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Intervista a Joe R. Lansdale tutte le interviste
Telegiornaliste anno IV N. 21 (146) del 2 giugno 2008

Lansdale e il sorriso ironico sull’attualità di Silvia Grassetti

Joe R. Lansdale intervistato da Silvia GrassettiQuando dici La notte del drive-in, o ti avventuri nella citazione delle vicende di Hap & Leonard, ci sarà sempre qualcuno a ricordarti che Joe R. Lansdale ha scritto molto più di questo. Che leggere quei cicli è solo l’inizio di un amore lungo una trentina di romanzi e più di duecento racconti.

Lansdale, nato a Gladewaters, in Texas, nel 1951, è autore di narrativa noir, horror, western, mainstream, di avventura, e ha ricevuto molti premi e riconoscimenti, tra cui l’Edgar Award per In fondo alla palude, e il Bram Stoker Horror Award (sei volte).

Esce per Fanucci La morte ci sfida, un nuovo romanzo, e Lansdale approfitta della promozione del libro per intensificare il numero dei suoi viaggi in Italia.
E noi approfittiamo di una di queste occasioni per fargli qualche domanda.

Joe, nei tuoi romanzi parli spesso di discriminazione fra bianchi e neri.
«Perché?»

Te l’avranno chiesto in centinaia, il perché. Ti chiedo invece: Obama è un segno di cambiamento?
«Lo spero! Credo che i tempi stiano cambiando, e lo faranno ancora per un po'. I miei romanzi spesso si svolgono nel passato, perché sono convinto che, anche se i tempi cambiano, è meglio ricordare cosa è successo per evitare che si ripeta.
Obama potrebbe essere un buon cambiamento: lui e McCain sono più vicini alle esigenze delle persone».

Voterai Obama, allora.
«Sono un Obama man: certo».

Vieni spesso in Italia per promuovere i tuoi libri, perciò forse ci conosci abbastanza bene e puoi osservarci da un interessante punto di vista.
«Sì (sorride ironicamente, ndr)».

Non so cosa sai del nostro momento politico…
«Il ritorno di Berlusconi…(il sorriso si fa più ironico, ndr)».

Non vorrei parlare del premier italiano…
«Capisco...».

Piuttosto ti chiedo: le differenze fra l’Italia e gli USA, o il Texas che è la tua nazione, stanno scomparendo?
«Le persone sono più o meno le stesse in tutto il mondo, per quello che ho potuto vedere. Penso che in questo momento storico ci siano anche personaggi negativi a tirare le fila.
Ma negli USA io posso dire tutto ciò che voglio. In altri paesi (torna il sorriso ironico, ndr), non è possibile».

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