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Monica GaspariniMonica Gasparini, dalla parte dei giovani
di Giuseppe Bosso

Volto e caporedattore di Studio Aperto, incontriamo Monica Gasparini che, con grande cordialità e gentilezza, ci racconta del suo lavoro e della sua vita.

La tua giornata tipo.
«Sveglia presto, colazione con i miei figli, accompagnare la piccola a scuola e poi in redazione, piena fino a sera; non è solo un lavoro di conduzione il mio come saprete, essendo anche caporedattore, c’è anche quello che non vedete, il coordinamento, le proposte con i colleghi».

A proposito di colleghi, negli ultimi anni Studio Aperto e Tgcom 24 stanno lanciando tanti volti nuovi, giovani soprattutto: come ti rapporti nei loro confronti?
«Con tutta la simpatia che meritano i ragazzi che iniziano questo percorso con entusiasmo, come lo sono stata io ai miei inizi; sono convinta che nella nostra professione, come in genere in tutte le altre, occorrano nuove energie, nuove competenze, nuove sensibilità che a trent’anni sono diverse da quelle che potrei sentire io adesso. Quindi dico largo ai giovani, e dai giovani mi aspetto molto».

Ripensando ai tuoi esordi in cosa ti senti cambiata?
«Forse potrei dire che mi sento più sicura adesso, ma quando vado in onda c’è sempre quel ‘brivido’, quella consapevolezza delle aspettative che hanno le persone che mi ascoltano, che col tempo ho imparato ad affrontare sempre con scrupolo ed attenzione. La mia vita è cambiata diventando mamma, vivendo il dolore di perdere mio marito Alberto D’Aguanno. Dietro la cronaca spesso c’è dolore, e questo richiede una particolare sensibilità nell’affrontare queste vicende».

E come vedi cambiato il mondo del giornalismo rispetto ad allora?
«Cambieranno i linguaggi, i mezzi di comunicazione, ma a parte questo non riscontro grandi differenze. Ci sono ritmi più veloci, maggiori fonti, il web e internet hanno cambiato tanto, però vedo, ed è una nota positiva, che la sostanza è sempre la stessa e tale deve restare: raccontare le cose con la massima oggettività, onestà intellettuale».

Studio Aperto e i tg Mediaset vengono spesso criticati per l’eccessivo spazio lasciato alla cronaca nera e al gossip: cosa ne pensi da diretta interessata?
«Che chi parla di tg Mediaset ancorati al gossip non guarda i tg Mediaset: almeno per quanto riguarda Studio Aperto potete riscontrare che di gossip non parliamo se non per quelle notizie clamorose ‘da prima pagina’ che finiscono anche sui quotidiani; quanto alla cronaca è una scelta editoriale legata al tipo di informazione richiesta dall’utenza che si appassiona all’argomento e vuole esserne aggiornata continuamente».

A distanza di dieci anni dalla sua scomparsa, Alberto è ancora vivo nel ricordo dei suoi colleghi: cosa pensi sia stato il suo lascito per i giovani aspiranti giornalisti?
«Non è una domanda facile, questa… proprio in occasione dei dieci anni che Alberto è venuto a mancare come immagino avrete visto Mediaset ha dedicato uno speciale; Alberto Brandi, attuale direttore di Premium è anzitutto un amico mio e di Alberto, così come lo erano i tanti colleghi che venticinque anni fa hanno iniziato insieme a noi questa avventura e che in quello speciale hanno voluto dimostrare il loro affetto; ma mi sono resa conto che quando dicono Alberto era il più bravo non è solo un modo dire, era davvero così…».

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