
Telegiornaliste anno II N.
33 (65) del 18 settembre 2006
Ivan Zazzaroni, quello che il calcio...
di Giuseppe Bosso
Ivan Zazzaroni, bolognese, giornalista dal 1981, è stato
direttore del Guerin
Sportivo e di Autosprint, e caporedattore del Corriere
dello Sport - Stadio.
Dal 2002 è opinionista della Rai (Quelli che il calcio,
Domenica sportiva, Figli di Eupalla).
A lungo collaboratore di The European, The Sun
e di Folha de Sao Paulo, ha firmato l'autobiografia
di Roberto Baggio (Una porta nel cielo, oltre 150.000
copie vendute) e, insieme a Pier Bergonzi e Davide Cassani, Pantani,
un eroe tragico, giunto alla settima edizione. Ha vinto
una trentina di premi giornalistici, tra i quali il Coni -
Ussi, il Beppe Viola, il Palumbo, il Valenti, il S. Siro
Gentlemen, il Fraizzoli, lo Sport e Civiltà.
Ha seguito quattro Mondiali e cinque Europei di calcio. In
radio conduce su Radio
Dee-jay il programma Deejay football club
Lo abbiamo incontrato per presentarlo in una veste inedita
ai lettori di Telegiornaliste.
E’ giornalista da più di 25 anni: cosa è cambiato, a
suo parere, rispetto ai suoi inizi in questo mestiere?
«Sono cambiato io. La televisione ha assunto un ruolo
preponderante rispetto a quando ho cominciato, lavorando
sulla carta stampata. Ma direi che nel complesso è il
mestiere in sé che è cambiato».
Nella sua carriera ha avuto un modello, qualcuno a cui
ispirarsi?
«Si, Italo Cucci, agli inizi; lavorando al Guerin
Sportivo ho avuto modo di conoscerlo e si è instaurato
un bel rapporto tra di noi».
Come si presenta il calcio all’indomani di una vicenda
dolorosa come quella di “calciopoli”, che ha visto
coinvolte grandi squadre, sebbene, a detta di molti, le pene
non siano state appropriate, colpendo principalmente la
Juventus e solo marginalmente le altre società?
«Niente di doloroso; è una cosa talmente straordinaria
quello che è stato scoperto! Purtroppo non credo che ci sia
una reale volontà di rinnovamento, in quanto molti dei
personaggi coinvolti sono tuttora ai loro posti, malgrado i
principali protagonisti di questo scandalo siano stati
puniti».
Nella sua carriera si è districato tra stampa,
televisione e radio: quali differenze ha riscontrato in
questi ambiti?
«Sono nato come giornalista della stampa, ed è quello
l’ambito in cui mi riconosco di più; la televisione
rappresenta l’innovazione, un ambito in cui devi cercare
di fare molta attenzione al pubblico che ti segue; nella
conduzione radiofonica, invece, devi cercare di essere il più
spontaneo possibile e di non incappare in errori legati alla
diretta».
Abbiamo modo di vederla spesso nella trasmissione Diretta
stadio di 7 Gold Tv, dove sono frequenti discussioni
accese tra gli ospiti: non pensa che un cambiamento in
positivo dell’ambiente calcio debba riguardare anche i
media, con una maggiore moderazione dei toni?
«E’ in atto sicuramente un'opera di rinnovamento, che non
riguarda solo i dirigenti ma anche noi protagonisti del
mondo dei media; è importante vedere come molti ex
calciatori, cioè i protagonisti veri di questo sport,
stiano assumendo maggiore importanza come opinionisti nelle
trasmissioni, verso una televisione più tecnica che parlata».
Ha firmato l’autobiografia di Roberto Baggio e un libro
su Marco Pantani, due campioni molto amati dal pubblico, che
però, per motivi diversi, hanno anche vissuto vicende
travagliate. Il mondo dello sport è davvero così spietato
con i suoi protagonisti?
«Premesso che lei ha citato due personaggi con alle spalle
vicende completamente opposte, dico che non è lo sport, ma
la vita ed essere così dura. È con l’impegno e una forte
personalità che si possono superare i momenti dolorosi, e
non sempre, come purtroppo nel caso del “Pirata”, si
riesce a venire fuori da situazioni critiche».
Qualche anno fa è stato opinionista di Quelli che il
calcio, dove veniva spesso punzecchiato da Gene Gnocchi:
che ricordo ha di quell’esperienza?
«Un ricordo divertente, che comunque non considero
un’esperienza di lavoro. Quelli che il calcio non
può certo definirsi una trasmissione sportiva, come
tradizionalmente intesa. Per me è stato un gioco in cui mi
sono messo a fare lo “scemo”, venendo anche pagato però!
Ricordo con simpatia Simona e Gene».
All’inizio della nuova stagione calcistica, dopo mesi
di polemiche e veleni, qual è il suo augurio per quello
che, comunque, rimane lo sport più amato dagli italiani?
«Di cambiare totalmente; dimenticare quello che è stato e
cercare di riavvicinarsi di più alla gente, al pubblico».