre, poi
ho deciso di provare. Ho iniziato con cinque minuti e poi ho aumentato
gradualmente. Diventa un'abitudine. Un giorno di fianco a me ho visto una
ragazza che correva con le cuffie alle orecchie. E' stata una rivelazione. La
musica aiuta molto, aiuta a mantenere la concentrazione e il ritmo. Ho iniziato
tre anni fa e adesso adoro correre, in palestra farei solo quello, sono
diventata una "
Forrest Gump"!».
CRONACA IN ROSA
Spiagge
per sole donne
di
Erica Savazzi
Nell’antica Grecia era il gineceo, nei Paesi arabi l’harem,
nel mondo contemporaneo la
spiaggia. Cosa hanno in
comune questi luoghi? La presenza di
sole donne.
Anche se può sembrare incredibile, a Riccione quest'anno ha
aperto una spiaggia solo
femminile (bagnini esclusi), ma non per distinte signore
musulmane in vacanza sull’Adriatico. Alla clientela esigente
in arrivo dal mondo arabo gli albergatori avevano già
pensato l’anno scorso. Nel 2007 la novità vale per le
occidentali.
Sarà la paura di essere importunate, il desiderio di stare
“tra i propri simili” o l’esigenza di rispettare
dettami
religiosi, ma i servizi e gli spazi rosa si diffondono
ovunque, soprattutto nell’ambito della mobilità, in teoria
perché durante gli spostamenti in solitudine le donne sono
più vulnerabili.
Così in Brasile c’è il
vagone della metropolitana dove gli uomini non possono
entrare, e in molte città, tra cui Manchester, e in Italia
Bolzano e Prato, ci sono servizi taxi dedicati
espressamente alla clientela femminile, con garanzie di
sicurezza, puntualità e prezzi scontati.
In Arabia Saudita, dove le donne non possono uscire in strada
da sole, si sono inventati un
hotel per sole donne
d’affari in viaggio di lavoro, dove le clienti possano
trovare tutti i servizi desiderati senza però avere la
necessità di affrontare il mondo esterno. In Iran, dove il
fondamentalismo vieta ai fidanzati di passeggiare tenendosi
per mano, un’intera isola – Arezou – sarà
riservata “all’altra metà del cielo”.
Segregazione sessuale o protezione dei più deboli? Il dubbio
resta, come resta il fatto che forse sta tramontando
quell’ideale di donna
libera e indipendente che
sembrava ormai raggiunto, almeno nel Vecchio Continente.
Rinchiudersi in un taxi rosa, nella stanza dorata di un
albergo o in una spiaggia a cinque stelle non è che la
rinuncia alla propria libertà e al diritto di essere tutelate
e rispettate.
In cambio di una
presunta sicurezza.
FORMAT La
televisione in festa
di
Nicola Pistoia
Dopo il cinema, anche la
fiction tv
pretende la sua celebrazione, soprattutto
dopo gli ascolti stellari della passata
stagione televisiva. Dal
2 al 7 luglio,
infatti, si è svolta a Roma la prima edizione
del
Fiction Fest. Durante questa
grande manifestazione, oltre a festeggiare
personaggi e fiction che hanno allietato per
un intero anno le serate degli italiani, sono
stati presentati i
nuovi prodotti che
vedremo in onda a partire da settembre.
Tra le proposte più interessanti c’è
Rino
Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu.
Un film tv dedicato al noto
cantautore
calabrese scomparso nel 1981 che racconta
la sua vita attraverso un percorso
emozionante, e che ripercorre la sua
carriera, grazie anche all’utilizzo di
canzoni e immagini inedite.
Ma a settembre ci attende, inesorabile, anche
il seguito di fiction fortunate come
Carabinieri 8,
I Cesaroni 2 ed
Elisa di Rivombrosa 3, quest’ultima con
l’arrivo di nuovi ed intriganti personaggi.
Per fortuna ci sono poi le fiction nuove. Tra
queste vi segnaliamo
O’ Professore: la
storia forte, emozionante e vera di un
insegnante di lettere, interpretato
magistralmente da
Sergio Castellitto,
che vive e lavora nel
quartiere napoletano
di Scampia. Altro capolavoro che vedremo
su Rai1 la prossima stagione è il pomposo
Guerra e Pace, liberamente ispirato
all’opera letteraria di Tolstoj.
