
Telegiornaliste anno III N.
7 (85) del 19 febbraio 2007
Voci dentro lo stadio di Mario Basile
Sono passate più di due settimane dai tragici fatti di
Catania. Abbiamo assistito alle manovre del governo per
frenare l’emergenza violenza, l’emergenza ultras.
Ma chi sono questi ultras? Questa settimana, dopo
l'intervista a un collega dell'ispettore Raciti,
Telegiornaliste ha incontrato uno di loro.
In molti usano il termine ultras senza sapere veramente di
chi si sta parlando. Chi è davvero un ultrà?
«L’ultrà è il tifoso vero. Quello che soffre ed è vicino
sempre e comunque alla sua squadra. La sostiene allo stadio,
in casa e in trasferta, a volte sacrificando molto della sua
vita privata. Senso di appartenenza e fedeltà alla maglia:
questi sono i valori fondamentali di un ultrà».
Spesso gli ultras vengono considerati veri e propri
disagiati sociali. I fatti invece sembrano dimostrare il
contrario: in curva si trovano persone di diversa estrazione
sociale…
«Assolutamente sì. In curva c’è di tutto».
Ma ultrà è sinonimo di violenza?
«No, chi lo pensa non ha capito nulla. Certo è innegabile che
talvolta uno scontro ci possa stare».
Perché spesso ci sono incidenti con le forze dell’ordine?
Anni fa ci si scontrava tra tifoserie, ora pare che il nemico
sia solo chi indossa la divisa…
«Perché esiste una situazione di tensione generata dalle
forze dell'ordine stesse. La polizia è prevenuta contro
l'ultrà e lo Stato crea una situazione di repressione:
l'ultrà va condannato a prescindere e la polizia è il tramite
per porre in essere la condanna. Per preservare la passione
comune che va oltre le tifoserie ci si coalizza contro le
forze dell'ordine. Per difendere l’esistenza dei gruppi».
E’ possibile che alcuni gruppi ricattino le società per
ottenere agevolazioni?
«E' possibile, ma non ne sono a conoscenza. D'altronde le
mele marce esistono ovunque, non è questo il rapporto tra
ultras e società. Chi lo fa tradisce i proprio colori. Gli
uomini vanno, i colori restano».
Che idea ti sei fatto degli scontri di Catania? Che ne
pensi dei provvedimenti presi dallo Stato e dal mondo del
calcio?
«Che i media nascondano la realtà. Chi sono gli assassini di
Raciti? Ultras? Non credo. Teppisti o ragazzini esaltati. Per
di più di una città con forti problemi mafiosi e
delinquenziali. Mica tutte le curve sono politicizzate, come
a Roma sponda Lazio e Livorno, mica tutte sono dominate da
gruppi mafiosi. E questo è stato utilizzato per andare contro
una volta di più a chi popola le curve, generalizzando. Senza
ricordare che i morti in curva sono decine,
quelli tra le forze dell'ordine uno in trent'anni. Ma
il tifoso non è pianto da nessuno. E' un cretino, uno
spostato, un ultras. Per i poliziotti non è così».
Cosa rispondi a chi pensa che si risolva tutto sciogliendo
i gruppi ultras?
«Che non conosce il calcio né il tifo organizzato. Che non ha
mai visto una partita in vista sua, non ha né tifo né
passione. E viene fuori solo ora, quando è bello e comodo
scandalizzarsi. Non appena questa storia sarà finita, si
tornerà a parlare di Cogne e della strage di Erba».
Come si elimina il problema violenza negli stadi? La legge
Pisanu è veramente utile?
«No alle limitazioni su striscioni e quant'altro. Non fanno
male, è un modo per esprimersi. Per il resto concordo che
petardi e quant'altro vadano estirpati dallo stadio, concordo
sui biglietti nominali e tutto. Però non si possono troncare
le gambe all'ultrà pulito».