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Intervista a Francesca Senette tutte le interviste
Francesca SenetteTelegiornaliste anno III N. 47 (125) del 24 dicembre 2007

Francesca Senette, garbo ed eleganza al Tg4
di Giuseppe Bosso

Il Tg4 è ormai la sua seconda casa. E' qui che, nel 2000, Francesca Senette è approdata. Vincitrice di numerosi premi giornalistici e dopo un'importante parentesi come quella del rotocalco Sipario, è tornata alla conduzione del tg di Emilio Fede.

Ti ha gratificato più la conduzione di Sipario o quella del Tg4?
«Sipario è stata una parentesi temporanea che mi ha vista subentrare ad Elena Guarnieri, passata nel 2002 a Studio aperto. E' stata un'esperienza interessante che mi ha permesso di sperimentare linguaggi diversi e un diverso modo di pormi rispetto alle notizie e al telespettatore. Nel momento in cui non riuscivo più a gestire le due cose, ho optato senza alcun dubbio per il telegiornale. Mi sento un'animale da diretta, amo l'adrenalina che ti suscita quel contatto immediato con il pubblico e che difficilmente riscontri nel programma registrato. Però, in futuro, se mi si dovesse prospettare un'esperienza analoga legata anche ad altre tematiche, accetterei con entusiasmo».

Come ci si sente ad avere Emilio Fede come direttore?
«E' indubbiamente stimolante. Il direttore è esigente, impulsivo, umorale ma molto professionale. Grazie a decenni di esperienza, sa bene come impostare la conduzione del telegiornale: richiede infatti un certo stile nel modo di condurre. Il rispetto di certi punti fermi, che poi sono nel rispetto del telespettatore tipo del Tg4, per lui vengono prima della concertazione. Insomma, è un vero leader».

Qualche anno fa, il vostro rapporto ha suscitato facili ironie, ad esempio da parte di Striscia la notizia con la vostra parodia...
«Beh, per quel periodo era anche normale. Ero la più giovane telegiornalista, ragazza mediamente carina appena approdata in una redazione importante come la nostra e di conseguenza era facile ironizzare. Ma ormai parliamo di sette anni fa. Io sono ancora qui e con il mio lavoro sono riuscita ad ottenere molte soddisfazioni: una delle più gratificanti è l'aver ricevuto le scuse da quelli che mi avevano criticato all'epoca. Per quanto riguarda Striscia, non posso fare altro che ringraziarli per due motivi. Anzitutto, i loro fuori onda mettevano in evidenza la realtà del rapporto tra me e Fede, un rapporto sostanzialmente simile a quello che ci può essere tra un professore e un'allieva, al di là delle facili illazioni che si potevano fare. Già all'epoca ero felicemente fidanzata con l'uomo che poi è diventato mio marito e, essendo il primo entusiasta spettatore del tg satirico di Antonio Ricci, trovava divertente quella parodia. E poi Striscia mi ha permesso di acquisire visibilità anche presso il pubblico dei giovani che normalmente non segue il Tg4».

Ti vedresti un giorno al posto di Fede come direttore?
«No, assolutamente. Credo di avere altre doti: mi piace dare consigli, ovviamente se richiesti, e potrei ricoprire un ruolo di questo tipo riguardo alcuni aspetti della conduzione o della scaletta delle notizie. Ma non ho la capacità di saper gestire tutte le negatività che il direttore si porta appresso. E poi, un incarico di questo tipo, richiederebbe una mole di energia che al momento non ho. Ho comunque tanti anni davanti a me per imparare... chissà».

Negli ultimi tempi, i tg sembrano incentrare l'attenzione soprattutto sui tanti casi di cronaca nera come quello di Perugia...
«C'è modo e modo di gestire queste tematiche, ma purtroppo anche i telegiornali risentono di quelle che sono le aspettative degli spettatori. Forse la prima domanda da porsi è perché ci sia tutto questo interesse morboso rispetto a vicende che dovrebbero invece suscitare soltanto una grande compassione per chi le vive in prima persona. Questo sfrenato interesse del pubblico determina, di conseguenza, un accanimento del mondo dell'informazione su questi casi, ma ritengo che si possa riuscire con garbo ed eleganza anche a trattare questi temi senza cadere nel macabro».

