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Intervista ad Andrea Riscassi   tutte le interviste
Andrea RiscassiTelegiornaliste anno V N. 20 (191) del 25 maggio 2009

Andrea Riscassi, in memoria di Anna Politkovskaja
di Giuseppe Bosso

Giornalista professionista dal 1994, Andrea Riscassi è caposervizio alla Rai di Milano dove si occupa di cronaca e di politica. Intervistatore del programma Dodicesimo Round di Raidue, ha scritto Bandiera arancione la trionferà (Melampo editore) sulle rivoluzioni liberali dell’est Europa. Dal 2006 è impegnato a conservare la memoria di Anna Politkovskaja con l’associazione Annaviva che, in memoria della coraggiosa giornalista russa, si occupa di diritti umani e democrazia nello spazio dell’ex Unione Sovietica. Ha da poco pubblicato, per l’editrice Sonda, Anna è viva, storia di una giornalista non rieducabile.

Liberta di stampa: l'istituto di ricerca Freedom House ci ha nuovamente retrocessi dalla categoria di "Paese libero" a quella di "Paese parzialmente libero". Cosa ne pensi?
«Ogniqualvolta Berlusconi è al potere succede questo. Per la cultura americana è inconcepibile che una persona al potere possa controllare così massicciamente il mondo dell’informazione, sia come proprietario di emittenti televisive che come editore di giornali. Finché perdurerà questa situazione, la valutazione non cambierà».

Nel 2006 hai creando l’associazione Annaviva, in memoria di Anna Politkovskaja. Cosa ti ha colpito della giornalista russa?
«Il suo coraggio, la sua spinta morale per raccontare quello che accadeva in Cecenia, gli errori e gli orrori del terrorismo ceceno ma soprattutto il regime putiniano che lì si è macchiato di crimini contro l’umanità. Ha voluto dimostrare come, benché la diplomazia occidentale finga di non accorgersene, la situazione nell’ex Unione Sovietica non è per niente cambiata rispetto agli anni della guerra fredda. Ed ha pagato con la vita questa sua determinazione. Mi sono sentito in dovere di portare avanti la sua memoria proprio perché, come purtroppo accade quasi sempre, dopo un po' di tempo l’opinione pubblica si è quasi dimenticata di lei».

Chi, tra i giornalisti di oggi, potrebbe avere il suo spirito?
«Roberto Saviano, anche se il suo percorso è ancora agli inizi. Lui ha puntato soprattutto il dito contro la camorra, mentre Anna parlava di tante cose nel suo lavoro, dai familiari delle vittime di Beslan alla Cecenia, cercando di portare alla luce quegli aspetti che la politica russa cercava di nascondere agli occhi del mondo. Aveva una visione a tutto tondo di chi era vittima di soprusi e viveva il suo lavoro come una missione. Ma io credo, comunque, che non servano martiri. Sarebbe sufficiente che tutti i giornalisti facessero, nel loro piccolo, il mestiere, le inchieste. Senza piegare la testa davanti ai potenti di turno».

Malgrado tutto, cosa ti dà la forza di andare avanti nel tuo lavoro?
«Ritengo che abbiamo la fortuna di vivere in un Paese democratico, pur con i suoi mille difetti. Di certo non paragonabile alla Russia di ieri e di oggi. Ho la fortuna di lavorare in un’azienda di Stato che mi dà la possibilità di svolgere il mio ruolo nel rispetto delle mie idee. È una grande possibilità che abbiamo, non dobbiamo mai dimenticarlo».

Quale notizia vorresti dare un giorno?
«Non ho questa grande aspirazione dello scoop del secolo. Mi basta poter continuare a fare questo lavoro con dignità ogni giorno e di potermi guardare allo specchio, quando mi faccio la barba la mattina, senza vergognarmi per quel che ho fatto il giorno prima».

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