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Susanna PreviatiTelegiornaliste anno XXII N. 6 (817) del 18 febbraio 2026

Susanna Previati, raccontare il dolore
di Tiziana Cazziero

Incontriamo la scrittrice Susanna Previati per parlare del suo libro, edito da Capponi Editore.

Ciao Susanna e ben trovata. Cara Ilka. Lettera da Auschwizt tratta un tema importante, la shoah: come nasce l’idea di scrivere questa storia?
«Premetto che questo tema ha suscitato interesse in me fin dalle scuole medie, l’idea di parlarne e quindi di approfondire l’argomento si è fatta strada quando ho iniziato a domandarmi di cosa avrei scritto, che genere mi interessava e cosa volevo trasmettere al lettore. Mi sembrava giusto chiudere un capitolo».

Puoi raccontarci qualche aneddoto durante la stesura del libro?
«Posso dire che inizialmente ho dedicato circa tre mesi alle ricerche, la sera mi ritrovavo a parlarne con mio marito ed è sempre stato un colpo al cuore raccontargli cosa avessi scoperto. Ci sono dettagli che sono riuscita a scovare solo cercando in maniera approfondita (sono riportati in maniera veritiera nel romanzo) e sicuramente non lasciano indifferenti. Le ricerche e la stesura si sono concentrate quasi totalmente in biblioteca, mi serviva un ambiente neutro dove potermi immergere nella storia».

Qual è stata la parte più difficile da descrivere e perché?
«Sicuramente raccontare il dolore. In primis non avendo vissuto questo periodo storico riuscire a comprendere anche solo in parte la sofferenza che molte persone hanno provato è stato difficile. In secondo luogo, rendere credibili per il lettore le emozioni e i sentimenti che le due protagoniste hanno provato è stata sicuramente una sfida».

Hai pubblicato altri romanzi prima di questo?
«In realtà ho scritto un romanzo diversi anni fa che non ho mai proposto a nessuna casa editrice. È ancora nell’armadio. Chissà…».

Raccontaci in breve cosa fai nella vita oltre a scrivere?
«Fino a marzo avevo un posto di responsabilità in un’azienda edile, posto che ho lasciato perché non ero più felice. Ho deciso di prendermi questo anno per dedicare più tempo alla famiglia e nel frattempo ho ripreso in mano questa mia passione per la scrittura. Sarebbe bello continuare…».

Qual è il tuo rapporto con la scrittura?
«Posso dire che scrivere per me è terapeutico. Puoi essere chi vuoi, puoi decidere quale storia vivere e quali emozioni provare. È un rifugio, un posto che è solo mio, un luogo dove nessun altro ha voce in capitolo. Scrivere mi fa stare bene, mi rende migliore».

Hai altri progetti editoriali in vista?
«Ho terminato da poco un giallo e sto lavorando ad un nuovo progetto».

Vuoi aggiungere qualcosa che non è stato detto? Questo spazio è tuo.
«Mi piacerebbe aggiungere due parole sul romanzo. Ho scritto questo testo pensando agli studenti, dalle scuole medie in su. Mi piacerebbe diventasse un progetto, un approfondimento scolastico. Tutti i dettagli storici sono reali, sono riportate curiosità sulla vita nei campi di concentramento, sulla propaganda nazista, sul ciclo nelle donne, sugli scherzi subiti. Si parla poi di solidarietà, di amicizia, di diversità. Bisogna pensare che le guerre non iniziano mai improvvisamente, in questo caso si è vissuta una lenta discriminazione. Rendere consapevoli i giovani potrebbe evitare atrocità future. Inoltre sarebbe un bel progetto a 360 gradi, affrontando temi molto importanti».

Grazie per la disponibilità.

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