Menzione d’onore anche per i telefilm che,
proprio al
Roma Fiction Fest, hanno
riscosso un successo impensabile. Anche in
questo caso sono state proiettate le
anteprime. Applausi, cori da stadio e deliri
alla presentazione dei nuovi episodi di
Grey’s Anatomy. Un successo mondiale,
giunto alla sua terza stagione, amato da
grandi e piccoli e anche, così pare, dal
presidente
Bush.
Insomma, almeno per questa volta,
Rai
e
Mediaset hanno messo da parte, o
così pare, la loro sete di ascolti per dare
spazio a
prodotti di buona qualità,
realizzati in modo egregio e che meritano
tutto quel successo di cui la fiction,
soprattutto quella italiana, ha bisogno.
CULT Il
jazz conquista Pomigliano di
Valeria Scotti
Da undici anni Pomigliano d'Arco, comune in provincia di Napoli, lega le sue
estati al jazz con un Festival frequentato dai più grandi maestri
internazionali.
Il
Pomigliano Jazz Festival - tappa di un ampio itinerario musicale che
tocca le maggiori città della Campania da giugno a settembre - ha saputo
rinnovarsi, edizione dopo edizione, con coraggio e intelligenza.
Prima la nascita di un’etichetta discografica,
Itinera, per un
jazz senza etichette. Poi la
Fondazione Pomigliano Jazz Festival,
che promuove laboratori, seminari di guida all’ascolto del jazz e lavora per
l’imminente inaugurazione di una
biblioteca multimediale. Un progetto
globale che va ben oltre i quattro giorni del festival.
La kermesse, con
ingresso gratuito, quest’anno si arricchisce di una mostra fotografica.
Life-Size-Acts è infatti l’installazione di Roberto Casotti,
fotografo free lance nel campo dello spettacolo.
L’idea, nata a Berlino sei anni
fa, vede
26 composizioni fotografiche su pvc. Particolarità del lavoro
sono i vari elementi – strutture architettoniche, strumenti musicali, parti del
corpo - che vanno a insinuarsi e a spezzare l’armonia dell’immagine principale.
E poi due video, curati ancora da Casotti, e il sottofondo musicale del dj
newyorkese
Spooky. Presso il
Museo della Memoria di Pomigliano.
Ma il Festival è soprattutto musica.
Chick Corea,
Mc Coy Tyner,
Noa sono solo alcuni dei nomi che hanno dato vita, negli scorsi anni, a
serate di qualità. Per questa edizione, il cast proviene, come sempre, da molto
lontano. Sui due palchi il jazz di Norvegia, Germania e Argentina si mostrerà
all’ombra del Vesuvio. Ancora
Cuba, con Roberto Fonseca, e Trilok Gurtu a
rappresentare l’
India.
Il
parco pubblico, sede del Festival, diventa così protagonista di
incontri, nuove collaborazioni, culture diverse ma ora vicine più che mai.
Oltre 300.000 spettatori testimoniamo che i pregiudizi sul jazz sono caduti:
certe sonorità non sono poi così difficili da digerire.
A Pomigliano il jazz è ormai di casa. Al calar del sole,
dal 12 al 15 luglio.
DONNE In
difesa dell'integrazione
di
Tiziana Ambrosi
Molti telegiornali l'hanno semplicemente indicata come «la
donna marocchina aggredita». Ma lei,
Douina Ettaib,
merita più spazio, e che il suo nome venga ricordato.
Come quello di
Hina Saleem, ormai
divenuto un
simbolo: per certi versi della voglia di integrazione,
per certi altri della bieca "osservanza" della tradizione.
Due donne diverse per cultura, tradizione, generazione, ma
legate da un filo comune: la lotta per la libertà e il
rispetto.
Hina,
uccisa dal padre perché si vestiva
all'occidentale, aveva un fidanzato italiano e cercava di
integrarsi nel mondo in cui viveva.
Douina,
vicepresidente dell'Acmid - l'
associazione marocchina
delle donne in Italia - in prima fila a
chiedere
giustizia durante il processo contro gli assassini di
Hina.
Una presenza non gradita, quella di Douina, tanto che è stata
aggredita da alcuni connazionali nei pressi della
moschea di Via Jenner, mentre si recava al lavoro: «Devi
smetterla di parlare di islamismo, Hina è una prostituta come
te».
Dopo questo episodio il questore di Milano ha deciso di
proteggerla con una
scorta. Ma Douina non si lascia
intimidire: «L'Islam non è questo, non è imposizione»,
afferma.
