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Telegiornaliste anno IV N. 12 (137) del 31 marzo 2008
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MONITOR Camilla
Nata, giornalista al servizio dell'ambiente
di
Giuseppe Bosso
Camilla Nata, torinese, scopre la sua
vocazione per il giornalismo al tempo degli studi universitari. Dal 2000
intraprende la carriera giornalistica interessandosi soprattutto alle tematiche
legate all'ambiente, al territorio e alle tradizioni. Inviata per numerosi
programmi Rai come
Cominciamo bene Estate,
Italia che vai e
La
vita in diretta, dal 2005 realizza servizi per
Festa Italiana.
Tu, Caterina Balivo e Barbara Di
Palma: dopo l'esperienza comune di Miss Italia, eccovi insieme nello stesso
programma in tv. Una coincidenza?
«Direi proprio di sì. E' il destino che ci ha fatto trovare insieme dopo aver
vissuto, sia pure in anni diversi, la stessa fantastica esperienza a
Salsomaggiore».
Seconda classificata al concorso di bellezza e poi giornalista. Se avessi
vinto, avresti avuto una carriera diversa?
«Me lo chiedo qualche volta. Forse sì, avrei avuto forse una spinta maggiore
rispetto a quella che mi ha portato dove sono oggi. I talent scout della Rai
sono sempre presenti a Salsomaggiore in quell'occasione che è sicuramente una
vetrina e una buona passerella per tante ragazze. E la storia insegna che anche
per le seconde, le terze e le non classificate ci sono state possibilità di
accesso al cinema, alla televisione e al giornalismo».
Inviata o conduttrice, cosa preferisci?
«E’ nello studio che mi esprimo al meglio, è lì che sento di poter intrattenere
gli amici e gli ospiti, di poter trattare meglio le storie. Rispetto ai servizi
in esterna che hanno una durata molto limitata e che, nella mia esperienza a
Festa Italiana non vanno oltre i cinque-otto minuti, hai senza dubbio più
spazio».
Le storie e le esperienze che più ti hanno colpita?
«Seguo soprattutto sagre e feste locali rispetto alle mie colleghe che si
occupano di vicende personali. Non posso lamentarmi perché ho la possibilità di
andare alla scoperta di tanti mondi e tante cose, ad esempio la sagra dello
zampone a Castelnuovo di Modena o quella del Mandorlo in fiore ad Agrigento. In
occasione dei 60 anni della nostra Carta Costituzionale, sarebbe bello
riscoprire di più queste località spesso sconosciute».
Il programma che sogni nel futuro?
«Avendo maturato una particolare predisposizione per ambiente e terra, direi che
una trasmissione come
Linea Verde sarebbe l’ideale. Ma mi piacerebbe
anche fare un programma dedicato alla politica interna come
Telecamere o
Porta a Porta».
Salute, agricoltura, costume, ambiente. Per essere un buon giornalista, è
necessario trattare anche temi diversi?
«Certo, anche se nel mio caso ho legato gran parte della mia carriera al
"verde"».
Sei molto seguita sul nostro magazine...
«La vostra è un’iniziativa davvero simpatica. Quando l’ho scoperta, sono rimasta
molto sorpresa nel vedere quante persone mi seguono e pubblicano sul vostro
forum le mie immagini».
Il personaggio con cui vorresti lavorare e quello con cui è stato
interessante collaborare?
«Ammiro molto
Cristina Parodi, una vera
giornalista dalla professionalità esemplare. Tra gli uomini, cito sicuramente
Mentana. Per quanto riguarda i colleghi con cui ho lavorato, ricordo con piacere
Michele Cucuzza, Alessandro Di Pietro e il bel gruppo di inviati che avevamo
creato con Paolo Brosio e
Tessa Gelisio
in occasione della prima edizione di
Italia che vai».
L’intervista che vorresti fare?
