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Intervista a Vera Gandini tutte le interviste
Vera GandiniTelegiornaliste anno III N. 21 (99) del 28 maggio 2007

Vera Gandini: cara vecchia carta stampata di Mario Basile

Nata ad Alessandria il 26 dicembre 1982, Vera Gandini si avvicina al giornalismo televisivo nel 2004, dopo due anni in una radio locale, con uno stage di dodici mesi nella redazione alessandrina di Telecity - Italia8 (circuito 7GOLD), dove collabora alla realizzazione del notiziario locale. Nell'ottobre del 2005 entra a far parte di GRP Televisione, storica emittente del Piemonte, dove è attualmente impiegata in qualità di giornalista, conduttrice del notiziario serale dalla sede di Alessandria, e telereporter.

Vera, quali sono stati i suoi primi passi da aspirante giornalista?
«Sin da bambina ho sempre sognato di poter intraprendere questa professione, di conseguenza il primo impatto che ho avuto è stato positivo. Entusiasmo e gioia nel vedere un sogno che giorno dopo giorno prende vita e si realizza.
E la soddisfazione di essermi sempre fatta strada con il solo aiuto delle mie forze. Le confesso che mi fa rabbia sapere che esistono persone in gamba e appassionate che però non hanno avuto la mia stessa fortuna nell'intraprendere questo mestiere. Ed altre invece che, senza arte né parte, solo perché in cima alla lista delle raccomandazioni, scalano le vette dell’Olimpo televisivo».

Il mondo del giornalismo è tutto rose e fiori?
«Le difficoltà sono sempre dietro l’angolo; in questi due anni la mia vita ha subito grossi cambiamenti e naturalmente in un primo momento ne sono rimasta destabilizzata.
Prima in una piccola radio locale, quasi per gioco, poi uno stage annuale nella redazione del telegiornale provinciale e infine un’assunzione vera e propria in un’emittente regionale e l’avvio reale, con l’iscrizione nel registro praticanti, della professione.
La gavetta è bella tosta… Sono passata da studentessa universitaria con vacanze, tempo libero, week end a disposizione, ad una vita molto impegnata. Non esistono sabati, domeniche né feste comandate.
Gli amici, miei coetanei, mi fanno spesso notare che non faccio propriamente una vita da 23 enne: in effetti la professione comporta numerose rinunce.
Non so cosa sia giusto o no fare alla mia età, ma sono convinta che nella vita ci sia un tempo per ogni cosa, come riporta il Qoelet della Bibbia. Questo, per me, è il tempo della semina e per raccogliere buoni frutti credo sia indispensabile questa dedizione».

I suoi inizi sono legati alla radio. Che ricordi ha di quell’esperienza?
«Una bella esperienza, incominciata quasi per gioco qualche anno fa.
Il programma che conducevo, insieme ad un amico, si chiamava Di tutto un pop e trattava di musica, cinema e moda, gli argomenti che interessano ai ragazzi.
Con il tempo abbiamo cambiato rotta, cercando di dare un taglio più giornalistico al programma, con interviste in studio e dibattiti d’attualità. Nel frattempo ho iniziato a condurre il giornale radio del venerdì. Un’esperienza, quella radiofonica, che non dimenticherò».

Adesso lavora in televisione. Che differenza c’è tra il giornalismo televisivo e quello della radio?
«La televisione è globale. La notizia in tv è fatta soprattutto di immagini, di movimento, e poi di parole e suoni.
La radio è una voce che rischia di essere un suono come tanti se non è usata nel giusto modo. Figlia del mio tempo, prediligo comunque il giornalismo televisivo».

Chi tra i suoi colleghi apprezza di più?
«Se dovessi sperare di assomigliare a qualcuno, direi senza dubbio Maria Luisa Busi, di cui apprezzo, al di là della brillante carriera giornalistica, la professionalità, l’eleganza, la raffinatezza espressiva e la passione che mette nel suo lavoro».

Pare che il web sia la nuova frontiera dell’informazione. Che ne dice?
«Credo che il web il mezzo più veloce e più accessibile per far arrivare una notizia, ma l’informatizzazione delle notizie ha lati positivi e negativi.
Fra quelli positivi ci sono la possibilità di ricevere le informazioni in tempo reale e da qualunque angolo del pianeta, quindi l’immediatezza, l’agilità e l’istantaneità.
Il vero problema è che ci si trova sempre, ogni giorno di più, immersi in un flusso rapidissimo di notizie.
A volte queste non sono attendibili perché sul web circola un po’ di tutto, ci sono meno filtri.
Già viviamo in un mondo che cambia e si modifica alla velocità della luce, in una società sempre meno abituata a pensare: ci serve tempo per metabolizzare i mutamenti.
E il web, a mio parere, non potrà mai sostituire i cari vecchi giornali: quell’odore di carta, di inchiostro, il profumo delle notizie, attraverso il computer non si sentono».

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