Davanti al tribunale dove si stava tenendo il processo, circa
200 donne musulmane si erano riunite per
costituirsi parte civile, ma la loro richiesta non è
stata accolta. Accanto agli striscioni, la deputata
Daniela Santanchè ha fatto sentire la sua voce a favore
delle donne musulmane.
E le
femministe, le ministre, le associazioni di donne
nostrane? In prima linea a firmare petizioni, ma
colpevolmente assenti. Un silenzio preoccupante, il loro,
data l'importanza simbolica che ormai la storia di Hina ha
assunto - ne è prova l'aggressione. Una
doppia sconfitta,
perché nel momento della solidarietà la spalla amica è venuta
a mancare.
Per fortuna, donne come Douina non si fanno scoraggiare. Per
fortuna, ci sono funzionari che hanno il polso della
situazione. Nella speranza che oltre alla
solidarietà
espressa a parole cominci a realizzarsi anche quella che
si esprime coi fatti.
TELEGIORNALISTI
Attilio
Romita: la mia vita per un po’ di mondanità
di
Nicola Pistoia
Attilio Romita, nato il 1° agosto del 1953 a Bari, laureato
in Giurisprudenza, ha iniziato la carriera giornalistica in
radio e tv locali. All'inizio giornalista sportivo, Romita è
passato alla politica interna quando è entrato nella
redazione della sede Rai di Bari.
Nel 1990 è stato trasferito a Roma al
Gr1 e
successivamente al
Tg2, dove nel 1995 è diventato
conduttore incominciando dall'edizione della notte, fino a
quella delle 20.30.
Nel 2003 è passato al
Tg1 dove ha ritrovato
Clemente Mimun che lo aveva voluto conduttore al
Tg2.
Le piace la vita mondana...
«La vita mondana è bella se non è dominata dalla sfrenata
voglia di apparire. Insomma mi piace la mondanità se è fatta
di tavole ben apparecchiate, vini eccellenti, belle donne,
uomini eleganti e buona musica».
Lei è considerato, tra i giornalisti della tv, quello più
mondano. Presenzia in diverse trasmissioni televisive
e viene spesso fotografato dai paparazzi. Questo influisce
sull'autorevolezza di un giornalista?
«Mi pare tutto regolare e in linea con i comportamenti che un
giornalista della tv pubblica deve tenere: accetto gli inviti
alle trasmissioni dove mi diverto e alle serate dove so di
incontrare amici simpatici. Di norma vengo fotografato dai
paparazzi in compagnia di mia moglie. Credo che
l'autorevolezza di un giornalista si misuri nelle situazioni
in cui deve dimostrare cosa è capace di fare, e non durante
il suo tempo libero. Conduco tg nazionali da una dozzina di
anni e non mi pare che si siano verificati incidenti
professionali degni di nota. Non basta?».
Cosa pensa dei tantissimi suoi colleghi che dal
giornalismo sono passati a fare spettacolo?
«Buon per loro, ma io preferisco condurre un telegiornale
importante come il
Tg1 delle 20.00. Questa conduzione
mi è stata offerta a suo tempo da Mimun e poi confermata da
Riotta. Io sono grato ad entrambi e credo che per nessuna
ragione al mondo vi rinuncerei, neppure se mi dovessero
offrire la conduzione di un programma di successo. Cosa che
peraltro non è mai venuta in mente a nessuno».
Siamo stati investiti dal caso "Vallettopoli". Abbiamo
ascoltato i pareri di tante persone: lei cosa pensa? Il
giornalismo, secondo lei, come reagisce di fronte a queste
cose?
«Vallettopoli è figlia del nostro tempo. Un film del geniale
Muccino con la Romanoff aveva anticipato in qualche modo
tutto quello che poi abbiamo letto sui giornali e nei verbali
degli interrogatori. Io sono del parere che tutto il marcio
vada ripulito, senza fare di tutta l’erba un fascio.
Non è vero che tutte le aspiranti attrici o conduttrici sono
disposte ad andare a letto con chiunque pur di avere un
parte, e non è vero che tutti i potenti della tv e del cinema
assegnano solo ruoli di rilievo alle “
gnocche”
disposte ad andare a letto con loro. Insomma non tutto è
marcio, ma le furbe ed i corrotti vanno presi a calci nel
sedere».
Cosa non le piace?
«Non mi piace la vita mondana popolata da
morti di fama
che perdono il sonno pur di apparire».
Il sogno nel cassetto che vorrebbe vedere realizzato?