«Per restare in tema di ambiente, mi piacerebbe intervistare il ministro De
Castro per analizzare lo stato delle politiche agricole. Beh, sogno anche
un’intervista a George Clooney che ammiro sia come personaggio che come uomo, un
vero maschio “latino” a dispetto della nazionalità americana. Intanto ho avuto
la fortuna di intervistare due volte Gérard Depardieu che mi ha molto colpito
per la sua simpatia».
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CRONACA IN ROSA Colloqui
di pace al femminile
di
Federica Santoro
La cinquantaduesima sessione della
Commissione Onu
sullo
status delle donne si è svolta a New York dal 25
febbraio al 7 marzo 2008. Fra i temi discussi, la possibilità
di finanziamenti per le politiche di
uguaglianza di genere
in ambito lavorativo e istituzionale, e la partecipazione
effettiva delle donne nella prevenzione, gestione e
risoluzione dei conflitti e quindi nella costruzione della
pace.
Già dal 2000, la
risoluzione 1325 del Consiglio di
sicurezza chiedeva l’impegno dei Paesi Onu a realizzare un’
equa
partecipazione di donne e uomini nel mantenimento e
promozione della pace e della sicurezza nelle aree colpite da
conflitti. Nel 2006 è stata istituita una
Commissione per
il Peacebuilding - un organo consultivo incaricato di
migliorare gli interventi ONU nella costruzione della pace
tramite l'assistenza umanitaria, la ricostruzione e lo
sviluppo e la formazione dello stato di diritto - che ha
previsto un mandato rivolto esclusivamente alle donne.
Eppure, nonostante gli sforzi compiuti in questi ultimi otto
anni dalla comunità internazionale, l'uguaglianza tra i
generi è ancora lontana. Secondo
Ann Marie Goetz, capo
consulente
Unifem, il
Fondo Onu per lo sviluppo
delle donne, «i processi di disarmo, smobilitazione e
reintegrazione sono raramente rivolti ai bisogni delle
popolazioni, soprattutto di donne e bambini violentati».
Questo perché sono ancora troppo poche le donne che
partecipano ai colloqui di pace come negoziatori ufficiali o
osservatori e soprattutto il loro resta un ruolo non
riconosciuto e spesso considerato marginale.
La parità di genere è infatti meno frequente proprio nei
processi decisionali. Lo afferma la vice segretario generale
Carolyn McAskie, capo dell'Ufficio di sostegno per la
costruzione della pace dell'Onu (U.N. Peacebuilding Support
Office, PSO), che evidenzia come le numerose conferenze e
commissioni sulla parità di donne e uomini nelle missioni di
pace non abbiano scalfito il primato dei secondi nella
gestione dei programmi di sviluppo e cooperazione
internazionale.
Nel suo intervento durante la commissione Onu, la Goetz ha
insistito sulla necessità di adottare una visione realmente
sensibile alle tematiche di genere per incrementare la
promozione delle
qualità dirigenziali delle donne e il
sostegno mirato nella ricostruzione dopo i conflitti,
con lo scopo di ridurre la povertà e l’esclusione femminile.
Il processo di costruzione della pace dipende in gran parte
da come la comunità internazionale stabilisce di utilizzare
le proprie risorse. Al di là quindi della retorica politica,
quello del Peace building è un territorio ancora
essenzialmente dominato dagli uomini. «Per esempio -
sottolinea Gina Torry, coordinatrice dell'Ong Working Group
on Women, Peace and Security - non esistono consulenti
specializzati in tematiche di genere nei colloqui di pace in
Darfur, Sudan, dove donne e bambini sono le principali
vittime di genocidio». Cioè dove la voce delle donne sarebbe
davvero di aiuto e conforto.
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FORMAT Pagellone
di marzo di
Giuseppe
Bosso
Un meritato
10 va a
Rai Uno per le fiction d’impegno come
Il
coraggio di Angela e
La vita rubata.
Storie vere e dolorose che riconciliano l’utente
con il servizio pubblico in mezzo a tante
polemiche.
