Immagine
 


Il blog ufficiale
del settimanale
Telegiornaliste

 
\\ Home Page
Benvenuti sul blog ufficiale del settimanale Telegiornaliste.

 
Di Sma (del 06/10/2008 @ 23:27:33, in Il blog di Sma, cliccato 11 volte)

Mi è capitato varie volte di imbattermi nel cromosoma y medio: sia esso francese, italiano o portoghese. E' una formula matematica, ci proverà. Lo incontri in qualsiasi situazione, alla coda per la toilette in autogrill, alla cassa del supermercato, in biblioteca. Inizierà con una frase tipo "Ecco la ragazza più affascinante di tutta la toilette/supermercato/biblioteca". Se sei all'estero ti chiederà di che nazionalità sei. Italiana. E adorerà l'accento italiano. Se eri afghana non ci sarebbero stati cmq problemi. massaggioPoi inizierà con una digressione all'insegna dei clichés sull'incapacità degli italiani di guidare, di quanto è musicale la lingua italiana, di quanto sia sporca Napoli. Se è italiano inizierà a chiederti se sei un abituée della toilette/supermercato/biblioteca. In tal caso la risposta da dare è sì perché FORSE ti eviterà di violentarti il cervello per trovare una scusa per non dargli il numero di cellulare. Sì perché sono gentile. Sarebbe più semplice esordire con frasi del tipo "Degage, tu es moche", "che cazzo vuoi dalla mia vita" ecc…

Appena lui estrae il cellulare dalla tasca capisci che il piano non ha funzionato. Arriva la fatidica domanda. Allora provi a pensare di dirgli tipo "non ho un cellulare", ma ti rendi conto che nel 2008 non è credibile e che solo Piero Ottone può permetterselo, oppure "il mio cellulare è in assistenza", ma cazzo, solitamente hai una o due cabine telefoniche di scorta, minimo un Motorola fine anni 90, "gli do il numero sbagliato", no, cazzo ma se poi mi fa uno squillo per darmi il suo sai che figura di merda. Insomma in alcuni casi, se sei particolarmente nervosa, magari è da due settimane che hai mestruazioni continue tanto da pensare di avere un'emorragia, lo mandi gentilmente a farsi fottere. In altri casi, forse perché ti sei svegliata con la musica della pubblicità del Mulino Bianco a cannone e ti senti in colpa perché a 24 anni pensi che tua madre era già sposata con 5 figli, non sei né nel periodo premestruale, né mestruale, né post mestruale, in pratica in quei 2 giorni al mese in cui le ovaie vanno d'accordo, perché sei in biblioteca e hai un esame 2 ore avresti anche bisogno di studiare.

Insomma alla fine per liberartene gli dai il numero ("tanto non rispondo"). Dopo un nanosecondo ti chiama e ti chiede se "sei rientrata bene a casa" (???). Rispondi per pietà. Sì, in effetti non mi sono imbattuta né in leoni marini, né in ippopotami incazzati. Rispondi a monosillabi, capirà. Invece no, domani stessa identica tiritera. A questo punto la strada si biforca: decidi di inviargli un messaggio con su scritto che ne hai abbastanza, oppure a causa di una maledetta congiunzione astrale negativa  decidi di uscirci insieme "perché magari è simpatico", non si sa mai. Sappiate che è un errore. Ed è allora che sfoggerà davanti ad una Heineken teorie sul rapporto uomo e donna apprese dai confessionali del Grande Fratello, su quanto sia importante essere filosofi di se stessi, del fatto che vorrebbe scrivere un libro. Allora io mi chiedo perché ogni persona che incontro vorrebbe scrivere un libro. Perché tutti hanno la presunzione di aver sempre qualcosa di interessante da raccontare? Ma la cosa peggiore è quando, nel corso della serata proporrà un massaggio. Perché lo proporrà. Ragazzi, arrivati a questo punto io getto la spugna. Mi crolla veramente il mondo addosso, peggio di quando scopri che Aramis, il tizio biondo di D'Artagnan, è una donna (mi ha provocato un trauma infantile).

Penso sia una delle cose che odio di più al mondo, ma non tanto il massaggio in sé, quanto il fatto che il  massaggio, è solo una scusa per prendere contatto con il tuo corpo. A meno che tu non sia un osteopata o un fisioterapista non proporresti mai un massaggio ad una persona che non ti piace per la pura finalità di farle del bene. Inutile soffermarsi sulla frase successiva: non farà altro che lamentarsi di quanto fastidio gli darà il tuo maglione nonché l'elastico del tuo reggiseno. Pure se ho mal di schiena cronico (ed ahimè è vero!) io non voglio massaggi. Deve interrompersi questa catena  del massaggio è origine di infelici scene e frasi già viste.

