Giovanna
D'Alessandro, arte ed emozioni
di
Giuseppe Bosso
Incontriamo
Giovanna D'Alessandro, creativa e poliedrica artista.
Benvenuta su Telegiornaliste Giovanna. Anzitutto chi sei e
come nasce il tuo amore per l'arte?
«Sono un’artista visiva e il mio rapporto con l’arte nasce molto
presto, in modo spontaneo. Disegnare e dipingere sono stati fin
da subito un linguaggio naturale per osservare il mondo e
provare a interpretarlo. Con il tempo questo bisogno si è
trasformato in una ricerca più consapevole, che oggi unisce
pittura, grafica e riflessione sul presente. Per me l’arte non è
solo espressione estetica, ma uno strumento per leggere la
realtà».
Quando ci siamo incontrati alla tua esposizione rimasi
colpito da come nelle tue creazioni dia risalto a figure
storiche o della cultura pop come la Regina Elisabetta o Freddie
Mercury. È il tuo stile abituale?
«Sì, è una cifra ricorrente del mio lavoro. Mi interessa
lavorare su figure iconiche perché fanno parte dell’immaginario
collettivo, ma cerco di spogliarle della loro aura celebrativa.
Le uso per raccontare fragilità, contraddizioni, solitudine,
potere e identità. Sono simboli che tutti riconosciamo, ma che
diventano strumenti per parlare di temi molto attuali e
universali».
Da cosa riesci a trovare ispirazione in questa epoca dove
l'arte e la creatività vengono messe a dura prova dalla
tecnologia?
«Proprio dalla complessità di questa epoca. Viviamo sommersi da
immagini veloci e spesso superficiali, e questo rende ancora più
necessario fermarsi e riflettere. La tecnologia non la vedo come
un limite, ma come un elemento con cui confrontarsi
criticamente. Mi ispiro alla società contemporanea, ai
cambiamenti culturali e politici, alle contraddizioni del nostro
tempo, cercando di restituirle attraverso un linguaggio visivo
che inviti a rallentare».
C'è ancora spazio per le emozioni che trasmette un quadro in
questa epoca complicata che stiamo vivendo?
«Credo di sì, forse oggi più che mai. In un periodo complesso e
spesso confuso, c’è un forte bisogno di emozioni autentiche. Un
quadro crea una relazione silenziosa e intima con chi lo
osserva, non impone risposte ma suscita domande. Finché esisterà
questo bisogno di connessione emotiva, l’arte continuerà ad
avere un ruolo centrale».
Hai in programma prossimamente nuove esposizioni? Dove?
«Sto lavorando a nuovi progetti espositivi che porteranno avanti
il mio percorso artistico con opere inedite. Ci saranno
occasioni sia in spazi espositivi tradizionali sia in contesti
più sperimentali. Preferisco lasciare che siano le opere a
parlare, ma posso dire che il lavoro in corso è molto legato al
presente e ai suoi cambiamenti».