9 e tanti complimenti a Gerry Scotti e a
La Corrida che spopola nel sabato sera
mentre su Rai Uno stenta il tanto reclamizzato
Non esiste più la mezza stagione. Meglio i
dilettanti allo sbaraglio orchestrati dal re del
quiz targato Mediaset con la collaborazione del
maestro Pregadio e della splendida Michela Coppa
rispetto alle ormai un po’ datate ma simpatiche
gag del trio Solenghi-Lopez-Marchesini.
8 applaudito a
Italian Job.
L’istrionico Paolo Calabresi e i suoi
travestimenti alla scoperta delle mille e più
malefatte in giro per l’Italia hanno ottenuto un
largo consenso sia pure in una fascia oraria non
certo di primo piano. In ogni caso, ennesimo
esperimento riuscito dalla fucina di La7.
7 sentito a
La ruota della fortuna. Non mancava
qualche perplessità quando, lo scorso dicembre,
Enrico Papi ha riproposto su Italia 1 il
fortunato telequiz condotto per anni da Mike
Bongiorno, a distanza di quasi un lustro dalla
sua chiusura. Ma l’ex paparazzo del piccolo
schermo non si è scoraggiato e pian piano il
gioco, riproposto con qualche adattamento, è
riuscito a guadagnare ottimi ascolti. Anche
grazie alla sinuosa Victoria Silvstedt.
6 di stima a
Colorado che chiude la
quinta edizione tenendo testa ad una concorrenza
non da poco nel prime time del giovedì (
Don
Matteo,
R.I.S.,
Annozero).
Applausi alla splendida
Rossella Brescia, ormai vera padrona di casa
oltre che ballerina, agli irriverenti Braida e
Cacioppo e alla scalcinata gang di comici che
stanno riscuotendo consensi anche grazie alle
loro irruzioni domenicali su Canale 5.
5 a un ennesimo, malinconico,
Festival
di Sanremo, probabilmente l’ultimo del Super
Pippo nazionale. Come al solito, più che la gara
canora ha tenuto banco il tam-tam legato ai
vestiti o alle pettinature delle vallette (non
impeccabili, e non ce ne vogliano Bianca Guaccero
e Andrea Osvart), ai superospiti (pochi rispetto
alle passate edizioni) e a qualche momento di
umana polemica, come il «Ti amo, Gigi!» di Anna
Tatangelo sommersa dai fischi nell’ultima serata.
Si salvano quel monellaccio inguaribile di Piero
Chiambretti e, nel Dopofestival, la rivelazione
Lucilla Agosti. Si spera in Fiorello per
risollevare una rassegna ormai sempre più
snobbata da pubblico e addetti ai lavori.
4 allo sconcertante
X Factor, da
mesi reclamizzato su Rai Due ma che ha
clamorosamente steccato nelle prime puntate, non
superando il 10% di share. Il format, che ha
lanciato negli States l’astro nascente Leona
Lewis, ha richiamato migliaia di aspiranti nuove
voci alle selezioni, ma non ha attirato poi più
di tanto il pubblico del Belpaese. Si aggiunga la
conduzione non proprio esemplare di Facchinetti e
la presenza di Simona Ventura dopo i non
esaltanti ascolti dell’
Isola dei famosi.
Vedremo cosa porterà lo spostamento al martedì,
ma in molti paventano una rapida chiusura.
3 alle ripetitive e poco divertenti
Candid Camera che Italia 1 continua a
propinare in prima serata la domenica. A poco
serve inserire conduttori più o meno riusciti
come Valenti e le solite, immancabili, bellone di
turno come “pupe” e similari.
2 a Canale 5. Dopo la battaglia
dell’orario, la prima serata sta scoprendo
un’altra magagna: quella dei continui e
asfissianti messaggi pubblicitari sottotitolati
durante le trasmissioni. Anche la tv commerciale,
pur soggetta alle sue normali regole, farebbe
meglio ad avere più rispetto per il pubblico già
martellato dai numerosi spot tra un programma e
l’altro.
