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Intervista a Biagio Agnes tutte le interviste
Telegiornaliste anno III N. 43 (121) del 26 novembre 2007

Biagio Agnes :«La carta stampata non verrà mai meno»
di Mario Basile

”Ha iniziato ventenne l'attività giornalistica collaborando prima in pubblicazioni locali dell'Irpinia e successivamente in giornali a livello regionale e nazionale. Nel 1958 è passato alla RAI dove ha percorso tutta la carriera: redattore alla sede di Cagliari, capo servizio al Giornale Radio, condirettore del Telegiornale, fondatore e direttore del TG3, Vice Direttore Generale per la radiofonia e infine dal 1982 Direttore Generale. Sotto la sua direzione la RAI ha affrontato i profondi cambiamenti intervenuti nel settore radiotelevisivo: sono stati avviati nuovi servizi, come Televideo, e sperimentato nuove tecnologie quali le trasmissioni via satellite e l'alta definizione. Ad un sensibile aumento delle ore di trasmissione ha corrisposto un forte recupero di produttività che ha consentito di mantenere invariato l'organico."
Con questa motivazione, la presidenza della Repubblica conferì a Biagio Agnes, nel 1987, l’onorificenza di Cavaliere del Lavoro. Una straordinaria carriera che, da allora, non si è ancora fermata e che l’ha portato, negli anni Novanta, a ricoprire il ruolo di presidente di Telemontecarlo e della Stet Telecomunicazioni.
Oggi, a Biagio Agnes, è affidata la direzione della Scuola di Giornalismo dell’Università di Salerno: l’ultima, tra quelle riconosciute dall’Ordine nazionale dei giornalisti, ad essere stata fondata.


Direttore Agnes, sono tantissimi i ragazzi che vogliono fare i giornalisti. Ma quali sono le qualità che deve avere un buon giornalista?

«Le qualità di un bravo giornalista sono saper leggere e saper scrivere. Non c’è altro. Questo perché l’istinto porta ad essere un bravo giornalista. Se non si ha la voglia e la forza di esserlo, è meglio lasciar perdere».

C’è però chi dice che oggigiorno per fare questo mestiere non si può non avere una solida preparazione. Lei è d’accordo?

«D’accordissimo. La preparazione serve sempre. Ma anche prima era così. La preparazione è servita ieri e servirà domani».

Quanto servono le scuole di giornalismo a formare le nuove leve? Prima il mestiere lo si imparava esclusivamente sul campo…

«Secondo me, le scuole servono a dare una formazione maggiormente culturale a coloro che aspirano a diventare giornalisti. Però il giornalismo s’impara in redazione».

Crede che la carta stampata stia vivendo un momento di crisi? Anche alla luce del grande potere che ha acquistato il giornalismo via web e quello televisivo già da tantissimi anni…

«Ma anche quello è giornalismo. Comunque io credo, ma è solo un mio pensiero personale, che la carta stampata non verrà mai meno».

Quindi non è d’accordo con chi afferma che, grazie all’avvento delle nuove tecnologie, diremo addio alla carta stampata…

«Non diremo mai addio alla carta stampata perché bisogna leggere».

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