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Archivio Telegiornaliste anno XXII N. 23 (834) del 21 ottobre 2026

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TGISTE
Christiana Ruggeri, un'amica da ricordare
di Giuseppe Bosso

Era il giugno del 2007 quando la incontrammo. La apprezzavamo come giornalista professionale ma garbata e dal sorriso travolgente, volto del Tg2 e delle sue rubriche, da Tg2 Mistrà a Tg2 Costume e società, con una grande passione per i reportage nelle zone a rischio, dalla Sierra Leone ad Haiti.

E proprio in quell'occasione ci aveva parlato del suo impegno per l'Iraq, terra martoriata da anni di sanguinosi conflitti che si erano ripercossi sulla popolazione locale, a cominciare dai bambini; per i quali aveva fondato la sua Onlus I bambini di Nassirya, per portare, all'insegna del motto Cultura e libertà sostegno e speranza per un futuro ancora possibile.

Apprendiamo con sgomento e dolore la notizia della scomparsa di Christiana Ruggeri, avvenuta improvvisamente il 19 ottobre, un vero e proprio fulmine a ciel sereno che ha sconvolto tutti i suoi cari, a cominciare dalla figlia Grace alla quale Telegiornaliste e i suoi lettori idealmente si stringono in un fortissimo abbraccio.

Laureata in Lettere Moderne alla Sapienza di Roma, dopo i primi articoli sulla rivista del Centro Studi Pirandelliani di Roma Ariel aveva intrapreso il percorso che tra una collaborazione e l'altra con varie emittenti e testate l'aveva portata al Tg2 .

Intensa è stata anche la sua attività di scrittrice, a partire dalla sua prima pubblicazione, datata 2008, La lista di carbone, con la quale è finalista al Premio Bancarella e consegue il Premio Internazionale Città di Gaeta; nel 2015 con Dall'inferno si torna, storia di una bambina sopravvissuta al genocidio ruandese, vince il primo premio per la narrativa al Premio letterario Casentino; nel 2017 pubblica I dannati, reportage sulla cruenta situazione carceraria in Venezuela. Poi altre pubblicazioni, fino a quest'anno dove, come simbolico testamento, ha pubblicato per la casa editrice Nada del Gruppo Giunti Ferdinand Porsche: un genio capace di sognare.

Ma come detto ricorderemo Christiana soprattutto per il suo grandissimo impegno per gli altri, che oltre che per i bambini delle zone più povere del pianeta si è indirizzato anche nella lotta al randagismo, con la Onlus Il Rifiugio delle Code Felici, e nella tutela dell'ambiente.
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TUTTO TV
Estranei, su Rai 2 il giallo di Correggio
di Silvestra Sorbera

Un caso di cronaca nera mette a repentaglio una storia di convivenza e rispetto. È questa la trama di Estranei, la nuova serie di Rai 2 in quattro serate. Un cast d'eccezione, composto, tra gli altri, da Elena Radonicich, Ricky Memphis, Marco Cocci e Valentina Carnelutti.

Ambientata a Correggio, in Emilia-Romagna, la serie racconta una realtà poco conosciuta: quella che ospita una delle più grandi comunità sikh d'Italia: uomini dalle lunghe barbe e dai vestiti tradizionali, un tempo percepiti come estranei, sono oggi parte integrante del tessuto sociale.

Due comunità, quella italiana e quella sikh, che si scontrano e collaborano, si comprendono e si respingono: un equilibrio fragile che si spezza quando due giovani innamorati, Camilla e Manraj, scompaiono nel nulla.

A coordinare le indagini e a riportare la tranquillità in paese c'è Laura (Elena Radoninch), carabiniera e negoziatrice per il comando provinciale, tornata a Correggio per prendersi cura del padre malato; ad aiutarla a districarsi tra segreti, pregiudizi e rivalità c'è Bisan (Kel Giordano), cugino del ragazzo scomparso, tornato a casa dopo anni trascorsi nella Legione Straniera.
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DONNE
Elvira Gigante, Diario di una violenza
di Giuseppe Bosso

Incontriamo l'attrice e regista Elvira Gigante che ha presentato proprio in questi giorni al The Cineclub di Roma la sua ultima opera, in occasione dell'evento Diario di una dipendenza affettiva organizzato in concomitanza con l'avvio della ventunesima edizione della Festa del cinema.