1 alle
Iene: che cosa è successo ai
giustizieri di nero vestiti che in passato hanno
smascherato l’ignoranza (e qualche vizietto) dei
nostri parlamentari e non solo? Dimostrazioni
pratiche di tecniche di tortura, killer a
pagamento scovati in Sudamerica che raccontano le
loro giornate... Un momento di debolezza? Ci
auguriamo di non dovere presto inserire anche
questo programma ultradecennale nella poco
invidiata lista della tv trash.
0 agli esponenti politici che continuano a
caratterizzare questa campagna elettorale non con
un vero interesse ai problemi dei cittadini, ma
con il continuo attacco dell’avversario e poco
gratificanti uscite.
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CULT Il
Fil Rouge negli scatti di Monica Papagna di
Valeria
Scotti
Corpi femminili nel gioco della seduzione e dell'erotismo, immersi tra le
contraddizioni e i sentimenti forti della nostra società. E' questo il sapore
degli scatti di
Monica Papagna, giovane fotografa con alle spalle già una
lunga esperienza.
Qual è stato il tuo percorso artistico?
«Ho iniziato circa dieci anni fa frequentando la John Kaverdash School di Milano
con Roberto Mineo come mio primo maestro. Ho poi partecipato a vari workshop
negli ultimi anni. Due insegnanti, in particolar modo, mi hanno influenzata: Bob
Sasha e Paul Elledge. Bob è stato il primo a capire quale sarebbe potuto essere
il mio percorso artistico e Paul mi ha aiutata a svilupparlo.
Dopo le prime mostre nei locali di Milano, ho iniziato a collaborare con alcune
gallerie. La svolta è stata la Marena Rooms Gallery di Torino che ha creduto in
me ed ora mi rappresenta».
Nei tuoi scatti la carne nuda sembra dividersi tra il desiderio di sfuggire e
quello di lasciarsi ritrarre dall’obiettivo. Seduzione ed erotismo attraverso
un’immagine: come affronti questi temi?
«La
seduzione è un gioco sottile tra chi vuole sedurre e chi si presta ad essere
sedotto. Il dialogo erotico si struttura attraverso un delicato equilibrio tra
il desiderio e il suo oggetto. L’intendimento deve essere sofisticato ma
immediato, ed è questo che cerco di trasmettere con i miei scatti: una
comunicazione continua e sublime tra eros ed eros, quello di chi guarda, e
quello di chi si lascia guardare».
Una peculiarità dei tuoi lavori riguarda la scelta di due soli colori, il
rosso e il nero. Come mai?
«Effettivamente il mio progetto più conosciuto,
Fil Rouge, si sviluppa
attorno ai toni del nero e del rosso che, intrecciati tra loro, richiamano
l’idea di mistero e di passione. Comunque ciò che più mi sta a cuore nella
ricerca è riuscire a giocare con tonalità calde, costruendo atmosfere sempre
diverse in cui luci ed ombre sfumano le une nelle altre, quasi fondendosi».
Sei
tra i pochi fotografi a non ritoccare gli scatti in digitale né con programmi di
fotoritocco né con filtri. Quali sono i vantaggi, e gli eventuali svantaggi,
dell'utilizzo di luci vere nel creare effetti?
«Io vedo solo vantaggi. Ritoccare un’immagine per me è comprensibile se si sta
parlando di un lavoro commerciale, ma in generale considero l’arte un qualcosa
di diverso. Quello che acquisisco con la macchina fotografica è il momento che
voglio fermare nella sua immediatezza e solo quello deve essere stampato. Se ci
sono delle cose che non mi piacciono, piuttosto elimino lo scatto durante
l’editing, ma non ritocco nulla. E’ una precisa scelta stilistica. Ci sono
artisti che usano Photoshop e mi piacciono moltissimo, ma semplicemente ciò non
fa per me».
