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Intervista a Emilia Lodigiani   Tutte le interviste tutte le interviste
Emilia Lodigiani - IperboreaTelegiornaliste anno V N. 34 (205) del 28 settembre 2009

L'Iperborea di Emilia Lodigiani di Chiara Casadei

Facciamo un salto in Svezia, ma senza il freddo pungente e l’aria gelida. Il nostro viaggio è un percorso fra i libri di questa terra nordica, del modo in cui sono arrivati nelle nostre mani, ma soprattutto della persona che ha reso possibile la loro diffusione in Italia. Parliamo di Emilia Lodigiani,, fondatrice di una piccola casa editrice nata proprio con lo scopo di diffondere la cultura svedese, e nordica più in generale, nel nostro Paese.

Iperborea è la casa editrice da lei fondata. Come è nato questo progetto e perché si è scelto come focus la letteratura del Nord-Europa?
«Innanzitutto l’intero progetto è partito dal mio soggiorno in Francia, durato dieci anni, durante il quale sono venuta a contatto con un alto numero di libri nordici attraverso una biblioteca davvero fornita. Il primo step è stato uno studio su Tolkien che mi ha avvicinata alla mitologia nordica, poi un libro su Karen Blixen che avevo progettato ma non preparato. Una volta tornata in Italia, ho potuto constatare l’assenza di letteratura nordica, e proprio per questo ho creato Iperborea».

Il nome stesso di questo progetto è un termine particolare, che ha un vago richiamo mistico. Da cosa deriva questa scelta?
«Niente di mistico! Attenzione. Piuttosto di mitico, profondamente radicato nei miti greci; si parla infatti di 1000 anni fa. Letteralmente è una terra leggendaria, patria degli Iperborei, un popolo che viveva in un luogo lontanissimo, situato da molti nel nord-est europeo, avvolti da un alone di mistero. Da un lato, quindi, si riferisce alle stirpi dell’estremo nord, dall’altro a una civiltà artica, coperta da un’aura mitica e profondamente legata agli dei. Ho cercato di scegliere un termine che riuscisse in contemporanea a collegare la nostra cultura mediterranea, che è il contesto in cui nasce la casa editrice, e andare a rispecchiarsi nella natura stessa dei paesi nordici».

Fra i libri da voi pubblicati, ce n’è uno in particolare che preferisce rispetto agli altri?
«Considerato che ogni scelta verte profondamente sulla mia soggettività, ogni libro che decido di pubblicare deve in primo luogo piacermi, quindi è difficile sceglierne uno fra tutti gli altri. È un po’ come il rapporto tra madre e figli, in ognuno dei libri da noi pubblicati c’è un po’ di me, anche se chiaramente potrei elencarle titoli e autori che ho apprezzato un po’ di più. Da giovane avrei voluto diventare scrittrice, non è stato possibile, e ora il mio lavoro mi permette comunque di comunicare qualcosa di mio, ma con parole estremamente più belle».

Essendo a stretto contatto con letterature provenienti da Paesi stranieri, quali sono a suo parere le differenze più marcate tra Italia e Nord Europa?
«Questa è una domanda da un milione di dollari. Parlando di differenze per quanto riguarda la letteratura, innanzitutto si può parlare del rapporto con la natura. Se da noi infatti è vista come benigna, amica, i nordici hanno un rapporto ben più controverso con questa. È una loro nemica, è crudele e spietata. Sempre su questa linea in più è rilevante il fatto che è proprio svedese il primo studioso della flora nordica, per cui se in Italia avremo una frase come “Un uccellino si è posato su un ramo”, in Svezia invece lo scrittore sicuramente dirà anche che tipo di uccellino e che tipo di ramo. Poi se noi siamo cattolici, e questo si riscontra ampiamente nella nostra letteratura, i nordici sono protestanti, avranno quindi sempre un assenza della figura divina. L’altro tema è il rapporto uomo-donna: infatti avendo lanciato il movimento di liberazione della donna molto prima di noi, viene approfondita la difficoltà dello scambio di ruoli e la necessità di dare loro un equilibrio. Una delle cose stimolanti della letteratura nordica è che sono per tanti aspetti più avanzati di noi, quindi i problemi li vedono prima e li vivono prima».

Il mondo editoriale attuale e il mestiere dell'editore: riuscirebbe a descrivere in poche parole le gioie e le fatiche che riguardano questo ambito lavorativo?
«Fare il piccolo editore è difficilissimo, ed è sempre più raro essere indipendenti. Ci sono tre grandi problemi: innanzitutto in Italia si legge pochissimo, secondo le statistiche il 50% della popolazione non legge neanche un libro l’anno. Inoltre si pensa di stimolare il mercato inserendo novità, ma è come l’inflazione, perché questo provoca ancora maggiori danni. Per gli indipendenti invece il problema è che in libreria ci sono sempre più catene, quindi la scelta tende verso i bestsellers e le novità piuttosto che verso l’editore di catalogo. Nei 22 anni di vita di Iperborea ho sicuramente assistito a un peggioramento in questo senso. È raro per editori come noi avere 150 libri (su 170 di catalogo) vivi, continuamente ristampati».

Consigli utili per chi ha intenzione di seguire le sue orme?
«Primo consiglio è desistere dal progetto, perché col mercato attuale è molto difficile. Però è anche vero che tutti questi fenomeni portano alla continua nascita di nuovi editori, infatti ci sarà sempre spazio per quei titoli da mille, massimo duemila, copie. Probabilmente in futuro si andrà sempre meno verso la libreria, ma si tenderà a vendere via internet; l’ebook inoltre stimolerà anche la nascita di piccoli editori, avendo costi di produzione più bassi. Sarà quindi necessaria un’apertura tecnologica che in passato non era così fondamentale».

Lei è stata insignita nel 1996 del più importante riconoscimento svedese a cittadini stranieri, ovvero il titolo di Cavaliere dell'Ordine della Stella Polare. Come si è sentita quando ha saputo la notizia?
«Ovviamente molto felice e onorata, come sempre stupefatta del valore che i nordici danno alla cultura. Credo che in Italia a stento si sarebbero accorti che io esistevo. In Svezia non solo se ne sono accorti, ma il fatto di dare un’onorificenza così importante per il solo fatto che promuovevo la loro cultura all’estero è simbolico di quanto sono diversi da noi. E hanno continuato a darci premi, l’ultimo ricevuto l’ho trovato particolarmente bello. È un riconoscimento a pari merito con Ikea per la promozione dell’immagine della Svezia all’estero. Iperborea, con le sue minuscole dimensioni, messa sullo stesso piano di Ikea, con ben altro impatto economico, è stato un importante traguardo per noi».

Emilia Lodigiani non è solo una donna manager nel campo dell'editoria, ci saranno tante altre curiosità da sapere sul suo conto. Ci può svelare qualcosa tra hobby, passatempi o interessi di cui si occupa?
«Mi piace camminare. Kierkegaard sosteneva che non c’era problema che non fosse riuscito a risolvere camminando. Io non la penso come lui, perché non ho risolto più o meno niente, però ho avuto un’esperienza meravigliosa nella mia vita: sono andata a piedi fino a Santiago de Compostela. E questo lo consiglio a tutti, cambia la vita».

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