Io ne farei un punto del programma elettorale.

 
Di Silvia Grassetti (del 25/08/2008 @ 23:14:55, in Giornalismo, cliccato 112 volte)
Enzo Baldoni Stamattina sono stato a un funerale. La cerimonia è andata via liscia e incolore finché alla fine il prete ha detto: "Ora il figlio vuole dire qualche parola". Il figlio, in dieci minuti, ha tratteggiato un ritratto vivo, affettuoso e vivace del padre. Un ritratto senza sbavature né esagerazioni né cedimenti al sentimentalismo. Ma quei dieci minuti hanno avuto più calore, colore e spessore di tutto il resto della cerimonia. Il papà era ancora lì tra noi, vivo, e questo sarà il ricordo che ne manterremo.

Ordunque, trascurando il fatto che io sono certamente immortale, se per qualche errore del Creatore prima o poi dovesse succedere anche a me di morire - evento verso cui serbo la più tranquilla e sorridente delle disposizioni - ecco le mie istruzioni per l'uso.

La mia bara posata a terra, in un ambiente possibilmente laico, ma va bene anche una chiesa, chi se ne frega. Potrebbe anche essere la Casa delle Balene, se ci sarà già o ci sarà ancora. L'ora? Tardo pomeriggio, verso l'ora dell'aperitivo.

Se non sarà stato possibile recuperare il cadavere perché magari sono sparito in mare (non è una cattiva morte, ci sono stato vicino: ti prende una gran serenità) in uno dei miei viaggi, andrà bene la sedia dove lavoro col mio ritratto sopra.

Verrà data comunicazione, naturalmente per posta elettronica, alla lista EnzoB e a tutte le altre mailing list che avrò all'epoca. Si farà anche un annuncio sui miei blog e su qualsiasi altra diavoleria elettronica verrà inventata nei prossimi cent'anni.
Vorrei che tutti fossero vestiti con abiti allegri e colorati.

Vorrei che, per non più di trenta minuti complessivi, mia moglie, i miei figli, i miei fratelli e miei amici più stretti tracciassero un breve ritratto del caro estinto, coi mezzi che credono: lettera, ricordo, audiovisivo, canzone, poesia, satira, epigramma, haiku. Ci saranno alcune parole tabù che *assolutamente* non dovranno essere pronunciate: dolore, perdita, vuoto incolmabile, padre affettuoso, sposo esemplare, valle di lacrime, non lo dimenticheremo mai, inconsolabile, il mondo è un po' più freddo, sono sempre i migliori che se ne vanno e poi tutti gli eufemismi come si è spento, è scomparso, ci ha lasciati. Il ritratto migliore sarà quello che strapperà più risate fra il pubblico. Quindi dateci dentro e non risparmiatemi. Tanto non avrete mai veramente idea di tutto quello che ho combinato.

Poi una tenda si scosterà e apparirà un buffet con vino, panini e paninetti, tartine, dolci, pasta al forno, risotti, birra, salsicce e tutto quel che volete. Vorrei l'orchestra degli UNZA, gli zingari di Milano, che cominci a suonare musiche allegre, violini e sax e fisarmoniche. Non mi dispiacerebbe se la gente si mettesse a ballare. Voglio che ognuno versi una goccia di vino sulla bara, checcazzo, mica tutto a voi, in fondo sono io che pago, datene un po' anche a me.

Voglio che si rida - avete notato? Ai funerali si finisce sempre per ridere: è naturale, la vita prende il sopravvento sulla morte. E si fumi tranquillamente tutto ciò che si vuole. Non mi dispiacerebbe se nascessero nuovi amori. Una sveltina su un soppalco defilato non la considerei un'offesa alla morte, bensì un'offerta alla vita.

Verso le otto o le nove, senza tante cerimonie, la mia bara venga portata via in punta di piedi e avviata al crematorio, mentre la musica e la festa continueranno fino a notte inoltrata.

Le mie ceneri in mare, direi.
Ma fate voi, cazzo mi frega.


26 agosto 2008: a 4 anni di distanza dalla sua morte in Iraq, il corpo di Enzo non è stato ancora riportato in Italia.
 
Di Silvia Grassetti (del 31/05/2008 @ 13:02:28, in Giornalismo, cliccato 243 volte)
Joe Lansdale - La morte ci sfidaNon un libro sui massimi sistemi, ma un film dell'orrore come quelli che guardavi in tv la sera tardi.

Fanucci Editore, che oggi pubblica in esclusiva le opere di Joe R. Lansdale, ha dato alle stampe La morte ci sfida (224 Pagine, Euro 9.90).

Una sorta di vecchia pellicola tra il western e l'horror in bianco e nero in cui spicca soltanto il rosso vivo del sangue.