La curatrice Monica Trigona, in occasione della mostra alla Marena Rooms
Gallery di Torino, ha dichiarato: «Monica Papagna impronta il suo lavoro sul
gioco dialettico tra negazione ed enfatizzazione, su ciò che si vede e ciò che
invece si deve spiare». E’ questa la vera essenza dell’erotismo?
«Assolutamente sì. Il desiderio si nutre di questo, da sempre. La mia soluzione
è quella dell’eleganza, una chiave diversa in un momento artistico di Eros
palesato, crudo ed esplicito. La mia proposta è quella della riscoperta del
mistero, alla ricerca del non detto. Ed è proprio sulla negazione/enfatizzazione
che si crea una sorta di appetibilità erotica intramontabile».
I tuoi scatti hanno fatto parte di numerose esposizioni in Italia e
all’estero. Qual è stato il riscontro del pubblico?
«Finora sembra che il pubblico abbia apprezzato il mio lavoro. Un aspetto che mi
ha un po’ sorpreso, ma anche fatto molto piacere, è stato il grande interesse
dimostrato proprio dalle donne: hanno compreso il rispetto con cui il mio occhio
ha cercato di esplorare la femminilità, mostrandone tutta la carica seduttiva
senza scadere nella volgarità.
Ricevo quotidianamente riscontri via mail e rispondo a tutti i commenti
personalmente. Anzi, invito le lettrici a contattarmi sul mio
sito o
sulla mia pagina
MySpace».
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DONNE Chiara Lubich: una vita dedicata agli altri
di
Chiara Casadei
“L'amore è un tesoro prezioso, è il dono che Dio fa agli
spiriti sensibili e grandi”. Così sosteneva il filosofo
Kahlil Gibran, e proprio l'amore era la virtù posseduta da
Chiara Lubich. La sua storia è una lunghissima serie di
eventi ed episodi che hanno trasformato una semplice ragazza
trentina in una donna che ricorderemo ancora per molto tempo.
Nata da una famiglia semplice, fin da giovane mostra la sua
costanza e dedizione agli studi, arrivando a impegnarsi con
tutte le sue forze per riuscire a mantenersi da sola
all’Università di Venezia, facoltà di Filosofia.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, all’età di 23 anni,
Chiara sente la
vocazione religiosa e un desiderio di
condividere il dolore di tutta l’umanità. Nel dicembre del
1943, in una cappella, consacra la sua vita interamente a
Dio.
I suoi grandi successi cominciano con la nascita del
Movimento dei Focolari, che oggi conta più di 140.000
membri e due milioni di simpatizzanti in 182 Paesi nel mondo.
Basato sui valori cristiani, il Movimento vuole rafforzare le
famiglie e proporre il
dialogo ecumenico e interreligioso.
Questo è solo l’inizio di un lungo cammino, di un’intera vita
dedicata gratuitamente ai più bisognosi e ai sofferenti.
Infatti la Lubich fonda altri movimenti e “cittadelle” sparse
in tutto il mondo, dove gli abitanti possono vivere e portare
avanti la vocazione spirituale e sociale. Colpita
dall’incredibile miseria delle favelas brasiliane, crea l'
Economia
di Comunione nel 1991: i proprietari delle aziende, che
liberamente decidono di aderirvi, devono impegnarsi a mettere
in comune i loro profitti per tre scopi principali: aiutare
le persone in difficoltà creando nuovi posti di lavoro e
sostenendo i loro bisogni primari; diffondere la "cultura del
dare" e dell'amore, senza la quale non è possibile realizzare
un'Economia di Comunione; sviluppare l'impresa che deve
restare efficiente pur se aperta alla condivisione.
Ammirata da diversi papi, instaura un legame profondo con
Giovanni Paolo II che, nel 1990, riconosce ufficialmente
il movimento attribuendogli il privilegio di poter essere
sempre guidato da una figura femminile.
Chiara Lubich vince numerosi premi, compreso il
Templeton
Foundation Prize per i progressi nella religione e il
Premio per la pace dell'Unesco, tutti riconoscimenti che
testimoniano ancora una volta il suo instancabile impegno
verso il prossimo.
