
Telegiornaliste anno III N.
1 (79) dell'8 gennaio 2007
Loris Gai:
l'economista del Tg
di Nicola Pistoia
Loris Gai, giornalista del Tg1, professionista dal
1988, è entrato in Rai vincendo il concorso per praticanti
giornalisti del 1992. Dopo due anni in redazione Cronaca
(durante i quali ha seguito, fra l’altro, l’inchiesta sul
caso Marta Russo) è passato alla redazione Economico -
Sindacale, per la quale segue i maggiori avvenimenti
nazionali e internazionali (FMI, WTO, G8, eccetera). E' stato
conduttore della rubrica Economia oggi del Tg1
mattina e inviato per lunghi periodi di corrispondenza
presso le sedi Rai di Londra e Parigi.
Loris, come e quando è nata questa passione per il
giornalismo?
«Mi piace da sempre. Da ragazzo ho fatto anche il conduttore
per una delle prime radio libere della mia cittadina. Mi
divertiva moltissimo raccontare le cose a braccio, parlare
dei problemi di quartiere, seguendo magari una scarna
scaletta di pochi appunti. Sono passato attraverso
collaborazioni varie a riviste e giornali locali fino al
grande salto del concorso alla RAI nel 1992, che ho vinto
assieme ad altri 49 colleghi».
Nel corso della tua carriera c'è qualche episodio o
servizio che ricordi con particolare partecipazione?
«Sicuramente i funerali di Gianni Agnelli. Con David Sassoli
abbiamo realizzato la lunga telecronaca in diretta su Rai1.
Avevo la netta sensazione di vivere un momento non solo
contingente, ma direi quasi storico, la chiusura di
un’epoca. Non posso poi dimenticare i giorni drammatici del
G8 di Genova, che ho seguito da inviato, o i grandi vertici
economici internazionali. Forse, però, una delle esperienze
più belle è stata la corrispondenza da Parigi, l’estate
scorsa. Lavorare per tutte le testate Rai da una grande
capitale europea è una responsabilità enorme, ma anche una
grande soddisfazione».
Credi che sia importante specializzarsi in un determinato
settore?
«Certo che è importante, e questo vale non solo per
l’economia ma anche, ad esempio, per la cronaca giudiziaria.
Studiare e approfondire ogni giorno la materia di cui si
scrive è essenziale. Purché si faccia attenzione a non
chiudersi in un compartimento stagno o a disinteressarsi del
resto. Credo che un giornalista debba sempre mantenere viva
la curiosità a 360 gradi».
Oltre al tuo, ci sono tg che guardi con particolare
ammirazione? E giornalisti che apprezzi?
«Guardo tutti i tg, ovviamente, compresi quelli di emittenti
locali. Sono molti i colleghi che apprezzo, ma preferirei
non fare nomi. Diciamo che mi piace chi si ricorda sempre di
parlare con massima semplicità e chiarezza. Il mio motto è:
quando prepari un servizio, o vai in diretta, pensa sempre
di parlare alla tua anziana zia ottantenne».
Come saprai, ci sono tanti ragazzi che seguono i corsi di
laurea in giornalismo, scienze della comunicazione e le
scuole di specializzazione: cosa consiglieresti a tutti
loro?
«Anzitutto di ricordare sempre che l’unica cosa importante è
la notizia, non la propria faccia in video o la firma sul
giornale. Poi di avere sempre passione, anche nei momenti
più duri; di essere attenti, curiosi, positivi e
propositivi. Guai a farsi incastrare dalla routine o da
mentalità “impiegatizie”. Come scriveva Neruda:
lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi».
Il sogno nel cassetto di Loris Gai?
«Trovare il tempo di dedicarmi all’altra grande passione
della mia vita, la musica. Ho un diploma di Conservatorio e
ho fatto un po’ di studi all’estero in materia. Suonare è
uno dei piaceri più belli della vita».