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Telegiornaliste anno XXII N. 13 (824) del 15 aprile 2026
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Ricordi
di Lorenza Licenziati
di Giuseppe Bosso
Non è facile scrivere articoli così. Non lo è mai stato in
questi anni quando sono venute a mancare persone che la nostra
testata aveva intervistato e con le quali si erano creati rapporti di vera e
propria amicizia.
E a maggior ragione oggi per chi scrive non è facile parlare di
Lorenza Licenziati, volto amato e apprezzato non solo dal
pubblico delle emittenti napoletane.
Non vi parleremo, infatti, delle sue amate trasmissioni, condotte con
professionalità e garbo anche negli ultimi, difficili,
tempi; degli eventi culturali e artistici che negli anni aveva
guidato in maniera altrettanto impeccabile. Delle interviste, degli
incontri con personaggi e protagonisti dei più diversi settori che
sempre a lei si erano aperti con la massima disponibilità.
No. Chi scrive vuole ricordare anzitutto quel primo incontro,
in una fresca mattina d'autunno a Piazza dei Martiri, nel cuore di
Napoli, in un bar. L'emozione e il piacere di poter interloquire con
un volto fino a quel momento conosciuto soltanto da spettatore, e che invece
Lorenza volle subito trattare da amico imponendo un reciproco 'tu'
all'iniziale "buongiorno, la ringrazio di essere venuta...".
Parlammo della sua carriera; dei suoi inizi; del
suo presente allora come negli ultimi tempi rappresentato da
trasmissioni di approfondimento e di informazione anzitutto culturale;
delle sue prospettive sulla televisione sempre più digitale che a
poco a poco si stava diffondendo. E con altrettanta simpatia ci eravamo
salutati nella convinzione che avremmo avuto modo di rivederci.
E così fu, circa dieci anni dopo;
stavolta, sfortunatamente, solo tramite Skype, a causa delle
restrizioni causate dalla pandemia, argomento affrontato in quella
seconda conversazione (preferiamo così definirla più che intervista,
perché con Lorenza davvero non era possibile restare vincolati a rigidi
schemi), oltre alle sue nuove sfide professionali e alle sue
considerazioni sul tempo passato e sul tempo che sarebbe
venuto, così definito.
«Non rimpiango niente, rifarei esattamente le stesse cose. Gli errori mi
hanno fatto crescere, bisogna sempre guardare avanti, mai indietro. Sto
bene, ho sempre lavorato con onestà, nel mio passato c’è stata la
nascita dei miei figli che sono sempre il mio punto di riferimento. Per
quello che è stato il mio percorso professionale davvero non ho alcun
rimpianto. Sicuramente è cambiato il mio approccio al futuro, se prima
programmavo le cose adesso ragiono in ottica di giorno per giorno, in ogni
ambito vivendo serenamente il presente».
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Un notaio a Sorrento in arrivo
di Silvestra Sorbera
Arriva su Raiuno la serie
Roberta Valente - Notaio in Sorrento.
La protagonista, interpretata da Maria Vera Ratti,
profondamente segnata da una tragedia in giovane età,
vive un’ansia da controllo che la porta a
pianificare ogni aspetto della propria vita, nell’illusione
di mettersi al riparo dalle brutte sorprese.
Ha sempre primeggiato a scuola e all’università
ed è stata la prima anche nel concorso notarile,
potendo così scegliere come destinazione Sorrento,
dove è nata e dove vive Stefano, il fidanzato
storico che sogna di sposare.
Arrivata nell’incantevole cornice campana, tra limoneti
profumati e scorci mozzafiato, Roberta incontrerà
delle persone che segneranno la sua vita: fra tutti,
Leda, la radiosa cameriera di un bar, e il suo ex
fidanzato Vito, un giovane pescatore dai modi
apparentemente bruschi.
La giovane notaia dovrà misurarsi con una serie di casi
notarili molto particolari, intriganti e
appassionanti, che sgretoleranno il falso luogo
comune per cui il lavoro del notaio sarebbe privo di
imprevisti e che porranno di frequente Roberta in
situazioni scomode, dalle quali verrà fuori solo grazie
alla sua invidiabile professionalità.
Ma la vita non va mai come ci si aspetta e così
Roberta dovrà confrontarsi con delle scoperte
destabilizzanti che metteranno a dura prova le sue
certezze e i suoi progetti per il futuro costringendola
ad affrontare i propri fantasmi.
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Lilletta
Ely, nerd protagonisti
di Giuseppe Bosso
All'anagrafe Elisabetta Tosi; per tutti Lilletta Ely. Il suo
canale You Tube dove spazia da riassunti ironici
sulle più amate serie animate vintage (e recenti) a racconti di
vita quotidiana con il suo amatissimo gattino, l'ha resa in
breve tempo una vera e propria celebrità, rigorosamente 'nerd'.
Benvenuta sulle nostre pagine. Anzitutto, per chi qualora non
ti conoscesse, chi sei e come è nata la tua esperienza che da
cosplayer e youtuber si è progressivamente allargata fino alla
tua ultima pubblicazione L'insostenibile leggerezza di essere
nerd?