«Il mio sogno nel cassetto è piuttosto scontato. Da
giornalista che si occupa di politica da molti anni mi
piacerebbe condurre un talk show in stile
Porta a Porta.
Mi accontenterei che mi fosse affidata una trasmissione del
genere
Sottovoce. Mi piace, infatti, l’idea di poter
tirare fuori l’anima dei personaggi intervistati, un po’ come
fa Gigi Marzullo, ma io forse oserei un po’ di più».
SPORTIVA Le
prime signore di Wimbledon
di
Mario Basile
I giorni a cavallo tra giugno e luglio sono,
per gli irriducibili amanti del tennis, i più
importanti dell’anno. Perché segnano l’inizio
di
Wimbledon: la kermesse tennistica più
antica e più
seguita del
calendario.
Wimbledon vuol dire due settimane di tennis
puro con i migliori giocatori e le più brave
giocatrici del momento, che si scontrano
sotto gli occhi di milioni di appassionati.
Chi vince è veramente al centro del mondo.
Molti tennisti devono la loro fama al torneo
londinese, vedi
Boris Becker e
Pete Sampras. Così come Wimbledon deve
molto alla loro classe, che ha regalato
momenti di grande tennis.
Vale anche per le donne. Loro il posto a
Wimbledon non l’hanno avuto subito, l’hanno
conquistato col tempo: una storia vista e
rivista. Il primo torneo aperto alle donne,
il
singolare femminile, arrivò sette
anni dopo la prima edizione di quello
maschile, tenutasi nel
1877. Il doppio
femminile e il doppio misto furono istituiti
nel
1913.
I primi anni di vita del torneo femminile
furono ruggenti. La prima a conquistare la
scena e le pagine dei giornali fu
Charlotte Reinagle Cooper. Londinese
della contea del Middlesex,
Chattie,
come erano soliti chiamarla in confidenza,
vinse a venticinque anni il suo primo
Wimbledon, e si ripetè altre quattro volte.
L’ultima, la quinta, nel
1908 all’età
di
trentacinque anni.
Il posto nella storia, però, se lo guadagnò
con la vittoria olimpica a
Parigi nel
1900: prima donna al mondo. Quello
nelle cronache dei pionieri del gossip,
invece, sposando a trent’anni suonati il
collega
Alfred Sterry, più giovane di
sei anni. Niente di che, diremmo oggi, ma
all’epoca tutta l’Inghilterra parlava di
quello scandalo.
Le tenniste di oggi al gossip e al divismo ci
sono abituate.
Maria Sharapova e
Anna Kournikova ne sanno qualcosa.
Forse loro stesse non sanno che la prima ad
aprire la strada verso questa nuova visione
della “tennista” fu, nei lontani anni Venti,
una francese di nome
Suzanne Lenglen.
Anche il suo mito nacque a Wimbledon. Vinse
sei edizioni, di cui cinque consecutive. In
mezzo, l’oro alle Olimpiadi di
Anversa
nel
1920. Sempre attenta alla moda e
al look, la sua bellezza e la sua grazia nel
gioco avvicinò molte persone al tennis
femminile. Diventò la prima star rosa di
questa disciplina, tanto che la stampa
francese la soprannominò
La Divine.
A proposito di moda e look, oggi le mises
delle tenniste sono motivo di curiosità di
appassionati e non di questo sport. Proprio
nell’ultima edizione di Wimbledon, la
francese
Tatiana Golovin si è beccata
un rimprovero per aver indossato dei
pantaloncini rossi sotto il completo da
gara. Al torneo londinese, infatti, in gara
sono ammessi solo capi bianchi. Fino agli
anni Venti, invece, le tenute delle tenniste
erano il
trionfo della castità, in cui
la gonna alla caviglia la faceva da padrona.
A far cambiare le cose ci pensò
Helen
Wills Moody. La tennista americana, in
barba ai benpensanti, giocava con la veste
larga e la gonna al ginocchio. «Questa tenuta
mi consente di muovermi liberamente» spiegò.
Una scelta che, unita al suo talento, le
diede ragione. Memorabile il suo record di
158 vittorie consecutive. Cinque anni
senza
perdere neanche un set. Si
ritirò nel
1938, anno in cui vinse il
suo ultimo Wimbledon a distanza di undici
anni dal primo. In tutto saranno
otto.
Per moltissimi anni ha detenuto il record di
vittorie nel torneo londinese.
Solo
Martina Navratilova ha fatto
meglio. Ma lei è storia dei giorni nostri.