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Intervista a Debora Villa tutte le interviste
Debora VillaTelegiornaliste anno II N. 4 (36) del 30 gennaio 2006

Incontro con Debora Villa intervista di Erica Savazzi

Alla manifestazione di Milano in difesa della Legge 194 sull’interruzione di gravidanza abbiamo incontrato Debora Villa, cabarettista e attrice. È attualmente ospite fissa in Glob, condotto da Enrico Bertolino, ma ha acquisito grande notorietà interpretando il ruolo di Patti nella sit-com Camera cafè. Ecco che cosa ci ha detto.

Perché hai deciso di partecipare a questa manifestazione?
«Ho deciso di partecipare perché, anche se questa legge contiene moltissime lacune, credo che per le donne sia l’unica cosa esistente in Italia che possa tutelarle e dare loro la libertà di scegliere se abortire o meno. Io credo che questa sia una grandissima libertà che nessuno si deve permettere di ostacolare. Credo che sia una cosa fondamentale per ogni donna decidere del proprio destino e della propria vita, e non significa che tutte corrono alle ASL per interrompere la gravidanza. Anche i PACS sono un diritto sacrosanto: non si può impedire alle persone di essere felici».

Alcuni uomini sono qui oggi, altri magari ritengono che la questione non li riguardi.
«Tutti gli uomini che ci sono vedono la donna come un essere umano indipendente e capace di scegliere, di volere, di decidere della propria vita. Sono qua a manifestare per dirlo. A tutti quelli che non ci sono perché disinteressati io vorrei dire: occupatevi della vita dei vostri fratelli e delle vostre sorelle, dei vostri parenti, perché le donne non sono una realtà disgiunta da voi, vi ha partorito una donna, ve la sposate, una donna, avrete delle figlie che sono delle donne, quindi pensate a loro e date loro la possibilità di scegliere».

La visione che delle donne danno i media forse non aiuta.
«Soprattutto nelle nuove generazioni c’è come unica e preziosissima meta quella di spogliarsi davanti a tutti gli italiani, fare dei calendari e sposarsi un calciatore. Io credo che la televisione abbia tolto a tantissimi giovani i propri sogni. Secondo me una ragazza non si domanda più che cosa desidera realmente, ma siccome tutte hanno quel sogno, che è un modello imposto, si adegua. Anche perché è l’unico modello oggi in Italia. In questo vedo tantissime similitudini, parlando di cose estremamente opposte, con l’integralismo mussulmano che vuole la donna con i veli: noi la vogliamo assolutamente nuda. È la stessa cosa, si tratta di una finta libertà. La vera libertà, che è quella per cui siamo qui a manifestare, ce la vogliono negare. E non è che se una ragazza decide di sostenere questa legge finisce in consultorio dopo due minuti esatti. Ma perché nessuno vieta a una minorenne di mettersi mezza nuda in tv, come mai? Noi dobbiamo stare lì zitte, mute e belle, piuttosto disponibili, ma poi se dovesse venire un pensiero in testa, questo ce lo vietano».

Cosa pensi degli uomini politici che abbiamo sentito più volte esprimersi sulla 194?
«Vorrei che evitassero di dire stupidaggini, le lascino ai comici. Vorrei che si occupassero della vita delle persone, di amministrare, e non di imporre le proprie idee, facendo in modo che anche coloro che non la pensano come loro siano liberi e tranquilli di poter vivere in questa società».

Non è che si è attaccata la 194 per sviare l’attenzione da altri problemi?
«Qualunque cosa va benissimo per depistare e toglierci dalla testa i problemi principali del Paese. La regola fondamentale di questi giochi è “divide et impera”, quindi finché ci divideranno su queste cose facendoci sentire nemici, vinceranno sempre e costantemente».

A trent'anni dall’approvazione della legge siamo di nuovo in piazza.
«Questo è un passo indietro. Ratzinger sta facendo un passo indietro con la Chiesa, lo Stato segue la Chiesa cattolica perché si sente forte di tutti questi “valori” che ci vengono imposti, la famiglia ma non i conviventi, il padre, la madre, i figli. Poi non importa se il padre è un alcolizzato che picchia i familiari, l’importante è che ci sia questa istituzione in apparenza. Ecco, credo che sia gravissimo, oltraggioso, stiamo andando verso il Medio Evo, mentre invece dovremmo andare verso il futuro».

Bisogna far nascere i figli, ma poi chi aiuta le famiglie?
«Non c’è prevenzione, non c’è cultura della famiglia, non c’è aiuto alla famiglia. Non c’è lavoro, non c’è occupazione, non c’è futuro. Credo che veramente siamo arrivati al limite. Bisogna tutelare gli individui. Sono aumentati tantissimo gli stupri di gruppo: lo Stato dovrebbe occuparsi del maschio, non della donna, la donna già bada a sé. Ce l’ha fatta da sola per più di 2000 anni. Lasciateci stare, ché noi badiamo a noi stesse, occupatevi voi invece dei vostri problemi che poi si riflettono a livello negativo su tutta la società. Pensate bene a quello che fate, dite e pensate. Noi ci pensiamo sa sole».

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