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Intervista ad Alan Patarga   tutte le interviste
Alan PatargaTelegiornaliste anno V N. 18 (189) del 11 maggio 2009

Alan Patarga: aspettando un Paese più ricco e felice
di Giuseppe Bosso

Giornalista professionista dal 2004, Alan Patarga è nato a Roma trent'anni fa. Oggi scrive per il quotidiano Il Foglio e fa parte della redazione economica del Tg5.

Pro e contro di lavorare al Tg5?
«Vedo solo pro. Anzitutto, per l'importanza e il prestigio della testata che nel corso degli anni ha cercato di avvicinarsi alle famiglie, al cittadino medio provando a scavalcare quegli squilibri tra informazione istituzionale e temi più leggeri. Insomma, cercando di non fare i perfettini. E poi ho il piacere di far parte di una redazione straordinaria, sia professionalmente che umanamente, con colleghi di grande valore con i quali è facile lavorare bene».

Come pensi sia stato l'atteggiamento dei media in generale rispetto al terremoto in Abruzzo?
«A parte qualche collega non del Tg5 che non ha dimostrato sempre grande delicatezza per il dolore delle persone, devo dire che in generale ho assistito ad una buona copertura mediatica, c'è stata una grande partecipazione emotiva da parte di tutti».

Cosa credi porterà l'avvento del digitale terrestre?
«Un'offerta più ampia per il telespettatore. La tv generalista probabilmente, nella prima fase del passaggio dall'analogico, svolgerà un ruolo di traghettatore, e non credo perderà il suo seguito».

E per quanto riguarda il lavoro dell'informazione?
«Anche qui credo che l'offerta aumenterà notevolmente e ciò favorirà soprattutto la crescita e lo sviluppo di canali all news come in altri Paesi dove da tempo esistono realtà consolidate, ad esempio la BBC World News e France 24».

Da cosa nasce l'idea della vostra redazione di creare uno spazio su Facebook per interagire maggiormente col pubblico?
«Proprio per l'esigenza di raggiungere più da vicino i nostri telespettatori e creare un filo diretto con loro in modo che possano farci delle segnalazioni, è uno strumento utile: ci consente di capire come viene percepita la notizia e il modo con cui la trattiamo dal nostro pubblico. Si tratta di una grande potenzialità che ci offre questo social network che ormai ha spopolato nel nostro Paese».

Il servizio che ti è rimasto maggiormente impresso tra quelli che hai realizzato?
«Tenendo conto che lavoro da poco al Tg5, recentemente ho provato una grande soddisfazione per aver parlato, come inviato dagli Stati Uniti, dell'accordo tra la Fiat e Chrysler, una notizia molto attesa».

Che notizia ti piacerebbe invece dare un giorno?
«Mi piacerebbe poter parlare di un aumento dell'occupazione e di un Paese più ricco e felice».

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