Una diligenza fantasma, i cui passeggeri sono svaniti nel nulla; Jebidiah Mercer, un reverendo armato di una calibro .36, dedito al whisky e persecutore dei peccatori; una creatura dalla forma mutevole che vaga di notte ululando per le vie di una polverosa cittadina del Texas.

A Mud Creek, quando il sole tramonta, i morti si aggirano in cerca di carne umana della quale nutrirsi. Riuscirà il reverendo Mercer, l'unico in grado di spezzare la maledizione lanciata da un guaritore indiano impiccato ingiustamente dai cittadini, a rinnovare la propria fede per sconfiggere il male o il destino della popolazione è irrimediabilmente segnato?
 
Di Silvia Grassetti (del 24/05/2008 @ 19:11:56, in Giornalismo, cliccato 230 volte)
Oliviero Beha: Il paziente italiano Beha porta in radiologia le “lastre" della realtà. Quella vera e quella mistificata dai media.
La radiografia è impietosa, e coglie i passaggi tra politica e antipolitica, conflitti di interessi e svuotamento della giustizia, informazione - spettacolo e brutto spettacolo dell’informazione.

Una delle più interessanti sorprese della Fiera del libro di Torino 2008 è stata la presentazione in anteprima del nuovo libro firmato da Oliviero Beha per i tipi di Avagliano: si chiama Il paziente italiano, e ha un sottotitolo inequivocabile. Da Berlusconi al berlusconismo passando per noi (pp. 330, € 19,00).

Un'arringa appassionata sull’ultimo biennio di storia italiana, che Beha segue come in un diario in tutte le sue meschine puntate: l’esordio in sordina del governo Prodi, la grande recita dello scandalo Calciopoli, destinato a risolversi in un nulla di fatto, e poi, nonostante i proclami della nuova politica veltroniana, l’inesorabile ritorno al potere di Berlusconi. Perché il paese si è berlusconizzato.

Il paziente italiano è l’allarmata diagnosi di un giornalista clandestino che racconta un paese allo sbando e non può fornire ricette né rimedi consolatori. Un’Italia che si dibatte inutilmente tra sussulti antipolitici e ritorni della solita politica, tra conflitti di interessi (ancora?!) e svuotamento della giustizia.

Un paese gattopardesco in cui nulla cambia mai davvero e le nuove facce del potere assomigliano in maniera allarmante alle vecchie.
O sono proprio le stesse, ma tirate a lucido da inquietanti lifting ideologici.
 
Di Ospite (del 23/05/2008 @ 20:38:21, in Giornalismo, cliccato 298 volte)
È morto Paolo Giuntella, il quirinalista del Tg1. Ai non avvezzi, farà sorridere la parola “quirinalista”. Per molti sarà giusto “quello lì dalla faccia simpatica che raccontava le vicende del Presidente della Repubblica”. Sì, proprio lui.

Se n’è andato, e in fondo dispiace, perché uno che vedi tutti i giorni, o quasi, diventa parte del tuo quotidiano, e inevitabilmente parte di te. Potere del video. E se è vero com’è vero che la nostra fede è solo in quello che si vede, come dice un famoso cantautore, è un fatto piuttosto normale. Strano, ma normale.

La morte ha un potere particolare: legittima quello che si è stati in vita, che tu sia un eroe, un buon padre di famiglia o il più vile degli assassini. A quel punto parlano solo le biografie, di gran lunga più interessanti di quelli ancora in vita, e non c’è più niente da fare. Scorrendo quella di Paolo Giuntella capisci così che non è stato solo un impeccabile giornalista, ma un uomo che si è dedicato costantemente al prossimo. A vent’anni era uno degli “Angeli del Fango”, quei volontari che scavarono per soccorrere Firenze ai tempi dell’alluvione del ’66; dieci anni fa, quando era inviato in Kosovo, salvò la vita a un disabile rimasto in una casa incendiata e non soccorso dai vicini per motivi etnici. L’idiozia della guerra non ha limiti.

Sfiancato da una lunga malattia, Giuntella ci ha lasciati all’età di 61 anni. Ha continuato a fare il suo lavoro fino all’ultimo. Pochi giorni fa era in video, visibilmente provato, ma era lì. Come i più grandi, osserva qualcuno. Sì, come i più grandi. Per loro il giornalismo è vita, fino all’ultimo. Addio Paolo. Riposa in pace.