All’età di 86 anni, iniziano i problemi di salute. Il 10
marzo di quest’anno viene ricoverata per gravi difficoltà
respiratorie al Policlinico Gemelli di Roma. In quei giorni
giungono la lettera personale del Pontefice e la visita del
Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I. Poi,
dopo aver chiesto di essere dimessa, Chiara torna nella sua
casa a Rocca di Papa, dove il 14 marzo si spegne.
Una fede, la sua, coltivata sin da giovanissima, cambiando il
suo vero nome da Silvia in Chiara, in onore di Santa Chiara
d'Assisi. Nel corso della sua vita la Lubich è riuscita a
conquistare tutto il mondo con il suo sorriso e la sua
semplicità, facendo di
unità, pace e dialogo i
pilastri della sua intera missione.
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TELEGIORNALISTI
Cosimo
Pastore, la parola all'economia
di
Giuseppe Bosso
Giornalista professionista dal 1993,
Cosimo Pastore si interessa da anni al
settore economico-finanziario. Ha curato e condotto su Telecampione
Piazza
Affari, trasmissione dedicata al risparmio e agli investimenti, e
Money
su AntennaTre, il primo talk show dedicato alla finanza personale.
Com’è cambiato il giornalismo dedicato all’economia rispetto ai tuoi inizi?
«Direi che si è evoluto. Rispetto agli anni 90, assisto a una positiva
specializzazione che ha portato la formazione di un gruppo cospicuo di ragazzi
laureati in materie economiche, mentre in precedenza non sempre chi trattava
questi temi aveva piena consapevolezza di quello che rappresentava. Nel tempo,
invece, le nuove leve hanno imparato a specializzarsi sempre più in temi come
gli indici, il risparmio gestito e il mercato azionario».
Un recente
articolo del New York Times ha definito gli italiani come il popolo
meno felice dell'Europa occidentale. La definizione è dovuta alla crescente
crisi economica?
«Non penso che il nostro si possa definire un popolo triste. Riguardo la crisi
economica, ritengo appropriato parlare di sfiducia nel futuro: dai giovani che
non riescono a trovare lavoro agli anziani che, sempre più spesso, non sanno
come arrivare alla fine del mese con la loro pensione. E' una grande
instabilità, ma non è certo tristezza».
Aderire all’euro: è stata la scelta giusta?
«Assolutamente sì, e a dispetto di quello che si pensa, la moneta unica è
stata la nostra salvezza. Se avessimo mantenuto la lira avremmo assistito ad
un vero e proprio crollo della nostra moneta in una fase di crisi economia e
politica come quella attuale. Penso che il problema euro sia stato più che
altro generato dai “furbacchioni” come i distributori e i commercianti al
dettaglio che hanno applicato alla mille lire il valore di un euro, mentre
sappiamo che è esattamente la metà. Questi meccanismi truffaldini hanno
generato una grande confusione e il governo non ha saputo reagire prontamente.
Introdurre “Mister Prezzi” adesso, per esempio, è un’azione decisamente
tardiva. Sarebbe stato meglio creare questa autorità garante nel 2002, quando
la moneta unica vide la luce. Ma per il resto dobbiamo essere grati all’euro e
dovrebbe esserne consapevole chi ha vissuto in prima persona la grande
svalutazione della lira nel 1992 o le continue crisi di governo degli anni
80».
Quale può essere il ruolo dell’informazione economica in questo momento di
crisi?
«Sicuramente è importante orientare la gente e non creare equivoci o false
rappresentazioni, come quella sull’euro.
Educational direi che è il
termine appropriato».
L’economia dovrebbe essere un tema più presente nell’informazione?
