
Telegiornaliste anno III N.
33 (111) del 17 settembre 2007
Una
Rete contro la violenza sessuale
di Silvia Grassetti
C'è una donna che si batte da sempre, nelle sedi della
politica e della formazione, perché il tema della violenza
sessuale non sia più relegato sulle pagine di cronaca nera,
ma si trasformi in prevenzione, coinvolgendo tutta la società
civile.
Per fortuna questa donna fa parte della squadra di governo:
si chiama Donatella Linguiti, ed è la sottosegretaria al
ministero delle Pari Opportunità. Ha inventato il "Piano
Antiviolenza", che non è più solo un progetto. Le abbiamo
chiesto di parlarcene.
Sottosegretaria Linguiti, che cos’è il Piano Antiviolenza?
«E’ un piano nazionale contro la violenza sessuale, previsto
dall’articolo 1261 della Finanziaria 2007, che dovrà essere
costruito in sinergia tra diversi ministeri, per ovvie
ragioni di competenza, e dovrà definire obiettivi strategici
per conseguire risultati nel breve e nel medio termine.
Coinvolgendo i diversi attori protagonisti, cioè istituzioni
ed esperti di settore».
Quanto conta la prevenzione, in materia di aggressioni
sessuali?
«La prevenzione è sicuramente importante, e naturalmente è
prevista anche nella proposta di legge attualmente in
discussione: cambiare le norme non è sufficiente, se a questo
non si accompagna una maggiore sensibilizzazione al problema.
Insomma, occorre cambiare il modello sociale delle
relazioni tra uomini e donne».
La maggiore novità è la creazione di una Rete tra enti,
istituzioni e associazioni di cittadini: quali sono queste
associazioni e come possono aderire al progetto?
«Crediamo che l’asse portante del Piano dovrà essere
rappresentato da forze esperte che nel nostro caso non
possono che essere i Centri antiviolenza e le Case
rifugio, che negli anni, oltre a maturare notevoli
conoscenze teoriche, hanno saputo effettuare interventi molto
incisivi. Altro strumento indispensabile sarà l’Osservatorio
che stiamo costituendo per trovare le necessarie sinergie tra
pubblici poteri e società civile organizzata».
I fondi destinati dalla Finanziaria sono sufficienti a
sostenere le spese di formazione e le campagne di
sensibilizzazione? Dureranno abbastanza da far sì che questo
progetto divenga realtà?
«I soli fondi speciali appositamente istituiti presso il
nostro ministero sono sufficienti per dare l’avvio al Piano,
ma certo non per la sua completa realizzazione. Bisognerà
pensare quindi anche in questo caso ad una sinergia tra
diversi ministeri, i quali dovranno prevedere attività
specifiche per formare gli operatori sul tema della violenza
di genere, con una parte dei propri fondi destinati alla
formazione del personale in servizio (penso in particolare
alla Pubblica Amministrazione, o alla Pubblica Istruzione).
Comunque credo che, se c’è la volontà politica di realizzare
un intervento reale ed efficiente, si può agevolmente
superare questo tipo di difficoltà».
Infine una domanda di attualità: la Legge 194 è di nuovo
sotto assedio da parte della Chiesa cattolica, che asserisce
che dopo 30 anni quella legge sia anacronistica e vada
migliorata: cosa risponde?
«Che lo Stato del Vaticano ha da sempre cercato di
interferire con le scelte dello Stato italiano; ritengo che
questa legge abbia sempre funzionato bene, come testimoniano
i dati degli ultimi anni. Non credo che si possa cambiare una
legge rifacendosi a precetti di fede religiosa, a maggior
ragione perché i trattamenti a cui si riferisce la Legge 194
non possono essere, e non sono mai stati, imposti in nessun
modo a una donna o a una famiglia, cristiana o musulmana che
sia».