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Intervista a Marco Congiu tutte le interviste
Telegiornaliste anno IV N. 13 (138) del 7 aprile 2008

Marco Congiu, il successo dei canali "all news"
di Giuseppe Bosso

Giornalista professionista dal 2006, Marco Congiu inizia il suo percorso nella redazione di 24Ore Tv, il canale economico finanziario de Il Sole 24 Ore. Oggi lavora a Sky TG24.

Quale ritieni sia la collocazione di Sky Tg24 nell'ambito del panorama dell'informazione a distanza di quasi cinque anni dalla sua nascita?
«Credo che Sky Tg24 sia oggi uno dei migliori telegiornali in Italia. Abbiamo le risorse per fare tanto, mezzi che ci consentono di arrivare spesso per primi e virtualmente dappertutto, e siamo liberi da condizionamenti. Più volte, dopo la copertura di certi avvenimenti, ho letto commenti che ci indicavano come il vero servizio pubblico. Un vantaggio indiscutibile ci è dato dal fatto di essere un canale "all news", sempre in diretta, con un palinsesto e una redazione flessibili e in grado di adattarsi a ogni emergenza.
Un canale di questo tipo realizza il concetto di televisione come "finestra sul mondo". Chi ci segue sa che, accendendoci o consultando il servizio Active, in qualunque momento della giornata ha subito idea di cosa succede nel mondo».

Una novità, dunque, per l'Italia...
«Sì, una grande novità rispetto agli Usa o alla Gran Bretagna che hanno, da decenni, un'informazione simile. I telegiornali classici non possono permetterselo, quindi la concorrenza è in realtà molto limitata. Anche se fa piacere vedere che i tg delle emittenti generaliste prendono spunto da noi per modernizzarsi. Penso all'introduzione dell'ospite in studio o al crawl su ogni servizio, cioè la scritta in sovrimpressione che sintetizza l'argomento o il fatto. Del resto, molti colleghi mi dicono che nelle loro redazioni di giornali o tg, i televisori sono sintonizzati proprio su Sky Tg24».

Quali sono le soddisfazioni e le difficoltà di far parte di una redazione che deve fare informazione 24 ore su 24?
«La soddisfazione più grande è la consapevolezza di essere spesso i primi a dare una notizia, e addirittura di essere fonte e punto di riferimento per molti colleghi. Seguire un evento nel corso del suo svolgimento, poterlo raccontare e farlo vedere in diretta è il motivo ultimo per cui noi tutti facciamo giornalismo televisivo. A volte capita che si debba andare in diretta su un evento del quale si sa poco per cui può succedere di essere noi stessi spettatori insieme al pubblico. La difficoltà più grande consiste nel dare, a chi ci guarda, l'interpretazione corretta di quanto sta accadendo. La macchina di un canale all news è complicatissima: che qualcosa ogni tanto si inceppi è inevitabile, ma credo e spero che i telespettatori ce lo perdonino».

Beppe Grillo propone di abolire l'Ordine dei Giornalisti. Cosa ne pensi?
«Che Beppe Grillo pone un falso problema perché per scrivere su un giornale non si deve necessariamente essere giornalisti professionisti, dunque iscritti all'Ordine. E poi questo è un mestiere delicato: da lettore o da telespettatore mi aspetto la massima accuratezza possibile - che non vuol dire infallibilità - in quello che leggo o ascolto, e voglio che chi scrive sia professionale. Del resto, se mi sento male voglio che a curarmi sia un medico, non qualcuno che di medicina ne capisce. Che l'Ordine dei Giornalisti sia da riformare, invece, è un'altra storia».

Da tempo avvertiamo un forte distacco tra politica e cittadino: chi ha le maggiori responsabilità?
«Noi tutti. Siamo noi a scegliere chi mandare in Parlamento. E se la classe politica è quella che è, la colpa è di chi ha la memoria corta».

E' giusto che i tg incentrino molte delle loro edizioni sui fatti di cronaca nera come Gravina ed Erba?
«Sangue, soldi e sesso, non necessariamente in quest'ordine, sono da sempre i temi che muovono l'interesse degli uomini. Ci sono tanti fattori che concorrono nello stilare la scaletta di un telegiornale. Il primo è il proprio pubblico di riferimento. Il pubblico della televisione generalista è per lo più anziano e poco scolarizzato. La politica e l'economia sono difficili da capire e da spiegare. Gli esteri sono lontani e spesso non interessano. Resta la cronaca che, purtroppo, è sempre nera. Non mi piace ciò, ma sempre meglio che vedere certi servizi demenziali su come vestirsi per Capodanno spendendo "appena quaranta euro". Non tutti i telegiornali, per fortuna, sono così».

L'utilizzo delle nuove tecnologie come cambierà il modo di fare informazione nel futuro?
«Direi che il futuro è già qui. Non credo che nei prossimi dieci anni vedremo grosse novità rispetto a quanto abbiamo oggi sotto gli occhi. Internet è ormai un fatto acquisito, un mezzo di informazione rapido quanto la tv all news anche se non altrettanto semplice, ma rispetto alla tv ha i vantaggi della carta stampata perché si può rileggere, archiviare e così via. Viene comunemente usato come fonte: spesso è un rischio, altre volte invece è una necessità e si rivela formidabile. Senza Internet, ad esempio, non avremmo saputo nulla di quanto accadeva in Birmania. In certi casi, sono ormai utili strumenti dell'informazione anche i videofonini, nella loro doppia funzione di terminali e fornitori di contenuti. Insomma, credo che per molti anni ancora ci sarà coesistenza tra tv generaliste, offerta satellitare ampia e segmentata, radio, giornali e Internet».

Qual è la notizia che speri di dare in futuro?
«La scoperta di una cura per i tumori».

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