«Sì, questo è un tasto dolente. Pensiamo ai telegiornali che dedicano
all’andamento dei mercati finanziari finestrelle di pochi minuti, o al fatto
che nella televisione generalista, sia della Rai che a Mediaset e La7, non c’è
una trasmissione di approfondimento sul tema. L’unica eccezione è
Economix
con una professionista di grande livello come
Myrta Merlino. Purtroppo va in onda in una collocazione e in un orario a
dir poco vergognosi. Al momento le uniche vere realtà sono quelle delle tv a
pagamento come
Class
CNBC e Bloomberg Tv, e anche questo è un segnale non certo positivo. Ma
devo aggiungere che non è solo l’informazione ad essere carente. La scuola,
per esempio, non prevede ancora materie che spieghino ai ragazzi - i futuri
risparmiatori - cosa siano la borsa, le obbligazioni e i titoli di Stato,
rimandando eventualmente solo agli studi universitari».
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SPORTIVA L'Italia
che avVince di
Mario Basile
Tempo di Pasqua, tempo di feste e… di
vittorie. Nei giorni scorsi l’Italia sportiva
ha conosciuto, tifato, e forse imparato ad
amare, nuovi volti vincenti. Sono quelli di
Federica Pellegrini, di
Alessia
Filippi, di
Tania Cagnotto, che si
riflettono nella
medaglia d’oro
conquistata agli europei di nuoto a
Eindhoven. Senza dimenticare quelli delle
sincronette: d’argento sia a squadre che col
duo
Lapi e
Adelizzi. Eppure non
è tutto nuoto quel che luccica: brilla anche
la
medaglia d’argento di
Carolina
Kostner.
Lei è arrivata ad un passo dalla vittoria. Un
trionfo solo sfiorato, agli europei di
pattinaggio a Goteborg, per via di una
sbavatura nella sua esibizione finale. Una
piccola, maledettissima sbavatura. Roba di
poco conto per i meno esperti, ma tale da far
pendere il giudizio della giuria a favore
della giapponese
Mao-Asada che, dal
canto suo, un errore l’aveva fatto: a inizio
prova, il triplo axel puntellato dalle note
di un malinconico
Chopin l’aveva
tradita. S’è ripresa con un’impeccabile
performance e alla fine ha conquistato
185,56 punti contro i
184,68 di
Carolina.
C’è rammarico in casa Kostner. Inevitabile
quando si perde così. Ma Carolina si consola
lo stesso. Il suo risultato è comunque nella
storia: nessuno ha fatto meglio di lei. Il
record stabilito da lei stessa due anni
fa a
Mosca,
bronzo agli europei
come la
Driano ventisette anni prima,
è battuto. E scusate se è poco.
Di
Federica Pellegrini, invece, proprio un anno
fa su queste pagine dicevamo che il
futuro
era suo. Era il periodo dei mondiali di nuoto
di Melbourne: quelli del suo
record
italiano nei 400 sl, di quello mondiale
nei 200 sl battuto il giorno dopo dalla
Manadou e del bronzo finale nella stessa
gara. A trecentosessantacinque giorni di
distanza, Federica piazza la sua vendetta
sportiva conquistando: il
bronzo nella
staffetta 4x200 sl, l’
argento in
quella 4x100 sl e, soprattutto, l’
oro
nei 400 sl. Una vittoria, quest’ultima,
impreziosita dal
record del mondo che
ha stabilito:
4'01"53. E stavolta non
c’è Manadou che tenga, sia sul campo che in
altri ambiti. «Io non sono gelosa del
passato. Ma lo sono moltissimo del presente.
Soprattutto mi danno fastidio i paragoni tra
me e lei, le battutine, quando dicono, lo
hanno anche scritto, che Luca (il nuotatore
Marin, suo fidanzato ed ex della Manadou,
ndr) non si allena bene perché è
distratto», ha dichiarato la nuotatrice
veneta in un'
intervista
rilasciata al settimanale
Diva e Donna.
E pensare che, Manadou a parte, il suo
europeo era iniziato con la cocente
esclusione dai 200 sl, molto
probabilmente per un errore di valutazione di
un giudice. La sua reazione, sportivamente
parlando, è stata quindi eccellente. Il
futuro è finalmente arrivato.
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