
Telegiornaliste
anno XXII N. 1 (812) del 14 gennaio 2026
Beatrice
Maria Merolla, io e la cronaca nera
di
Giuseppe Bosso
Incontriamo Beatrice Maria Merolla, uno dei volti di
Canale 122, dove conduce i format
Incidente Probatorio,
Scomparsi e
Fatti di nera.
Benvenuta sulle nostre pagine. Com'è iniziata la sua
esperienza a Canale 122?
«In maniera del tutto casuale. L'emittente era alla ricerca
di nuovi conduttori, nuovi autori; mi sono proposta ed è
stato amore a prima vista».
Lei e la cronaca nera. Amore a prima vista o scoperta per
caso?
«La passione nasce grazie a mia madre con cui fin da bambina
seguivo ogni mercoledì
Chi l'ha visto?, una
trasmissione che al tempo stesso mi spaventava e mi
attirava. Crescendo, anche grazie a Stefano Nazzi che per i
podcast del format
Indagini mi ha ha istruita su
tantissimi casi, facendomi appassionare intorno a tutte le
vicende non solo relativamente al lato investigativo ma
anche agli aspetti legati al dolore di chi resta, i
familiari e le persone che sono vittime di queste vicende.
Dietro ogni caso di cronaca c'è una persona, questa
fascinazione per la cronaca nera lo fa spesso dimenticare».
Quali sono le storie, oscure e tragiche, che più le sono
rimaste impresse tra quelle che ha avuto modo di raccontare?
«Per
Incidente Probatorio soprattuttto i casi delle
giovanissime donne che hanno peso la vita, come Ilaria Sula,
che ho nel cuore, Michelle Causo o Pamela Mastropietro. Tre
giovanissime vite spezzate in modo brutale e senza senso».
Non pensa che format come questi siano ormai inflazionati
sui network?
«Ultimamente c'è stato un cambio di rotta da parte dei
grandi canali, che al pomeriggio dalla leggerezza sono
passati all'approfondimento. Noi cerchiamo di farlo
attraverso il contraddittorio mantenendo massimo rispetto
per le persone, mi auguro che in questo sapremo
distinguierci».
Trattare questi argomenti ha cambiato qualcosa nel suo
modo di percepire le persone?
«Sì. Non torno mai a casa tranquilla (sorride, ndr) perché
capisco di raccontare cose che possono capitare a chiunque.
E poi non dico più guardinga, ma stare a contatto con storie
come queste non riesco ad affrontarle con leggerezza».
In futuro si vede a lungo in questo tipo di format?
«Non metto mai limiti alla provvidenza. Ma sto facendo
qualcosa che sento molto nel mio e spero di continuare
ancora a lungo».