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Intervista a Gaetano Ferrandino   Tutte le interviste tutte le interviste
Telegiornaliste anno VI N. 39 (256) del 22 novembre 2010

Gaetano Ferrandino: passione per il mestiere prima di tutto di Giuseppe Bosso

Gaetano FerrandinoIncontriamo con piacere Gaetano Ferrandino, direttore di Gente di Mare tv. Una lunga esperienza alle spalle - i primi passi nel mondo del giornalismo sulla carta stampata, poi l'approdo a Canale 21 - e nel 2009 una nuova sfida: fonda infatti insieme all'imprenditore Gerardo De Rosa la G&G Communication, società specializzata in produzioni televisive e servizi per l'editoria. Primo format è il programma Gente di Mare su Napolitivù. Tra i volti del notiziario di Gente di Mare news, un anno fa ha ricevuto il Premio Personalità Europea in Campidoglio con importanti personalità del giornalismo, dello sport, della politica e dello spettacolo.

Gaetano, come nasce Gente di Mare tv?
«È un’idea che era in cantiere da tempo, ma solo quest’anno l’occasione è maturata per portare a compimento il progetto. Il format che ho condotto ha avuto molto successo e siamo stati bravi a cogliere l’occasione del tg delle isole del Golfo, lanciato non dagli studi ma direttamente on the road. È stata una grande soddisfazione per me venire poi premiato, in Campidoglio, tra personalità di livello nazionale. Proprio io che, con una collega di Roma, ero l’unico ‘sfigato’ conosciuto solo in ambito locale».

Quali sono state le difficoltà che hai incontrato nel portare avanti il progetto?
«Devo ringraziare Gerardo De Rosa che non ha lesinato tempo e risorse economiche per sostenere questa iniziativa. Ho trovato in lui la volontà di creare una tv perché mi ha chiesto di creare un prodotto quanto più elastico e innovativo possibile».

Coprire territori che, come l’area flegrea, non contavano su un’emittente di riferimento aumenta le responsabilità?
«Penso che la nostra innovazione è un’altra: ormai tutti i tg locali più o meno tendono ad essere l’uno il clone dell’altro. Noi invece abbiamo puntato sulla differenziazione, sull’incentrare la notizia sul posto, mettendone in risalto le caratteristiche mentre si parla della notizia. Una caratteristica comune a molti cronisti napoletani è quella di essere, loro, i primi masochisti, cioè di mettere particolare evidenza agli aspetti negativi della nostra regione, del nostro territorio. Noi questo non lo facciamo. Per quanto mi riguarda, non sento particolari responsabilità avendo studiato questo progetto come, se mi posso paragonare a un sarto, un vestito su misura. Continuo per questa strada da venti anni e, ci tengo precisarlo, mi sono sempre tenuto alla larga dai salotti del giornalismo napoletano, amando il mio lavoro disordinato».

Angela Siciliano, Rossella Marino, Caterina Laita, Imma De Rosa: dirigi una squadra femminile. Si dice che tra donne sul lavoro la rivalità sia forte, è un problema che avverti?
«Amo ripetere che le donne possono essere una risorsa o una rovina; nel campo professionale sono sicuramente una risorsa, e posso dire che anche sotto questo aspetto l’esperienza a Gente di Mare è una novità importante per me. Ho scelto queste ragazze puntando non solo e non tanto sulle precedenti esperienze che avevano avuto, ma soprattutto per il loro carattere, dando loro modo di potersi esprimere in maniera sicuramente più adeguata di quanto, in altri ambiti, non avevano potuto fare, in cui la meritocrazia viene accantonata ad appannaggio della maggiore anzianità. Il curriculum personale, oltre che quello professionale, è fondamentale per me, e l’ho provato sulla mia pelle. Mi è capitato in passato di lasciare per quattro volte il lavoro, quando capii che non potevo dare di più di quello che avevo dato fino ad allora».

A cena con il sindaco, il secondo format che hai lanciato su Napolitivù, mostra i primi cittadini in un ambito più familiare che quello istituzionale. È un modo per riavvicinare il cittadino alla politica?
«Non lo so, ma più che a questo ho mirato a mostrare i sindaci nel loro lato umano, diverso da quello che siamo abituati a vedere, dietro una scrivania».

Meglio autore o conduttore?
«Mi sto scoprendo alquanto misantropo. Se non per le serate in occasione di eventi di richiamo, non ho un gran rapporto con la piazza. Mi ero ripromesso che a 40 anni avrei lasciato il lavoro davanti alla telecamera per puntare di più al dietro le quinte, e sento che questa scadenza è ormai vicina».

Digitale terrestre: a un anno di distanza, lo valuti una risorsa o un bluff?
«Risorsa, e non potrebbe essere altrimenti. Non saremmo dove siamo, ma i passi da compiere sono ancora tanti, la regolamentazione non è ancora stata attuata. Ci saranno molti più canali che avranno modo di spaziare e sbizzarrirsi. Credo assolutamente nella libera e piena concorrenza».

Dovendo consigliare ai giovani aspiranti giornalisti, gli diresti di rimanere in una realtà difficile come la Campania o tentare altrove?
«Non vorrei cadere nei soliti luoghi comuni, ma penso che la prima cosa che ci si debba chiedere non sia tanto: 'Meglio qui o fuori?', piuttosto se si ha la passione, la voglia di fare davvero questo lavoro. La cosa peggiore che mi potrebbe capitare è alzarmi la mattina sbuffando all’idea di quello che mi aspetta; con questo atteggiamento sei finito, nel nostro come in altri mestieri. Mi fa rabbia vedere che oggi ci sono tanti sbarbatelli senza nessuna esperienza che chiedono soldi per cominciare quando io, alla loro età, avrei pagato di tasca mia solo per poter scrivere un articolo o realizzare un servizio anche di pochi secondi. Se posso usare un’espressione forte, le strade da percorrere sono due: o fai il leccapiedi, o investi su te stesso. A tutt’oggi posso dire con convinzione che la mia scelta era e rimane la seconda. Poi, non voglio certo fare il bacchettone con chi ricorre all’altra via».

Di fronte al riesplodere dell’emergenza rifiuti, quale credi debba essere l’atteggiamento dei media?
«Ritengo che siamo proprio noi partenopei i primi masochisti verso noi stessi. Ingigantiamo le cose negative, come appunto la ‘monnezza’, mentre se dobbiamo parlare dell’inaugurazione di un museo o di un evento culturale di prestigio tendiamo a sorvolare. L’emergenza è figlia, prima ancora che delle negligenze istituzionali, della nostra disattenzione. Non capisco come ci siano, sempre in Campania, città che hanno raggiunto risultati straordinari in tema di raccolta differenziata, e altre aree dove non puoi girare per strada senza trovare cumuli di immondizia ovunque. È una mentalità che deve cambiare e che noi dobbiamo cercare di inculcare alla gente».

Credi più nello scudetto del Napoli o nella soluzione dell’emergenza?
«Credo molto di più ad un Napoli campione d’Italia, in futuro più che nell’immediato, che alla fine dell’emergenza rifiuti. Spero però di sbagliarmi su entrambe le cose».

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