Benvenuta su Telegiornaliste, Elvira. Come nasce il tuo cortometraggio Oltre il riflesso?
«Oltre il riflesso nasce dall’incontro artistico con Vittorio Aliotta, che interpreta Giacomo nel cortometraggio, e che mi aveva proposto il suo monologo teatrale Rubata da interpretare come attrice. Leggendolo ho cominciato a immaginare il suo personaggio all’interno di uno spazio e di un contesto. Alla fine della lettura gli ho chiesto se gli sarebbe piaciuto che lo trasformassi in un cortometraggio. Ovviamente Sonia, la mia protagonista, ha conservato ben poche caratteristiche in comune con la protagonista di Rubata. Io, a differenza di quanto ha raccontato Vittorio nel monologo, ho voluto trovare un epilogo a una storia di violenza domestica che fosse differente da quelli a cui purtroppo siamo abituati dalle cronache».

Perché hai deciso di affrontare questa tematica?
«Ti direi: e perché no?! Di base volevo raccontare una storia e forse proprio l’innumerevole quantità di casi di femminicidio che riempiono le cronache dei giornali mi ha spinto, dopo la lettura di Rubata, a voler raccontare proprio questa, prima di altre che avevo già scritto ed erano pronte per un’eventuale produzione. Ho cercato di farlo con la massima attenzione e la maggior delicatezza possibile. Abbiamo usato i guanti di velluto un po’ tutti, durante la realizzazione del progetto artistico, nel trattare l’argomento, senza scendere in banalizzazioni né in atti volutamente violenti che avrebbero potuto impattare negativamente su chi lo avrebbe visto».

La violenza sulle donne è purtroppo argomento ormai abituale sia nei resoconti di cronaca che spesso nelle trame di film e serie tv: possiamo dire che le produzioni artistiche come la tua sono lo specchio del nostro tempo?
«Le mie produzioni finora lo sono state. Lo scorso anno ho affrontato la tematica altrettanto delicata legata all’uso dei social e quest’anno la violenza domestica. Quindi sì, decisamente mi rifaccio alla vita quotidiana nella scelta delle storie che voglio raccontare. Trovo che l’imperfezione dell’uomo sia molto interessante da indagare. E poi, come si sente di solito nei casi di cronaca più negativi, la frase “era una brava persona” ricorre spesso. Ecco, quel confine tra la “brava persona” e la persona che in realtà c’è dietro mi incuriosisce parecchio. Le apparenze quasi sempre ingannano e non è una semplice frase fatta».

L'anteprima in occasione della Festa del Cinema è la miglior vetrina per la promozione della tua opera?
«Con il mio addetto stampa Marco Bonardelli di Suggestioni Press, anche moderatore della presentazione, abbiamo voluto incorniciare l’evento nei giorni in cui si svolge la Festa del Cinema. Chiaro, noi siamo fuori da quel contesto logistico perché la nostra premiere si svolgerà al The Cineclub. Ma credo che in questo periodo possa esserci sicuramente anche da parte della stampa una maggiore attenzione al cinema, anche indipendente come quello che cerco di fare io. Inoltre il cortometraggio ha da poco iniziato la distribuzione festivaliera con Prem1ere Film Distribuzione, per cui era decisamente un buon momento».

Precedentemente avevi affrontato il tema della dipendenza dai social in Follower #1: continuerai ancora a trarre ispirazione dai mali del nostro tempo o cercherai nuove, diverse ispirazioni?
«Come dicevo poco sopra, l’imperfezione umana è molto interessante da indagare. Inoltre trattare tematiche sociali che riguardano i mali del nostro tempo mi dà la possibilità di far riflettere gli spettatori su argomenti che di solito viviamo senza accorgercene, presi dalle nostre molteplici attività quotidiane e dalla fretta con cui viviamo le nostre giornate. I mali provo a sviscerarli, mostrandone gli aspetti peggiori, soprattutto a scopo riflessivo, e sono stata molto contenta quando ho avuto riscontri positivi dal pubblico, soprattutto per Follower #1, che è già su RaiPlay, che dopo la visione ha avuto modo di pensare a quanto quello che avevo raccontato nel mio corto impattasse sulla propria vita. Sì, decisamente continuerò a trarre ispirazione dal quotidiano».
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