Mario Basile
 
Di Ospite (del 22/02/2008 @ 16:32:53, in Interventi, cliccato 311 volte)

Analizzare lo stato delle pari opportunità in Italia, in Europa e nel Mondo e avanzare proposte concrete per sostenerle politicamente in futuro. Da queste premesse partirà il convegno Azioni locali per l'uguaglianza (organizzato dal Consiglio dei comuni e delle regioni d'Europa (Ccre) e dalle sue 36 sezioni nazionali) che si è aperto oggi a Pisa e al quale parteciperà, tra le altre, la Sottosegretaria alle Pari opportunità Donatella Linguiti.

«Un momento - ha fatto sapere in una nota la Sottosegretaria - per avviare un confronto proficuo sulle pari opportunità tra i soggetti politici che operano nei vari livelli di governo: da quelli locali a quelli nazionali e internazionali per promuovere un approccio integrato al fine di favorire una compiuta democrazia paritaria».

Il convegno costituirà anche l'occasione per fare il punto sull'attuazione della "Carta europea per l'uguaglianza e la parità delle donne e degli uomini nella vita locale e regionale". Un documento del Consiglio dei Comuni e delle regioni d'Europa che invita gli enti territoriali ad utilizzare i loro poteri e i loro partenariati a favore di una maggiore uguaglianza fra uomini e donne.

«Questo incontro - ha proseguito la sottosegretaria Linguiti - avrà anche l'obiettivo di sensibilizzare la politica nazionale affinché la questione delle pari opportunità, e soprattutto di una maggiore rappresentanza parlamentare delle donne, possa entrare nell'agenda politica e nella campagna elettorale. L'incontro con le amministratrici di altri Paesi dell'Europa e del Mondo - ha concluso Linguiti - ci ricorda che l'Italia è fanalino di coda nella classifica mondiale della rappresentanza femminile nei Parlamenti nazionali: si pensi che nel nostro Parlamento le donne sono poco più del 15% sul totale. Come sarà il prossimo Parlamento? Con questa legge elettorale la responsabilità è certamente nelle mani dei partiti».

 
Di Ospite (del 13/02/2008 @ 22:29:16, in Interventi, cliccato 287 volte)

Con la presentazione della Dichiarazione di Roma si è chiusa la prima conferenza della società civile somala. Per quattro giorni, quaranta delegati provenienti da diverse regioni somale e dalla diaspora, in rappresentanza dell’associazionismo, del mondo accademico e imprenditoriale somalo, si sono incontrati per condividere le loro preoccupazioni e confrontare le loro idee sul futuro del paese e sul ruolo che la società civile somala può e deve avere nella pacificazione e nella ricostruzione della Somalia.

Il documento finale della conferenza sottolinea come i quattro giorni di lavoro siano serviti a “identificare limiti e opportunità per una pace e un dialogo duraturi e l’importante ruolo che la società civile somala può avere”. La Dichiarazione di Roma prosegue elencando le richieste e le prese di posizione della conferenza per quel che riguarda sei diversi temi: la crisi umanitaria, il dialogo e la riconciliazione, i diritti umani, il ruolo della società civile, il suo rafforzamento e il rapporto che deve avere con la comunità internazione per essere sostenuta nella promozione del dialogo.

Nel presentare il documento finale della conferenza, Khadija O. Ali, membro del comitato organizzativo, ha sottolineato come nei lavori di questi giorni i delegati abbiano «deciso di mettere da parte le nostre differenze e di mettere insieme invece le idee, le posizioni e le cose che abbiamo in comune». Abdullahi Shirwa, coordinatore del forum della società civile a Mogadiscio, si è invece augurato che i contenuti della dichiarazione finale vengano realizzati. Per questo, come ha sottolineato Nino Sergi, segretario generale di Intersos, nel suo saluto conclusivo, i delegati hanno deciso di prevedere un comitato di follow-up che garantisca la continuità «per evitare che la conferenza di questi giorni sia un evento e null’altro, senza nessun seguito».

Alla giornata di oggi hanno preso parte, in rappresentanza delle istituzioni italiane ed europee, la viceministra degli esteri Patrizia Sentinelli, Armando Sanguini, direttore generale per l’Africa sub sahariana del Ministero degli Affari Esteri, Stefano Manservisi, direttore generale per la cooperazione della Commissione Europea, e Mario Raffaelli, inviato speciale per la Somalia del governo italiano. Unanime l’accordo riguardo l’importanza di una conferenza che si è posta come obiettivo, riuscito, quello di trovare una sintesi tra posizioni anche molto distanti, nell’intento di ribadire il ruolo fondamentale della società civile somala nella pacificazione del paese.

Per informazioni:

info@somaliaforum.org

www.intersos.org

 
Ci sono 7 persone collegate




< ottobre 2008 >
L
M
M
G
V
S
D
  
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
   
             

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Loghi e banner (1)

Le fotografie più cliccate


Titolo
Nessun sondaggio disponibile.










07/10/2008 @ 3.39.42
script eseguito in 32 ms