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Il diario di bordo di Gelardi
Di Valeria Scotti (del 16/09/2007 @ 17:45:46, in BlogNote, cliccato 1031 volte)

«Sono arrivato a fare l'autore teatrale per un'esigenza molto forte di raccontare storie. E un blog ti dà la possibilità di scrivere in grande libertà, a volte anche senza censurarsi».
Mario Gelardi è parte del suo lavoro. Più di 10 anni come autore teatrale. Il suo blog, il suo diario di bordo, raccontano di quotidianità e di avvenimenti nell'ambito artistico. «E' un modo per sfogarmi soprattutto in quest'anno difficilissimo».
Gomorra è alle porte. Un testo importante, un passo difficile. «Senza il Mercadante, Gomorra non si sarebbe fatto». Poco più di un mese al debutto. «Il blog mi è servito a raccontare tutto questo. E' un mezzo di comunicazione fantastico che può avere un'evoluzione molto interessante».

Nei suoi testi è da sempre vivo l'impegno civile. Nel 2003 nacque Idroscalo 93, un lavoro su Pier Paolo Pisolini al di là delle classiche celebrazioni. Verità sottovalutate in una sorta di teatro-documentario. «Idroscalo 93 va avanti da tanti anni. il prossimo anno debutterà a Praga. E' stato incredibile vedere l'impatto che ha avuto la storia di Pasolini dal punto di vista umano. Una reazione emotiva molto forte che mi ha spinto a pensare che si possa fare un teatro civile, fatto di emozioni e non solo di cronaca».
Nel 2005, il Premio Ustica premia Quattro, scritto con Giuseppe Miale di Mauro, la storia della morte della giovane Annalisa Durante, vittima innocente di un agguato di camorra. Partire da episodi tragici per raccontare Napoli. «Perché le sollecitazioni che vengono da questa città, purtroppo, sono fatte molto del nero che essa esprime. Napoli condiziona talmente tanto nel modo di vivere che non si può non sentire l'esigenza di raccontare. E poi semplicemente, il male affascina più del bene».

Gelardi viene spesso considerato l'autore napoletano, come fosse un marchio di fabbrica. «Ho cercato di uscire dal clichè edoardiano e scarpettiano anche se il teatro civile non ha sempre grande fortuna soprattutto nella nostra città. La gente, spesso, ha un senso di rifiuto quando le si chiede di mettere il dito nella piaga. E più c'è un rifiuto esterno, più si rafforza in me la volontà di raccontare».

Numerose e fortunate le partecipazioni a premi di drammaturgia. «Non lo faccio perché considero il teatro una competizione, ma perché spesso, questi premi, mi danno la possibilità di andare in scena, cosa vitale per un autore teatrale. Si partecipa per superare l'ostacolo tra chi opera a livello artistico e chi a livello imprenditoriale. Spesso la visibilità che offre il premio teatrale fa superare questo divario più velocemente». Ma non è sempre così. «Ho vinto il premio Flaiano nel 2002 con Malamadre, un testo in programmazione a Praga, in lingua ceca, da un anno, ma tutt'ora inedito in Italia».

Il pubblico conferma i giudizi positivi delle giurie. «Non posso lamentarmi. Il pubblico cresce di anno in anno e spero che la cosa continui. La libertà e la democrazia, nel teatro, dovrebbe dare la possibilità di andare in scena. Quando ci si riesce e qualcuno decide di venire a teatro a vedere un mio lavoro, non posso che essergli riconoscente. Spesse volte però, quando la gente sente parlare di uno spettacolo, quel testo già non è più in scena. Questa è una delle maggiori difficoltà per chi opera nel teatro contemporaneo».
Un ultimo sguardo verso Gomorra. «Non ho avuto nessun tipo di pressione dal Mercadante, ma massima libertà di scelta, un’autonomia incredibile rispetto ad altre situazioni in cui mi sono trovato».
E l'essenza del teatro? «Il teatro è un' arte collettiva. Non credo nell'autore solo, leopardiano. Il teatro deve essere un arte di gruppo. Perché da soli non porta a niente».

Le «note» sono di Mario Gelardi

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