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Marzia RoncacciMarzia Roncacci, fotografare l'Italia
di Giuseppe Bosso

All'inizio di questa nuova stagione abbiamo il piacere di incontrare nuovamente Marzia Roncacci, che ha appena iniziato una nuova edizione di Tg2 Italia Europa.

Bentrovata, Marzia. Con quale spirito affronti questa nuova stagione?
«Lo spirito con cui affronto la questa nuova stagione di Tg2 Italia Europa è di grande serenità e con il massimo rispetto per i telespettatori, come sempre e da sempre. L’informazione non deve essere “spettacolarizzazione” ma pura».

L'estate che ci stiamo lasciando alle spalle cosa ti lascia, anche dal punto di vista degli eventi che abbiamo vissuto?
«Questa estate è stata segnata da eventi pesanti. Di cronaca. Il disastro in Nepal con tante, troppe vittime. I luoghi di guerra, dove, mentre eravamo in vacanza, qui ancora si continua a bombardare e a morire. Non ultimi i fatti, gravissimi, di donne uccise per mano dei loro mariti, compagni, ex. E poi un’estate segnata anche dal grande caldo. Eccessivo. Credo che non dobbiamo sottovalutarlo e credo anche che dovremo cambiare abitudini per affrontare stagioni così calde. C’è da fare per migliorare e risolvere. Deve essere un impegno di tutti, a tutti i livelli».

Quale tipo di storie vorresti trattare maggiormente in questa nuova edizione?
«I tipi di storie che mi piacerebbe trattare maggiormente in questa nuova edizione, che già in parte trattiamo, sono quei racconti della gente comune che possano farci conoscere il nostro paese Italia, ma anche storie di imprenditori che hanno risollevato le loro aziende, o storie di giovani che hanno deciso di investire nei luoghi di nascita con attività o rilevando quelle dei genitori. Fotografare la nostra Italia; attraverso i racconti degli Italiani».

In questi anni hai avuto modo di raccontare un'Italia che è progressivamente cambiata e che oggi vive con apprensione le ripercussioni che gli eventi internazionali possono avere sul nostro quotidiano. Avverti anche tu la necessità di dover impostare la linea della striscia ad una visuale che non si limiti alla sola cronaca italiana ma aperta al resto del mondo?
«Assolutamente sì. Allargare lo sguardo in Europa, nel mondo, è fondamentale. Abbiamo un grande plus in Rai, i corrispondenti in tutto il mondo, colleghi preparatissimi che ci raccontano gli eventi ma anche storie di vita. Conoscere, vedere, capire è importantissimo per confrontarsi, per sapere».

Sono passati ormai sette anni dalla tua partecipazione a Ballando con le Stelle. Cosa ricordi di questa esperienza e cosa ha rappresentato per te uscire in qualche modo dagli schemi imposti dal tuo ruolo di giornalista del servizio pubblico per un contesto di spettacolo?
«Vero! Sono passati già 7 anni. Il 2019 mi ha vista protagonista come concorrente a Ballando con le Stelle. È un’esperienza indimenticabile. Per varie ragioni. Intanto entri in una famiglia, quella di Ballando capitanata da Milly che è attentissima a tutto! Poi entri in un mondo, almeno per me, che è molto lontano dalla mia professione di giornalista. Quindi è una bella grande sfida. Io dico che sono stata in orbita per 4 mesi. Si lavora tanto, ore e ore di prova, poi interviste, prova costumi, analisi delle puntate precedenti. I maestri, grandi professionisti, il mio era Samuel Peron, non permettono errori: il sabato sera si deve arrivare pronti, prontissimi per la diretta! Faticoso, ma emozionante. Una grande prova fisica ma soprattutto psicologica. Mi sono messa in gioco, totalmente, in un campo che non è il mio. Anche con la responsabilità di essere una giornalista Rai, quindi in qualche modo rappresentavo l’azienda. Non volevo deluderla per nessuna ragione. E così è stato. Alla fine di questa bella esperienza mi sono arrivati i complimenti dalla direzione Rai».

Siamo alla nostra ottava chiacchierata, dalla prima volta datata 2013 alle altre interviste che ci hai concesso in questi anni; abbiamo parlato di te, del tuo lavoro, del tuo libro che tanto successo ha avuto: c'è qualcosa che non ci hai mai detto o che non ti abbiamo mai chiesto che oggi senti di volerci dire, sempre che tu non preferisca tenerlo in serbo per la prossima occasione?
«Qualcosa che non ho detto? Forse tante. Sarebbero solo dimenticanze perché amo la trasparenza. Penso che dal 2013, quando il Tg2 mi diede la conduzione dello spazio di informazione del mattino, sono cambiate tante cose. Che raccontarle dovremmo pensare ad un’altra intervista. Fermo restando il mio approccio nei confronti del pubblico a casa: rispetto, serietà e competenza. L’informazione è cosa seria».

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