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Intervista a Danny Losito tutte le interviste
Telegiornaliste anno IV N. 1 (126) del 14 gennaio 2008

Danny Losito, la fatica di fare musica in Italia
di Valeria Scotti

Gli esordi come DJ e animatore, il successo a livello internazionale con la dance – più di un milione di copie vendute con il brano Found Love - e poi il mercato discografico italiano.
Danny Losito non si è mai fermato. E dopo parentesi anche televisive come Sanremo 2004 e Music Farm nel 2005, la scorsa estate ha pubblicato il singolo Che Felicità. Oggi Danny è a lavoro per l’uscita nel suo nuovo album.
Lo abbiamo raggiunto telefonicamente.

Agli inizi degli anni ’90, il grande successo di Found Love come Double Dee, in coppia con Davide Domenella. Come hai vissuto quel periodo?
«Le buone idee rimangono sempre le più valide. A quel tempo la musica era diversa. Credo che la nostra sia stata una buona idea premiata anche da un momento fortunato. Un brano pop classificato nella dance e visto di buon occhio perché in quel periodo l’Italia era abbastanza prolifica. Negli ultimi tempi, invece, è messa male musicalmente. Non è una critica, ma un dato di fatto».

Perché?
«Perché esistono delle realtà enormi e sconosciute. Basta andare in internet: ci sono artisti che probabilmente non si conosceranno mai eppure hanno un seguito pazzesco in rete. C’è un sacco di gente che vale ma che fatica a venir fuori perché ci sono i soliti nomi che si tengono strette le poltrone. Tutti sanno come stanno le cose, ma nessuno ha il coraggio di dirlo. Il giovane poi, non è considerato più una risorsa bensì un qualcosa che può aiutare chi già è in corsa».

Dalla dance ai primi brani in italiano, come la collaborazione con i Sottotono e Un’altra come te, per lungo tempo stacchetto di Passaparola
«Il mio brano fu scelto per una questione di fortuna, non ho pregato nessuno. Quando capitano queste occasioni, è certamente un mezzo di promozione in più. Se hai la possibilità di poter avere a disposizione quei pochi spazi che ci sono, li devi sfruttare».

E l’esperienza di Music Farm?
«Music Farm è un programma televisivo dove in realtà la musica non c’entrava molto. Alla fine si gareggiava con i brani degli altri perché se si cantavano le proprie canzoni, lo share scendeva. Era un gioco e tale è rimasto. Ma anche quella è stata comunque una possibilità per mostrarsi».

Qual è il tuo stato d’animo attuale?
«E’ quello di un bambino che sogna che qualcosa di positivo possa accadere. A me piace fare musica anche se ultimamente faccio un po’ fatica. Vedo in giro molti progetti nascere a tavolino e mai di cuore. Lo stato d’animo deve comunque essere gioioso. E finché riuscirò a divertirmi, farò questo lavoro. Mollare? Mai, anche se non è semplice. Per chi non è in questo settore e ti vede dall’esterno, sembra tutto facile. Ma in Italia, più che altrove, non è così. Basta vedere il cast di Sanremo di quest’anno».

Delusione a riguardo?
«Sanremo è uno scatolone televisivo che deve portare a casa gli ascolti. E giustamente ci mettono personaggi che possano accontentare le vecchie generazioni, le mamme, le nonne. Non è più il Festival della Canzone. E poi la musica non deve necessariamente passare per la televisione. La musica dovrebbe passare per radio, ma anche lì, ahimè… Bisogna sperare che la ruota giri, e quando tocca a te, devi godere di quel momento».

Un augurio che ti fai per il 2008?
«Di stare bene in salute (ride, ndr). Per il resto, combatterò sempre e non mi arrenderò. La musica fa parte di me. Probabilmente cambierà il mio modo di fare musica. Ad esempio sto valutando la possibilità di scrivere per gli altri e una serie di situazioni che potrebbero coesistere. Intanto ci sono varie serate in giro con un gruppo - siamo in quattro - che ho formato. E poi c’è il nuovo album che è quasi pronto. Tra marzo e aprile dovrebbe uscire il singolo anche se sono molto deluso dal sistema, un sistema assurdo che c’è ma non si vede. La maggior parte delle volte non basta solo la canzone bella. Dovremmo tutti rimboccarci le maniche, alzare il livello e smetterla con questo nepotismo.
Per fortuna la gente non è stupida e la musica, quella buona, se la va a cercare».

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