Molte tue colleghe, come Ilaria D'Amico, suscitano un grande interesse nel pubblico al punto da sembrare più donne di spettacolo che giornaliste. Come mai?
«Penso che buona parte di questo dipenda da quello che la gente ricama addosso a te. La D'Amico, ad esempio, è sicuramente una grande professionista nel campo del giornalismo sportivo ma anche una persona che attira grande interesse se viene paparazzata con il suo fidanzato, mentre fa shopping o se viene criticata per la lunghezza del vestito che indossa in trasmissione. In questo modo assume una dimensione più da conduttrice che da giornalista nell'accezione tradizionale. Rimane il fatto che è una cosa che parte da fuori e non da dentro e non la ritengo tutto sommato negativa finché si riesce a mantenere quella professionalità e quello stile propri del mestiere. Come per Cristina Parodi che suscita curiosità ed interesse anche in altri contesti. La immortalano se partecipa ad eventi mondani, nella quotidianità della sua vita di coppia. Ma resta una brava e stimata giornalista».

Parteciperesti ad un reality come hanno fatto le tue colleghe Rosanna Cancellieri e Paola Ferrari?
«Assolutamente no. Mi è stato proposto di partecipare a due format di questo tipo, ma è una cosa lontanissima dal mio modo di essere. Che questo tipo di programma abbia contribuito a rispolverare una notorietà che si era forse affievolita è vero, ma tutti sappiamo più o meno gestire la nostra immagine come meglio crediamo. Io non giudico chi lo fa, ma io non riuscirei mai a stare lontana da mia figlia e dai miei affetti per così tanto tempo».

Visitando il nostro sito, avrai notato come voi giornaliste rappresentate un sogno proibito per gli uomini, più di veline e vallette...
«Forse questo ruolo ci conferisce una sorta di autorevolezza e di equidistanza che tende a creare una sorta di mistero che a voi maschietti, a quanto pare, piace. Ma interessa anche alle ragazzine, visto che gli ultimi sondaggi dicono che aspirano più a fare le giornaliste che non le show girls».

Per la Mondadori curavi un blog in cui raccontavi le tue esperienze da neo mamma. Come mai?
«E' nato tutto per caso parlando con la direttrice del mensile di psicologia Per Me della Mondadori. Mi propose di creare questo spazio in cui raccontare la mia esperienza di donna in carriera alle prese prima con la gravidanza, poi con la maternità. Ho constatato che erano tantissime le ragazze che mi scrivevano per chiedermi consigli su come affrontare l'esperienza del parto, i problemi del periodo successivo e tutti gli altri aspetti legati a questo momento meraviglioso. Ho abbandonato questa parentesi solo per la chiusura del mensile, ma per il futuro sto preparando un altro blog, di tipo differente. Noto infatti che la gente ha grande voglia di comunicare e sono contenta di poter contribuire anch'io nel mio piccolo».

Se tua figlia Alice ti dicesse un giorno: "Mamma, voglio fare la giornalista", cosa le risponderesti?
«Che se la mamma non ha santi in paradiso, difficilmente potrebbero esserci per lei! Scherzi a parte, il giornalismo è un mestiere molto difficile. Anche mia sorella, da anni, fatica passando da un contratto ad un altro. E' brava ma non basta. Non è facile affermarsi in un ambiente dove nessuno ti regala niente e ci sono molte raccomandazioni. Ma di sicuro non cercherei di condizionare Alice: nella vita è importante fare ciò che ci si sente. Lo è stato per me che, pur figlia di un giornalista Rai, non avrei mai immaginato di intraprendere la sua stessa strada. E' iniziato tutto per caso durante gli anni universitari. Mi ero imposta che se non avessi ottenuto il mio primo contratto entro i 25, massimo 30 anni, sarei tornata a seguire quella che era la mia aspirazione iniziale. Da laureata in scienze politiche, infatti, avrei collaborato magari con qualche ONG o comunque sarei rimasta sempre in ambito diplomatico. Ma poi mi ha chiamato Emilio Fede».

In futuro potresti occuparti anche di altri aspetti del giornalismo al di là della conduzione televisiva?
«Perché no? Il rapporto a due con il lavoro è come quello di coppia: va rinnovato giorno per giorno. Se si dovesse prospettare una nuova situazione, un nuovo tipo di collaborazione, non penso avrei problemi a cimentarmi, anzi avrei voglia di mettermi alla prova».

C'è mai stato qualcuno che ha messo il bavaglio a Francesca Senette?
«Non ancora e non credo capiterà l'occasione. Piuttosto, se devo proprio stare in un contesto "da censura", sto zitta io».

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