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Stefano ZiantoniTelegiornaliste anno V N. 39 (210) del 2 novembre 2009

Stefano Ziantoni: a Uno Mattina vince il gioco di squadra
di Giuseppe Bosso

Incontriamo questa settimana Stefano Ziantoni, volto di Uno Mattina al fianco di Eleonora Daniele e Michele Cucuzza, e del Tg1. Dopo una collaborazione con Mixer, nel 1987 approda alla redazione dello storico contenitore mattutino di Rai1 per collegamenti esterni. Nel 1990 arriva al Tg1, e nel corso degli anni è inviato e conduttore.

Pro e contro di lavorare a Uno Mattina?
«Solo pro, se escludiamo l’orario che mi impegna dalle 4 di mattina alle 20. Battute a parte, è un programma che mi permette di occuparmi di qualsiasi tipo di argomento a 360 gradi dando spazio ad ogni cosa, a cominciare dalla rassegna stampa delle 7, con una redazione fantastica come quella del Tg1».

Sente il gioco di squadra lavorando con Cucuzza e la Daniele?
«Per una testata il gioco di squadra è essenziale, non potrebbe essere altrimenti. I solisti non sono destinati a fare molta strada; per fortuna, fin da quando ho iniziato al Tg1, ho sempre avvertito questo senso di collaborazione con i miei colleghi».

Abbiamo recentemente vissuto due tragedie come la strage in Afghanistan e l’alluvione di Messina: come crede ci si debba porre allo spettatore in questi momenti?
«Da oltre 20 anni lavoro al Tg1 e i miei maestri mi hanno sempre raccomandato di pormi con rispetto e dignità davanti al dolore delle persone, senza smanie di scoop a tutti i costi. È importante lasciare spazio alle esperienze vissute in questi casi, porsi con tranquillità
in modo da conquistare la fiducia di chi ti racconta come si sente. Il giornalista serio non deve mai diventare protagonista della notizia che racconta, ma fare in modo che chi è davanti alla telecamera possa sentirsi a suo agio e anche condividere il proprio dolore».

Anche sua moglie è giornalista: per lei è un bene o un male fare lo stesso lavoro?
«Dipende sempre dall’intelligenza delle persone. Nel mio caso, per fortuna, non ci sono problemi, anche se Annalisa (Manduca, ndr) lavora in un ambito completamente diverso dal mio. Fare lo stesso lavoro è utile perché ti permette anche di avere momenti di confronto e poter dare, se servono, quei consigli appropriati. Ma ripeto, è sempre una questione di intelligenza».

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