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Intervista a Enzo Mellano (1) tutte le interviste
Telegiornaliste N. 31  del 12 dicembre 2005

Il giornalismo per la ricerca scientifica di Erica Savazzi

Enzo Mellano, direttore della rubrica televisiva Il faro, è l’ideatore della proposta di modifica della Legge 222/85 sull’8x1000, che vorrebbe affiancare alle alternative di scelta già presenti (Stato e confessioni religiose) la possibilità di devolvere la propria quota dell’Irpef alla ricerca scientifica. Per promuovere la raccolta di firme necessarie a presentare il testo in Parlamento e per sensibilizzare l’opinione pubblica, ha realizzato un sito internet: www.clubfattinostri.it/8x1000.

Come le è venuta l’idea di inserire la ricerca scientifica tra i beneficiari dell’8x1000?
«Intanto voglio dire che secondo la mia opinione, alla ricerca dovrebbe pensarci lo Stato con adeguate risorse. Ma, come si dice, a mali estremi, estremi rimedi. Se da anni non ci pensa lo Stato, le scelte sono due: soccombere o reagire. Io ho scelto la seconda. Da giornalista e da cittadino mi infastidiscono i proclami politici del tipo “bisogna aiutare la ricerca”, senza spiegare come e senza far seguire i fatti alle parole.
L’idea dell’8x1000 mi è venuta quando ho saputo che 22 milioni di contribuenti (il 60%) non firmano per nessuno. Quindi ho pensato che senza pesare né sul bilancio statale né sulle tasche dei cittadini, con ulteriori prelievi obbligatori, e salvaguardando la libertà di scelta di quanti preferiscono devolvere il proprio 8x1000 a una religione o allo Stato, i contribuenti che attribuiscono alla ricerca un alto profilo sociale avrebbero potuto liberamente scegliere di dirottare verso la ricerca il 60% del gettito 8x1000 dell’Irpef».

I lettori di Telegiornaliste.com come possono aiutare l’iniziativa?
«Sul sito ho scritto: “Se condividi la mia proposta aiutami a diffonderla”. Ognuno puo’ farlo nel modo che ritiene più opportuno in funzione delle proprie possibilità. Comunque ho riportato anche alcuni consigli utili nelle pagine "Come diffondere l'iniziativa" e "Come sostenere l'iniziativa"».

Perché è importante partecipare?
«Per alcune ragioni particolarmente importanti. Innanzitutto perché è dalla ricerca che la collettività può aspettarsi quelle risposte innovative, capaci di promuovere il progresso sociale e il miglioramento della qualità della vita. Ma più fondi alla ricerca vogliono dire anche favorire l’occupazione di tanti giovani ricercatori. Frenare la fuga di cervelli dall’Italia, in cerca di migliori condizioni di lavoro e di carriera: un prezioso patrimonio nazionale che stiamo perdendo. Infine, è preferibile che una buona scoperta emerga dal lavoro di italiani eseguito in Italia. Ne guadagnerebbe il prestigio nazionale nel mondo, soprattutto se le scoperte segnano traguardi determinanti».

Non teme che l’inserimento di un nuovo beneficiario dell’8x1000 possa suscitare critiche e opposizione da parte degli enti che già ricevono le quote?
«Certo. A nessuno piace vedersi decurtare somme di denaro. Ma per onestà di informazione occorre fare dei distinguo:
1) Se la mia proposta mirasse a far cambiare idea a chi, ad esempio, sceglie le religioni, la mia sarebbe una battaglia contro qualcuno e non a favore di qualcosa di utile a tutti. Ma dal momento che, come ho detto prima, la proposta salvaguarda la libertà di scelta di tutti, è palese che non si vogliono togliere quote a nessuno purché siano espressamente devolute dai contribuenti.
2) La critica è inevitabile e legittima, a condizione che eventuali enti che si ritengono penalizzati non mettano in discussione la volontà sovrana del contribuente di scegliere senza condizionamenti a chi destinare il proprio 8x1000.
3) Se poi a criticare è un ente che, grazie a un inghippo dell’art.47 della legge che ha istituito l’8x1000, da anni incassa “indebitamente per legge” anche la maggior parte delle quote che 22 milioni di contribuenti non gli devolvono, allora chi critica dimostra di avere faccia tosta e poco rispetto per i contribuenti, magari di un altro Stato».

Perché un giornalista decide di lanciarsi in una battaglia di questo genere, che ha a che fare con la politica?
«Con la politica non ho niente a che fare. Non ho mai voluto farne parte. Da giornalista la politica ho sempre preferito interrogarla, soprattutto in diretta televisiva. E fatte salve rare eccezioni, nella mia esperienza mi sono accorto che la politica predilige la cultura dell’apparire a quella dell’essere e pertanto l’attenzione per farle le cose, invece di annunciarle soltanto, è sempre più scarsa. Per queste ragioni diventa essenziale che qualcuno si dimostri attivo nel sociale. Se non fosse così, forse potremmo avere un ulteriore decadimento della politica».

Secondo lei, perché le modifiche alla normativa sull’8x1000 non sono state proposte dai Parlamentari, ma è dovuto intervenire il cittadino comune?
«Anche se è imbarazzante, o non conveniente, mettersi contro i cosiddetti “poteri forti”, alcuni parlamentari hanno presentato una proposta di legge, anche su mio suggerimento. Infatti, nei primi mesi del 2002, in una delle mie dirette televisive, due parlamentari, uno di destra l’altro di sinistra, accettarono di fare propria la mia proposta di legge. Dopo pochi mesi, ognuno presentò una propria proposta, sostanzialmente differente dalla mia. Quindi, i due parlamentari disattesero l’impegno assunto con me e con i telespettatori. La proposta che presentarono, come ha fatto anche qualche altro parlamentare, non poteva conseguire miglioramenti significativi per la ricerca, perché mirava solo all’utilizzo di parte della quota a gestione statale, che in totale ammonta a poco più di 200 miliardi del vecchio conio. Ma agire solo sulla esigua gestione statale non cambia le cose e non interferisce con “certi equilibri”. Al contrario, inserire una nuova casella per la ricerca cambia le cose e questo richiedeva più coraggio».

A che punto è la raccolta di firme?
«Circa 15.000 firme di privati. Ma stanno aumentando i comuni e le province che mi chiedono la documentazione per la delibera di Consiglio».

Fino a quando proseguirà?
«Proseguirà fino al raggiungimento di almeno centomila firme e mille delibere di Consiglio».

Un messaggio per invitare i lettori ad appoggiare questa iniziativa.
«Per consentire a 22 milioni di contribuenti, che non devolvono l’8x1000 né alle religioni né allo Stato, di poter scegliere di firmare per la ricerca scientifica. Perché tra gli scopi di interesse sociale, la ricerca scientifica è oggettivamente fra quelli di carattere prioritario.
Perché la ricerca merita più attenzioni per assicurare più certezze anche a te.
Perché le disattenzioni verso la ricerca danneggiano tutti: ricchi e poveri, privati e politici di destra e di sinistra, atei e religiosi.
Per frenare la fuga all’estero dei nostri cervelli, potenziare la ricerca e migliorare il prestigio nazionale nel mondo».


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