
Telegiornaliste N. 18 del 12 settembre 2005
Intervista a Roberta Noè, giornalista
e mamma
di Filippo
Bisleri
Roberta Noè è già
una realtà del telegiornalismo italiano. Potremmo anzi dire: del
giornalismo in generale, perché la Noè è una
giornalista completa. Simpatica e disponibile, nonostante sia
sempre presa tra mille impegni.
Non solo giornalistici, perché è anche mamma di una bellissima
bambina. L’abbiamo raggiunta a Sky per scambiare con lei qualche
battuta sull’essere giornaliste oggi.
Roberta, come hai deciso di fare la giornalista?
«Io ho scelto di fare la giornalista? – e sorride – No, direi che
il giornalismo ha scelto me. Direi che, ad un certo punto della mia
vita il giornalismo mi si è presentato come realtà in grado di
vivacizzare la mia vita e allora mi ci sono buttata a capofitto da
quella pazzerella che sono».
Ora ti occupi di sport, ma seguiresti altri settori del
giornalismo?
«Ho fatto cronaca per diversi anni, e sarei pronta a tornare a farla.
Certo lo sport sembra più tranquillo, ma per fare bene i giornalisti
occorre prepararsi e documentarsi anche nello sport o si rischiano di
prendere delle cantonate bibliche».
Dunque possiamo a ragione dire che è un luogo comune quello che
vuole i giornalisti sportivi meno preparati degli altri colleghi?
«Assolutamente è come dici tu, collega, e come testimonia il lavoro
della giornalista sportiva ogni giorno. E credo che anche voi a
telegiornaliste.com ne sappiate qualcosa, no?».
Quale aspetto del tuo lavoro ti piace di più?
«Apprezzo molto il poter conoscere tante persone. In tanti anni di
lavoro ho conosciuto tanta gente e tante storie di vita che mi hanno
più di una volta coinvolta anche emotivamente. E, incontrando tante
persone, ho imparato a guardare il mondo in modo diverso e ad avere
più rispetto per il prossimo».
I personaggi che incontri come telegiornalista ti avranno colpita.
Chi ti è sembrato il più positivo?
«Difficile fare un nome. Devo proprio? Ce ne sarebbe più d’uno.
Dico Paolo Maldini, Andryi Shevchenko, e poi quello che mi ha colpita
certamente di più: Leonardo (al secolo Nascimento De Araujo, l’attuale
vicepresidente del Milan). Lavorando a Milan Channel, un’esperienza
molto formativa, ho incontrato Leonardo e ho capito quanto sia una
persona speciale. Talvolta riusciva ad incantarmi per il suo modo di
essere un serio professionista sul campo, un ottimo marito e un
campione anche nella solidarietà con la “Fondazione Milan”».
Tu hai fatto anche un’intervista decisamente particolare. Ne
vogliamo parlare?
«Oddio, per voi farò un eccezione e vincerò un po’ di timidezza e
ritrosia. Credo tu ti riferisca alla mia intervista a Libero Grassi
pochi giorni prima che venisse ucciso da quella malavita contro cui
lottava. Ho ancora vive nella mente le sue parole sulle angherie
subite, sulle minacce, ma anche sul suo fermo proposito di non
lasciare nulla di intentato fino a a che non fosse morto».
Una grande esperienza. Per i nostri lettori, che aspirano magari a
fare il giornalista, racconteresti anche qualche altro episodio?
«Certamente, per degli amici simpatici come voi questo ed altro!
Ricordo volentieri il tg che facevamo, con altri 3 giovani, a
Televenezia. Era un tg molto vicino alla gente, quasi realizzato in
strada. È durato poco, certo, ma per me è una grande esperienza che
consiglio a tutti quanti fanno del giornalismo televisivo».
Hai un sogno professionale?
«Oggi hai proprio deciso di farmi confessare? – sorride – Sogno
di condurre almeno una volta un tg nazionale. Credo che sia un sogno
comune. Ma non disdegnerei anche il compito di inviata… anche se ora
con la mia bambina questo secondo sogno appare un po’ più difficile
da realizzare. Non credi?».
Direi di sì. E visto che hai deciso di confessare ti chiedo il tuo
modello di giornalista…
«Apprezzo molte colleghe e vari colleghi di tv e carta stampata, ma
non ho un modello particolare. Il mio modello sono i bravi giornalisti
e giornaliste cui spero di avvicinarmi sempre di più».
Sei una telegiornalista con marito e figlia, come riesci a
conciliare lavoro e famiglia?
«Ma sei cattivello oggi sai? - e ride divertita – Sai già che non
so ancora come coniugare bene i due aspetti di famiglia e professione.
Credo, personalmente, che il lavoro giornalistico sia il peggiore, per
fare un ottimo lavoro ed essere brave mamme. Ammiro quelle colleghe
che, magari con più di un figlio, riescono ad essere ottime
giornaliste. Tramite voi posso scoprire qualcuno dei loro segreti?».