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Maria LiuzziMaria Liuzzi, raccontare il bello del Sud
di Giuseppe Bosso

Volto di Telenorba incontriamo Maria Liuzzi.

In sintesi la tua carriera oltre Telenorba.
«Avevo esperienze televisive già prima di arrivare a Telenorba. Sono stata la “signorina buonasera” di Videoemme, la conduttrice di un contenitore mattutino di Delta Tv; ho anche collaborato con Tele Mola, la tv del mio paese natale. Una delle esperienze che ricordo con grande emozione è la partecipazione a Love Store, il programma cult di Telenorba (siamo nel 1998) con Toti e Tata, ideato da Genny Nunziante. Stare a contatto con degli artisti poliedrici e geniali come loro è stata una bellissima avventura. Dopo il mio esordio a Telenorba, nel gennaio 2001, ho coltivato anche un’altra grande passione: presento eventi live che mi hanno permesso di condividere il palco con grandi personaggi, non solo a livello nazionale. Prima della tv ho lavorato come indossatrice, esperienza parallela agli studi universitari».

La tua giornata tipo?
«Credo che per chi faccia il nostro lavoro non esista una giornata tipo… il mio tempo libero ruota intorno al lavoro: in redazione si lavora su tre fasce orarie a partire dalle quattro del mattino. La mia vita personale si sviluppa “intorno” al turno giornaliero ed alle esigenze lavorative. Faccio un lavoro bellissimo e che amo, in diversi casi senza orari…».

Ti sta stretta la dimensione locale, sia pure in un network prestigioso come Telenorba?
«Per nulla, direi che mi piace moltissimo: è bello poter avere un contatto diretto con i propri spettatori, con feedback immediato. I complimenti che mi fanno più piacere arrivano dalle donne, per me valgono doppio, sono onesti e disinteressati. Sono molto legata alla mia terra, restare in Puglia è stata una scelta. E considero una fortuna poter divulgare le bellezze del nostro Sud grazie a Telenorba».

Come stai vivendo, da cittadina e da giornalista, l’emergenza immigrazione che riguarda anche la tua regione?
«Non possiamo dimenticare che l’Italia è una terra di migranti in cerca di fortuna; circa 30 milioni di persone hanno lasciato il nostro Paese dall’Unità d’Italia in poi. Per non parlare della tragica ed attuale fuga di cervelli, che non riusciamo ad arginare. Ma le dimensioni del fenomeno migratorio attuale sono oggettivamente preoccupanti, soprattutto perché la gestione di questi poveri disperati ha suscitato l’interesse di organizzazioni criminali. Si fanno affari sulla pelle della povera gente, impossibile tenere il conto delle vittime del mare. Urge una soluzione che vada oltre il dovere dell’accoglienza ed oltre l’Europa. L’emergenza è planetaria, nessuno Stato può chiudere gli occhi. Quello che mi spaventa maggiormente è la crescente paura del diverso, l’aria di sfacciato razzismo che oramai è impossibile negare…».

Hai mai dovuto confrontarti con parole come “pressioni” o “proposte indecenti”?
«In qualunque lavoro ci si trova di fronte a diverse possibilità, la strada più facile, per chi la cerca, è sempre a portata di mano. Il mio percorso si è sempre basato sullo studio, ho lavorato sodo per raggiungere il mio sogno. E la più grande soddisfazione è quella di esserci riuscita con le mie forze e con la fiducia di chi ha creduto in me, in primis il Direttore Magistà. Ed è la strada che mi sento di consigliare a chi si affaccia al mondo del lavoro, indipendentemente dal sesso. Accettare anche un solo compromesso significa convivere con una spada di Damocle: in qualunque momento il sogno può infrangersi per i capricci di qualcuno. Se invece si viene apertamente ricattati, la scelta è solo una, denunciare! Mee Too docet, per fortuna i tempi sono cambiati…».

Segui riguardo l’immagine qualche accorgimento particolare?
«Non è facile rapportarsi con la propria immagine quando si è consci di entrare quotidianamente in casa altrui… gli accorgimenti che seguo sono arrivati con il tempo, riguardandomi e scegliendo colori e acconciature che potessero valorizzarmi. La telecamera è un filtro, bisogna continuamente farci i conti. Ad esempio ho cambiato il mio modo di truccarmi, eliminando anche alcuni colori dal mio armadio. Ma non è quello che facciamo un po’ tutti quando si riceve un invito? Ci si veste per l’occasione, e noi siamo “invitate” nelle vostre case ogni giorno!».

Sei tra le tgiste maggiormente seguite dai nostri lettori, cosa pensi del nostro sito?
«Trovo che sia bellissimo avere uno spazio in cui raccontarsi in maniera informale, facendoci conoscere meglio da chi ci premia con la sua preferenza quotidiana. Il vostro sito è un’istituzione oramai, felicissima di farne parte! ».

Tante colleghe a Telenorba, più complici o rivali?
«Non ho mai visto le mie colleghe come rivali, piuttosto come opportunità di confronto e crescita sul piano lavorativo. Con alcune di loro è nata una bella amicizia, coltivata anche fuori dalla redazione».

E sempre a proposito delle tue colleghe, abbiamo intervistato mesi fa Grazia Rongo che è molto popolare anche per il suo ‘alter ego’ Greis: hai mai pensato di fare anche tu qualcosa del genere?
«Greis è fantastica, piace a tutta la redazione. Custodisco gelosamente dei disegni che Grazia ha fatto per me, ironici e simpatici. Non potrei mai fare nulla del genere, il disegno non è il mio forte! Ma ho tanti manoscritti nel cassetto, chissà…».

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