«È stato un viaggio strano e soprattutto inaspettato! Tutto è
cominciato decidendo di realizzare il mio primissimo cosplay,
ispirato ad una delle saghe videoludiche che più amo, ovvero
Final Fantasy X, e da lì ho scoperto che le passioni per
anime, manga e videogiochi non erano relegate ad una nicchia,
come ho sempre pensato, ma erano molto più ampie, e trascorrere
del tempo assieme a persone che non solo non ridevano delle tue
passioni, ma addirittura le abbracciavano, mi ha fatto capire
che essere nerd non era un qualcosa di cui vergognarsi, bensì
una passione che poteva unire le persone. Da lì mi decisi a
realizzare i miei primi video riassunti su YouTube, e conobbi
Max Rambaldi, una talentuosa illustratrice che mi
convinse a pubblicare il primo libro, e da lì diciamo che non mi
sono più fermata; quest’anno ho infatti pubblicato un altro
libro, che racconta proprio di questo mio percorso nell’essere
nerd, quando ancora esserlo non era cool».
Quando hai capito che quello che avevi iniziato forse per
gioco poteva diventare una vera e propria attività?
«Credo quando i miei video su YouTube hanno cominciato a essere
visti da più persone, che non solo interagivano con me nei
commenti, ma condividevano pareri, opinioni, e richiedevamo
altresì nuove serie da riassumere. Che la gente mostrasse così
tanto interesse per quello che facevo mi ha stupita e resa
felice allo stesso tempo!».
Perdona una domanda magari banale, possiamo dire che in
qualche modo ormai il termine (e la definizione) di “nerd” è
stata ormai sdoganata?
«Eccome! Parlare di anime o manga decenni fa ti portava più
prese in giro che like. Una volta essere nerd era un qualcosa
quasi da nascondere, spesso motivo di risatine sotto i baffi,
con persone che ti indicavano e sottovoce dicevano “quella
guarda ancora i cari animati, che sfigata!”. Per fortuna, come
per molte altre cose, la mentalità è pian piano ambiata, forse
anche grazie a prodotti mediatrici quali The Big Bang Theory,
che hanno dipinto le persone nerd come protagonisti anziché
relegarli a figure di sfondo in una storia più ampia».
Grande successo hanno avuto i tuoi riassunti di serie anime
di ieri e di oggi dove con una ironia ormai proverbiale hai
ricostruito storie che abbiamo amato e amiamo; hai ricevuto
anche apprezzamenti di tutto rispetto, come da
Rossa Caputo quando hai parlato di
Hazbin Hotel. Quali sono state le serie che hanno
riscontato maggiore attenzione tra quelle che hai “recensito”,
per così dire?
«Sicuramente i riassuntoni di Sailor Moon sono quelli che mi
hanno dato più soddisfazione e sono stati più apprezzati,
probabilmente perché si tratta di una serie che conosco come le
mie tasche e ho colto l’occasione per approfondirla. Resta il
fatto che ancora c’è gente che non coglie a pieno l’ironia si
sente offesa per certe mie batture, ma il mondo di internet è
fatto anche di questo!».
Non sei l'unica creatrice di contenuti dedicati
all'animazione: con i tuoi 'colleghi', per così dire, più
rivalità o anche collaborazione?
«Mi piace tantissimo collaborare con i miei colleghi creators,
non mi sono mai permessa di vederli come rivali perché non ce
n’è davvero motivo, anzi, con molti di loro non solo abbiamo
realizzato video insieme, ma siamo anche diventati amici nella
vita reale, perché sono convinta che le nostre passioni
dovrebbero unirci, farci scoprire quanto abbiamo in comune
anziché fomentare inutili rivalità, che di quelle ne abbiamo già
fin troppe nella vita!».
Si parla tanto di contrapposizione tra Boomber e Gen Z. Tu
che sei in qualche modo nata e cresciuta in un'epoca di
transizione tra queste due categorie a quale pensi di essere
maggiormente affine?
«Ammetto che qualche tempo fa ho dovuto cercare su Google il
significato di questi due termini poiché non molto avvezza a
questa “classificazione”. Diciamo che noi classe anni 80 abbiamo
vissuto un’infanzia bellissima, che ci ha permesso di
sperimentare la transizione dall’analogico al full tecnologico,
lasciandoci così piena manualità e conoscenza con le nuove
tecnologie ma al contempo un’incredibile nostalgia per quando
tutto era più “lento” dalle connessioni al ritmo di vita. O
forse la nostalgia deriva dl fatto che ci mancano quegli anni
perché sono stati quelli in cui non avevamo nessun problema e la
vita era decisamente più facile. Diventare adulti è una
fregatura, se possibile lascerei una recensione negativa
sull’esperienza!»
In alcuni video hai anche parlato di intelligenza atificiale,
per esempio per sviluppare “adattamenti” nel mondo reale di
personaggi animati: più risorsa o minaccia in ottica futura
questo fenomeno secondo te?
«A ben pensarci l’IA fa paura per certi versi. Certo, realizza
video ed immagini divertenti che ci fanno sorridere, ma
dall’altro lato è lecito domandarsi fino a che punto resterà
nella sfera dell’intrattenimento. Già adesso girano foto così
realistiche che molte persone le hanno prese per vere,
alimentando polemiche o narrative fuorvianti. Dovremo confidare
nel buon senso delle persone ma basta guardarsi in giro ogni
giorno per capire che sarebbe più sicuro fare affidamento sul
self control di un gatto nel buttare giù qualcosa dal tavolo!».
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