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Intervista a Francesca Maria Benvenuti tutte le interviste
Francesca Maria BenvenutiTelegiornaliste anno II N. 30 (62) del 31 luglio 2006

Benvenuti, nata il 4 luglio di Filippo Bisleri

Francesca Maria Benvenuti è una di quelle persone che, ricordando un famoso film, può dire di essere nata il 4 luglio. La Benvenuti, però, può anche dire di essere una brava giornalista anche se lei, timida per natura, preferisce affermare di essere alle prime armi. Beh, se l’inizio del cammino è questo, c’è da pensare, visti anche i maestri con cui si sta formando e si è formata, che la sua carriera sarà luminosa.

Francesca, come hai scelto di intraprendere la carriera giornalistica?
«Ho scelto di fare la giornalista dopo aver lavorato per molto tempo alla cura e all'edizione di programmi di informazione. Mi occupavo già di ospiti, storie, documentazione, temi da individuare e sviluppare nel programma. Poco prima di diventare giornalista sceglievo reportage e documentari stranieri da acquistare ed editare. La passione è cresciuta poco a poco, fino a voler passare “dall'altra parte" della telecamera per lavorare finalmente sul "mio" materiale».

Esiste un luogo comune che vuole i giornalisti sportivi meno preparati dei colleghi. Tu che ne pensi?
«Che è assolutamente un luogo comune. Ognuno ha la sua specificità, il suo patrimonio professionale. A dimostrazione di questo, essendo arrivata da poco nello sport, penso che prima di affrontare una realtà nuova sia necessario studiare e documentarsi il più possibile. Almeno così faccio io».

Esiste un qualche ricordo speciale della tua carriera professionale?
«In particolar modo ricordo due puntate di Moby dick che realizzammo durante la guerra in Kosovo in diretta da Belgrado (sotto i bombardamenti) e da Kukes (dal campo profughi albanesi). Mi viene in mente anche un reportage che ho girato in Olanda sull'eutanasia, una realtà che ha messo in discussione le mie convinzioni».

Chi sono stati i tuoi maestri di giornalismo?
«Il mio maestro è stato senza dubbio Michele Santoro. Per me, i suoi programmi sono stati un vero e proprio laboratorio della tv; con lui ho imparato a scrivere un testo, a guardare la realtà con curiosità, a girare delle immagini, a montare. Un patrimonio che ho applicato in ogni contesto».

Ritieni che siano conciliabili i ruoli di giornalista e madre?
«Credo che tutto si possa fare, ma bisogna mettere in conto che si devono accettare dei compromessi, tanto nella propria carriera, quanto nel ruolo di madre».

Quali consigli senti di poter dare a quanti vogliono intraprendere la carriera giornalistica?
«Non voglio dare consigli, sto ancora imparando il mestiere! Comunque posso dire che nella mia storia la costanza è stato l'elemento importante, non ho mai perso la voglia di arrivare al risultato che avevo inquadrato. Poi, spiate, sbirciate, rubate tutto quello che potete imparare da chi ne sa più di voi, è fondamentale!».

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