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Intervista a Emilio Bianchi   Tutte le interviste tutte le interviste
Emilio BianchiTelegiornaliste anno VI N. 2 (219) del 18 gennaio 2010

Emilio Bianchi, passione Milan
di Giuseppe Bosso

Giornalista pubblicista dal 1980, Emilio Bianchi è uno dei volti di Telelombardia, opinionista del programma Qui studio a voi stadio.

Il Milan di Leonardo, secondo te, sta attraversando una stagione transitoria o c'è realmente la possibilità di poter vincere qualcosa?
«Una dignitosissima stagione transitoria, ma spero di sbagliarmi».

Tra il Milan e buona parte della tifoseria rossonera abbiamo assistito a una profonda spaccatura dopo la cessione di Kakà: chi ha accusato Galliani di aver mal gestito questa vicenda a chi invece si è sentito tradito dall'ex Pallone d'Oro. Qual è la verità dell'addio del brasiliano?
«La vicenda è stata gestita male dal presidente. La verità è che Kakà sarebbe rimasto al Milan se il presidente non l'avesse spinto al Real per motivi economici. Purtroppo ci sono stati comportamenti e dichiarazioni di Berlusconi che hanno reso molto bene l'idea di una presa per i fondelli dei tifosi. Con Kakà non si è ceduto un giocatore ma un'idea, si è tradita una filosofia portata avanti per tutti i precedenti anni della gestione Berlusconi. Chi accusa Galliani non ha capito nulla».

Cosa pensi della riapertura della campagna abbonamenti, sulla scia della striscia positiva che sta vivendo Leonardo da novembre, dopo i numeri deludenti dell'estate?
«Una mossa legittima, non vedo cosa ci sia da commentare. Rispetto comunque chi ha deciso di non abbonarsi per lanciare un civilissimo messaggio di protesta nei confronti della deludentissima campagna acquisti».

In ogni caso, è innegabile che stia nascendo un Milan giovane, costruito in buona parte da elementi cresciuti nel vivaio rossonero, da Abate ad Antonini, senza contare i papabili per il rientro come Paloschi e Astori: credi che ci siano le premesse per un nuovo grande ciclo?
«Per riaprire i cicli non bastano i giovani, ci vogliono i campioni. E quelli costano. A meno che hai la bravura e la fortuna di scoprire e portare a casa a prezzi ragionevoli un nuovo Kakà o un nuovo Pato. Questa però è l'eccezione, non la regola».

Un abbandono della famiglia Berlusconi cosa comporterebbe per il Milan?
«Chi può dirlo? Certo, una volta c'era la passione e con quella gli investimenti. Oggi forse il Milan serve meno, la passione è scemata, i soldi pure. Peggio di quello che si è fatto in estate è difficile. Per fortuna c'è stata sino ad ora una grande reazione della squadra».

Tanto criticata è stata la definizione di 'evoluti' che Galliani ha usato per definire i tifosi che sono stati vicini alla società in questi mesi difficili. Tu che idea ti sei fatto di questo aggettivo?
«Galliani ha avuto un'uscita infelice ma questo non basta per lapidare un uomo che ha messo energia, passione e competenza in 23 anni ricchi di successi. Ha sbagliato, ma non dimentichiamoci che lui Kakà non lo avrebbe mai ceduto».

Sei dell'idea che, per tornare a vincere il Milan, dovrebbe forse mettere da parte i 'senatori' come Gattuso e Inzaghi che, da tempo, lamentano di essere poco considerati da Leonardo?
«No, queste sono chiacchiere da bar, si vince con una grande squadra e non si perde per qualche normalissimo mugugno».

Molti tuoi sostenitori su Facebook ti ritengono la più autorevole delle voci rossonere rispetto ad altri, come Crudeli e Suma. Ma in ambito lavorativo, quanto del tifoso c'è in te?
«Spero poco. Amo il Milan da sempre, ma spero di essere riuscito a mantenere quel pizzico di obiettività necessaria per farmi accettare anche dai tifosi delle altre squadre».

Come ti trovi a Telelombardia?
«Bene, anche se a volte mi piacerebbe che i programmi fossero un po' meno urlati».

Sei spesso bersaglio delle 'punzecchiature' di interisti e juventini, in studio e su qualche gruppo Facebook: seccato o divertito?
«Se c'è educazione ed ironia accetto di tutto. Non sempre è così, pazienza».

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